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A Palermo il 6 febbraio gli allievi del laboratorio teatrale di relazione DanisinniLab portano in scena la tragica storia del ‘naufragio fantasma’ della F174, nel Natale 1996, in cui morirono 283 persone.

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Gli allievi del laboratorio teatrale di relazione DanisinniLab portano in scena la tragica storia del ‘naufragio fantasma’ della F174, nel Natale 1996, in cui morirono 283 persone. La storia fu a lungo trattata come una ‘leggenda di pescatori’ e quel cimitero in fondo al Mediterraneo cancellato, finché quei corpi non reclamarono la propria storia, quella che qualcuno ebbe il coraggio di raccontare.

Mercoledì 6 febbraio alle ore 17:30, con replica domenica 10 febbraio alle 17:30, all’interno dello Chapiteau Danisinni, piazza Danisinni a Palermo, prima prova aperta del neonato DanisinniLab, laboratorio di teatro diretto da Gigi Borruso con la collaborazione di Stefania Blandeburgo, nato da un’idea del Museo Sociale Danisinni e del Teatro Biondo di Palermo

Per la prima volta dalla sua formazione, il teatro di relazione nato nell’antico rione palermitano si apre al pubblico con una breve messinscena del testo ‘F174 – Nel mare di nessuno’. La drammaturgia, a cura di Gigi Borruso, ricostruisce in chiave poetica uno dei più grandi naufragi di migranti avvenuto nel Canale di Sicilia, a poche miglia dalle coste italiane. Sul palco 20 attrici e attori non professionisti, allievi formati nel corso di questi tre mesi. Scene e costumi sono stati curati da Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse del corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, guidate dalla docente Valentina Console. I disegni usati per la grafica e per le proiezioni sono stati realizzati dal maestro Enzo Patti, pittore asemico tra i fondatori del Museo Sociale Danisinni. Si ringrazia il Comune di Palermo per il patrocinio.

Nel corso dei due eventi sarà presentato il programma del secondo modulo del laboratorio teatrale; saranno inoltre riaperte le iscrizioni (previa selezione attitudinale). Mercoledì 6 febbraio sarà presente all’evento il sindaco Leoluca Orlando.

F174 – Nel mare di nessunoè un lavoro corale che mette a nudo le ipocrisie contemporanee e si interroga sui paradossi della nostra società come il mancato esercizio di memoria e la pericolosa ritualizzazione del passato. La drammaturgia di Gigi Borruso rievoca, attraverso articoli e dichiarazioni pubblicati in questi anni, la tragedia della Yohan, la nave proveniente dal Cairo che la notte del 25 dicembre del 1996 nel mare in burrasca trasbordò sul barcone maltese F174 più di trecento migranti di varie nazionalità che naufragarono pochi minuti dopo, a circa 20 miglia da Portopalo di Capo Passero (Siracusa). Un cimitero sottomarino, una gabbia della dimenticanza che tratteneva nella sua pancia 283 corpi. Si cercò di cancellare quell’orrore, di ignorare gli avvenimenti, e di far passare quella tragedia per ‘leggenda di pescatori’, nonostante il mare avesse iniziato a rigurgitare frammenti di vite impigliati nelle paranze dei pescherecci: come la carta di identità plastificata di Anpalagan Ganeshu, 17 anni, che aveva resistito ben quattro anni alle erosioni del mare per lasciarsi ritrovare da un pescatore che ebbe poi il coraggio di denunciare tutta la storia.

 «Per anni di questo naufragio nessuno seppe niente – spiega Gigi Borruso -, tranne i pescatori di Portopalo che, battuta dopo battuta, pescavano in quelle acque i corpi, gli indumenti e le ossa dei migranti annegati. Nessuno denunciò i ritrovamenti, nonostante le voci corressero a Portopalo: i pescatori per paura di vedersi sequestrati i pescherecci, le autorità del luogo per colpevole indolenza. Finché nel 2001, grazie all’impegno del giornalista di Repubblica Giovanni Maria Bellu e al coraggio di un pescatore, Salvatore Lupo, la vicenda fu nota. Con il finanziamento di Repubblica e L’Espresso, Bellu noleggiò un sottomarino a comando remoto (ROV) per filmare il relitto. Le immagini del fondo melmoso di quel tratto di mare, rivelarono al mondo i resti del barcone F174 e le spoglie dei quasi trecento annegati». Già nel 1997, poco dopo quei tragici avvenimenti, il Manifesto insieme all’associazione ‘Senza confine’ di Dino Frisullo avevano denunciato la tragedia (I fantasmi del Mediterraneo, il Manifesto, 5 gennaio 1997), con successive inchieste curate da altri giornalisti.

DanisinniLAB, teatro di relazione nel quartiere Danisinni all’interno dell’antico rione palermitano, impegnato nel proprio riscatto sociale, è nato nel settembre scorso DanisinniLab, ideato e promosso dal Museo Sociale Danisinni e dal Teatro Biondo di Palermo. Sugli esiti e sul senso del lavoro fin qui svolto dice il direttore Gigi Borruso: «Abbiamo immaginato DanisinniLab come spazio di creazione, comunità di ricerca artistica che lavora per una comunità più ampia, quella del quartiere e della città. Luogo di incontro, d’immaginazione, di memorie condivise. Nel nostro laboratorio lavoriamo sui meccanismi profondi della rappresentazione, insistiamo perché sia il corpo dell’attore, nella sua essenzialità e nella sua rielaborazione fantastica a dare al teatro la sua forza simbolica, evocativa. Questo processo magico – così ovvio nella dinamica del teatro d’ogni tempo – è intrinsecamente correlato agli intenti sociali del progetto di DanisinniLab e al tema stesso di questo primo saggio. Danisinni, infatti, è un luogo che cerca, insieme alla città tutta, un nuovo riconoscimento, un nuovo ruolo. Una coscienza teatrale sa aprirsi a quest’ascolto, ci aiuta a guardare in faccia i nostri limiti e le possibilità di rinascita che ci attendono. E ciò sembra a noi tanto più urgente nel clima culturale e politico che va prepotentemente affermandosi, che vorrebbe farci credere d’essere una cosa sola: esclusivamente bianchi, o neri, occidentali, orientali… ma gli esseri umani sanno anche inventare la propria storia, costruire la propria identità. Il nostro futuro, così come il riscatto di un quartiere o di una città dipendono dai legami, dalle relazioni, dal desiderio. Il teatro lo insegna. La nostra storia lo dimostra».

La locandina

La locandina

F 174 – NEL MARE DI NESSUNO

direzione del laboratorio e drammaturgia Gigi Borruso

insegnante del laboratorio Stefania Blandeburgo

con

Dino Bentivegna, Fabio Bonaccorso, Emanuela Cannella, Giuseppe Cento, Salvo Ceraulo, Nadia Conti, Michelangelo Correnti, Luigi D’Aleo, Marcella Fiumanò, Alessandra Guagliardito, Giuseppe La Licata, Giusy Mannino, Francesca Paola Minasola, Giusy Mortillaro, Caterina Pasqualino, Dorotea Passantino, Martina Peritore, Anna Staropoli, Tamara Trovato

Progetto scenografico e Costumi Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, professoressa Valentina Console

Proiezioni e luci  Vincenzo Cannioto

Disegni  Enzo Patti

Assistente alla regia  Alessandra Guagliardito

Collaboratrice  Irene Scuderi

Produzione  DanisinniLab // Museo Sociale Danisinni

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Info pagina fb: DanisinniLab e Museo Sociale Danisinni

Con il patrocinio di – Comune di Palermo

 

Con il supporto di – Accademia di Belle Arti di Palermo, Rambla Papireto, Circ’All, Insieme per Danisinni, Parrocchia Sant’Agnese ai Danisinni

Pride 2016 Palermo

Pride 2016 Palermo

Pride 2016 Palermo

Pride 2016 Palermo

Pride 2016 Palermo

Pride 2016 Palermo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«[…] nelle settimane dopo il naufragio, i pescatori di Portopalo nelle loro reti trovavano i cadaveri ancora intatti e li ributtavano in mare per evitare di perder tempo con la capitaneria di Porto»

Giovanni Maria Bellu, La Repubblica, 15 giugno 2001

 

 

Mercoledì 6 febbraio alle ore 17:30, con replica domenica 10 febbraio alle 17:30, all’interno dello Chapiteau Danisinni, piazza Danisinni a Palermo, prima prova aperta del neonato DanisinniLab, laboratorio di teatro diretto da Gigi Borruso con la collaborazione di Stefania Blandeburgo, nato da un’idea del Museo Sociale Danisinni e del Teatro Biondo di Palermo

Per la prima volta dalla sua formazione, il teatro di relazione nato nell’antico rione palermitano si apre al pubblico con una breve messinscena del testo ‘F174 – Nel mare di nessuno’. La drammaturgia, a cura di Gigi Borruso, ricostruisce in chiave poetica uno dei più grandi naufragi di migranti avvenuto nel Canale di Sicilia, a poche miglia dalle coste italiane. Sul palco 20 attrici e attori non professionisti, allievi formati nel corso di questi tre mesi. Scene e costumi sono stati curati da Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse del corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, guidate dalla docente Valentina Console. I disegni usati per la grafica e per le proiezioni sono stati realizzati dal maestro Enzo Patti, pittore asemico tra i fondatori del Museo Sociale Danisinni. Si ringrazia il Comune di Palermo per il patrocinio.

Nel corso dei due eventi sarà presentato il programma del secondo modulo del laboratorio teatrale; saranno inoltre riaperte le iscrizioni (previa selezione attitudinale). Mercoledì 6 febbraio sarà presente all’evento il sindaco Leoluca Orlando.

 

 

 

 

F174 – Nel mare di nessunoè un lavoro corale

che mette a nudo le ipocrisie contemporanee e si interroga sui paradossi della nostra società come il mancato esercizio di memoria e la pericolosa ritualizzazione del passato. La drammaturgia di Gigi Borruso rievoca, attraverso articoli e dichiarazioni pubblicati in questi anni, la tragedia della Yohan, la nave proveniente dal Cairo che la notte del 25 dicembre del 1996 nel mare in burrasca trasbordò sul barcone maltese F174 più di trecento migranti di varie nazionalità che naufragarono pochi minuti dopo, a circa 20 miglia da Portopalo di Capo Passero (Siracusa). Un cimitero sottomarino, una gabbia della dimenticanza che tratteneva nella sua pancia 283 corpi. Si cercò di cancellare quell’orrore, di ignorare gli avvenimenti, e di far passare quella tragedia per ‘leggenda di pescatori’, nonostante il mare avesse iniziato a rigurgitare frammenti di vite impigliati nelle paranze dei pescherecci: come la carta di identità plastificata di Anpalagan Ganeshu, 17 anni, che aveva resistito ben quattro anni alle erosioni del mare per lasciarsi ritrovare da un pescatore che ebbe poi il coraggio di denunciare tutta la storia.

«Per anni di questo naufragio nessuno seppe niente – spiega Gigi Borruso -, tranne i pescatori di Portopalo che, battuta dopo battuta, pescavano in quelle acque i corpi, gli indumenti e le ossa dei migranti annegati. Nessuno denunciò i ritrovamenti, nonostante le voci corressero a Portopalo: i pescatori per paura di vedersi sequestrati i pescherecci, le autorità del luogo per colpevole indolenza. Finché nel 2001, grazie all’impegno del giornalista di Repubblica Giovanni Maria Bellu e al coraggio di un pescatore, Salvatore Lupo, la vicenda fu nota. Con il finanziamento di Repubblica e L’Espresso, Bellu noleggiò un sottomarino a comando remoto (ROV) per filmare il relitto. Le immagini del fondo melmoso di quel tratto di mare, rivelarono al mondo i resti del barcone F174 e le spoglie dei quasi trecento annegati». Già nel 1997, poco dopo quei tragici avvenimenti, il Manifesto insieme all’associazione ‘Senza confine’ di Dino Frisullo avevano denunciato la tragedia (I fantasmi del Mediterraneo, il Manifesto, 5 gennaio 1997), con successive inchieste curate da altri giornalisti.

 

 

 

DanisinniLAB, teatro di relazione nel quartiere Danisinni

all’interno dell’antico rione palermitano, impegnato nel proprio riscatto sociale, è nato nel settembre scorso DanisinniLab, ideato e promosso dal Museo Sociale Danisinni e dal Teatro Biondo di Palermo. Sugli esiti e sul senso del lavoro fin qui svolto dice il direttore Gigi Borruso: «Abbiamo immaginato DanisinniLab come spazio di creazione, comunità di ricerca artistica che lavora per una comunità più ampia, quella del quartiere e della città. Luogo di incontro, d’immaginazione, di memorie condivise. Nel nostro laboratorio lavoriamo sui meccanismi profondi della rappresentazione, insistiamo perché sia il corpo dell’attore, nella sua essenzialità e nella sua rielaborazione fantastica a dare al teatro la sua forza simbolica, evocativa. Questo processo magico – così ovvio nella dinamica del teatro d’ogni tempo – è intrinsecamente correlato agli intenti sociali del progetto di DanisinniLab e al tema stesso di questo primo saggio. Danisinni, infatti, è un luogo che cerca, insieme alla città tutta, un nuovo riconoscimento, un nuovo ruolo. Una coscienza teatrale sa aprirsi a quest’ascolto, ci aiuta a guardare in faccia i nostri limiti e le possibilità di rinascita che ci attendono. E ciò sembra a noi tanto più urgente nel clima culturale e politico che va prepotentemente affermandosi, che vorrebbe farci credere d’essere una cosa sola: esclusivamente bianchi, o neri, occidentali, orientali… ma gli esseri umani sanno anche inventare la propria storia, costruire la propria identità. Il nostro futuro, così come il riscatto di un quartiere o di una città dipendono dai legami, dalle relazioni, dal desiderio. Il teatro lo insegna. La nostra storia lo dimostra».

 

 

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F 174 – NEL MARE DI NESSUNO

direzione del laboratorio e drammaturgia Gigi Borruso

insegnante del laboratorio Stefania Blandeburgo

 

con

Dino Bentivegna, Fabio Bonaccorso, Emanuela Cannella, Giuseppe Cento, Salvo Ceraulo, Nadia Conti, Michelangelo Correnti, Luigi D’Aleo, Marcella Fiumanò, Alessandra Guagliardito, Giuseppe La Licata, Giusy Mannino, Francesca Paola Minasola, Giusy Mortillaro, Caterina Pasqualino, Dorotea Passantino, Martina Peritore, Anna Staropoli, Tamara Trovato

Progetto scenografico e Costumi Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, professoressa Valentina Console

Proiezioni e luci  Vincenzo Cannioto

Disegni  Enzo Patti

Assistente alla regia  Alessandra Guagliardito

Collaboratrice  Irene Scuderi

Produzione  DanisinniLab // Museo Sociale Danisinni

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Info pagina fb: DanisinniLab e Museo Sociale Danisinni

Con il patrocinio di – Comune di Palermo

 

Con il supporto di – Accademia di Belle Arti di Palermo, Rambla Papireto, Circ’All, Insieme per Danisinni, Parrocchia Sant’Agnese ai Danisinni

 

Responsabile Ufficio stampa e Comunicazione

Rossella Puccio

rossellapuccio@gmail.com | cell.: 391.7933646

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«[…] nelle settimane dopo il naufragio, i pescatori di Portopalo nelle loro reti trovavano i cadaveri ancora intatti e li ributtavano in mare per evitare di perder tempo con la capitaneria di Porto»

Giovanni Maria Bellu, La Repubblica, 15 giugno 2001

 

 

Mercoledì 6 febbraio alle ore 17:30, con replica domenica 10 febbraio alle 17:30, all’interno dello Chapiteau Danisinni, piazza Danisinni a Palermo, prima prova aperta del neonato DanisinniLab, laboratorio di teatro diretto da Gigi Borruso con la collaborazione di Stefania Blandeburgo, nato da un’idea del Museo Sociale Danisinni e del Teatro Biondo di Palermo

Per la prima volta dalla sua formazione, il teatro di relazione nato nell’antico rione palermitano si apre al pubblico con una breve messinscena del testo ‘F174 – Nel mare di nessuno’. La drammaturgia, a cura di Gigi Borruso, ricostruisce in chiave poetica uno dei più grandi naufragi di migranti avvenuto nel Canale di Sicilia, a poche miglia dalle coste italiane. Sul palco 20 attrici e attori non professionisti, allievi formati nel corso di questi tre mesi. Scene e costumi sono stati curati da Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse del corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, guidate dalla docente Valentina Console. I disegni usati per la grafica e per le proiezioni sono stati realizzati dal maestro Enzo Patti, pittore asemico tra i fondatori del Museo Sociale Danisinni. Si ringrazia il Comune di Palermo per il patrocinio.

Nel corso dei due eventi sarà presentato il programma del secondo modulo del laboratorio teatrale; saranno inoltre riaperte le iscrizioni (previa selezione attitudinale). Mercoledì 6 febbraio sarà presente all’evento il sindaco Leoluca Orlando.

 

 

 

 

F174 – Nel mare di nessunoè un lavoro corale

che mette a nudo le ipocrisie contemporanee e si interroga sui paradossi della nostra società come il mancato esercizio di memoria e la pericolosa ritualizzazione del passato. La drammaturgia di Gigi Borruso rievoca, attraverso articoli e dichiarazioni pubblicati in questi anni, la tragedia della Yohan, la nave proveniente dal Cairo che la notte del 25 dicembre del 1996 nel mare in burrasca trasbordò sul barcone maltese F174 più di trecento migranti di varie nazionalità che naufragarono pochi minuti dopo, a circa 20 miglia da Portopalo di Capo Passero (Siracusa). Un cimitero sottomarino, una gabbia della dimenticanza che tratteneva nella sua pancia 283 corpi. Si cercò di cancellare quell’orrore, di ignorare gli avvenimenti, e di far passare quella tragedia per ‘leggenda di pescatori’, nonostante il mare avesse iniziato a rigurgitare frammenti di vite impigliati nelle paranze dei pescherecci: come la carta di identità plastificata di Anpalagan Ganeshu, 17 anni, che aveva resistito ben quattro anni alle erosioni del mare per lasciarsi ritrovare da un pescatore che ebbe poi il coraggio di denunciare tutta la storia.

«Per anni di questo naufragio nessuno seppe niente – spiega Gigi Borruso -, tranne i pescatori di Portopalo che, battuta dopo battuta, pescavano in quelle acque i corpi, gli indumenti e le ossa dei migranti annegati. Nessuno denunciò i ritrovamenti, nonostante le voci corressero a Portopalo: i pescatori per paura di vedersi sequestrati i pescherecci, le autorità del luogo per colpevole indolenza. Finché nel 2001, grazie all’impegno del giornalista di Repubblica Giovanni Maria Bellu e al coraggio di un pescatore, Salvatore Lupo, la vicenda fu nota. Con il finanziamento di Repubblica e L’Espresso, Bellu noleggiò un sottomarino a comando remoto (ROV) per filmare il relitto. Le immagini del fondo melmoso di quel tratto di mare, rivelarono al mondo i resti del barcone F174 e le spoglie dei quasi trecento annegati». Già nel 1997, poco dopo quei tragici avvenimenti, il Manifesto insieme all’associazione ‘Senza confine’ di Dino Frisullo avevano denunciato la tragedia (I fantasmi del Mediterraneo, il Manifesto, 5 gennaio 1997), con successive inchieste curate da altri giornalisti.

 

 

 

DanisinniLAB, teatro di relazione nel quartiere Danisinni

all’interno dell’antico rione palermitano, impegnato nel proprio riscatto sociale, è nato nel settembre scorso DanisinniLab, ideato e promosso dal Museo Sociale Danisinni e dal Teatro Biondo di Palermo. Sugli esiti e sul senso del lavoro fin qui svolto dice il direttore Gigi Borruso: «Abbiamo immaginato DanisinniLab come spazio di creazione, comunità di ricerca artistica che lavora per una comunità più ampia, quella del quartiere e della città. Luogo di incontro, d’immaginazione, di memorie condivise. Nel nostro laboratorio lavoriamo sui meccanismi profondi della rappresentazione, insistiamo perché sia il corpo dell’attore, nella sua essenzialità e nella sua rielaborazione fantastica a dare al teatro la sua forza simbolica, evocativa. Questo processo magico – così ovvio nella dinamica del teatro d’ogni tempo – è intrinsecamente correlato agli intenti sociali del progetto di DanisinniLab e al tema stesso di questo primo saggio. Danisinni, infatti, è un luogo che cerca, insieme alla città tutta, un nuovo riconoscimento, un nuovo ruolo. Una coscienza teatrale sa aprirsi a quest’ascolto, ci aiuta a guardare in faccia i nostri limiti e le possibilità di rinascita che ci attendono. E ciò sembra a noi tanto più urgente nel clima culturale e politico che va prepotentemente affermandosi, che vorrebbe farci credere d’essere una cosa sola: esclusivamente bianchi, o neri, occidentali, orientali… ma gli esseri umani sanno anche inventare la propria storia, costruire la propria identità. Il nostro futuro, così come il riscatto di un quartiere o di una città dipendono dai legami, dalle relazioni, dal desiderio. Il teatro lo insegna. La nostra storia lo dimostra».

 

 

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F 174 – NEL MARE DI NESSUNO

direzione del laboratorio e drammaturgia Gigi Borruso

insegnante del laboratorio Stefania Blandeburgo

 

con

Dino Bentivegna, Fabio Bonaccorso, Emanuela Cannella, Giuseppe Cento, Salvo Ceraulo, Nadia Conti, Michelangelo Correnti, Luigi D’Aleo, Marcella Fiumanò, Alessandra Guagliardito, Giuseppe La Licata, Giusy Mannino, Francesca Paola Minasola, Giusy Mortillaro, Caterina Pasqualino, Dorotea Passantino, Martina Peritore, Anna Staropoli, Tamara Trovato

Progetto scenografico e Costumi Giulia Costumati e Alessandra Guagliardito, studentesse corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, professoressa Valentina Console

Proiezioni e luci  Vincenzo Cannioto

Disegni  Enzo Patti

Assistente alla regia  Alessandra Guagliardito

Collaboratrice  Irene Scuderi

Produzione  DanisinniLab // Museo Sociale Danisinni

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Info pagina fb: DanisinniLab e Museo Sociale Danisinni

Con il patrocinio di – Comune di Palermo

 

Con il supporto di – Accademia di Belle Arti di Palermo, Rambla Papireto, Circ’All, Insieme per Danisinni, Parrocchia Sant’Agnese ai Danisinni

 

Responsabile Ufficio stampa e Comunicazione

Rossella Puccio

rossellapuccio@gmail.com | cell.: 391.7933646

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