AGOSTO 2019
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Cirneco

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SONY DSCGran bel cane di razza il Cirneco che esiste in Sicilia dalle epoche più remote. E’ un cane da caccia adatto a terreni aspri e specialmente indicato per la caccia al coniglio selvatico e la lepre – cane dotato di grande temperamento, e dolce ed affettuoso, nel contempo.
Secondo alcune tesi pare che tragga le sue origini da antichi cani da caccia allevati in età faraonica nella Valle del Nilo e diffusi, in Sicilia dai Fenici. Successivi studi hanno indicato che, molto probabilmente, il Cirneco sia una razza autoctona siciliana, della regione Etnea, poiché i documentari di monete ed incisioni rivelano come il Cirneco esistesse già da molti secoli prima della venuta di Cristo. . Una teoria accreditata, al momento, sembra quella che li vede discendere dal lupo abissino. Come il “cugino” Pharaon Hound (che gli somiglia moltissimo, ma è di taglia maggiore) e come il Podenco spagnolo, si è sviluppato nel bacino del Mediterraneo, dove ha cominciato ad affiancare l’uomo nella caccia a partire dall’era faraonica: ma se un tempo si riteneva che il Pharaon Hound fosse il suo diretto progenitore, oggi comunque si tende a credere che la razza si sia sviluppata autonomamente e che sia autoctona siciliana.
Come tutti i cani primitivi, il Cirneco non è un cane “costruito” dall’uomo; la sua evoluzione è stata completamente naturale, il che fa sicuramente parte del suo fascino, così come l’aspetto esotico e particolarissimo. E’ presente in Sicilia da “almeno” tremila anni, perché se ne hanno tracce storiche fin da quel tempo. Del Cirneco hanno parlato Aristotele (che nel suo “De Natura Animalium” descrive un “cane dalle orecchie aguzze” definendolo “antico cane mediterraneo”), Linneo, Claudio Eliano e molti altri studiosi naturalisti. Aristotele fornisce anche la più attendibile etimologia del nome Cirneco: “razza di Cirene” (dal greco Kjrenaikòs, da cui si passa a cyr naecos con la trasposizione latina che vede l’inserimento del dittongo AE e l’elisione della vocale E). Diverse monete sicule portano l’effige di questo cane. Altre testimonianze si trovano nei mosaici della Villa Romana di Piazza Armerina. Naturalisti come il Bellin e il Keller hanno studiato le origini di questi cani. La somiglianza con i levrieri è indiscutibile, ma i graioidi di tipo primitivo sono decisamente più rustici e più adatti al tipo di terreno su cui si devono muovere, in particolare alla roccia vulcanica nel caso del Cirneco.
Il Cirneco si presenta con una figura molto snella, con zampe lunghe, orecchie dritte e con un corpo muscoloso, ma nello stesso tempo molto elegante. Ha un fiuto eccezionale ed è agilissimo nel cambiare direzione durante l’inseguimento della preda. Malgrado abbia l’aspetto che ricorda quello dei levrieri, non caccia a vista ma usa l’olfatto come un cane da cerca. Secondo la classificazione della Federazione Cinologica Internazionale (F.C.I.), tutti i cani appartenenti alla razza dei “levrieri” appartengono al 10º gruppo, mentre il Cirneco è inserito nel 5º Gruppo, quello delle razze di tipo primitivo.
Dotato di grande intelligenza è, generalmente, indipendente e solitario. Di norma diffidente con gli estranei si affeziona ad un solo padrcirneco-3one. Si può dire che abbia le sue simpatie ed antipatie a pelle: con alcuni individui non socializza e, alla loro vista, abbaia; con altri, inizialmente, si mostra aggressivo, ma poi socializza; con altri ancora prova un feeling immediato e socializza subito. È un cane che per il padrone darebbe tutto se stesso.
La vita media di questo cane è molto elevata, quindici anni circa, ma esistono esemplari che vivono anche venti anni. Cane velocissimo e molto agile è capace di raggiungere persino i 40/45 km/h nella corsa. Generalmente raggiunge l’altezza di 46-50 cm al garrese negli esemplari maschi, mentre le femmine misurano dai 42 ai 46. Il peso del maschio si aggira intorno ai 10-12 kg, mentre le femmine raggiungono gli 8-10. La lunghezza del tronco è, in media, uguale all’altezza al garrese: il cirneco ha, dunque, una costruzione quadrata. È strutturato da una massa muscolare che comprende l’80% del corpo. Si presenta snello e, se nutrito in modo adeguato, mantiene una linea elegante e slanciata. I colori del mantello del Cirneco dell’Etna vanno dal sabbia dorato al cervo scuro; talvolta sono presenti macchie bianche, su tutto il corpo; sebbene molto rari ne esistono colorati di bianco arancio (come nel setter inglese) e di bianco puro (pur non essendo propriamente albino). Il colore riconosciuto dagli standard di razza è il fulvo più o meno intenso, isabella e sabbia, con lista bianca in fronte, al petto, zampe bianche, punta della coda bianca e ventre bianco.
La razza è stata riconosciuta dall’ENCI nel 1940, con standard morfologico redatto dal Solaro. La prima allevatrice di grande rilievo, che diede un contributo fondamentale alla selezione, fu Agata Paternò Castello, appassionata e competente cinofila catanese. Data la localizzazione estremamente circoscritta del Cirneco, che solo da pochi anni ha varcato i confini siciliani, la bibliografia in materia è piuttosto scarsa. Nell’Ottocento venne pubblicato un trattato di Giuseppe Galvagni, Fauna Etnea, Memoria 3° sulla terza famiglia dei carnivori, che descrive attentamente e minuziosamente il Cirneco e l chiama, alla maniera naturalistica, canis etneus. Nel 1972 è stata pubblicata una monografia estremamente accurata da Giovanni Bonatti Nizzoli di Carentino, che ancor oggi costituisce l’opera più completa sulla razza.

                                                                                                                                      ROSARIO MESSINA

1 Dracma con Cirneco

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