MARZO 2018
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Giardini Naxos (Me). In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale il Modulo Dipartimentale di S.M. di Taormina diretto dalla dott.ssa Domenica Nucifora ha avviato una iniziativa che prevede la creazione di una biblioteca per gli utenti presso il Centro di Salute Mentale di Giardini-Naxos ubicato in Via Guglielmo Marconi nel rione Ortogrande. Lo scopo è quello di sviluppare attività riabilitative legate a Laboratori di lettura ed elaborazione cognitiva.

 

1X Locandina

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TAORMINA. Ma quanto è stata complicata la vita per un giovane ventenne di fine millennio! Potrebbe essere questa la considerazione, e chiusa finale, di “Tutto quell’amore disperso” (Edizioni Il Foglio, 2014) il libro di Luca Raimondi protagonista sabato 23 maggio, alle ore 18:30, del Caffè Letterario di ”Spazio al Sud” condotto da Milena Privitera, ospite ancora una volta dell’elegante sala “Naumachie” dell’Hotel Isabella di Taormina. La kermesse letteraria, ideata ed organizzata dall’associazione “Arte&Cultura a Taormina” la cui presidente, MariaTeresa Papale, firma anche la direzione artistica, è sponsorizzata dall’Associazione Albergatori di Taormina, patrocinata da partners di rilievo quali il Comune di Taormina, Taormina Arte, “Associazione Imprenditori Per Taormina, “Gais Hotels Group”, e vede la collaborazione dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì”. Il libro, una sorta di romanzo di formazione a metà tra il diario e lo sfogo personale, continua a tratteggiare il ritratto di Carlo Piras già protagonista del romanzo precedente – “Se avessi previsto tutto questo” – figlio unico, viziato ed un po’ fragile, che naviga a vista tra “ragione e sentimento” per costruire la propria identità. Scoprendo troppo tardi, ed a proprie spese, di aver commesso un grave errore a lasciare la taciturna fidanzatina, Sofia, per andare all’inseguimento di altre gonnelle. Con una vivacissima Catania universitaria a far da sfondo ad un amore complicato, il tragicomico percorso di formazione sentimentale di Carlo – evidente alter ego di Luca – diviene una sorta di metafora per una generazione che aveva vent’anni alla fine del millennio scorso: ragazzi pieni di interessi ma anche preda di complicate elucubrazioni mentali, che si cimentano col teatro, ovviamente, “off-off” e girano corti dalle molte pretese, che studiano filosofia e manifestano per Rifondazione Comunista, in mezzo a professori crudeli e ragazze complicate. Un’esplosione di gioventù, un cocktail di arroganza, superficialità, impegno, incoscienza: inadeguati, presuntuosi e fragili come sono normalmente i giovani in quella tappa della vita dove non hanno ancora ben chiara la strada da percorrere, e, sognando di costruire il futuro, si ritrovano, poi, magari, a chiedere/rsi: “che ne abbiamo fatto del nostro avvenire?” il bel libro di Raimondi è anche l’occasione per una colonna sonora di tutto rispetto con Carlo che riesce a trovare qualcosa dell’amata Sofia persino in un disco dei CCCP dal titolo Epica Etica Etnica Pathos. Laurea in filosofia, regista, montatore, sceneggiatore, direttore di sei edizioni del Festival del Corto Siracusano, Raimondi è un esponente di spicco di quella sorta di prolifica incubatrice di talenti che negli ultimi anni si è rivelato essere il Sud-Est siciliano: una nutrita schiera di giovani scrittori, cresciuti tra Siracusa e Catania, che con le loro opere sono diventati la punta di diamante della new wave letteraria italiana. Ed il recentissimo “Premio alla Cultura Simone Tasca 2015″, assegnatoli a Gela, lo conferma.
Il Palinsesto di Spazio al Sud edizione 2015 prevede altri appuntamenti:
Sabato 11 luglio, alle ore 18:30, sulla panoramica terrazza dell’Hotel Isabella con magnifica vista sul Teatro Antico e sui tetti della città: il taorminese DOC Stefano Veroux, reduce dal successo de “La Rocca delle Ingrate”, presenterà“L’Uomo che guariva i morti”, spumeggiante testo siculo-italiano che ritrae con sapienti pennellate e caustiche descrizioni, una galleria di… “personaggi” tipici della zona nel corso di una serata che si preannuncia già un evento. Come un evento è la “Personale” di pittura di Carlo Malacarne, artista di punta dell’arte italiana contemporanea, le cui tele traboccano di una cromaticità potente e prepotente.
Mercoledì 15 luglio un nuovo appuntamento con la mostra, che si inaugura alle ore 18:30 nella magnifica location barocca dell’ex-chiesa del Carmine con una quarantina di opere esposte – tra cui alcune dedicate a Taormina. Rimarrà aperta tutti i giorni, festivi compresi, con orario 10:30/12:30 e 18:00/ 22:00 e chiuderà i battenti sabato 1 agosto alle 22.

Dopo la pausa estiva, il “Caffè letterario” riprenderà i suoi incontri, sempre ospite dell’Hotel Isabella, sabato 10 ottobre alle ore 18:30 presentando il giovane scrittore calabrese Demetrio Verbano ed il suo “L’attimo eterno”. Un romanzo d’amore e d’amicizia, dai toni intimistici, ricco di atmosfere magiche, giocato su due livelli temporali e geografici alternati – corrispondenti alla numerazione pari o dispari dei capitoli – dove protagonisti sono tre ragazzi, Giuseppe, Jessica e Sidney: ognuno, a modo proprio, “speciale”, tutti e tre emarginati dagli altri compagni, uniti tra di loro da un’amicizia indissolubile.
Di tutt’altro genere “La solitudine di un riporto”, presentato il 24 ottobre, del siracusano Daniele Zito, ingegnere informatico ricercatore all’Università di Catania, che in un giallo dai risvolti terroristici-criminali, percorso da continui, sottili, omaggi alla grande letteratura europea, narra di un libraio brutto, paranoico e “bombarolo”, dall’infanzia disastrata e piena di misteri, prigioniero di se stesso e della sua dolorosa solitudine, usato dalla malavita e braccato dalla polizia: Antonio Torrecamonica, che, non accettando come molti la realtà, cerca di nascondere la calvizie con un orripilante “riporto”, che odia i lettori avventuratisi nel suo negozio, che odia soprattutto i libri che non legge mai. Lo stesso Antonio Torrecamonica, dallo sguardo di bimbo, che, proprio grazie alla suggestione scaturita da una frase di Garcia Marquez nel primo libro preso nelle mani dopo vent’anni, scopre l’amore e la forza per cambiare vita.
Ancora un giallo quello presentato il 7 novembre, alle ore 18:30: “La borsa dell’avvocato” del messinese Giuseppe Quattrocchi. Ambientato nel dopoguerra in una Sicilia tentata dall’indipendenza, con una mafia che smette i panni rurali per buttarsi nel grande affare della ricostruzione, è l’intreccio di tante storie che si intersecano in un paesino della costa jonica messinese, dove i punti di riferimento sono quelli tipici, piazza, chiesa, municipio, caserma dei carabinieri, bar. Un omicidio, una borsa con documenti preziosi che scompare e la storia, asincrona, si sviluppa tra pettegolezzi, intrighi di paese, pesanti interessi che vengono da lontano ed un maresciallo dei Carabinieri che, implacabile, continua ad indagare “per rimettere le cose a posto”. Il 21 novembre, alle ore 18:30, sarà la volta di Cristina Marra, ideatrice del “Festival del Giallo” di Cosenza e curatrice per Falco Editore delle raccolte “Vento Noir” ed “Animali Noir”. Quest’ultima antologia sfoggia la firma di tredici autori, tra cui Mimmo Gangemi, Margherita Oggero, Assunta Morrone, Bruno Morchio i quali, ognuno col suo stile, hanno dato vita a coinvolgenti brevi racconti noir dove la presenza degli animali, dal gatto, al cane, al pipistrello, è determinante per la risoluzione del caso.
Sabato 5 dicembre, alle ore 18:30, Paolo Sidoti, uomo di teatro, sceneggiatore, regista, mimo a Parigi, presenterà “Pietra lavica” di Algra Editore. Un thriller ambientato nella città etnea dove dell’omicidio di un giornalista viene sospettato il suo migliore amico, il quale, cercando di scagionarsi con l’aiuto di una bella archeologa, va a sbattere su di un segreto perduto nel cuore della città, di cui Vincenzo Bellini, Riccardo Cuor di Leone, l’Etna, la Fisica quantistica sono testimoni. E con la presentazione del libro di Sidoti che chiude la rassegna del “Caffè Letterario” si abbassa anche il sipario sull’edizione 2015 di “SPAZIO al SUD”, nella consapevolezza di aver offerto ai residenti ed agli ospiti la visione di un percorso culturale completo e frastagliato dove radici, tradizione e innovazione coesistono e si completano.

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01 Tama, Zagari, Lombardo e Langella

GIARDINI NAXOS. La suggestiva chiesa intitolata a Maria SS.ma Immacolata di Giardini Naxos ha ospitato il sesto incontro del Salotto letterario “Libri Inn….Riviera”, ideato e promosso dall’Associazione Scientifico Culturale Mea Lux, presieduta dalla presidente regionale della SIAF Angela Lombardo. La chiesa che si affaccia sull’incantevole baia della prima colonia greca di Sicilia è stata il palcoscenico ideale per trattare il tema della serata intitolata “Oltre il velo: Fede, Rito, Sacralità’”. La rassegna letteraria questa volta ha voluto proporre un testo nel quale traspare la complementarietà tra scienza e spiritualità, attraverso l’interpretazione simbolica della scultura del Cristo Velato che si trova della Cappella di San Severo a Napoli, realizzata nel 1753 da un giovane scultore napoletano, Giuseppe Sammartino.
A differenza dei cinque incontri precedenti, dove i protagonisti della serata hanno presentato il proprio libro edito, in quello di Giardini Naxos è stato invece esposto l’anteprima del libro del prof. Elviro Langella  intitolato “Oltre il velo” che sarà presentato il 21 giugno al Museo Minimo Sancrez De Luna di Napoli. Il testo costituisce il proseguimento delle edizioni precedenti scritte dal prof. Langella illustre studioso della famosa scultura napoletana e della Cappella di San Severo alla quale ha dedicato diversi libri. A tal proposito ricordiamo come lo scorso anno nell’isola di Procida in occasione della settimana santa, presso la Congrega dei Frati Turchini, il prof. Langella ha partecipato, riscuotendo grande successo, ad una tavola rotonda di due giorni dove sono stati messi a confronto tre grandi opere, il Cristo velato del Sammartino. il Cristo morto di Carmine Lantriceni, conservato nella chiesa della Congrega dell’Immacolata dei turchini sull’Isola di Procida ed il Cristo deposto del duomo di Capua del maestro Matteo Bottiglieri. Quest’ultimo, lo ricordiamo, autore della statua della Madonna Santa Maria Raccomandata Patrona di Giardini Naxos portata via mare da un bastimento dei fratelli Cacopardo il 6 aprile 1847 e, custodita nella chiesa madre che porta il suo nome.
L’incontro culturale svoltosi nella Chiesa dell’Immacolata, è stata un occasione suggestiva per conoscere meglio la storia affascinante della Cappella di San Severo e dei tesori artistici che essa custodisce, noti in tutto il mondo, in particolare la statua del Cristo Velato commissionata da Raimondo De Sangro, principe di San Severo, allo scultore Giuseppe Sammartino per onorare la morte dell’amico compositore Giovan Battista Pergolesi, la cui morte era stata preannunciata in sogno dalla donna amata Maria Spinelli.
In apertura di serata è stato proiettato il video realizzato al convento dei Frati Cappuccini di Linguaglossa (Ct) intitolato “Le ultime note di Giovanbattista Pergolersi“, regia di Rosario Minardi su progetto di Elviro Langella. Le riprese ed il montaggio sono di Francesco Attardi. Il video rappresenta in maniera suggestiva e toccante, gli ultimi istanti di vita del Pergolesi morto nel 1736 di turbercolosi a soli 26 anni nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli (Na). La rievocazione storica di quel momento drammatico è stata magistralmente ricostruita nel convento etneo che ha visto protagonisti, tra gli interpreti, anche gli stessi monaci di Linguaglossa. A rendere ancora più suggestive le immagini le note dello “Stabat Mater” la composizione che Giovanbattista scrisse con le ultime sue forze.
L’emozionante e commovente ouverture scelta per introdurre l’evento ha subito proiettato il numeroso pubblico presente nelle suggestive atmosfere del secolo dei lumi che hanno fatto da cornice al tema dell’incontro iniziato con i saluti di Padre Eugenio Tamà parroco della chiesa madre Santa Maria Raccomandata e di quella dell’Immacolata.
Impeccabile la conduzione della serata da parte di Angela Lombardo, ideatrice del salotto letterario la quale, con i suoi interventi è riuscita, con raffinata maestria, a caratterizzare i momenti più significativi della kermesse. Introducendo il tema della serata con brevi cenni sui protagonisti che ruotano attorno alla storia del Cristo Velato e, presentando i relatori, ha anche spiegato come i contenuti dei libri presentati nel salotto letterario mirano, in particolar modo, alla divulgazione di tematiche riguardanti la cultura olistica. Prima di dare inizio agli interventi è stato replicato il rituale del “diario di bordo” ovvero l’apposizione della firma seguita da un breve pensiero dell’autore del libro nel registro degli eventi.
L’incontro è entrato nel vivo con l’intervento di Elviro Langella il quale utilizzando delle slides ha iniziato a parlare del Cristo Velato e della Cappella di San Severo che saranno ancora protagoniste nel suo prossimo libro. “Tra le sculture della Cappella“, ha spiegato Langella “questa è, quella che maggiormente affascina per lo strabiliante effetto di trasparenza, reso dall’autore sui più minuti dettagli delle membra del Cristo. Il capo dolcemente reclinato sul cuscino, la vena che sembra ancora pulsare sulla fronte, le mani dalle sottili dita raccolte sul corpo, i solchi delle stimmate tangibili, rendono questa scultura immediatamente espressiva, non per una prodigiosa tecnica scultorea ma, soprattutto, per un grandissimo sentimento lirico ed un’elevata emozionalità nell’interpretare questo tema sacro. L’effetto illusionistico del velo, che rende fluido il movimento del corpo in tutta la sua anatomia, non ha lo scopo di un consumato virtuosismo come apparentemente può sembrare ma, piuttosto, quello di rianimare le membra rilassate nell’abbandono della morte, rendendoci, per effetto di un’intensa suggestione, partecipi spettatori del sacrificio della Croce. La Cappella, legata al nome di Raimondo Dè Sangro, principe di San Severo e, ai suoi interessi per la scienza e l’alchimia, sembra realizzare un felice connubio tra impegno artistico – che trova espressione negli orientamenti figurativi, inediti del ‘700 napoletano – e il fascino misterioso del tempio iniziatico“.
Il prof. Langella ha proposto un invito alla riflessione sul rapporto tra i valori cristiani incarnati dall’immagine di Cristo quale icona della Passione, e i diversi modi con cui gli artisti hanno inteso rappresentarla nell’arte sacra, con riferimento particolare alla scultura del Settecento; vale a dire il secolo in cui Elviro Langella ha scelto di ambientare il suo libro. Poiché il contesto nel quale si snoda la narrazione è il Regno delle due Sicilie e prevalentemente Napoli, l’autore, nel corso della serata ha dato risalto all’opera, il Cristo Velato, che più di ogni altra, può interpretare i sentimenti religiosi della città partenopea.
Non è un caso che il servizio della RAI, “Dio vive a Napoli”, andato in onda dopo la Via Crucis della Settimana Santa, abbia introdotto la recente visita di Papa Francesco a Napoli con alcune lunghissime carrellate proprio sul Cristo velato, divenuto nell’immaginario del pubblico emblema dell’anima pulsante dei fedeli napoletani.
L’autore, a dispetto del titolo del libro (una sorta di work in progress dei lavori precedenti) ha chiarito che, non intende affatto spingersi “oltre il velo”, ben consapevole del rischio di profanare l’altezza artistica e spirituale di un tal capolavoro. Piuttosto, invita a ripercorrerne l’ispirazione fin dall’inizio, inquadrandola nella grande epopea dell’arte sacra di quegli anni, a cominciare dallo straordinario Cristo deposto del Duomo di Capua realizzato da Matteo Bottiglieri, il maestro del Sammartino.
Reduce dagli studi condotti assieme ad altri quattro esperti e storici dell’arte, in una tavola rotonda tenuta sull’isola di Procida durante i riti dei “Misteri” della Settimana Santa, Langella ha messo a confronto questi insuperabili capolavori con l’analogo Cristo morto di Procida scolpito da Carmine Lantriceni. Intorno a quest’opera di struggente sofferenza, gravita la sacra rappresentazione del Venerdì Santo che coinvolge l’intera comunità isolana di 5 mila abitanti. Tra le più toccanti e imponenti d’Europa essa è aperta alla partecipazione creativa di 300 ragazzi che realizzano 40 carri allegorici monumentali rinnovati di anno in anno, con inedite immagini ispirate ai “Misteri”.
A conclusione del suo intervento, Langella ha sottolineato come “I veri capolavori dell’arte sacra non sono solo quelle opere sublimi che ammiriamo magari nella Cappella gentilizia di qualche coltissimo principe aristocratico, ma anche quelle che in molte antiche città del mondo cristiano, convivono con lo spirito delle tradizioni popolari, continuando a sfilare, da più di tre secoli, nelle sacre rappresentazioni della Settimana Santa intorno alle quali ancora si raccoglie con lo stesso fervore di un tempo, la comunità dei fedeli”.
A dare tono alla serata con il suo interessante contributo è stato il dott. Silvio Zagari, responsabile del “Centro di Psicologia Quantistica” di Catania, il quale ha tracciato le dinamiche con le quali, attraverso la preghiera è possibile mettersi in contatto con Dio. Come negli incontri precedenti l’intervento di Zagari è stato illuminante e soprattutto emotivamente coinvolgente per aver trattato con delicata e rispettosa armonia di toni e contenuti una materia tanto sacra come la fede in Dio e la preghiera. Dopo avere individuato il comune denominatore tra rito, fede e sacralità nella preghiera e, la preghiera come mezzo per connettersi con Dio ed “andare oltre il velo”, Zagari  ha trattato il predetto tema dal punto di vista della fede e della scienza utilizzando una bellissima metafora di Papa Wojtyla: “Fede e scienza sono come due ali con le quali l’umanità deve intraprendere il suo viaggio terreno e spirituale“. Ha evidenziato come la differenza tra scienza e spiritualità non è nel fine che perseguono ma nel modo in cui lo perseguono. Infatti oggi scienza e spiritualità sono i grandi fiumi dell’attività umana che stanno convergendo. Successivamente Zagari ha iniziato a spiegare, da un punto di vista scientifico, la connessione dell’uomo con la mente di Dio che passa attraverso gli studi del fisico tedesco Burkhard Heim (scomparso nel 2001) che ha dedicato gran parte dei suoi 76 anni di vita alla Fisica teorica e alla ricerca di una teoria di campo unificata, cioè una teoria che unisse la relatività generale di Einstein alla Meccanica Quantistica. “Secondo Heim“, ha spiegato Zagari, “il vuoto non è vuoto ma è composto da una serie di elementi invisibili comunicanti fra loro che connettono le quattro dimensioni previste dal fisico tedesco (dimensione delle mente di Dio – dimensione delle informazioni – dimensione delle strutture e dei progetti di Dio – dimensione spazio tempo che è la nostra dimensione)“. Quindi ha proseguito spiegando che il pensiero “precipitato” di Dio o quelle informazioni che viaggiano attraverso i fotoni crea tutto ciò che noi chiamiamo realtà. Quando queste informazioni entrano in contatto con l’uomo, si trasformano in biofotoni e successivamente in un segnale elettromagnetico cioè un messaggio che sottoforma di immagine, simbolo o intuizione ha il compito di indirizzare la nostra vita verso il progetto divino. Presupposto essenziale perché ciò avvenga è la preghiera, quella recitata con fede, col cuore e con la mente. Affinché tutto ciò accada e tale comunicazione col divino avvenga, sia in entrata (da Dio all’uomo) che in uscita (dall’uomo a Dio) deve essere superata una barriera energetica (effetto tunnel quantistico). Questo avviene attraverso un altro meccanismo quantistico definito “coesione quantistica” che viene attivato dalla preghiera. In sostanza la preghiera è in grado di permettere all’uomo di comunicare con Dio e viceversa poiché genera quella coesione quantistica necessaria a superare ogni barriera energetica. Il relatore ha concluso con l’auspicio di buttare le cerbottane attraverso cui guardiamo l’Universo per sostituirle con degli occhiali quantistici e di fede. In questo modo è possibile per ammirare la bellezza del creato e la grandezza del Creatore.
A conclusione della serata Angela Lombardo dopo aver ringraziato Padre Eugenio Tamà per l’ospitalità, i relatori ed il pubblico intervenuto ha dato appuntamento a tutti per la presentazione dell’ultimo libro che concluderà la prima edizione della rassegna.

                                                                                       ROSARIO MESSINA

3 La presentazione

Photo Rosario Messina

2 Angela Lombardo 7 relatori

     8 Zagari

5 Elviro Langella           9 Zagari

1AX Proprieta Cappella Sansevero      3AX Cristo Velato Linof

2AX Cristo Velato Langella

Immagini tratte dal backstage del video realizzato al convento dei Frati Cappuccini di Linguaglossa (Ct) intitolato “Le ultime note di Giovanbattista Pergolersi“, regia di Rosario Minardi su progetto di Elviro Langella.

0X  Backstage  Pergolesi   1X Backstage Pergolesi Velo

8X Backstage Pergolesi

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V° Incontro del Salotto Letterario

GIARDINI NAXOS. Continuano gli incontri del Salotto letterario “Libri Inn….Riviera” con il quinto di questa prima edizione che è stato un successo annunciato. C’era da aspettarselo visto che la musa ispiratrice della kermesse, Angela Lombardo, è una instancabile pasionaria che, attraverso la propria scuola di formazione per “Operatore Olistico per il Benessere Integrato”, ha dato vita ad un progetto di grande spessore culturale e spirituale che ha come focus i grandi cambiamenti epocali, caratterizzati dal risveglio collettivo delle coscienze. La presidente dell’associazione scientifico culturale Mea Lux e, presidente regionale della S.I.A.F.,  ha deciso di raggiungere  questo obiettivo affiancando alla scuola un salotto letterario, avente come tematiche le stesse della scuola, ma affrontate in modo divulgativo. Il salotto letterario è così una sorta di “entlagment quantistico”, dove autori e testi arrivano, per risonanza, autonomamente e quasi per “caso”, ma con un impeccabile senso logico, come se ci fosse una reciproca attrazione, per valorizzare il percorso  progettuale.

Il libro che ha ispirato la tematica del quinto incontro è stato “Madame”, presentatosi in modo  “sincronico” nella giornata, quella dell’otto marzo, dedicata a tutte le “Madame” del mondo, così che  Angela Lombardo ha voluto affrontare il concetto del “femminino sacro”, chiave di volta per comprendere il passaggio epocale che stiamo vivendo.

Oggi più che mai in questo tempo di transizione definito “Nuova Era” o “Età dell’Oro”, le leggi universali dell’integrazione del maschile e femminile e del risveglio del femminino sacro (La grande Madre Cosmica) sono di grande attualità.  Alle origini della storia dell’umanità la concezione religiosa primaria è stata proprio quella del “femminino sacro”, e la cosa appare del tutto spiegabile: un genere umano formato da cacciatori-raccoglitori ha unito inconsciamente i ritmi della natura, dell’abbondanza dei doni della terra, e la magia della nascita e della vita, con le donne e il loro potere riproduttivo. E’ altamente probabile che questi “uomini naturali”, non avendo alcuna consapevolezza della propria funzione riproduttiva, vedessero tutta la magia procreatrice come prerogativa unicamente femminile e che, conseguentemente, il fascino e il mistero della vita prendessero, nella mente degli umani, una forma femminile sacralizzata. E’ questa presa di coscienza che deve aver portato allo sviluppo del mito della creazione relativo ad un antenato singolo e femminile, per tutta l’umanità e per il mondo: la Grande Madre Cosmica, su cui si è imperniato tutto un culto primario, con i suoi riti magici e sciamanici. Successivamente questo concetto sarebbe stato ribaltato, l’uomo da cacciatore diventa guerriero, soldato,  re. Nascono i primi regni guidati da re che per giustificare il loro potere sugli altri uomini ne attribuiscono una derivazione divina. Ecco allora che il ruolo femminile inizia proporzionalmente a decrescere: le donne divennero, dunque, garanti della procreazione di figli,  strumenti di piacere, fino a tramutarsi, in alcune culture, semplicemente in beni preziosi, servitrici dell’elemento maschile.

Tuttavia sono queste pulsioni profonde, ataviche, a permettere , nonostante secoli di persecuzioni e di oscurantismo maschilista, una sopravvivenza del femminino sacro, una sopravvivenza provvidenziale perché solo la presa di coscienza di una visione antropo-religiosa non macchiata di misogenia ci può permettere, oggi come nel passato, una riappropriazione completa della nostra coscienza trascendentale e una piena armonia dell’essere umano finalmente ricomposto in unità.

Madame di Gigliola Reina2

Con queste premesse la manifestazione dell’otto marzo non poteva non essere una serata di grande spessore culturale e spirituale. Così è stata!

Il risveglio del “femminino sacro” , espressione del superamento del conflitto tra il maschile e il femminile è stato affrontato attraverso l’interpretazione della storia d’amore tra i protagonisti del libro  Madame, Maria Callas ed il magnate greco Aristotele Onassis, due grandi personaggi della nostra epoca, la cui storia d’amore incarna perfettamente il conflitto tra il modo di amare femminile e quello maschile. L’autrice del libro, Gigliola Reyna, catanese, apprezzata attrice di teatro (sublime nel repertorio pirandelliano) e di cinema (la ricordiamo in alcune scene del film di Benigni Jonny Stecchino) ha così scritto un originale testo letterario e umano, pronto per essere rappresentato in teatro.

La serata, caratterizzata da un parterre de rois di cultori della musica lirica e personaggi del mondo della cultura, si è svolta nelle raffinate sale dell’hotel Hilton di Giardini Naxos. Questo quinto incontro letterario ha visto protagonista anche la Fidapa di Giardini Naxos, presieduta da Maria Cannizzaro che ha organizzato la serata assieme all’Associazione Mea Lux.

Tra le autorità presenti, il Sindaco del Comune di Graniti Ing. Marcello D’Amore, il presidente del Consiglio Comunale di Giardini Naxos dott. Mario Amoroso e l’assessore ai Servizi Sociali Sandra San Filippo che hanno porto i saluti del Consiglio e dell’Amministrazione Comunale giardinese.

L’inizio della kermesse è stato scandito dai saluti di rito delle due presidenti, che hanno illustrato rispettivamente le attività della Fidapa e gli obiettivi del Salotto letterario “Libri Inn…Riviera”.  E’ stata una serata ricca di emozioni dedicata a tutte le donne  che hanno vissuto un amore intenso, passionale, conflittuale, estremo e pericoloso in alcuni tratti, ed in ogni caso condizionante l’intera esistenza, come quello di Maria Callas per Aristotele Onassis.

Prima dell’inizio, come è tradizione delle serate della Fidapa è stato suonato l’inno nazionale italiano, a seguire il rituale del “diario di bordo” ovvero l’apposizione della firma seguita da un breve pensiero dell’autrice del libro e degli ospiti intervenuti. Madrine del rituale Giovanna Falsone e Cettina Mazzamuto autrici di due testi presentati nelle precedenti manifestazioni.

La manifestazione è entrata nel vivo con  una raffinata esibizione del soprano Carmine Elisa Moschella che ha cantato “Un bel dì vedremo” della Batterflay. Nel corso della serata Elisa ha regalato al pubblico altre emozioni eseguendo altre liriche che hanno reso famosa la Callas “Habanera” della  Carmen, “Vissi d’arte” della Tosca e, a conclusione della serata, “Casta diva” della Norma. Una performance suggestiva ed emozionante  quella della giovane cantante lirica giardinese, tanto da suscitare, per ogni esibizione, lunghi applausi da parte del pubblico e il plauso della stessa Gigliola Reina, che ha apprezzato le elevate qualità canore, la potenza ed il raffinato timbro vocale.

A dare tono alla serata con il suo interessante intervento è stato il dott. Silvio Zagari, responsabile del “Centro di Psicologia Quantistica” di Catania,  il quale ha tracciato le dinamiche psicologiche della bellissima e straziante storia d’amore tra la Callas e Onassis. Il dott. Zagari ha spiegato come l’innamoramento è un processo inconscio, e l’inconscio è sede delle nostre pulsioni, della programmazione genitoriale, sociale e degli archetipi. Quando uno o più di questi elementi irrompono nella nostra esperienza individuale nasce l’innamoramento. Nel disquisire sull’argomento, il dott. Zagari  ha individuato le due ferite inconsce della Callas: l’essere stata umiliata e non amata dalla madre e l’essere stata separata brutalmente dal padre, primo modello ed oggetto di amore maschile. Tale ferite spingeranno la Callas a cercare costantemente un uomo in grado di colmare il suo bisogno di amore ed il suo vuoto affettivo che potesse nel contempo sostituire simbolicamente la figura del padre dal quale era stata separata. Nel delineare il profilo psicologico di Onassis individua in quest’uomo una persona guidata dal suo “emisfero sinistro” e quindi razionale, pianificatore e manipolatore, alla ricerca di una scalata sociale che passava attraverso la conquista di donne importanti. Quando le aspettative dei due personaggi si incontrano nasce l’innamoramento e la idealizzazione reciproca. Tuttavia, quando finì la fase dell’innamoramento, all’idealizzazione seguì la delusione e quindi la crisi di coppia. Ma la Callas non smise mai di amare Onassis. Il suo cuore spezzato dal dolore, dalla solitudine e dalla mancanza d’amore la porterà a morire a 53 anni di infarto.

Madame di Gigliola Reina3

Ad accendere i riflettori  sul tema e sull’affascinante protagonista della serata Gigliola Reyna, autrice di “Madame”, è  l’ideatrice del salotto letterario Angela Lombardo.   “Nel giorno delle donne” spiega Angela Lombardo “ho voluto assieme alla Fidapa di Giardini Naxos, che ringrazio per avere condiviso il progetto, lasciare un messaggio riproducibile all’infinito, attraverso l’evocazione di emozioni vissute da una grande protagonista della musica lirica mondiale. Perché il libro di Gigliola è stato scelto per questa serata? Perché tra le pagine del libro aleggia quel femminino sacro che è dentro ciascuno di noi, che consiste nella nostra parte intuitiva, sensibile, quasi medianica che aspira alla pace, alla serenità, all’armonia con la natura, nel superamento di quel dualismo tipico della società patriarcale e maschilista basata sul mito della violenza, delle discriminazioni, del possesso e della prevaricazione sull’universo femminile. Liberare quella divinità femminile primordiale che vive in ogni essere umano significa contribuire a  preparare la via per una nuova era, dove ciascun essere umano desidera evolversi e raggiungere l’armonia interiore, premessa del risveglio della divinità insita in ciascun essere vivente.  Ciò è possibile attraverso la complementarietà degli opposti: il bene e il male, cuore e ragione, guerra e pace, istinto e pulsioni, materia e spirito, buio e luce, maschile e femminile. Il libro di Gigliola  trasuda di questi concetti.  Quando l’ho conosciuta ho avuto una sensazione chiara, quasi visionaria:  Gigliola è un’anima che è riuscita, non senza sofferenza e stupore, ad attraversare i veli di maya, dell’illusione che questa nostra realtà sia la “realtà”, e  ad entrare in risonanza con lo spirito ribelle e fiero di Maria Callass, ancora vivo e desideroso di comunicarci la grande capacità di una donna di vivere l’amore, anche quando si fa estremo e pericoloso, perché sta proprio in questo estremismo totale e totalizzate il senso dell’esistenza. Solo nella forza e nel coraggio di viver l’amore in modo incondizionato l’essere umano ha l’opportunità di entrare in contatto con il divino che c’è in lui”.

In un crescendo di emozioni dettate da un palinsesto ricco di sorprese, interviene Ercole Tringale, docente di strumenti musicali nella scuola ad indirizzo musicale Giacomo Leopardi di Catania, il quale descrive le fasi che hanno caratterizzato la stesura del libro. Il docente catanese ha fatto parte dell’orchestra musicale del teatro Massimo Bellini di Catania e si occupa della composizione delle musiche della Compagnia Sicilia del Teatro Nazionale fondata da Giovanni Cutrufelli.  A seguire la performance dell’attore teatrale Riccardo Carrabbino che ha recitato alcune parti del testo.

Emozionante l’intervento di Gigliola Reyna, anima eterea e raffinata che con voce commossa per il turbinio di emozioni che hanno caratterizzato la serata ha raccontato l’incontro con la Callas avvenuto da bambina nel camerino della diva al Teatro Massimo Bellini di Catania. Un ricordo indelebile di una donna bellissima che tuttavia, con lo sguardo, faceva trasparire un velo di tristezza. “La Callas, meravigliata perché una bambina avesse assistito ad una opera lirica” racconta Gigliola  “accarezzandomi mi disse -magari un giorno diventerai una cantante lirica famosa….-”. Un incontro fatale, che non ha mai dimenticato e che, a distanza di tempo, ha ispirato l’autrice a scrivere l’originale testo dedicato alla diva dallo sguardo triste. A sottolineare magistralmente l’eredità di quell’incontro, che ha caratterizzato l’originalità del libro dell’attrice catanese, è stato  nella sua autorevole postfazione  il prof. Cesare Orselli, musicologo di fama mondiale, il quale tra l’altro ha scritto: «nei tre atti di cui si compone il lavoro, l’autrice rende omaggio ad una “visione” indelebile della sua infanzia ed al suo primo incontro con l’opera lirica. Siamo tuttavia in presenza di una pièce in cui il mondo dell’opera vive in un sottofondo soft, per lasciare spazio ad una vicenda fortemente e dolorosamente umana, narrata con un linguaggio dai toni incisivi e pungenti, ma colloquiali».

A fine intervento l’attrice catanese (nel ruolo della Callas)  ed Ercole Tringale (in quello di Onassis)  hanno recitato alcune scene tratte dal libro, dando ulteriore  pregio alla serata già ricca di emozioni. Un lungo applauso del pubblico ha sottolineato il gradimento della straordinaria performance dei due attori. A conclusione della serata Angela Lombardo, dopo aver omaggiato assieme alla presidente della Fidapa Maria Cannizzaro  con un bouquet di mimose Gigliola Reyna e il soprano Elisa Moschella, ha invitato sul palco per un breve intervento il prof. Elviro Langella, autore di un testo sull’Arte Sacra, che sarà il protagonista del prossimo incontro, il  sesto  del salotto letterario “Libri Inn….Riviera”.

                                                                                   ROSARIO  MESSINA

Madame di Gigliola Reina4

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