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L’archeologo Jari Pakkanen racconta alla cittadinanza di Giardini Naxos la grande ricerca sull’architettura antica condotta a Naxos con il suo team internazionale

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Maria Costanza Lentini e Pakkanen

Maria Costanza Lentini e Pakkanen

La ricerca sull’architettura antica che da più di un decennio è condotta a Naxos dal prof. Jari Pakkanen della Royal Holloway, University of Londondalla dott.ssa Maria Costanza Lentini del Museo di Naxos e dal dr. Apostolos Sarris della Foundation for Research and Technology – Hellas, e che dal 2012 viene finanziata dalla Wihuri Foundation (e in parte, per il vitto e l’alloggio, anche dall’hotel Palladio di Giardini Naxos con la collaborazione del Circolo di Legambiente Taormina/Alcantara nell’ambito della sua campagna Salvalarte Naxos Taormina Alcantara), è stata oggetto di molte pubblicazioni mentre le ultime indagini, comprese foto/immagini/ricostruzioni in 3D, sono ancora in corso di elaborazione per cui non possono per ora essere pubblicate.

Dunque il breve testo letto dal prof. Jari Pakkanen al Museo di Naxos il 24 ottobre 2017, come commento alle foto che illustravano questo suo lavoro di cui stavamo celebrando una prima, e speriamo fortemente, non definitiva, conclusione, non può certo rappresentarne in alcun modo un riassunto scientifico ma solo frammenti di un racconto/diario dedicato alla cittadinanza che abita i luoghi meravigliosi oggetto del suo studio. Si tratta di una specie di raccolta di appunti, rivolti ai non addetti ai lavori, su di un affascinante viaggio nel passato del nostro comprensorio dove, solo per scarni accenni, viene sfiorata la gran mole di scoperte, ipotesi e ricostruzioni, di reperti e dati raccolti, generati da questa fondamentale ricercavolendo invece ricordare l’esperienza umana di questi anni e specialmente le persone che hanno partecipato a quella che è stata anche un’appassionante avventura di collaborazione.
Con il suo stile sobrio e sintetico il prof. Jari Pakkanen riesce a trasmetterci ugualmente alcuni dei momenti decisivi e delle emozionanti scoperte di una ricerca importantissima che per la prima volta ricostruisce, attraverso tecnologie d’avanguardia e sulla base degli scavi sistematici dell’ultimo sessantennio, il profilo della più antica città greca di Sicilia, ricomponendo il suo impianto urbano, i suoi edifici e la natura del suo paesaggio.

L'Area Archeologica

L’Area Archeologica

Area Archeologica di Naxos

Area Archeologica di Naxos

Gli archeologi a lavoro all'Hotel Palladio - Data Processing

Gli archeologi a lavoro all’Hotel Palladio – Data Processing

Lavori di scavo a Naxos

Lavori di scavo a Naxos

Ora, per fare un esempio, con le nuove ricostruzioni in 3D del monumentale complesso dell’arsenale e ricovero per navi (dal tetto splendidamente decorato dalle antefisse sileniche) che dominava il porto, e con la scoperta dell’ubicazione dell’Agorà che lo sovrastavapossiamo vedere con quale magnifico scenario l’antica Naxos salutava e accoglieva il navigatore.

Oppure, grazie alla scoperta del deposito rituale, adesso possiamo immaginare l’atto finale compiuto dai superstiti di Naxos, tra le rovine della loro colonia distrutta, prima di doverla abbandonare e di fondare Taormina, la loro nuova città dove costruiranno il famoso teatro affacciato sulla baia per ricordare/celebrare il luogo della prima città greca di Sicilia dove tutto era iniziato nel 734 a.C.

Prima di riportare il testo di Jari Pakkanen, vogliamo iniziare citando le parole della Dott.ssa Maria Costanza Lentini che ha ideato, reso possibile e codiretto questo studio: L’introduzione nel 2012 delle nuove metodologie digitali applicate alla ricerca sul campo e la contemporanea conduzione di prospezioni geofisiche in larga parte del sito hanno profondamente innovato la ricerca dell’antica Naxos. E hanno valorizzato in maniera straordinaria i dati ricavati dai numerosi scavi, rendendo finalmente possibile la loro integrazione con i dati relativi al paesaggio antico.
Le ultime raffigurazioni bidimensionali ottenute da riprese con drone dell’antico territorio urbano di Naxos ne sono la prova più efficace.
Grazie a tutto questo lavoro organizzato e compiuto solo negli ultimi sei anni dal prof. Jari Pakkanen e dalla sua equipe internazionale, con l’utilizzo di metodologie e strumenti d’avanguardia, la ricerca di Naxos, la più antica colonia di Sicilia, si equipara agli standard di eccellenza seguiti nei più importanti centri di ricerca del Mediterraneo.

Il team di archeologi a lavoro a Naxos

Il team di archeologi a lavoro a Naxos

 

 

E ORA LASCIAMO LA PAROLA AL PROF. JARI PAKKANEN:

Ecco l’intervento del prof. Pakkanen: Prima di tutto, vorrei esprimere la mia più sincera gratitudine a tutti coloro che ho coinvolto a Naxos nel corso degli anni, e ora in modo particolare la Dott.ssa Vera Greco, per aver reso possibile continuare la ricerca nell’area archeologica di Naxos, la prima, e secondo me, anche la più importante città greca antica di tutta la Sicilia.
E voglio dire grazie dal profondo del mio cuore alla Dott.ssa Maria Costanza Lentini, da cui tutto è iniziato e che nel 2006 mi invitò a studiare l’architettura e fare una ricostruzione dell’arsenale e ricovero navale da lei scoperto qui a Naxos: per me è stato un vero, grande onore essere coinvolto in questo progetto poiché il complesso dei neoria che abbiamo studiato è l’esempio di architettura navale greca meglio preservato nella Grecia occidentale e in Sicilia.
Da allora ogni anno abbiamo affrontato insieme tante nuove sfide e il nostro lavoro ha incluso diversi aspetti della città antica fra cui le monumentali decorazioni di terracotta dei templi e lo studio delle caratteristiche architettoniche del santuario ad ovest del Santa Venera nel 2009 e 2010.
Dal 2012 ci siamo concentrati sull’intera topografia dell’antica città di Naxos e ciò ha portato alla redazione della prima e completa pianta georeferenziata della città. La pianta presentata nella slide è una bozza di quella che è stata terminata solo la scorsa settimana.

Il lavoro di questi anni ha permesso di rispondere a quesiti molto complessi come, ad esempio, la questione della posizione dell’agorà. Ora [dopo che le indagini, presso l’incrocio tra la plateia A, la più grande delle 3 strade dell’asse viario principale Est-Ovest,  e lo stenopos 6, la più ampia fra le 14 strade secondarie Nord-Sud, hanno accertato che in quell’area vi erano invece isolati di normali abitazioni] l’ipotesi di T. Fischer-Hansen e D. Mertens di un’ubicazione centrale per l’agora di Naxos, posizionata sul lato nord dell’insula A6 può essere ormai abbandonata. Nel Dicembre 2013 avevamo riaperto lo scavo in questa zona, scoprendo 3 angoli dell’incrocio. Presso l’angolo Sud Est è tornata in luce una struttura, danneggiata da spoliazione, ma facilmente assimilabile ad una parte di una casa tipica di età classica. Gli angoli degli isolati di case fra la plateia A e lo stenopos 6 sono stati scavati e le trincee poi riempite.

Nell’arco di cinque anni di campagne archeologiche, siamo riusciti a documentare tutte le caratteristiche della città antica con estrema precisione grazie all’utilizzo di tacheometri. Uno schema modulare per Naxos è stato già ipotizzato, e le nuove misurazioni dei resti archeologici confermano quest’ipotesi. La dimensione degli isolati è 24 per 96 moduli [il modulo di base corrisponde a mt. 1,627], e l’ampiezza delle strade varia: la plateia A è pari a 6 moduli [mt. 9,7], le plateiai B e C e lo stenopos 6 sono di 4 moduli [mt. 6,5], gli stenopoi normali sono pari a 3 moduli [mt.4,8].
Le basi angolari [probabilmente con funzione di altari] degli incroci devono avere avuto un ruolo centrale nel progetto originario: la distanza in direzione nord-sud tra le basi è di 100 moduli e quella in direzione est-ovest è di 27 moduli. Nella realizzazione però gli stenopoi risultano essere quasi sempre un poco più ampi della loro larghezza modulare e le plateiai un poco più strette; il che potrebbe far ipotizzare che la larghezza progettuale fu modificata in fase di esecuzione poiché quella degli stenopoi risultò essere insufficiente per il traffico reale delle strade, mentre quella delle plateiai, invece, era più che adeguata. Lo schema di Naxos, confrontato con quello “Ippodameo” di V secolo a.C., mantiene le proporzioni degli schemi della città di età arcaica con lunghi e stretti blocchi/isolati di case.

Nel 2014-16 i lavori geofisici a Naxos sono stati condotti dal Dr. Apostolos Sarris insieme ai team greci e finlandesi.
La questione di quale metodo geofisico funzioni all’ombra dell’Etna è forse metodologicamente il contributo più importante di questo lavoro agli studi sul paesaggio. L’obiettivo principale delle prospezioni geofisiche nel 2014 fu di localizzare le strutture dell’impianto urbano della città di V secolo a. C. e cominciare a definire l’estensione della città.
Obiettivo secondario fu di vedere se potessero essere rilevati i resti delle strutture di età arcaica sotto quelle di età classica. Il survey geofisico fu concentrato nei settori centrale e nord-orientale della città antica di Naxos. La campagna di survey 2014 mostrò la necessità di applicare diversi metodi geofisici a Naxos. Nel 2015 abbiamo lavorato al riempimento delle aree della prima fase del survey. Nella stagione finale di studi geofisici del 2016 ci siamo concentrati sulle zone est e sud-ovest della città. La conservazione delle case varia in base all’aera studiata, ma in generale gli isolati si estendono su tutta la città all’interno della cinta muraria.

Nel 2013, in occasione della costruzione della tettoia in legno per proteggere gli scavi all’incrocio tra la plateia A e lo stenopos 11, fu scoperta la parte superiore di un pythos [grande giara per immagazzinamento di derrate alimentari solide e liquide]. Da qui nacque l’idea di scavare con grande cura all’interno del pythos per cercare possibili resti organici per ottenere le prime informazioni botaniche sulla colonia. Proseguendo lo scavo fu però presto chiaro che in realtà avevamo trovato un pozzo: del pythos restava solamente la parte superiore che era stata usata come copertura di un pozzo costruito con pietre.
Lo scavo integrale del pozzo, profondo oltre 6 metri, ha restituito una straordinaria quantità di materiali e dati cronologici importanti per la datazione della città di V secolo a.C.
Durante tutte le fasi dello scavo, da ogni strato abbiamo preso sistematicamente campioni di terra per separare i resti vegetali e organici usando la flottazione in acqua. Il materiale organico raccolto consisteva principalmente in semi carbonizzati, piccoli pezzi di carbone e piccole ossa. L’archeologa botanica Daphne Lentjes dell’Università di Amsterdam è stata la responsabile per il cospicuo materiale organico recuperato. Sia nel 2015 che nel 2016 Daphne Lentjes ha usato il metodo della flottazione in acqua per separare i resti organici. Il suo lavoro quest’anno è stato continuato da Erica Rowan della Royal Holloway, University of London.
Sollevare i pesanti resti, soprattutto i grandi massi dall’interno del pozzo è stata un impresa abbastanza difficile. In due diverse parti del pozzo gli strati erano composti in larga parte da pietre provenienti dalle fondamenta delle case di età classica. Peppe Miceli di Giardini Naxos, con la sua grande perizia ed esperienza, è stato il pilastro tuttofare del team di scavo sia nel 2015 che nel 2016. Qui sta riemergendo dal pozzo a lavoro completato.
Gli strati asportati ed il pozzo sono stati tutti documentati durante le due stagioni usando la fotogrammetria e la stazione totale. Esko Tikkala del Finnish Institute at Athen è stato il direttore operativo degli scavi del pozzo. Dal momento che Esko è dovuto ritornare in Finlandia, prima di cominciare ad arrivare agli strati più profondi e interessanti, Tuuli Kasso, dell’University of Helsinki lo ha sostituito e dopo ha continuato ad occuparsi della documentazione fotografica e del deposito dei reperti.
Nel 2015, nel 2016 e anche quest’anno, Jenna Kärkkäinen, dell’University of Helsinki, si è efficientemente occupata della documentazione fotografica e del deposito dei materiali mentre il ruolo di Mikko Suha dell’University of Helsinki è stato fondamentale nella flottazione in acqua.
Io comincerò a mostrare quello che abbiamo scoperto ad iniziare proprio dal fondo del pozzo. Lì c’era pochissimo materiale da recuperare e consisteva in ceramica derivata dallo strato superiore: questo molto probabilmente indica che il pozzo fu in uso solo per un periodo molto breve.
Tutto il terreno molto fangoso raccolto negli strati del fondo del pozzo è stato flottato in acqua. Sopra lo strato del fondo sono stati individuati due strati veramente interessanti composti principalmente di ceramica: la quantità della ceramica recuperata da questi strati è stata sorprendente. La sua cronologia si colloca, per la maggior parte, intorno al 500 avanti Cristo, ma c’è un numero significativo di vasi databili ad un epoca più tarda, al 450-400 avanti Cristo, vasi per lo più connessi al symposion [banchetto conviviale greco]. Diversi frammenti di ceramica mostrano che sono stati rotti in modo rituale, conficcandovi una punta per impedire che potessero essere usati ancora. Ovviamente si tratta di un deposito rituale: chi ha compiuto il rituale ha gettato circa 30 vasi in fondo al pozzo.
Uno dei reperti più significativi è la moneta in bronzo di Piakos [città delle pendici dell’Etna di cui non si conosce l’esatta ubicazione] che si data all’ultimo quarto del V secolo a. C.
Abbiamo trovato anche una statuetta femminile seduta che tiene in braccio un bambino. Realizzata in stile arcaizzante può essere fatta risalire agli inizi dell’età classica, tra il 470-60 a. C.
Il deposito rituale era sigillato da uno strato di tegole e da un sostegno di perirrantherion [bacino lustrale].
Sopra questo strato, al centro, era deposto uno splendido esemplare di antefissa a maschera di Sileno: uno dei Sileni meglio conservati che siano mai stati ritrovati a Naxos e che ci permesso di datare il tetto, da cui provenivano le tegole, alla metà del V secolo a. C.
Per impedire a chiunque di mettere le mani su questo materiale, sopra la ceramica e le tegole del tetto furono poste delle grandi pietre provenienti dalle fondamenta delle case di Naxos. Sigillare il deposito rituale fu un atto molto consapevole che richiese una grande quantità di lavoro: fu realizzato con ogni probabilità dopo la distruzione di Naxos compiuta da Siracusa nel 403 a. C. e fece in modo che il pozzo non potesse essere più essere utilizzato.
Come ci tramanda Diodoro Siculo, Dionigi I, tiranno di Siracusa, fece radere al suolo le mura e le case di Naxos per punirla della sua alleanza con Atene dopo la sconfitta di quest’ultima nella Guerra del Peloponneso. Ed è alquanto verosimile che sigillare il deposito rituale sia stato l’ultimo atto compiuto dai Nassi nella loro prima città, alla vigilia della partenza verso il monte Tauro, al lato opposto della baia, per fondare la loro nuova città di Tauromenion.

Scavi al Pozzo

Scavi al Pozzo

Il sito protetto dalla tettoia in legno

Il sito protetto dalla tettoia in legno

Il team internazionale di archeologi

Il team internazionale di archeologi

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