SETTEMBRE 2019
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architettura in sicilia

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Salone della Borsa della Camera di Commercio di Messina

MessinaInaugurata il 2 giugno, al Salone della Borsa della Camera di Commercio di Messina, alla presenza di Autorità civili e militari e di un nutrito pubblico la Mostra fotografica “ La ricerca della bellezza”.  L’evento promosso dalla Scuola di Fotografia di Messina con il patrocinio dell’Assessorato ai beni culturali ed all’Identità siciliana, della Confcommercio di Messina,  del Comune di Messina e della Uil è stato presentato dall’avv. Silvana Paratore che ha affermato come la fotografia possa fare tanto per il sociale e per la cultura. Può documentare, può denunciare, può raccontare, può essere strumento di militanza, di lotta. Ad inaugurare la Mostra, una firma prestigiosa della fotografia internazionale, la fotoreporter Letizia Battaglia definita, non a caso,  “la fotografa della mafia” per aver immortalato con i suoi scatti tanti “cadaveri eccellenti” e vittime di mafia. I suoi scatti, dono di memoria indelebile, hanno fatto il giro del Mondo. Alla Battaglia, giunta a Messina per l’occasione, si ascrivono diversi meriti: quello tra tutti di aver aperto col suo obiettivo gli occhi di molti su grandi realtà del nostro Paese e di aver testimoniato con le sue fotografie,  un impegno civico ed eroico che non a caso, ha bisogno oggi più che mai, di essere ricordato e rafforzato. Nel corso della tavola rotonda, svoltasi alla Camera di Commercio, Letizia Battaglia, rispondendo alle domande dell’avv. Paratore, ha raccontato il suo vissuto, le sue esperienze che l’hanno resa una delle più audaci e impegnate fotografe italiane che per trent’anni ha fotografato la sua terra, la Sicilia, con immagini in bianco e nero crude e dolorose, denunciando l’attività mafiosa e i ripetuti attacchi alla società civile. La Battaglia ha voluto dedicare la mostra messinese ad una giovane fotografa, Marta Viola, che ha affrontato con coraggio una grave malattia che l’ha costretta ad isolarsi  dal mondo, per qualche tempo. Soddisfatto il promotore dell’evento Pietro Cardile il quale, assieme ad Anna Venuto, ha fondato la Scuola di Fotografia.  Tra le attività della scuola vi è anche quello di attivare  corsi ed una serie di eventi organizzati, di importanza e rilievo culturale, che mirino a creare consapevolezza della Fotografia con la F maiuscola. Interessante il suo monito mirante a sottolineare che la fotografia oggi è il mezzo di comunicazione più usato e d’impatto, da comprendere, analizzare e trattare con rispetto. Ritornando alla mostra di foto, il termine Bellezza di cui si parla nel titolo, “deve essere  inteso come capacità di saper cogliere quel fremito interiore nello sguardo innocente dei soggetti immortalati divisi tra adolescenza e infanzia; riconoscere nel nudo la potenza genitrice dell’universo; purificazione e rinascita dove l’acqua rappresenta l’acme del Panta Rei (tutto scorre)”.

 Dopo i saluti del Presidente di ConfCommercio Carmelo Picciotto è intervenuta Maria Andaloro promotrice della campagna contro la violenza sulle donne “Posto occupato “ a cui l’evento ha aderito. La Andaloro ha consegnato a Letizia Battaglia il Premio “Sibel 2017″, riconoscimento attribuito a quanti si sono contraddistinti per azioni umanitarie con la seguente motivazione: “a Letizia Battaglia , una donna che rappresenta chi non si ferma, non si ritira, che non ostenta la sua straordinaria capacità  di fermare attimi di essenza di vita e di morte, che parla attraverso il suo sguardo che arriva prima delle parole“. Tra le autorità civili e militari intervenute all’evento ricordiamo il Tenente Tommaso Napolitano del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Messina, il Presidente di Confindustria Ivo Blandina, il segretario provinciale della Uil Ivan Tripodi, il Commissario ed il Segretario della Camera di Commercio arch. Daniele Borzi’, il dott. Alfio Pagliaro, l’ On. Pippo Campione ed il Sindaco di Messina Renato Accorinti con l’ assessore alla cultura Federico Alagna.

La fitografia di Letizia Battaglia è  stata definita dono di Memoria Indelebile. Presenti otto dei diciassette fotografi i cui scatti rimarranno esposti in mostra sino al 17 giugno. Tra di essi Angelo Anzalone, Valentina Brancoforte, Sergio Busa’, Stefania Carrubba, Mario Aldo Castania, Michael Lo Monaco, Piero Parisi e Pietro Cardile.

Al centro Letizia Battaglia

In primo piano Anna Venuto, Pietro Cardile, Letizia Battaglia e Silvana Paratore (Foto Domenico Magnoli)

I relatori

I relatori (Foto Domenico Magnoli)

Il pubblico presente (Foto Domenico Magnoli)

Il pubblico presente (Foto Domenico Magnoli)

Al centro, Silvana Paratore

Al centro, Silvana Paratore

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Palermo.  La Breve storia dell’architettura in Sicilia di Enrico Calandra, data alle stampe per la prima volta nel 1938 e ripubblicata adesso dalle Edizioni di storia e studi sociali con la prefazione di Maia Rosa Mancuso, adotta un taglio critico e investigativo particolare, che tende a far luce sulle zone d’ombra, i territori di confine, cioè su linguaggi specifici che si nutrono del rapporto tra le culture endogene con quelle esogene, reinterpretate e rimodellate queste ultime nella prospettiva di nuove sintesi. È una storia in cui l’architettura non è solo un repertorio di orientamenti e di stili, ma materia viva di un progresso materiale, funzionale e creativo, che connota l’evolversi civile di un paese. L’elemento che congiunge tutti i tasselli di questa storia è perciò l’eclettismo, come risorsa creativa che non nega ma condivide e assimila il diverso, il passato e il distante, portando i processi ideativi e costruttivi a sintesi aggiornate, rivitalizzate, segnate da forti originalità.

L’indagine di Calandra, resa in una forma volutamente sintetica, si presenta difficile. Nulla viene lasciato al caso e tutto rivendica una spiegazione. L’esito è, sul piano metodologico, quello di un percorso storiografico paradigmatico, che, come spiega l’autrice della prefazione, se da un lato pone le basi per gli studi di settore successivi, dall’altro finisce con il ridefinire i confini stessi della didattica della storia dell’architettura. Per tutto questo, la Breve storia esercita ancora oggi tutto il suo fascino, che Gaia Rosa Mancuso così riassume: «Si tratta di un’opera in divenire, aperta, che spinge a cercare ulteriormente e sollecita, quando non suggerisce esplicitamente, nuovi percorsi da esplorare. L’eredità di Calandra, di studioso e docente, può essere riassunta in questa costante tensione alla ricerca, condotta con rigore filologico e profonda intelligenza critica, oltre che nella generosa, non comune, capacità di condivisione.»

 

Giovedì 10 marzo 2016, alle ore 17, il libro viene presentato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, via Papireto 20

Relatori: il direttore dell’Accademia Mario Zito, Carlo Ruta, direttore di Edizioni di Storia, Toni Romanelli, direttore della biblioteca dell’Accademia, Maia Rosa Mancuso, docente all’Accademica e prefatrice del libro, Cesare Ajroldi, docente di Composizione architettonica all’Università di Palermo.

 

Enrico Calandra. Nato a Caltanissetta il 10 Luglio 1877, si laurea nel 1901 a Palermo in Ingegneria. Allievo di Ernesto Basile e Antonio Zanca, verrà chiamato da quest’ultimo a Messina, nel 1907, alla cattedra di Disegno d’ornato e architettura elementare, che ricoprirà inizialmente nel ruolo di assistente. Nel 1930 si trasferirà a Roma, su invito di Gustavo Giovannoni, per ricoprire l’incarico di docente della nuova disciplina di Caratteri degli edifici, presso la Scuola Superiore di Architettura. Pochi i suoi scritti editi, ma grandissima la sua influenza sulla formazione degli allievi, testimoniata da una fitta corrispondenza oltre che dai contributi resi dagli stessi, con esplicito riferimento al maestro. Il gruppo dei suoi allievi siciliani (C. Autore, F. Basile, S. Bottari, E. Caracciolo, S. Cardella, G. Di Stefano, L. Epifanio, V. Lanza, G. Samona, G. Spatrisano), eterogeneo per formazione, inclinazioni ed età, costituirà di fatto una vera e propria «scuola». La Breve storia dell’architettura in Sicilia, pubblicata nel 1938, è la sua opera più nota. I suoi interessi prevalentemente rivolti all’architettura medievale di età normanna, si concentrano in particolare sulle complesse vicende costruttive della cattedrale di Palermo, il cui studio per il Duomo offamiliano di Palermo rimarrà inedito a causa della guerra. Muore prematuramente a Roma nel 1946 lasciando molti scritti incompiuti, o inediti, quelli già conclusi, che saranno in larga parte pubblicati postumi.

Maia Rosa Mancuso, architetto e dottore di ricerca, è docente (dal 2004) di Elementi di architettura e urbanistica e Storia dell’architettura e dell’urbanistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Svolge la propria attività didattica e di ricerca prevalentemente nell’ambito della storia e rappresentazione dell’architettura e della città. Tra i contributi pubblicati si segnalano: Il disegno dell’utopia: utopie ad circulum da Platone a Ledoux (Palermo 1993); La experimentaciòn del espacio: arte y arquitectura (Valencia, 2009); Progetto e rappresentazione: l’immagine digitale (Milano 2013).

 

Locandina

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Copertina libro

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