GIUGNO 2020
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Catania

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Magnifico Rettore Antonello Folco Biagini: Unitelma Sapienza si colloca tra i soggetti che contribuiscono ostegno dei giovani, in particolare di quelli meritevoli e in situazioni di disagio economico…..

Roma, 23 giugno 2020 – Il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, considerata la situazione economica e sociale determinata dall’emergenza coronavirus – sottolineata ripetutamente dal Ministro dell’Università – ha istituito 1.000 borse di studio per l’iscrizione agevolata ai propri corsi dei maturati e diplomati nella prossima sessione 2020.

Ritengo che Unitelma Sapienza debba collocarsi tra i soggetti che vogliono contribuire – nell’ambito dei propri fini istituzionali, etici e sociali – al sostegno dei giovani, in particolare di quelli meritevoli e in situazioni di disagio economicoha affermato il Magnifico Rettoreprof. Antonello Folco Biagini.

Le borse di studio prevedono l’abbattimento della prima rata del primo anno di corso – pari a €650  - i diplomati che vorranno usufruire della borsa dovranno effettuare la registrazione e la domanda di immatricolazione sul sito unitelmasapienza.it 

Gli 8 corsi di laurea afferiscono a 5 aree – giuridica, economica, informatica, psicologica e archeologica – ognuna delle quali offre molteplici curriculum a scelta, puntando a formare i giovani di oggi nei professionisti del futuro.

 

Maggiori info qui: info@unitelmasapienza.it – 0683700046

Il Magnifico Rettore dell'Università Unitelma  La Sapienza di Roma

Il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza

 

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Personalità che da lustro alla Città Metropolitana di Messina

Paolo Costanzo, classe ’64, recentemente promosso al grado di Brigadier Generale del Corpo di Commissariato dell’Esercito, da settembre 2019 è il Direttore della Direzione di Amministrazione dell’Esercito, organismo – con sede a Firenze – che sovrintende all’attività giuridico-amministrativa ed al controllo amministrativo di tutti gli organismi di Forza Armata, sia in sede ispettiva, sia in sede di revisione degli atti di gestione.

Laureato in Economia e Commercio, in Scienze Strategiche ed in Scienze Politiche, è consigliere giuridico di diritto internazionale umanitario e diritto delle operazioni militari. Ha vissuto nella città peloritana gli anni dell’adolescenza (il padre è un Sottufficiale in pensione della Guardia di Finanza) e si è diplomato presso l’Istituto tecnico commerciale A.M. Jaci di Messina. Ha frequentato il 165° Corso “Fierezza” dell’Accademia Militare di Modena dal 1983 al 1985 e la Scuola di Applicazione di Torino dal 1985 al 1987, al termine della quale è stato nominato Tenente del Corpo di Amministrazione dell’Esercito (ora riconfigurato in Corpo di Commissariato dell’Esercito). Nei primi anni della carriera, ha ricoperto numerosi incarichi nell’ambito della branca giuridico-amministrativa di appartenenza, tra i quali: Capo Gestione Trattamento Economico presso l’Ufficio Amministrazione Personali Militari Vari dell’Esercito, Capo Gestione del denaro presso la Brigata Granatieri di Sardegna, Capo Sezione Trattamento Economico e Nucleo Esteri presso il Centro Gestioni Speciali dell’Esercito. Da Ufficiale Superiore, ha successivamente ricoperto l’incarico di Capo Sezione Programmazione Logistica e Finanziaria e successivamente quello di Capo Servizio Amministrativo presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, Vice Capo Ufficio Generale presso lo Stato Maggiore dell’Esercito-Ufficio Generale del Centro di Responsabilità Amministrativa “EI”. Ha anche ricoperto per due volte, nel grado di Colonnello, l’incarico di Direttore in s.v. del Centro Unico Stipendiale Esercito (ora Centro Nazionale Amministrativo Esercito). Il Gen. Paolo COSTANZO  ha frequentato il “NATO LEGAL COURSE” presso la NATO SCHOOL di SHAPE a Oberammergau (D) ed il “SUPPLY AND SERVICE MANAGEMENT OFFICER COURSE” presso il Quartermaster School di Fort Lee, in Virginia (USA), il 126° Corso di Stato Maggiore presso la Scuola di Guerra di Civitavecchia ed il 6° Corso ISSMI – Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze – presso il Centro Alti Studi Difesa a Roma. Ha conseguito molteplici master universitari di secondo livello ed è altresì autore della pubblicazione “La pensione agli eredi del personale militare” pubblicato sulla Rassegna dell’Esercito n. 6/1998.

Gen. Paolo Costanzo

Gen. Paolo Costanzo

E’ insignito della decorazione di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, della Medaglia “Mauriziana” al merito di dieci lustri di carriera militare, della Medaglia di bronzo al merito di lungo comando e della Croce d’Oro per anzianità di servizio.

Pur dividendosi tra il capoluogo toscano e la Capitale, dove ormai risiede da tempo con la famiglia, il Gen. COSTANZO non ha mai dimenticato Messina, la sua città d’origine, dove torna non appena gli impegni di lavoro glielo consentono.

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In occasione della 54esima giornata delle comunicazioni sociali Don Arturo Grasso direttore dell’Ufficio di Comunicazione Sociale scrive ai sacerdoti della diocesi di Acireale e agli operatori di comunicazione. Di seguito riportiamo la lettera che ha scritto:

“Nel giorno della solennità dell’Ascensione del Signore, domenica 24 maggio, cade la 54esima giornata, dedicato ad un’ampia riflessione sul mondo delle comunicazioni sociali.
Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” (Es 10,2) – La vita si fa storia – è il tema che papa Francesco ha affrontato nel suo messaggio per una sempre più attenta e capillare comunicazione. Il fattore cruciale sta nella capacità di discernere la grande quantità di informazioni che oggi vengono veicolate e dal pericolo deepfake. “Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che ci abita”, così l’incipit della lettera del Santo Padre e continua “Una narrazione che sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza; che racconti il nostro essere parte di un tessuto vivo; che riveli l’intreccio dei fili coi quali siamo collegati gli uni agli altri”. L’uomo, bisognoso di raccontare se stesso, si scopre e si arricchisce vivendo nel contesto in cui vive. La storia si forma giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi. La Storia delle Storie, ovvero la Sacra Scrittura, ci presenta, infatti, Dio creatore che forma, ma anche Dio narratore, perché racconta la grande storia d’amore tra Dio e l’umanità, che Cristo porta a compimento
“Non si tratta perciò di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio”, creature amate e redente chiamate a intrecciare di misericordia le trame dei giorni. Atteniamoci ad informazioni verificate, “non ripetiamo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, perché così non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”, privandolo della memoria della sua storia. La comunicazione si può considerare pastorale estroversa. Tale concetto si scontra con la pastorale classica che mantiene tutto ben fermo e paralizza le relazioni con il mondo. Bisogna ripartire dalla missione e quindi Chiesa in uscita (E.G.24), intesa come comunità di credenti che prende l’iniziativa, si relaziona con il Mondo, costruisce la storia dell’umanità, mantiene viva la memoria per abitare il presente e alza gli occhi verso il cielo.

Una riflessione va compiuta riguardo alla fase emergenziale dovuta alla diffusione epidemiologica da SARS-Cov-2. La crisi ha velocizzato il processo di informatizzazione e digitalizzazione, già in corso da anni, con celebrazioni eucaristiche in diretta streaming, catechesi, app per pregare ed iniziative varie; ci ha permesso di stare vicini anche a distanza. La maggior parte dei fedeli ha trovato nella tecnologia un supporto per conservare lo spirito di comunità. Tale contesto ha reso evidente questo bisogno ed ha stimolato la maggior parte delle nostre realtà parrocchiali ad attrezzarsi in tal senso. L’esserci di presenza e l’esserci online di fatto non sono intercambiabili, perché la bellezza dell’incontro e della celebrazione dei sacramenti sono il fondamento della relazione dialogica con Dio e con gli uomini.
A fronte di questo, “Quella che stiamo vivendo – parole profetiche pronunziate dal Santo Padre lo scorso anno – non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca”. Ciò non impedirà che alcune soluzioni e pratiche intraprese saranno utili anche dopo l’emergenza. La storia ci mostra che in ogni tempo la fede ha conosciuto modi di approccio e pedagogie diverse, basandosi sempre sulla roccia solida “Gesù Cristo, che “non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale”

Il direttore Don Arturo Grasso

 Don Arturo Grasso Direttore dell’Ufficio di Comunicazione Sociale della Diocesi di Acireale

Il manifesto dell'evento

Il manifesto dell’evento

Il logo dell'evento

Il logo dell’evento

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Il Centro Culturale Islamico messinese non riaprirà domenica 24 maggio

A Messina distribuite buste dono per la fine del Ramadan

Una preghiera comune sostituirà la chiusura del  Ramadan e la festa di Eid al-Fitr

 

La Comunità Islamica messinese si è allineata  alle direttive nazionali dell’UCOII e alla volontà espressa dal presidente Yassine Lafram, che ha confermato:A causa della pandemia, non riapriremo i nostri luoghi di culto. La nostra è una scelta di responsabilità e con rammarico, rimarremo chiusi per l’ultimo periodo del Ramadan e per Eid al-Fitr, la festa di chiusura del sacro mese del digiuno“.  La firma degli accordi del presidente Yassine Lafram, con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è  avvenuta a Roma lo scorso 15 maggio.

 Il Ramadan è per i musulmani e le musulmane di tutto il mondo una straordinaria occasione per ricordare, tramite il digiuno, il momento di Grazia in cui Dio ha rivelato al Profeta Muhammad  il Sacro Corano. La prima ragione del digiuno è dunque commemorativa e festosa, al tempo stesso.  Gli ultimi giorni del mese benedetto sono contraddistinti da particolare fervore e dalla zakat al-fitr ovvero l’elemosina rituale prima del momento conclusivo del digiuno, costituito dall’Id-al-fitr (la festa comunitaria della rottura del digiuno).

 Mohamed Refaat, responsabile della Comunità Islamica messinese e artefice di tante iniziative interreligiose, ha dichiarato: “A causa del Covid19 stiamo vivendo un momento particolare, in cui il distanziamento diventa essenziale, pertanto il Centro Culturale con annessa la Moschea sita in via Gaetano Alessi, riaprirà soltanto nel pomeriggio di sabato 23 maggio, per consegnare delle buste dono alle famiglie bisognose della comunità. Confermo che domenica 24 il Centro rimarrà chiuso ai fedeli. La scelta è stata dolorosa ma abbiamo l’obbligo di tutelare la salute dei nostri fedeli e della comunità. Stiamo valutando in linea con l’UCOII una riapertura graduale, inoltre speriamo di organizzare nei prossimi giorni un momento di preghiera comune assieme alle autorità civili e religiose della città”.

Ramadan doni a Messina

Ramadan doni a Messina

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Sono state tante le domande poste ai relatori, dagli studenti dell’Istituto “San Francesco di Sales” – Salesiani Cibali di Catania, che hanno partecipato all’incontro in videoconferenza dedicato alla legalità e promosso dal Miur. Le domande hanno vivacizzato la videoconferenza alla quale hanno partecipato: il generale di brigata Diodato Abagnara, il cappellano militare del Reggimento “Cavalleggeri Guide” di Palermo don Claudio Mancusi, il coordinatore del progetto Miur  “Legalità nelle scuole” avv. Cristian Petrina  e la referente per Catania prof.ssa Giovanna Micale.

A partecipare alunni della terza media con la prof.ssa Raffaella Musmeci e gli studenti del IV e V ginnasio, con la prof.ssa Sarah Donzuso. L’evento è stato dinamico e i  due gruppi di studenti, hanno formulato diverse domande, ne citiamo alcune:  Si raggiungerà la parità tra uomo e donna, così come previsto dall’Agenda 2030? I giovani hanno coscienza del fenomeno mafioso? In tempi di Covid, il senso civico è aumentato o diminuito?

Gli studenti sono stati coinvolti dagli argomenti trattati in videoconferenza, per loro è stata una lezione a distanza, servita a  rafforzare l’offerta formativa dell’Istituto, che da sempre punta su progetti degni di significato: il generale  Abagnara, in collegamento da Londra, ha evidenziato ai giovani l’importanza delle attività lavorative svolte dall’Esercito e in generale dalle Forze Armate, ma anche l’importanza dei diritti e dei doveri dei cittadini. Don Claudio, ha trattato l’argomento della formazione civica di ogni singolo cittadino e sopratutto dei giovani, uomini e donne del domani che, nella famiglia, devono trovare i primi insegnamenti per sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato.

La prof.ssa Micale a fine incontro ha dichiarato:L’evento formativo e culturale è servito alle  varie realtà per intraprendere un cammino comune lungo la strada della legalità”. L’avv. Petrina si è dimostrato soddisfatto, per la dinamicità dell’evento ed ha voluto evidenziare: “Al tempo del Covid19 la didattica a distanza consente di fare nuove esperienze e di unire mondi diversi: questa ne è stata una chiara testimonianza“.

Gli incontri in videoconferenza proseguiranno anche nella prossima settimana, per ricordare le vittime di mafia alla vigilia dell’anniversario della strage di Capaci.

La Video Conferenza

La Video Conferenza

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LA SICILIA PARTECIPA CON IL TEMA: TURISMO: PROMOZIONE DEL BRAND “SICILIA”  NELL’ERA DEI SOCIAL

Palermo, 13/05/2020 – Torna il PA Social Day. La terza edizione dell’evento nazionale dedicato alla comunicazione e informazione digitale via web, social, chat, intelligenza artificiale si terrà mercoledì 20 maggio.
Domani, giovedì 14 maggio nel nuovo live di PA Social, alle ore 11, la presentazione del programma in diretta Facebook.
Temi, interventi, relatori della terza edizione in programma mercoledì 20 maggio saranno presentati live su https://www.facebook.com/asspasocial/ .
L’evento, come ogni anno, coinvolgerà in contemporanea 18 città in tutto il Paese: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Cava dè Tirreni, Cosenza, Firenze, Genova, Lanciano, Milano, Monfalcone, Padova, Palermo, Perugia, Roma, Rovereto, Torino.
A causa dell’emergenza la manifestazione, solitamente organizzato con eventi in presenza, quest’anno si svolgerà con un format interamente online. Un live per l’intera giornata (dalle 9 alle 19) con molte tematiche da approfondire e che coinvolgerà tanti ospiti, relatori e partecipanti, in
diretta sulle pagine e profili Facebook, YouTube, LinkedIn di PA Social e sulla pagina dedicata del sito dell’associazione https://www.pasocial.info/, con aggiornamenti costanti sui principali social con hashtag #pasocial.
Il coordinamento siciliano di PA Social partecipa con il tema: Turismo: promozione del brand “Sicilia”
nell’era dei social.
A presentare il programma, domani, il coordinatore regionale Rosario Gullotta, che illustrerà il panel dei relatori che interverranno il 20 maggio, durante la diretta nazionale, introdotti dalla coordinatrice
regionale Marina Mancini.
A patrocinare l’evento siciliano. L’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, Anci Sicilia, l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Assostampa Sicilia e Confesercenti Palermo.
Lo spazio dedicato alla Sicilia conta anche su i media partner TodoModoTV, Siciliando, Bella Sicilia, Comunicare24, U stratunieddu.

I coordinatori siciliani PA Social sicilia@pasocial.info

Rosario Gullotta: 392.1921797 (Ct)- Marina Mancini: 392.1034305 (Pa)
www.pasocial.info – https://www.facebook.com/groups/PASocialSicilia/

La locandina del PA SOCIAL DAY

La locandina del PA SOCIAL DAY

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Se le libertà di riunione, di ricerca e di studio continuano ad essere impedite

di Carlo Ruta

(Storico e saggista)

Lo stato rovinoso in cui da oltre due mesi versano in Italia le risorse umane e materiali legate ai saperi, alle scienze, alla scuola e ai patrimoni culturali sta procurando danni civili incalcolabili. Ed è sconcertante che tutto questo continui a restare fuori dalla messe di decreti che vengono prodotti, in cui trovano attenzione invece parrucchieri, profumerie, armerie e perfino «compro oro». È drammatico che si continui a non capire.

In questo Paese, da oltre due mesi è stata interrotta ogni tradizione convegnistica. Non esistono più momenti materiali di confronto scientifico, di studio, di analisi, di ricerca sul campo. Non ci si riunisce più per parlare di beni culturali, di storia, letteratura, libri, arte, fede, politica, diritti, solidarietà. Il comparto musicale, a partire da quello concertistico, è stato interamente scompaginato. Il cinema, con tutte le attività correlate, rischia di implodere. Il teatro e l’Opera, quasi inutile dirlo, rischiano addirittura di estinguersi. Occorre allora aggiungere altro?

Nel Paese fioriva una rete complessa di contatti e sinergie che hanno visto cooperare, da decenni ormai in maniera organica, musei, scuole, parchi archeologici, università, istituti di ricerca, biblioteche, fondazioni e centri studi, produttori culturali, scienziati, operatori di ogni arte. Si tratta, evidentemente, di una delle risorse strategiche del costume nazionale: culturale, civile e morale. Per imperizia, errori di calcolo e altro, tutto ciò è stato letteralmente devastato e, pensate un po’, deviato sul virtuale, in definitiva in un vicolo cieco. Il tiepido interesse iniziale è tramontato infatti in un baleno, quando tutti hanno potuto constatare che il mondo digitale, se non si connette con l’esperienza reale, è solo un travestimento del nulla. È comprovato peraltro che l’applicazione di questo modello alla scuola ha prodotto soprattutto frustrazione, nei docenti, negli studenti e nelle famiglie. E qui si apre un’altra voragine.

Da fine febbraio le lezioni nelle scuole di ogni ordine e grado sono sospese, in un contesto continentale che trova ancora una volta l’Italia in una situazione anomala. In alcuni Stati le scuole sono rimaste largamente aperte sin dall’inizio. In altri paesi, come la Germania, il ripristino delle lezioni è avvenuto a fine aprile. In Francia, Spagna, Inghilterra e in numerosi altri paesi avverrà entro maggio. L’Italia rimane perciò il solo paese d’Europa in cui le scuole resteranno chiuse fino a settembre. E come se non bastasse, dalle dichiarazioni, davvero curiose, di un ministro emerge la tentazione di allontanare ancora il ripristino pieno dell’attività didattica, mentre si annuncia l’intento di reimpostare le regole dell’istruzione. Si parla di voler introdurre, in particolare, una seconda modalità strutturata, «a remoto», che, laddove venisse posta in opera, rischierebbe di fare strame di tutta la migliore pedagogia dell’età contemporanea, che converge coralmente sulla centralità inderogabile dello spazio fisico nei percorsi formativi del fare scuola.

Si tratta evidentemente di un vuoto sistemico, che corre, appunto, in maniera uniforme, su svariati livelli, dall’istruzione all’impresa culturale, dal travaglio scientifico all’elaborazione artistica, dall’attività solidale all’impegno civile, tutti legati appunto, in primo luogo, alla socialità attiva, irriducibile al virtuale. Che dire? Che Fare? Proviamo intanto a immaginare, per un solo attimo.

Proviamo di immaginare l’età di Pericle senza la recitazione nei teatri delle opere drammatiche di Sofocle, di Euripide e di Eschilo. Immaginiamola senza i riti, i culti e le tradizioni che ispiravano le arti plastiche di Fidia e quelle architettoniche di Callicrate. Proviamo a pensarla senza gli insegnamenti di Anassagora e di Parmenide, senza lo spazio affollato dell’agorà in cui i rappresentanti del popolo, che formavano l’ecclesìa, vociavano e deliberavano. Immaginiamola ancora priva delle scuole artistiche e di pensiero che attiravano la gioventù e priva di dibattiti spontanei. Si compone evidentemente un’altra storia: solo il fantoccio irriconoscibile e spento di una Primavera che mantiene invece, ancora oggi, un posto chiave nella memoria lunga delle civiltà.

È chiaro allora qual è il rischio che l’Italia, più di altri paesi, corre oggi, se se non si pone freno alla foga impositiva che stringe, proprio fisicamente, impedendo di respirare e di operare, gli universi fisici dei saperi, delle scienze, delle arti e della conoscenza diffusa.

È davvero sorprendente. In questa curiosa seconda fase, in ogni parte d’Italia, tutti i giorni, in qualsiasi momento, è possibile occupare lo scompartimento di un treno, un aereo, un metrò, un bus municipale, un tram, ma viene impedita la sosta fisica in un’aula di liceo e universitaria, in una sala per conferenze, in un laboratorio, in uno spazio seminariale, in una libreria attrezzata per incontri, in un luogo di culto, in una biblioteca dotata di spazi idonei alla discussione. Centinaia di persone, anche nelle aree più infettate, tutti i giorni convergono e operano nelle catene delle fabbriche e nei cantieri ma devono restare chiuse le aule magne, i cinema, i teatri, gli auditorium. È ragionevole tutto questo?

Il clima in cui tutto ciò avviene è poi non meno sorprendente. È davvero curioso che chi dovrebbe insorgere, per formazione, tradizione, militanze di una vita e ruolo, spenda tempo per stilare manifesti solo nella logica della contrapposizione, della guerra polarizzata che avvelena da decenni la vita politica nazionale, e non senta il bisogno di porre in chiaro che il sapere, la conoscenza e l’istruzione costituiscono un bene comune, di tutti, da difendere a prescindere. È curioso che non si avverta che se manca l’ossigeno, se manca l’aria, manca per tutti e non per una sola parte. E questi ambienti più di ogni altro dovrebbero trovare inquietante che libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, come quelle di riunione, di ricerca, di discussione e di culto continuino ad essere degradate e vengano ricondotte nella categoria dell’«assembramento», davvero triste, tenebrosa e perfino evocativa.

Carlo Ruta

Carlo Ruta

 

Un «decalogo» per il buongoverno dell’Italia al tempo del Coronavirus. Suggerimenti all’Amministrazione Conte

di Carlo Ruta

(storico e saggista)

 

Si deve provare a tutti i costi, per il bene del Paese, a fuoriuscire dal clima di lotte intestine che colpisce l’Italia. C’è un «sistema» iper-identitario che da decenni ormai cavalca e fomenta il pregiudizio, la paura dell’altro, dello straniero, assunto come nemico e ladro di risorse. Ciò segna, evidentemente, un arretramento sul piano civile e delle tradizioni solidali. È un chiodo conficcato nella storia riemerso da tempo, anche qui da noi, con particolare virulenza. Non fa bene perciò al Paese. E anche in tempo di pandemia il clima nazionale risente di questo clima logorante, che continua ad avere, a dispetto dell’eccezionalità del momento, effetti di polarizzazione e di scontro. Bisogna tuttavia non perdere di vista l’obiettivo primario, che è quello di portare il Paese fuori dall’emergenza nel più breve tempo possibile. Si tratta d’inventare e di organizzare allora una difesa sistematica che ponga al centro la ragionevolezza e un realismo politico all’altezza dei tempi.

Si sono registrati problemi di conduzione, riconosciuti anche all’interno della compagine di governo. Di certo sono stati effetto di una situazione nuova e fino a gennaio imprevista. Questi problemi si sono tradotti in intempestività, in deficit di coesione, e così via. Ma è importante che anche questa «fase 1-2» venga superata.

Partiamo allora da una considerazione. A gennaio è nato un governo politico, guidato da Giuseppe Conte, ed è naturale che continui a fare il proprio lavoro, in questo momento critico, malgrado la diversità di anime che lo travagliano, che comunque non sono qui in discussione. In una democrazia parlamentare è così. Ma l’emergenza in atto richiede atti e progettazioni del tutto nuove nella politica nazionale, che non possono venire dal nulla e improvvisare, perché i rischi, stavolta, sono davvero enormi, sul piano economico, sul piano sociale, sul piano culturale e così via. Sono necessarie allora risorse umane aggiuntive, di garanzia, che possono essere tratte dal Paese civile, tra le figure più rappresentative e i più in grado di farsi testimoni attivi di un tragitto particolarmente difficile della storia italiana, e occorrono, contestualmente, atti forti e autorevoli. Ecco allora, in dieci punti base, dei suggerimenti, per cercare di vincere al più presto il confronto con la pandemia e, nel contempo, per togliere terreno agli strateghi delle chiusure iper-identitarie, della disunione e dello scontro a prescindere.

1) Il governo c’è appunto, è composto di tredici ministeri, che esprimono l’anima politica del progetto. Come si diceva, è giusto che continui a lavorare, ed è opportuno, per il Paese, che continui a lavorare il presidente del Consiglio, Conte, che possiede un garbo gradito a larghe fasce dell’opinione pubblica e un’indole alla mediazione che può costituire anche un valore aggiunto. Ma, ferma restando la continuità politica, sarebbe un gesto importante un rimpasto di governo non traumatico, a fronte, appunto dell’emergenza pandemica, con alcune figure di garanzia, solo in alcuni ministeri investiti da particolari criticità. Questo avvicendamento, che si potrebbe concepire come temporaneo, potrebbe riguardare appena 4 ministeri su 13.

2) Ministero della Giustizia. In un contesto tanto agitato sarebbe importante affidarne la guida ad un costituzionalista di altissimo profilo. In piena pandemia possono insorgere problemi di disuguaglianze, abusi, ingiustizie, recrudescenze criminali. Possono porsi problemi giurisdizionali inediti. Possono emergere problemi con le magistrature e tra magistrature. Un ministro della giustizia autorevole e forte, sostenuto da un background importante, in questo senso aiuterebbe non poco, e si potrebbe pensare, ad esempio, a costituzionalisti di prestigio come Augusto Barbera, Sabino Cassese, Fulco Lanchester,  Francesco Palermo e altri ancora.

3) Ministero dell’Istruzione. Anche la Scuola e l’Università sono oggi nell’occhio del ciclone e rischiano tracolli. Sarebbe perciò importante porre in campo idee strutturate, esperienze lunghe e capacità di decisioni sicure. Per la carica di ministro si potrebbe pensare, ad esempio, a storici e docenti come Andrea Giardina e Carlo Ginzburg, o altre figure di uguale levatura.

 

4) Ministero dell’Interno. Anche in questo ambito, un ministro proveniente dal costituzionalismo sarebbe la cosa più opportuna, per le situazioni difficili che possono profilarsi nel paese. Si potrebbe sceglierlo tra Marta Cartabia, Alessandro Pajno, Gustavo Zagrebelsky e altre figure di analogo prestigio.

 

5) Ministero dei Beni e Attività culturali. L’esperienza del ministro Dario Franceschini è stata a conti fatti decorosa. Ma l’impatto dell’emergenza sul comparto è devastante e un segnale importante potrebbe essere perciò di porre a capo di questo ministero, in questi mesi tanto difficili, un addetto ai lavori di grande rilievo emblematico come l’archeologo Andrea Carandini, o altri dello stesso rilievo, nazionale e internazionale.

 

Sul piano poi della gestione politica sarebbero significativi una serie di atti.

 

6) Occorrerebbe centralizzare la distribuzione dei dispositivi di protezione. Rimane fondamentale che sia lo Stato a fornire a tutte le famiglie italiane, sotto la propria egida e garanzia, un tipo di mascherina adeguato alla situazione pandemica, con filtraggio bilaterale e preferibilmente lavabile. Gli effetti sarebbero di certo estremamente produttivi.

 

7) Anche se al Nord-«locomotiva» può non piacere, è importante che si cominci a diversificare la risposta all’infezione, facendo un preciso distinguo tra le aree italiane in cui il virus ha fatto il nido, soprattutto al Nord, e quelle che più si sono dimostrate refrattarie all’infezione. In queste ultime occorrerebbe porre in opera un forte monitoraggio e introdurre l’impiego organico dei dispositivi di protezione, nella direzione di un ripristino veloce della normalità. Nelle aree di maggiore criticità sarebbe importante regolarsi invece in base ai mutamenti, con chiusure e aperture a seconda dei casi, nella prospettiva comunque, anche in queste aree, di un ritorno rapido alla normalità.

 

8) Occorrerebbe che il governo dirigesse il proprio sguardo, più di quanto non abbia fatto fatto finora, verso il Sud dell’Italia, che, a causa della rigida uniformità delle risposte, ha subito dissesti enormi, che si aggiungono a quelli di terreno, che negli ultimi decenni hanno elevato il trend dello spopolamento.

 

9) Rapporto con l’Europa. L’Unione Europea non è, in sé e per sé, la salvezza assoluta o la rovina assoluta. La Grecia dimostra, eroicamente direi, che non è la prima. Il Regno Unito dimostra che non è la seconda. Trattare è lecito e può essere anche produttivo, ma va tenuta alta la guardia e difesa la dignità nazionale del Paese. I «Piani Marshall» possono essere una risorsa, ma il più delle volte diventano una catena al piede, specie in contesti di crisi che, come quella che si paventa oggi, possono spingere a chiusure egoistiche in grado di far traballare tavoli e scompaginare ogni sorta di patto solidale. L’Italia prima ancora di questi patti, ha bisogno oggi di un New Deal, di un Nuovo Patto, per dirla alla Roosevelt, tra lo Stato e le categorie sociali, che sia tuttavia equo. Un paese forte, in grado di unire tutte le sue componenti sociali in un momento tanto difficile, costituisce la migliore condizione per poi trattare con l’Europa e con altri paesi, come USA, URSS, Cina e così via. E un governo il più possibile autorevole è la condizione maggiore perché questo Nuovo Patto si realizzi.

 

10) Comitati e task force. Ne sono state istituiti parecchi, per contrastare la pandemia, e ovviamente non si tratta di organismi inutili. Queste strutture debbono aiutare il Paese a risolvere problemi contingenti, ma non sono lo Stato. I loro componenti non sono tenuti a conoscere le regole dello Stato di Diritto, perché le loro competenze sono altre. È importante allora che le decisioni che contano spettino, in ultima istanza, alle istituzioni del Paese, in primis al Governo e che vengano definiti con chiarezza i ruoli di questi comitati, rendendone peraltro pubblici i componenti, gli atti, le spese e i confini del mandato.

 

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BENI CULTURALI/Sicilia e Fase 2: ripartono i cantieri al Parco Naxos Taormina

Al Teatro Antico ripresi i lavori della nuova caffetteria “Semaforo” con panorama mozzafiato sul mare

Il Direttore del Parco, Gabriella Tigano: “Archiviato il 2019 con lo storico record di oltre 1 milione di presenze nei tre siti, ci prepariamo dopo lo stop alla riapertura al pubblico: in arrivo abbonamenti annuali per singoli e famiglie a prezzi popolari per una grande bellezza no-limits”

Giardini Naxos (Me), 6 maggio 2020 – Lo storico traguardo del 2019, con il raggiungimento del record del milione di visitatori – 1.033.656 presenze tra Taormina (888.516), Isola Bella (126.004) e Naxos (19.136): 40mila in più rispetto al 2018, fermatosi a 993.668 – è ormai un ricordo e il Parco Archeologico Naxos Taormina, guidato dall’archeologa Gabriella Tigano, con l’ingresso del Paese in Fase 2 si rimbocca le maniche in vista della riapertura effettiva dei siti dopo la pausa di due mesi imposta dall’epidemia del coronavirus. Proseguono i periodici interventi di sanificazione a base di perossido di idrogeno sia delle aree espositive e dei reperti, come delle aree di lavoro di custodi e addetti del Parco.

 Da lunedì 4 maggio sono tornati operativi alcuni cantieri del Parco, in particolare al Teatro Antico di Taormina sono in programma tre interventi: si lavora all’edificio nominato “Ex Semaforo”, sul belvedere più alto del promontorio del teatro, destinato a diventare un’esclusiva caffetteria “sospesa” tra cielo e mare, nel blu dello Jonio: un luogo magico, che invita al relax e alla placida contemplazione di un panorama straordinario. Da mercoledì 6 sono ripartiti i lavori dell’Enel per lo spostamento della cabina, che libererà dei volumi importanti nell’area retrostante il teatro destinati ad ulteriori servizi igienici per i visitatori, mentre fra i lavori programmati – e funzionali alle misure di sicurezza della Fase 2 – c’è l’installazione dei tornelli a fianco delle biglietterie, per distanziare i visitatori ed evitare capannelli all’ingresso.

 “Siamo in attesa – spiega Gabriella Tigano delle linee guida nazionali e regionali in merito alla gestione in sicurezza dei siti archeologici e dei musei, sugli ingressi contingentati e le distanze. Ma intanto ci stiamo preparando alla riapertura al pubblico prevista per il 18 maggio in collaborazione con Aditus, la società di servizi aggiuntivi che cura la biglietteria, predisponendo l’acquisto di strumenti per la misurazione della temperatura, di gel igienizzanti e mascherine e proseguendo con la sanificazione degli ambienti comuni fatta anche in questi due mesi di chiusura. L’accesso al teatro di Taormina e all’area archeologica di Naxos, spazi molto grandi, non porrà significativi problemi di contingentazione, ma per il museo di Naxos e di Isola Bella dovremo prevedere ingressi scaglionati. Per venire incontro ai visitatori, e riannodare il rapporto con le comunità del territorio, molto presto introdurremo degli abbonamenti a prezzi popolari e destinati anche ai residenti occasionali. Saranno individuali o familiari, per uno o tutti e tre i siti così da poter venire a vedere i monumenti anche per semplici passeggiate quotidiane, godendo della quiete, del verde e della bellezza del paesaggio che, come Parco Naxos Taormina, sono il tratto distintivo della nostra offerta culturale. E con la bella stagione in arrivo programmeremo le visite serali, sotto le stelle al Teatro antico. Sarà impossibile ripetere i numeri straordinari dello scorso anno, ma siamo certi che un poco alla volta, imparando a convivere con il Covid-19, tutti noi torneremo a cercare la bellezza e la memoria del passato, beni dei quali l’umanità – abbiamo imparato – non può assolutamente fare a meno”.

 Fra le attività programmate dal Parco per le prossime settimane, figura l’imminente installazione della nuova segnaletica, analoga a quella introdotta lo scorso anno al teatro di Taormina, nell’area archeologica di Naxos. I totem, oltre a suggerire due itinerari di visita – uno breve e l’altro più lungo, a seconda del tempo a disposizione –, orienteranno il visitatore alla conoscenza diretta dei luoghi-chiave della vita nell’antica polis greca: dalle case al santuario, dalle mura di fortificazione ai resti del tempio, dalle fornaci (dove si realizzavano stoviglie e simulacri da offrire alle divinità) alla Torre Vignazza attraversando gli incroci stradali di platèiai (strade grandi) e stènopoi (strade piccole). Nuova segnaletica in arrivo anche per il centro abitato di Taormina, con analoghi totem che, dalla funivia, al terminal bus e fino alla Villa Comunale e Isola Bella, saranno un presidio informativo per tutti i visitatori.

Prosegue per Francavilla di Sicilia, il lavoro per il nuovo allestimento permanente dell’Antiquarium di all’interno di Palazzo Cagnone. Grazie allo smart working e a una piattaforma condivisa, accessibile anche da remoto, in questi due mesi i vari professionisti del Parco hanno potuto proseguire la progettazione per integrare l’allestimento tradizionale con strumenti digitali, ossia un video introduttivo e la sala immersiva. L’apertura è in programma per fine giugno.

PNT, Gabriella Tigano, direttrice Parco Archeologico Naxos Taormina

PNT, Gabriella Tigano, direttrice Parco Archeologico Naxos Taormina

Parco Archeologico Naxos – Taormina

Il Parco archeologico, oggi denominato di Naxos–Taormina è stato istituito nel 2007 e gode di autonomia scientifica, di ricerca e organizzativa, amministrativa e finanziaria. Dal 2013 il Parco ha la gestione di alcuni tra i più importanti siti monumentali e paesaggistici della provincia di Messina: il Museo Archeologico di Naxos con le sue collezioni; il Teatro Antico di Taormina; Villa Caronia; il Museo naturalistico di Isolabella, le aree archeologiche di Taormina e Francavilla.

Dal 2019 sono gestiti dal Parco, Palazzo Ciampoli (Taormina) e il Monastero e Chiesa Basiliana dei Santi Pietro e Paolo (Casalvecchio Siculo) e si attesta all’Ente anche Castel Tauro. Dal giugno 2019 il Parco è diretto dall’archeologa Gabriella Tigano. Fra i grandi eventi gestiti dal Parco e che hanno visto protagonista il Teatro Antico di Taormina – secondo sito più visitato in Sicilia dopo la Valle dei Templi, mentre il sito di Naxos è sesto nella classifica italiana – figurano il G7 nel maggio 2017 e la visita del Dalai Lama nel settembre dello stesso anno. Nel corso del 2019 i siti gestiti dal Parco Naxos Taormina hanno sforato, per la prima volta, lo storico record di 1.033.656 visitatori (esclusi gli oltre 150.000 spettatori degli eventi serali nel Teatro Antico di Taormina nel periodo tra giugno e settembre).

Info pubblico 0942 51.001 – 0942 628.738

 

 

Sanificazione a Villa Caronia (Taormina), sede direzionale del Parco

Sanificazione a Villa Caronia (Taormina), sede direzionale del Parco

Teatro Antico, cantieri futura caffetteria Semaforo, al belvedere

Teatro Antico, cantieri futura caffetteria Semaforo, al belvedere

Teatro Antico, lavori alla cabina ENEL

Teatro Antico, lavori alla cabina ENEL

Teatro Antico, maggio 2020

Teatro Antico, maggio 2020

Antiquarium, sanificazione (esterni)

Antiquarium, sanificazione (esterni)

Antiquarium, sanificazione

Antiquarium, sanificazione

 

 

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Lo storico e saggista Carlo Ruta

Lo storico e saggista Carlo Ruta

Una disamina attenta delle fratture che mettono in discussione i modelli di vita imperanti mentre sollecitano il mondo più industrializzato ad una autoanalisi profonda. Una critica ferma ai sistemi. Una esortazione continuata a lasciarsi ispirare dalla saggezza prudente. Una indagine in progress che scandaglia le radici di un dramma prevedibile.

 di Redazione

 È appena uscito. Si intitola I giorni della peste e il sottotitolo precisa: Il presente tragico e i richiami della storia. In copertina, un mesto e significativo dipinto di Edvard Munch. Si tratta di un brillante saggio di analisi del tempo presente scritto nei giorni cruciali della pandemia in Italia, in perfetta connessione con gli eventi, dal 9 di marzo fino al 4 maggio 2020, e pubblicato dalle Edizioni di storia e studi sociali. Carlo Ruta, studioso della storia mediterranea e delle civilizzazioni tra i più innovativi e originali in Europa, spiega con questo libro i contesti drammatici del contagio, e lo fa, da lettore professionale del passato, al lume della storia. Ne esce una riflessione lucidissima, che contribuisce a definire l’ampiezza e la complessità ma soprattutto i rischi di prospettiva, sociali e civili, di quel che sta avvenendo.

Al centro di questa analisi in progress non è solo l’infezione del Covid 19, con i suoi spostamenti e le sue drammatiche evoluzioni tra le popolazioni più interconnesse della Terra. La «peste» evocata dal titolo, come emerge in maniera concisa nello scorrere delle pagine, è anche un’entità altra, qualcosa di immateriale, un modo d’essere coercitivo e imperioso, annidato profondamente nei sistemi, che la grave situazione sanitaria ha in fondo solo aiutato ad venir fuori.

Questa seconda «infezione», morale e civile, è tenebrosa e subdola, presenta caratteri distruttivi ma anche autodistruttivi, si riproduce nell’errore, per adesso, e, potenzialmente, nell’orrore. Quindi va portato riconosciuto, controllato, svelato. Questa «peste», immateriale e «corroborante», spiega lo studioso, «mina la coesione tra i paesi, impedisce il flusso ordinato delle idee, provoca un irrigidimento della ragione, quindi chiusure e pregiudizi». L’autore fornisce, allora, una chiave di quel che sta accadendo realmente, e mette in guardia, appunto, dai pericoli che si corrono, a partire comunque dal caso Italia, che, nel quadro generale dei paesi, presenta una disunità polarizzata e strategica che diventa sempre più preoccupante.

Le conclusioni cui, arriva, con il supporto di dati e indizi importanti, sono estremamente serie, sulla tenuta, soprattutto, di quella che Norberto Bobbio definì l’età dei diritti. Il Covid 19, spiega lo storico, ha finito con il mettere meglio in luce tensioni e aspirazioni malsane che erano latenti. In vari paesi lo si sta usando, infatti, per torsioni legislative e regressioni istituzionali. E in questo quadro, connotazioni proprie sta assumendo appunto la situazione italiana, dove l’indebolimento del sistema democratico, già in corso da decenni, si associa oggi a problematiche dirompenti, economiche e sociali.

Scrive lo storico in premessa: «Non è una cronaca ma un contributo di analisi, sui danni materiali e morali, le fratture, gli smottamenti sociali e civili provocati, o solo portati violentemente alla luce, dalla pandemia. La prospettiva è perciò complessa e pluridirezionale, con richiami mirati alla storia, lunga e breve, adoperata come punto di riferimento mobile da cui trarre indizi, segnali, suggerimenti e termini di paragone. Le parti che compongono il testo sono state redatte e pubblicate […] nel tempo “sospeso” e tuttavia travolgente in cui il contagio pandemico del Covid 19 ha sconvolto la quotidianità dei paesi e dei continenti. Registrano quindi un transito di frontiera, forse epocale, che non fornisce in ogni caso, attraverso gli strumenti consueti, un orientamento sicuro, tra un inizio che forse non è un inizio e una proiezione in avanti che si presenta oscura e pericolosa. Alla riflessione serrata dei fatti si associa perciò una critica ferma ai sistemi, che hanno determinato con le loro condotte il degrado degli ambienti, mentre si esorta a vigilare a tutto campo, perché la civiltà dei diritti non regredisca e non lasci il campo ad una diffusa e spaesante condizione di crepuscolo».

La copertina del libro

La copertina del libro

 

Carlo Ruta, saggista e storico delle civilizzazioni, si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Messina. Si è laureato poi in Teorie della morale della conoscenza e della comunicazione all’Università degli Studi di Urbino. È autore di alcune centinaia di saggi scientifici. Ha condotto studi sulle culture materiali e le tecniche del mondo fenicio, sul ruolo di Cartagine nella strutturazione dell’Occidente mediterraneo, e ancora, sugli sviluppi della razionalità nel mondo greco arcaico e classico e sui percorsi civili della Roma antica. Ha focalizzato inoltre alcuni momenti chiave dell’età di mezzo, con testi sul regnante goto Teoderico, sui saperi del XII secolo, sulle aperture e le ambivalenze del XIII secolo, e sui modi in cui le rivoluzioni tecnico/scientifiche hanno interagito con le grandi scoperte geografiche della prima modernità. Ha collaborato, con lezioni e seminari didattici, d’indirizzo storiografico, con l’Università degli Studi di Catania, Dipartimento di Scienze Umanistiche, e con la Scuola di Specializzazione in Archeologia dello stesso ateneo. Ha collaborato inoltre, con lezioni seminariali, con l’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento Culture e Società. Ha diretto riviste bibliografiche. Ha curato due portali web di documentazione storica. Dal 2013 è iscritto alla Società Filosofica Italiana, sezione di Urbino. Ha relazionato in centinaia di convegni di studio. È l’ispiratore del progetto storiografico Storia dei Mediterranei, di cui sono già usciti tre tomi ed è prossima l’uscita del primo annale. È stato consulente scientifico di diverse case editrici nazionali. Ha svolto dal 2008 al 2012 attività di consulenza storico-sociologica per l’Organizzazione Libera e per la fondazione Libera Informazione. Ha condotto reportage e ricerche storico-sociologiche per numerose testate nazionali, tra cui il manifesto e Narcomafie.

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Aiutiamo i bambini, famiglie e medici degli ospedali pediatrici siciliani

Il progetto  “DPI Baby, insieme per proteggervi incondizionatamente”, è nato nei giorni scorsi per difendere in questi giorni particolari contrassegnati dall’emergenza COVid19, i bambini, le loro famiglie e i medici dei reparti pediatrici degli ospedali siciliani. La raccolta fondi si concluderà dopo la metà di maggio e c’è bisogno della generosità di tutti, per donare basta collegarsi al sito web e leggere attentamente le spiegazioni: https://www.laboriusa.com/campaigns/dpi-baby-dobbiamo-proteggervi-incondizionatamente/

DPI Baby, è nato per mettere a punto un’azione mirata alla difesa dal COVid19 dei nostri piccoli malati, ospiti delle strutture pediatriche dell’isola, purtroppo la pandemia ha modificato le vite di tutti noi coinvolgendo tutte le generazioni. Con le donazioni si darà la possibilità a Cittadinanzattiva Onlus di distribuire, grazie alla rete di volontari presenti sul territorio, un kit individuale di protezione a misura di bambino.

I DPI Baby saranno consegnati alle unità operative di Chirurgia Pediatrica e Pediatria dall’Arnas Garibaldi di Nesina (Catania), U.O. di  Oncoematologia Pediatrica ARNAS Civico, Di Cristina e Benfratelli di Palermo e Oncologia Pediatrica del Policlinico di Catania,  con l’obiettivo di offrire dotazioni di protezione individuale per muoversi in sicurezza all’interno dei presidi ospedalieri.

Il Kit Baby DPI comprenderà mascherine chirurgiche per i genitori, mascherine personalizzate per i bambini, mascherine ffp2 per i sanitari, termometri laser per i reparti, termometri standard per le famiglie e una brochure illustrativa per i genitori.

Il segretario regionale Giuseppe Greco ha dichiarato:Non ci siamo dimenticati dei nostri bambini malati e delle loro famiglie, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti  per contribuire al benessere e al potenziamento del senso di sicurezza dei genitori, proiettato anche e soprattutto ai nostri bambini malati. Le donazioni stanno andando avanti ad un buon ritmo e mi attendo nei prossimi giorni e nella prima decade di maggio un picco di solidarietà, che dia ristoro e aiuto ai nostri bambini che soffrono“.

La locandina

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