LUGLIO 2020
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Giuseppe Russo

Giuseppe Russo

Il Segretario Territoriale Provinciale UGL/FNA di Messina Dr. Giovanni Panebianco  ha nominato dirigente sindacale, coordinatore provinciale UGL/FNA  il responsabile della sezione locale di Giardini Naxos Giuseppe Russo. La notizia è stata appresa da una nota trasmessa allo stesso Russo dal Segretario Territoriale.  

Appresa la notizia Russo ha dichiarato:“Ho accettato l’incarico con spirito di servizio e di appartenenza e per questo ringrazio di cuore il nostro Segretario Provinciale Dr. Panebianco per la fiducia che mi ha accordato. Ho sempre creduto nel nostro sindacato e nella difesa dei lavoratori e, da oggi, lavorerò ancora di più per rendere ancora più forte il nostro sindacato e venire incontro con progetti concreti alle problematiche dei nostri lavoratori. Tra gli impegni che mi prefigo vi è quello di indirizzare gli iscritti agli sportelli più confacenti alle loro esigenze, accorciando i tempi di attesa e naturalmente di dare risposte concrete alle loro legittime richieste. Noi siamo al servizio dei lavoratori e degli iscritti tutti perchè loro sono la nostra forza e, in quanto lavoratori, meritano di lavorare in ambienti sicuri e dignitosi. Bisogna lavorare sodo per alzare continuamente l’asticella per migliorare le condizioni di lavoro e quelle salariali dei nostri lavoratori che spesso vengono calpestati dai datori di lavoro. Io mi impegnerò affinchè la nostra azione sindacale si fondi su principi etici di grande spessore. La nostra azione nel territorio e, tra i lavoratori, deve mirare non solo alla loro difesa ma, nel contempo, deve servire a promuovere  un orizzonte di valori etici che possano caratterizzare la nostra struttura organizzativa ed il nostro modo di operare. Nella mia nuova veste che mi onoro di accettare,  lavorerò affinchè  la nostra struttura organizzativa possa incidere  sulla qualità della democra-zia e della partecipazione alla  vita associativa interna dei nostri iscritti e, per una maggiore efficacia della nostra azione nel mondo lavoro. Credo che la nostra sia una missione e che ci sono momenti in cui, nella vita del sindacato e dei sindacalisti, è ancora più importante tornare ai valori fondamentali e, ai  comportamenti che caratterizzano il rapporto di coerenza con i principi che stanno alla base del nostro sodalizio. A questo io mi ispiro perchè credo che occorre ragionare in questi termini quando si svolge la funzione, o meglio, la «missione» di dirigente sindacale. Spesso il nostro lavoro richiede coraggio, una profonda creatività di analisi ed anche inventiva organizzativa. Io farò di tutto affinchè  la mia missione sia tale e affinchè i nostri valori identitari di giustizia sociale, eguaglianza, solidarietà, democrazia partecipativa,  mantengono intatta la loro carica etica e sindacale e, la loro capacità di incidere nel mondo del lavoro.”

                       ROSARIO MESSINA

 

BREVE  CURRICULUM    POLITICO-SINDACALE

Dopo aver visto il pensiero di Giuseppe Russo che, sicuramente, rappresenta una marcia in più nel mondo del sindacato visti i propositi che intende perseguire, vediamo brevemente il suo curriculm politico-sindacale per conoscere meglio la sua azione in politica e nel  sindacato.

 

Dal 1991 è Presidente dell’Associazione Culturale “Tradizione, Ambiente e Turismo” con sede a Giardini Naxos con la quale ha organizzato numerosi convegni di caratura nazionale.

Dal 1975 ad oggi è responsabile dell’E.N.A.S. di Messina

Dal 1970 al 1986 è stato componente del Consorzio della Valle Alcantara  come responsabile dell’M.S.I.

dal 1970 al 1986 componente del Consorzio dello Jonio come rappresentante dell’M.S.I.

Nel 2008 componente del Consiglio Provinciale U.G.L.  – Messina

Dal 1988 al 1996 è stato Consigliere Comunale dell’M.S.I. di Giardini Naxos

Nel 1989 Diploma di Benemerenza artigianale- Confartigianato di Messina

Dal 1970 al 1986  è stato Consigliere Comunale M.S.I. (Capogruppo) del Comune di Graniti

Nel 1997 Premio Alleanza Nazionale M.S.I. “Una vita per il Partito”

Nel 1999 Premio Artistico Letterario  “Città dello Stretto”

Dal 1998 al 2003 è stato componente della Commissione Appalti CIAPI – Palermo

Dal 2000 al 2002 è stato assessore (Istruzione, Commercio, Nettezza Urbana) del Comune di Graniti

Dal 2002 al 2003 Azione di sensibilizzazione della P.A. Progetto Efficienza, Produttività e Flessibilità” del Comune di Graniti

dal 2003 al 2004 Componente della Consulta per il Personale del Comune di Giardini Naxos

Nel 2003 viene nominato esperto per le problematiche previdenziali dei lavoratori agro-alimentari UILA (Unione Lavoratori Agroalimentari) – Messina

Dal 2005 al 2006 Consigliere del Ministro Agricoltura e Foreste per la Provincia di Messina On. Gianni Alemanno

Dal 2001 al 2006 Componente del Comitato Tecnico Progetto INFOA – CIAPI sede di Messina, Ragusa, Caltanissetta

Nel 2008 Esperto del Sindaco di Giardini Naxos per le Politiche Sindacali

Dal 2008 al 2010 Consigliere Comunale di Giardini Naxos

Dal 2000 al 2013 è stato componente UGL della Commissione Conciliazione del Comune di Giardini Naxos

Dal 2011 al 2015 è stato esperto del Sindaco per il personale comunale del Comune di Giardini Naxos

Nel 2016 Ufficiale dell’Ordine dell’Aquila Romana “Per meriti acquisiti con il proprio impegno instancabile nel campo sociale, culturale e civile per il progresso della Comunità”

Nel 2017 Vice Presidente del Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci della R.S.I. – Movimento politico culturale R.S.I. – Continuità ideale

Nel 2018 è stato nominato esperto del sindaco di Giardini Naxos per le problematiche  sindacali del personale comunale e del lavoro e per le problematiche agricole

 

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Cittadinanzattiva

Cittadinanzattiva

Giardini Naxos (Me) – A Giardini Naxos la campagna elettorale, dopo la presentazione ufficiale delle liste, è entrata nel vivo. La prima iniziativa pubblica che ha visto protagonisti i sei candidati è stato un confronto promosso da Cittadinanzattiva nella persona di Agata Polonia coordinatrice dell’assemblea territoriale di cittadinanzattiva di Giardini Naxos-Taormina, nominata di recente Cavaliere OMRI (ordine al merito della Repubblica Italiana). Tutti i sindaci in lista hanno aderito all’invito partecipando al talk show elettorale che si è svolto nella sala consiliare del Comune di Giardini Naxos. All’appuntamento sono intervenuti Sebastiano Cavallaro (Lista “Naxos 2020”); Antonio Veroux (Lista “Ritorna in superficie Giardini Naxos-Veroux Sindaco”), Agatino Salvatore Bosco (Lista “Giardini Naxos Bene Comune”), Lilly Labonia (Lista “Agorà”), Giorgio Stracuzzi (Lista “Giorgio Stracuzzi Sindaco”), Nino Falanga (Lista “Insieme per Giardini Naxos 2.0).

A fare da moderatore è stato il giornalista Domenico Interdonato, presidente regionale dell’ UCSI  (Unione Cattolica Stampa Italiana) che ha formulato ai candidati cinque domande. All’incontro sono intervenuti anche l’avv. Luca Stefano Gangemi e l’avv. Angela Maria Sciglio che hanno affiancato Agata Polonia e Domenico Interdonato. Ogni candidato ha avuto a disposizione per rispondere due minuti cronometrati. L’incontro si è svolto in un clima sereno ed i sei candidati hanno risposto in maniera pacata alle domande del coordinatore.

L’incontro è iniziato con i saluti di rito della Polonia che ha ringraziato i sei candidati per avere accettato l’invito. A seguire un breve intervento di Interdonato che ha spiegato quali sono le attività del sodalizio dicendo: “Cittadinanzattiva  è presente a Giardini e Taormina con una delegazione, molto attiva che cura gli interessi dei cittadini coordinata da Tina Polonia, L’organizzazione nazionale ha oltre quarant’anni di attività ed è stata  fondata nel 1978. Nasce per  promuovere l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni e il sostegno alle persone in condizioni di debolezza.  Cittadini di sana e robusta Costituzione. La missione di Cittadinanzattiva fa riferimento all’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione, proposto proprio da noi e recepito nella riforma costituzionale del 2001. L’articolo 118 riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale e, sulla base del principio di sussidiarietà, prevede per le istituzioni l’obbligo di favorire i cittadini attivi. La parola d’ordine di Cittadinanzattiva è “perché non accada ad altri”: il ruolo è quello di denunciare carenze, soprusi, inadempienze, e agire per prevenirne il ripetersi mediante il cambiamento della realtà, dei comportamenti, la promozione di nuove politiche, l’applicazione delle leggi e del diritto. Siamo convinti che “fare i cittadini sia il modo migliore di esserlo”, cioè che l’azione dei cittadini consapevoli dei propri poteri e delle proprie responsabilità sia un modo per far crescere la nostra democrazia, tutelare i diritti e promuovere la cura quotidiana dei beni comuni. Cittadinanzattiva si occupa di: Salute, con il Tribunale per i Diritti del Malato e il Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici (CnAMC). Politiche dei consumatori e servizi di pubblica utilità, con i Procuratori dei cittadini. Giustizia, con Giustizia per i diritti. Scuola, con la Scuola di cittadinanza attiva. Cittadinanza europea, con Active Citizenship Network. Valutazione della qualità dei servizi dal punto di vista dei cittadini, con l’Agenzia di valutazione civica, e anche, di riforma delle istituzioni, trasparenza delle amministrazioni, lotta alla corruzione e agli sprechi, salute e ambiente, vivibilità e decoro urbano, cittadinanza d’impresa”

Prima di iniziare è stato sorteggiato l’ordine di intervento dei candidati per le risposte. Le domande hanno riguardato varie problematiche e sostanzialmente possono essere cosi’ riassunte: 1) Perché ha deciso di candidarsi?”; 2) “Pensate di cambiare qualcosa nella comunicazione interna ed esterna?”; 3) “Quali strategie per pubblicizzare la città?”; 4) Quali sono gli interventi che ognuno vuole fare per venire incontro alle problematiche delle fasce più deboli ovvero  degli anziani, dei giovani e dei disabili?”; 5 “Come volete risolvere il problema del traffico?”.

A conclusione delle risposte è stato chiesto a ciascuno dei sei candidati un intervento riassuntivo. Nelle risposte ogni candidato ha detto la sua e qual è a suo modo di vedere la soluzione che prospetta per fronteggiare le varie problematiche che penalizzano la città. Su alcuni temi è emersa una visione pressoché simile come la necessità di una politica comprensoriale più incisiva, un miglioramento della viabilità con soluzioni adeguate per i parcheggi e il decongestionamento del centro storico che è causa di tanti disagi soprattutto dal punto di vista sanitario a causa dell’inquinamento acustico ed atmosferico. Un altro argomento sul quale i sei candidati si sono soffermati, la tutela delle fasce più deboli in particolare giovani, anziani e disabili, specie per gli effetti del coronavirus. Un altro tema delicato che è stato affrontato, prioritario per la ripresa economica della città fortemente compromessa dal covid, è il rilancio turistico per il quale ogni candidato ha illustrato le sue strategie.

Volendo sintetizzare gli interventi dei singoli candidati ecco i punti principali che reputano prioritari per il rilancio della città:

 

 

Nino Falanga: Il candidato Falanga ha sottolineato come le problematiche da affrontare sono tante ed in particolare occorre ridisegnare il territorio e migliorare la viabilità e i servizi. Occorre un Piano Regolatore Comprensoriale e realizzare una strada a monte con servizi di bus navetta per decongestionare il traffico. Importante la tutela dell’ambiente.  Prioritari anche le problematiche riguardanti i servizi di igiene e sanità e delle fasce più deboli. Il comprensorio è fondamentale perché si possano programmare infrastrutture comprensoriali ed un pacchetto turistico di ampio respiro.“Questo nostro paese” ha concluso Falanga “ha bisogno di cambiare passo dal punto di vista politico e di progettualità”.

Antonio Veroux: Per il candidato Veroux, la priorità assoluta è rimettere in moto il Comune e ridarlo ai cittadini attraverso un azione amministrativa che prenda possesso delle decisioni, togliendoli  a chi non è deputato a questo. La prima problematica da affrontare è il coinvolgimento di tutti i cittadini che oramai da tempo sono lontani dalle problematiche del paese, soprattutto le categorie commerciali, gli operatori turistici, gli anziani, i giovani, i diversamente abili. Vi sono interi quartieri che hanno perso la speranza e vivono un disagio sociale. E’ necessario che siano consultati  e coinvolti nei processi amministrativi. Non meno importanti sono i problemi che riguardano la sicurezza, il decoro e soprattutto la vivibilità della città primo fra tutti quello della viabilità per la quale, come ha ricordato Veroux nel 1986 si era riusciti ad ottenere dalla Regione la previsione in bilancio di un primo finanziamento per la realizzazione di una strada a monte. “Numerosi cittadini” ha concluso Veroux “ mi hanno chiesto di ritornare a rappresentare la città perché Giardini è all’anno zero. Provo ancora emozione parlando in pubblico e delle problematiche della città – ha continuato il candidato sindaco – e provare emozioni vuol dire essere ancora appassionati ad una causa, e questo mi ha convinto a scendere in campo spendendomi per Giardini Naxos, che  ha una storia millenaria e deve ritornare ad essere una delle principali capitali del turismo mondiale come era un tempo.

Lilly Labonia: Per la candidata Labonia  è fondamentale mettere al centro della politica il cittadino e quindi la comunicazione poiché una assenza di comunicazione allontana il cittadino dalle istituzioni. Occorre dare visibilità a tutte le categorie. Per la candidata è’ importante la messa in sicurezza del territorio  poiché non si può fare turismo senza sicurezza, ma sono altrettanto importanti il decoro e la legalità. Prioritaria rimane comunque la messa in  sicurezza del territorio dal punto di vista idrogeologico considerato che il territorio è attraversato da torrenti che rappresentano ancora una minaccia. “Il mio sogno”  ha concluso la Labonia “è una città virtuale, come quella sperimentata in Finlandia nel 2009 dove i cittadini vengono preparati ad affrontare il mondo e sotto questo aspetto vorrei che fosse ripristinato il Baby Consiglio come quello che istituii io quando ero Presidente del Consiglio”.

Giorgio Stracuzzi: Per il candidato Stracuzzi il turismo è la prima priorità ed occorre riallacciare un rapporto con la Provincia Regionale, programmare una politica dei prezzi e accordi con i Tour Operator. Importante la programmazione di eventi culturali, fiere e sagre. Altrettanto prioritaria è la problematica della viabilità specie quella del centro storico che è causa di problemi di salute per l’inquinamento atmosferico ed acustico per i quali è necessaria una strada a monte. Stracuzzi ha poi sottolineato l’importanza di una collaborazione tra  le istituzioni e le aziende locali e l’attivazione di un Centro di assistenza per le persone che hanno bisogno. “Ho voluto candidarmi dopo tantissimi anni” ha concluso Stracuzzi “per mettere la mia persona al servizio dei giardinesi e soddisfare le loro aspirazioni”

Agatino Salvatore Bosco: Il candidato Bosco nell’intervento finale, dopo aver detto che Giardini Naxos deve riappropriarsi della sua identità storica e dopo aver illustrato i capisaldi del suo programma in materia di viabilità, turismo, recupero dei quartieri periferici, ha sottolineato che a causa dell’emergenza del coronavirus le priorità devono essere quelle di grande attenzione verso le fasce più deboli, anziani, disabili, giovani. Riguardo il problema economico che ne è scaturito Bosco ritiene che sarà affrontato dall’aggregazione che rappresenta, con determinazione, attraverso un programma che ritiene prioritario abbattere le distanze tra l’amministrazione e i cittadini. “Io sono vicino ai cittadini e lo sono sempre stato” ha concluso Bosco “ sia da amministratore sia da semplice cittadino, 365 giorni all’anno. Lo faccio con molto orgoglio, passione ed il piacere di farlo. Con questa candidatura abbiamo continuato il progetto elaborato nel 2014 ma purtroppo per tre preferenze non abbiamo governato”.

 

Sebastiano Cavallaro: Il candidato Cavallaro ha sottolineato tra le priorità quello della riprogrammazione del servizio di smaltimento dei rifiuti, la riattivazione dei parcheggi, la cura del verde pubblico. Tante anche per Cavallaro le problematiche da affrontare per risollevare le sorti del paese. Il turismo deve avere una priorità strategica perché è fonte di risorse economiche. A tal proposito occorre fare rete con gli imprenditori locali e del Comprensorio per promuovere strategie comuni. “Il motivo  della mia candidatura è semplice” ha concluso Cavallaro “io sono un imprenditore che fa impresa in un paese ridotto all’osso e quindi ritengo che la gestione della cosa pubblica deve essere una gestione manageriale e non di natura politica.”

 

A conclusione, Agata Polonia ha ringraziato gli intervenuti manifestando commozione per la riuscita dell’evento e sottolineando che Cittadinanzattiva è vicina ai cittadini ed agli amministratori.  

Domenico Interdonato a sua volta dopo aver espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento ha detto: “Possiamo ritenerci soddisfatti poiché questo primo esperimento di Cittadinanzattiva in un contesto elettorale di provincia è riuscito abbastanza bene. La nostra associazione che ha 42 anni di attività ed è presente in tutta Italia, deve continuare a svolgere anche questo ruolo di stimolo per la politica per sensibilizzare i nostri amministratori per quanto riguarda i bisogni dei cittadini e, oggi, abbiamo avuto un esempio concreto.” Quindi prima di concludere ha ringraziato i candidati sindaci  sottolineando la galanteria e la serietà con la quale  hanno risposto alle domande. La parola adesso agli elettori.

          ROSARIO MESSINA

Lilly Labonia

Lilly Labonia

Giorgio Stracuzzi

Giorgio Stracuzzi

Nino Falanga

Nino Falanga

Sebastiano Cavallaro

Sebastiano Cavallaro

Antonio Veroux

Antonio Veroux

Agatino Salvatore Bosco

Agatino Salvatore Bosco

Agata Polonia

Agata Polonia

Domenico Interdonato

Domenico Interdonato

Agata Polonia e Domenico Interdonato

Agata Polonia e Domenico Interdonato

Il sorteggio per stabilire l'ordine di intervento dei candidati

Il sorteggio per stabilire l’ordine di intervento dei candidati

La sala consiliare con i candidati

La sala consiliare con i candidati

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I ritmi latini di Roy Paci e dei talentuosi musicisti dei Massimo Minutella & The Lab Orchestra hanno vibrato ieri sera in piazza Maggiore ad Aci Sant’Antonio, in occasione dell’ottava edizione del Premio Carretto Siciliano. Una serata, trasmessa in diretta su Etna Espresso Channel e sulla pagina Facebook del Comune di Aci Sant’Antonio, all’insegna della grande musica ma non solo. Sul palco dell’ormai consolidata manifestazione, organizzata dall’amministrazione comunale santantonese con la direzione artistica di Mario Russo, hanno sfilato artisti, imprenditori e rappresentanti del mondo del giornalismo e dello sport, davanti ad una piazza piena di gente ma distanziata e dotata di mascherine, nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19. “E’ stato un anno particolareha detto il sindaco di Aci Sant’Antonio, Santo CarusoPer questo motivo abbiamo voluto con forza quest’ottava edizione del Premio Carretto Siciliano. Era importante continuare, nonostante il momento. E stasera è bello vedere la nostra piazza gremita di gente, ma allo stesso tempo ordinata e rispettosa delle distanze. Da questo palco sono passate tantissime persone illustri ed è bello far sì che la nostra città, attraverso questa ruota del carretto siciliano, possa diventare un punto di riferimento”. L’amministrazione comunale santantonese ha avviato, con la collaborazione di Mimmo Targia, direttore del museo regionale del Carretto Siciliano Palazzo D’Aumale di Terrasini, presente durante la serata, il percorso per la candidatura ed il riconoscimento del carretto siciliano quale Patrimonio dell’Umanità. “Per noi è importante tramandare questa tradizione del carretto che ormai è diventato l’icona mondiale della sicilianità – ha dichiarato l’assessore al Turismo e allo Spettacolo, Antonio Scuderi – Noi quindi ci teniamo tantissimo. E proprio in questo momento difficile per tutti noi, essere presenti in questa bellissima piazza ci dà la forza e la speranza per andare avanti”.

 A condurre la serata, con i consueti garbo ed ironia, Maurizio Caruso, affiancato da Silvia Bella. Due i santantonesi doc premiati con la caratteristica miniatura di ruota di carretto siciliano su pietra lavica, realizzata e dipinta rispettivamente dai maestri Antonio Patanè e Salvo Nicolosi: l’artista Maria Pia Cristaldi e l’imprenditore Giuseppe Basile. Un altro concittadino, il giovanissimo Luca Di Stefano, cantante dallo straordinario timbro blues, ha ricevuto un riconoscimento per essersi distinto nel noto programma America’s Got Talent. Altri due riconoscimenti sono stati conferiti al ‘danzastorie’ Alosha e all’associazione sportiva Aci Sant’Antonio Calcio, neo promossa in Eccellenza. Ma ad infiammare la piazza è stato l’arrivo di Roy Paci, premiato per la straordinaria e lunga carriera. Il musicista, affiancato da uno scatenato Marco Minutella e dalla Lab Orchestra, ha eseguito storici brani come “Toda joia e toda beleza”, “Augusta”, Beautiful like the sunshine” e “Defendemos la alegria”. A chiudere in bellezza la manifestazione, l’ironia e la sagacia di Enrico Guarneri, tra i più apprezzati attori di teatro, e di Salvo La Rosa, storico conduttore e giornalista. La collaudata e amata coppia del piccolo schermo, acclamata dal pubblico in piazza, si è esibita in alcuni divertenti sketch.

Enrico Guarnieri

Enrico Guarnieri

Salvo La Rosa e Enrico Guarnieri

Salvo La Rosa e Enrico Guarnieri

Roy Paci

Roy Paci

Roy Paci

Roy Paci

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A cura del prof. Carlo Ruta

Contemporaneità e storia

Di recente si sono avute numerose prese di posizion0ato poi in quella che Norberto Bobbio ha definito l’età dei diritti, travagliata tuttavia dal confronto geopolitico tra liberaldemocrazie e il mondo socialista, da polarizzazioni ideologiche e rinnovate tensioni sociali, percorsa infine da fenomenologie non meno condizionanti: dai soprassalti globali del neoliberismo agli exploit della telematica. Ne è derivato allora, ed è storia degli ultimi decenni, un quadro complessivo ondivago, di luci e ombre, che hanno avuto e continuano ad avere riflessi sostanziali, diretti e indiretti, sul mondo degli studi.

Nel tracciato delle esperienze del secondo Novecento, entro cui si collocano ricerche di spessore paradigmatico come quelle di Fernand Braudel e Philippe Ariès, si sono intensificati gli scambi interdisciplinari, per quanto forti siano rimasti i richiami dello specialismo più formale e caparbio. Il dibattito, resosi maggiormente fluido, ha prodotto una storia arricchita, per metodologie e contenuti, che è riuscita a investigare con cura speciale il terreno delle culture, e delle mentalità in particolare. Lo scandaglio delle epoche umane non è immune tuttavia, per la posizione che occupa, da influenze in grado di pregiudicarne anche i risultati, l’autonomia e il rigore metodologico. E tanto più i rischi sono manifesti in questi tempi, a causa di un clima che, per l’aumento delle disuguaglianze, la precarietà degli equilibri internazionali e la crescita del fenomeno immigratorio dalle aree disagiate a quelle più ricche, a livello globale va deteriorandosi, sui piani anche delle risorse civili, dei diritti e, per forza di cose, delle condotte razionali.

Mentre si aggiornano in maniera più o meno dichiarata i punti di vista eurocentrici e le sicumere universaliste di un «primo mondo» che non smette di riconoscere se stesso come il presidio per antonomasia dei «valori ultimi», si alimentano infatti, in numerose parti del Globo, le chiusure iper-identitarie, il rifiuto quindi delle multiculturalità e il pregiudizio etnico. Si tratta, a ben vedere, di fenomeni implosivi e dissociativi, che si generano nel vivo delle società e delle culture in maniera quasi inerziale, anche in paesi che lungo il Novecento hanno elaborato in maniera matura e relativamente aperta il «trauma» della decolonizzazione. Con l’ausilio di ideologie su misura, avanzano in definitiva logiche di risentimento e paura, che portano ancora a concepire il portatore di differenze come antagonista e, si potrebbe dire, come «ladro di risorse». Nell’ordine reale delle cose, sembrano finire fuori campo allora le prefigurazioni più feconde del secondo Novecento, come i paradigmi della coesione internazionale pensati da Hans Kelsen, i tracciati della «società aperta» di Karl Popper e, più ancora forse, i moniti egualitari delle antropologie più brillanti, come quella del Claude Lévi-Strauss di Razze e storia.

Situazioni di crisi si manifestano, contestualmente, nel sistema delle rappresentanze e in altri gangli delle democrazie liberali, da cui tendono ad emergere nuove ibridazioni, difficili da interpretare. Il mondo della comunicazione, sempre più condizionato dal digitale e dai social, produce inoltre fenomenologie di vario segno, con effetti ancora contraddittori, di orizzontalità attive da un lato, che nei primi anni di questo secolo hanno fatto immaginare una crescita delle buone pratiche di democrazia, e di condotte manipolatorie dall’altro, che rischiano di disorientare le opinioni pubbliche, ostacolandone il travaglio critico, con l’esito anche di rendere più difficili i percorsi conoscitivi, attraverso la fabbricazione del falso. In questo orizzonte problematico, che si alimenta di radicalismi di ogni livello, la ricerca storica è investita allora da responsabilità importanti, con ricadute possibili anche di ordine civile.

 

Scenari che mutano

Chi opera oggi nel campo delle scienze sociali, da qualsiasi prospettiva, storica, sociologica, antropologica e così via, ha davanti a sé strade diverse. Può arroccarsi nello specialismo isolazionistico o aprirsi utilmente alle sollecitazioni, può alzare la guardia o rilanciare, autolimitarsi o progredire, oscurare un paesaggio umano o illuminarlo. Può indugiare in definitiva sulla difensiva o porsi all’altezza delle difficoltà che travagliano i paesi, operando, se lo si vuole, in maniera emblematica. Può essere ancora istruttivo, al riguardo, il dato del primo Novecento, quando la Nouvelle histoire si ritrovò a coesistere con le implosioni nichilistiche e belliciste del tempo, bilanciandole in qualche misura, oggettivamente, come un utile anticorpo. Ciò non avveniva attraverso una dialettica frontale, più o meno accentuata in senso ideologico, ma, soprattutto, per mezzo di una erogazione in profondità, sfaccettata e innovatrice, in grado, già con il solo esserci, di puntellare in quell’Europa crepuscolare il senso delle cose e di porre la conoscenza storica come presidio della razionalità. Si trattava in fondo di una ricerca schiva, che in quei frangenti maturava con discrezione in alcuni circoli universitari della Francia, ma vigorosamente attiva e feconda.

Lo studioso di questo tempo è importante che faccia i conti con quelle esperienze conoscitive e quel contatto con le cose ma deve confrontarsi con un presente che propone scenari e prospettive di ricerca differenti. Tra le scienze sociali, la storia è forse quella che oggi più viene sottoposta a critiche demolitrici, non soltanto dalla prospettiva dell’utilità didattica. Secondo i nuovi detrattori della disciplina, le vicende umane sono troppo eterogenee, vaghe e divergenti per essere trattate e spiegate con metodi di ricerca credibili. Ed è ben chiaro che in questo modo, agli sforzi di studio sostenuti nell’ultimo secolo, e ai traguardi raggiunti, si finisce per opporre, oltre che le cortine dello scientismo, il nichilismo, il vuoto unidimensionale, ideologico, che tende di fatto a delegittimare saperi stratificati e a sollecitare, dal versante degli studi, le implosioni del presente. Riaffiora, in sostanza, con nuove modalità, il timore della storia, proprio quando questa disciplina per una serie di circostanze, esterne e interne, appare nelle condizioni di accelerare il passo e produrre nuove rotture paradigmatiche. Oggi essa può disporre infatti di risorse inedite, offerte anche dai progressi impetuosi di alcuni campi tecnologici e delle scienze naturali, che stanno rivoluzionando, tra l’altro, discipline contigue come quelle archeologiche.

Nel panorama delle scienze, l’archeologia si colloca in una sorta di frontiera, che per tanti aspetti ha forgiato i suoi modi operativi e il suo carattere, anch’esso pluralistico. In alcuni contesti, come quello della New archeology, nota altrimenti come archeologia processuale, la disciplina è riconosciuta come contigua alle scienze naturali. La relazione si fa oggettiva del resto e diventa organica con l’archeometria, concentrata soprattutto sull’analisi di laboratorio, chimica, fisica e biologica dei reperti e degli ambienti naturali di provenienza. Il quadro si presenta però più ampio e sfaccettato. La ricerca archeologica, anche dalla prospettiva paletnologica, che indaga le età preistoriche, ha registrato dal secondo dopoguerra significativi momenti di crescita, derivanti appunto dall’innovazione tecnologica. I più recenti dispositivi della subacquea, le telecamere lidar, i sonar, i magnetometri e i radar per il telerilevamento, le foto satellitari, le tecniche 3D, le tomografie computerizzate e i nuovi ritrovati per la datazione dei reperti stanno mutando infatti radicalmente l’orizzonte degli studi. Se utilizzati con criterio e organicità, questi progressi possono incidere allora in maniera significativa sull’indagine pluridirezionale delle epoche umane. In sostanza, più utilmente che in passato, l’archeologia è in grado di occupare una posizione mediana, sul piano operazionale almeno, tra la disciplina storica e le scienze naturali. Essa rimane tuttavia una scienza sociale, e su questo terreno si trova ad articolare i suoi contatti più impegnativi con la storia, mentre quest’ultima è nelle condizioni e ha l’opportunità, appunto, di rimescolare le carte e di riconsiderare, tra l’altro, il problema delle fonti, che solo in parte nell’età delle semiotiche possono risolversi nei tragitti della scrittura, dai primi pittogrammi all’alfabeto.

 

Superando il confine

Come scienza sociale, la storia non ha il compito di giudicare, assolvere o condannare. Essa ha l’onere di restituire senso ai fatti umani, illuminandoli, incalzandoli, esplicitandoli, attraverso il documento e il manufatto, l’oggettività naturale e le immaterialità resistenti, le culture e il loro correlarsi dialettico. Storici di grande acutezza, come Karl Lamprecht e Henri Pirenne, molto stimati dagli annalisti, soprattutto di prima generazione, adoperavano un concetto «compromettente» per definire un loro approccio alla ricerca. Essi parlavano di una storia totale, per rimarcare i modi d’essere di un’attività scientifica indiscreta, attiva su vasti orizzonti e aperta ad ogni contaminazione utile. Tutto questo, mentre evoca una stagione di scommesse, riesce a fornire allora spunti produttivi al presente. Per ridare senso alle cose e aiutare così le società a rendersi conto e a riorientarsi è necessario, evidentemente, liberare il campo da scorie, chiusure, polarizzazioni vacue e schemi ideologici in grado di deprimere l’esercizio della ricerca. Ed è quel che le storiografie più avvertite, da varie posizioni, si propongono di fare da decenni, in sintonia con gli ambiti più maturi di altre scienze sociali. Il Novecento, in questo senso, ha costituito una grande fucina, ha forgiato strumenti e incubato risorse conoscitive. Ma le fratture di questa tarda modernità sollecitano ad accelerare e cambiare passo. Ciò potrebbe essere allora la scommessa di oggi.

La ricerca del secolo scorso, impugnando il «primato» della storia politico-militare e, per dirla con gli annalisti, della narrazione événementielle, concentrata di massima su attori di rango, eventi memorabili e rigide scansioni cronologiche, ha scoperto la pluralità dei campi, inoltrandosi con impeto in territori prima trascurati, dall’economico al sacrale, dalla vita quotidiana alle mentalità, dalle tecniche al lavoro, dai sentimenti alle differenze di genere. L’ultimo Novecento ha espresso poi altri modelli, come quello di una storia globale che, solo in minima parte sul tracciato braudeliano della longue durée, si è snodata dagli anni settanta con esiti anche fecondi, che hanno portato, tra l’altro, ad una ridiscussione ad ampio raggio dei modelli eurocentrici ed occidentalisti. Con uno sguardo orientato alle fenomenologie economico-finanziarie del mondo contemporaneo, sono stati riconsiderati infatti i rapporti tra il globale e il territoriale, il Nord e il Sud, il Ponente e il Levante, che nelle opere di Immanuel Wallerstein, ad esempio, vengono ricomposti nel paradigma unificante del sistema-mondo. Ma la storia può aspirare a portarsi lungo regioni, fisiche e immateriali, più impervie e sfumate, dove diventa inevitabile il confronto con tutto ciò che, dotato di un flusso, di un moto intrinseco, sfugge a rappresentazioni univoche e cristallizzate. Può essere conferito allora altro peso a elementi di «disturbo» come il trasversale, l’ambiguo, il tortuoso, l’instabile, l’imprevedibile, il contraddittorio, l’indeterminato e l’inopportuno, che pure hanno esercitato influenze decisive sulla formazione delle epoche, sui processi di civilizzazione e perfino sulle articolazioni della razionalità umana.

In un orizzonte epocale come quello odierno, che rivendica in maniera compulsiva il massimo di agiatezza e di comfort, e che mostra tuttavia segni di affaticamento, la storia può aiutare a restituire delle logiche e un senso a quel che viene percepito come estraneo e fuori campo. Può aiutare inoltre a frequentare in maniera empatica le complessità delle cose e a orizzontarsi meglio lungo le tre prospettive che reggono, avvolgendola, l’esperienza umana: il contatto con la natura, il confronto con il mondo sociale e il rapporto con la storia, che, come dimensione del passato, in ogni persona è costume, memoria, lingua, background culturale, senso e misura del tempo, in definitiva, percezione orientata del . Se la mission più conseguente e alta della ricerca storica è allora quella di contribuire ai processi di autoanalisi delle società, attraverso prese d’atto, scoperte e atti di coscienza, si può immaginare un ripensamento emblematico e consapevole, un «patto» tra la ricerca storica e le società umane in cui siano soddisfatte determinate condizioni.

Non sempre, a ben vedere, la storia si ritrova al servizio del vincitore, come vuole un motto corrente. Essa può sostenere un ceto resistente, come si avverte, ad esempio, nella narrazione moralistica di Publio Cornelio Tacito. A volte si trova a sostenere le ragioni di un mutamento possibile, di un progresso o di un regresso, retto da attori più o meno presenti o mimetici. È naturale allora che lo studioso, in possesso di fonti, debba impiegare una discreta parte del tempo disponibile a correggere, porre in discussione, confutare tradizioni e narrazioni che grondano inevitabilmente di falsi, inverosimiglianze, artifici narrativi, interpolazioni e fraintendimenti. Ma la ricerca ha l’onere di confrontarsi con un orizzonte più ampio di sostanze resistenti: strati e sostrati fisici, accumuli dell’immaginario, strutture linguistiche, tradizioni sacrali, percorsi tecnologici, costumi, manualità e altro ancora. È opportuno allora che attraverso questo contatto polimorfo con le cose si manifestino nuovi propositi.

Potrebbe risultare fecondo intanto un confronto progressivo con le fenomenologie del pregiudizio che, declinato variamente, in senso etnico, culturale, religioso, politico, di genere, di ceto, di specie e altro ancora, attraversa le società umane. Riprendendo, in qualche misura, il filo intuitivo di autori come Walter Lippmann e, soprattutto, di Hannah Arendt che si concentrò sul totalitarismo e l’antisemitismo, la ricerca storica potrebbe assumersi il compito, fino ad oggi largamente eluso dalle scienze sociali, di spiegare il quando, il come e il perché il sospetto verso il differente, il distante e l’«alterità» possa tradursi in un pericoloso bisogno comune, conclamato e stratificato. Di concerto con l’antropologia, la psicologia, la sociologia e l’economia, essa potrebbe indagarne inoltre le condizioni per possibili movimenti inversi: dall’impulso a chiudersi all’esigenza di aprirsi. Si tratta di uno spunto evidentemente, lungo linee di raccordo, appunto, tra le ragioni scientifico-disciplinari, che potrebbero uscirne arricchite, e i bisogni di crescita civile. Operazioni del genere sono possibili tuttavia a determinate condizioni.

Una storia che sia a misura dei tempi è importante che si «sporchi le mani», che impari, dagli archeologi ad esempio, l’attitudine a cavare terra dal suolo, con pazienza, alla ricerca di strati più profondi di quel che già si conosce e alla scoperta di quel che non si conosce ancora e che è tuttavia ipotizzabile, immaginabile o «deducibile» attraverso lo studio di termini noti. Occorre una storia prudente ma audace, che si confronti senza remore con l’incerto, che dia quindi consistenza e conferisca un ruolo strategico al dubbio, allo stesso modo in cui l’epistemologia, con Karl Popper, ha conferito uno status scientifico al falsificabile. Nell’età in cui le scienze naturali, passate attraverso esperienze come quelle di Planck, Bohr e Heisenberg, potenziano il paradigma probabilistico, appare curiosa una ricerca storica che indugi troppo su schemi inarticolati, tassonomie perfette e linee ortogonali tracciate a tavolino. Occorre rendere disponibili e utilizzare, di preferenza, altri strumenti, a misura dei problemi. E l’oggetto storico, sfuggente già di suo, suggerisce, tanto più quando si è davanti a fenomenologie di forte indeterminazione, modelli decisamente duttili, che meglio possano aiutare a registrarne l’onda, il respiro epocale e le mobilità.

Negli attuali orizzonti, la storia ha bisogno in realtà di smarrirsi per ritrovarsi, di frequentare, a ritroso, strade impervie che diano però l’opportunità di riflettere con carichi di consapevolezze più spendibili e condivisibili, anche in termini di socialità attiva: tanto più quando è la stessa vicenda umana, con le sue problematicità, a richiedere una maggiore erogazione. La mobilità sfuggente dell’oggetto storico evoca poi una ulteriore mobilità, quella del punto di vista, che costituisce una buona risorsa per far progredire la conoscenza e arginare il pregiudizio. La mobilità dello sguardo, che fornisce all’osservatore una visione differenziata dell’oggetto, può aiutare lo storico a riconoscere meglio i territori non fisici, a proiettarsi nei contesti di mentalità lontane e a interagire perciò con razionalità differenti, che l’Occidente, ad esempio, stenta ancora oggi a riconoscere, se non sommariamente.

 

Saperi e incontri

La storia non ha bisogno di teorie che spieghino la vicenda umana nella sua totalità e come totalità, facendone il «regno dei fini». Visioni del genere restano supponenti oltre che, come rilevava Popper, ascientifiche. In realtà, se vuole mantenere una funzione ed esercitare un’influenza utile, la storia non può distaccarsi dai suoi compiti di disciplina delle complessità e delle cause. E nel Novecento, dalle prime stagioni delle Annales, questo impegno è stato esercitato appunto con slanci pionieristici. Essa ha imparato a muoversi infatti fuori dai propri confini, dove si è incrociata tra l’altro con l’antropologia, che, per quanto non priva di remore ideologiche e di aree di subalternità, sin dalla seconda metà del XIX secolo ha conferito spessore globale agli studi su alcuni campi, come quelli delle culture e dell’organizzazione sociale. Ma è importante che oggi si proceda oltre e si cerchi di ridurre lo iato che, malgrado le mediazioni già esistenti, di cui si diceva prima, persiste negli ambiti scientifici. Si potrebbe cominciare a ripensare, in particolare, le relazioni possibili e preferibili tra la razionalità dei saperi storici, in senso lato, e quella delle scienze naturali.

Se, come si è detto, i tempi attuali suggeriscono un patto plausibile tra società e storia, si potrebbe concepire, ancora utilmente, un nuovo «contratto», tra le scienze della natura e quelle sociali. Le differenze rimangono significative, poiché le prime non hanno per oggetto l’uomo storico in continua modificazione, che è invece oggetto delle scienze sociali, mentre in queste ultime non esiste tra l’osservatore e l’oggetto osservato quel distacco che, in via generale, è consueto nelle scienze naturali. Nel mondo attuale, dove gli interessi dei sistemi rischiano di sopraffare istanze e bisogni umani essenziali, un dialogo serrato e crescente tra le scienze potrebbe risultare tuttavia emblematico. Ma se la storia, come altre discipline affini, ha buone ragioni per continuare a portarsi «fuori le mura», dall’altro versante la situazione sembra più problematica. Perché le scienze naturali, concentrate sulle loro osservazioni, i lori principî e il rigore delle loro dimostrazioni, dovrebbero «scendere a patti» con le scienze sociali, e nello specifico con la disciplina storica? È un po’ il quesito di fondo, la cui risposta, nei termini di un apologo, potrebbe essere riposta, in qualche modo, nel Diogene della tradizione antica, con la sua lanterna accesa, che usava, a suo dire, per cercare l’uomo.

I saperi storici possono aiutare in realtà le scienze naturali a non perdere di vista l’uomo, appunto, ossia la dimensione del sociale, della sostenibilità, del tempo civile, che costituiscono la condizione di base per qualsiasi progetto, anche scientifico. Per gli studiosi della natura e delle discipline logico-matematiche la storia può costituire allora una utile sponda orientativa, di tipo anche morale. Si dirà che già la poesia, la prosa letteraria, la musica, il cinema, il teatro e tutte le altre arti assolvono un tale compito, ma, diversamente da tali espressioni della creatività umana, la storia condivide con le altre discipline sociali e con le scienze naturali la ricerca delle cause, un accostamento alle cose e, ancora, delle logiche di fondo che possono convergere su un coeso orizzonte di scambi e interazioni, senza pregiudizio per le diversità e l’autonomia dei saperi.

In definitiva, possono crearsi i presupposti per nuove sintonie, mentre la storia, che da un clima più aperto trarrebbe di certo dei benefici, ha buone ragioni per progredire verso nuove esperienze paradigmatiche: dubitante ma audace, dotata di un timbro proprio ma eccedente, duttile ma resistente, istruttiva e, davanti ai fattori di crisi che colpiscono questa contemporaneità, capace di sostenere da posizioni di prima fila i processi di riequilibrio culturale.

 

Si può partecipare alla discussione indirizzando a: istitutosapere@gmail.com – tel. 347.4862409.

Il Prof. Carlo Ruta

Il Prof. Carlo Ruta

 

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Taormina – Annunciati dal presidente di TAOMODA, Agata Patrizia Saccone, i Tao Awards dell’edizione 2020: per la moda, Tao Award Excellence ad Antonio Marras, per l’haute couture ad Antonio Grimaldi, per il pret-a-porter a Federica Tosi e un riconoscimento speciale alla stilista Bav Tailor inserita nel progetto #TogetherForTomorrow di Camera Moda Fashion Trust; per il giornalismo, Tao Award Excellence alla Direttrice di GRAZIA International Network Carla Vanni e Tao Award anche alla firma de “Il Giornale” Daniela Fedi; per l’Innovazione ad Oscar di Montigny; per il design all’architetto Mario Trimarchi; per la categoria attori premiato Fabio Fulco; per la musica il giovane talento Jacopo Mastrangelo che con la sua chitarra ha accompagnato in note la quotidianità del lockdown dalla terrazza di piazza Navona, a Roma.

La notte dei Tao Awards sarà sabato 12 settembre 2020, alle ore 21.00, al Teatro Antico di Taormina, Gala presentato dalla giornalista de La7 Cinzia Malvini.

“E’ un momento storico assai difficile, in cui bisogna andare avanti con coraggio e intelligenza, senza alcuna supponenza ma al contrario tendendo la mano con spirito di aggregazione” – afferma Agata Patrizia Saccone, Presidente di Taomoda- “Avremmo potuto decidere di saltare l’edizione in programma, quest’anno slittata da luglio a settembre, ma abbiamo scelto di fronteggiare le difficoltà con l’auspicio di un ritorno in tempi brevi alla serenità minata dalla pandemia”.

La TAOMODA Week, giunta alla sua XXI edizione, rassegna internazionale tra i Grandi Eventi della Regione Siciliana -con il supporto dell’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacoli, dell’Assessorato regionale alle Attività Produttive, dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali, dell’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale – si terrà quest’anno dal 10 al 18 settembre 2020 a Taormina. Patrocinata, tra gli altri, dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dal Comune di Taormina, da quest’anno, è stata inserita dal Comune di Venezia nel calendario “Città in Festa”.

“Taormina e la Sicilia si identificano anche con Taomoda, inserita tra i Grandi Eventi della Regione Siciliana perché rappresenta certamente una delle più importanti e più belle manifestazioni legate a un settore tanto strategico quanto fondamentale sia per l’Italia, ma direi anche per la Sicilia, che fa del “made in Italy” una garanzia nel mondo” - dice l’assessore regionale al Turismo, Manlio Messina-. “L’organizzazione, nonostante l’emergenza sanitaria, non ha mollato e ha scelto di spostare l’evento da luglio a settembre. Una scommessa che è già vinta, perché l’edizione di quest’anno rappresenta una ripartenza per tutti, anche per il comparto della moda che, come altri, ha sofferto il lockdown durato mesi e in questo senso come governo Musumeci abbiamo cercato di venire incontro alle richieste di tutte le categorie, sempre nel rispetto della salute pubblica”. 

Sostenibilità e valorizzazione del made in Italy sono filo conduttore della kermesse. Tra le novità, quest’anno, una sezione interamente dedicata al Made in Sicily, con la Taomoda Sicily, realizzata in collaborazione con l’Assessorato regionale alle Attività Produttive, un’exhibition nello storico Palazzo Ciampoli di Taormina che sarà esclusiva vetrina per i brand isolani eccellenze dell’isola. Nell’occasione si terrà a battesimo il Mythos Fashion Districts Sicilia, Distretto della Moda in Sicilia. Straordinaria e inedita mostra, sempre a Palazzo Ciampoli, quella del celebre artista Arturo Delle Donne sui giorni del lockdown dal titolo “The familar unknonw”. Un percorso allinsegna della continuità tra Taomoda e il design con la mostra dedicata, introdotta dal convegno Just Design, in collaborazione con l’Ordine e Fondazione Architetti. Le mostre di Palazzo Ciampoli saranno inaugurate venerdì 11 settembre alle ore 20.30 alla presenza, tra gli altri, del direttore del Parco Archeologico di Naxos Gabriella Tigano.

Taomoda sarà anche incipit del progetto sociale “DONNA…we are with you”.

FOTO DEI RELATORI

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MessinaAppuntamento venerdì 4 settembre 2020 alle ore 18.00 presso il Palacultura di Messina – sala  “Vincenzo Palumbo” 1° piano, con il giornalista Alfonso Lo Cascio, autore del libro 1943: La “Reconquista” dell’Europa Dalla conferenza di Casablanca allo sbarco in Sicilia.

L’incontro con l’autore è stato organizzato dalla Biblioteca Regionale “Giacomo Longo” di Messina ed ha ottenuto i seguenti patrocini: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Comune di Messina Assessorato alla Cultura, Unitelma Sapienza Roma e Associazione culturale  BCsicilia.

Coordinerà l’evento Tommasa Siragusa, Direttrice della Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina.  Dopo l’introduzione e la presentazione dei relatori, sono previsti i saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura del Comune di Messina Vincenzo Caruso, a cui faranno seguito gli interventi di:  Roberto Sciarrone, Dottore di ricerca in Storia dell’Europa Sapienza Università di Roma, Sabrina Patania Presidente BCsicilia Messina e Domenico Interdonato Direttore Unitelma Sapienza Polo di Messina.

I lavori si concluderanno con l’intervento  dell’autore e il dibattito con il pubblico.

La locandina

La locandina

La copertina del libro

La copertina del libro

Il Palacultura

Il Palacultura

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Messina . Partecipata nel rispetto della normativa anticovid a Largo Batteria Masotto la tappa finale della cerimonia del 60° anniversario del passaggio della Fiamma Olimpica da Messina e nei Comuni della zona jonica, L’evento promosso dalla Compagnia dei tedofori presieduta da Piero Chillè e composta dall’avv. Carlo Lo Schiavo, dal comm. Domenico Calabrò, dal cav. Giovanni Rizzo, dalla prof.ssa Caterina Oteri, dal prof. Josè Gambino e dal prof. Giuseppe Restifo ha avuto come ospiti d’onore della manifestazione Giancarlo Peris, l’ex mezzofondista noto per essere stato l’ultimo tedoforo ai Giochi di Roma del 1960 e Rosario Lo Bello figlio di Concetto arbitro internazionale di serie A.

Emozionante la partenza dal Tempietto Olimpico “Tysandros” di Giardini Naxos alle ore 11,00 della fiamma olimpica che è stata trasportata via mare davanti alla chiesa di San Pancrazio. La staffetta ha attraversato Taormina, Letojanni, Forza D’Agrò, Sant’Alessio Siculo, Santa Teresa di Riva, Furci Siculo, Roccalumera, Nizza di Sicilia, Alì Terme, Itala Marina, Scaletta Zanclea, Capo Scaletta, Giampilieri Marina, Briga Marina, Santa Margherita, Galati Marina e Mili Marina ed è giunta a Messina Sud/Tremestieri, Pistunina, Contesse, Ganzirri, Atm Messina e Piazza Cairoli fino all’arrivo, alle ore 19 alla Passeggiata a Mare. I tedofori che si sono alternati da Giardini Naxos a Giampilieri sono stati coordinati dal Presidente dell’ass. nazionale Azzurri Antonello Aliberti e da Scaletta a Messina da Gabriele Rinaldi presidente Associazione Torre Bianca. Al “Largo Batteria Masotto” l’arrivo dei tedofori del ‘60 tra gli applausi dei presenti e subito dopo è avvenuta l’accensione del tripode, a cura del già presidente provinciale del Coni Giovanni Bonanno. Presenti alla cerimonia presentata dall’avv. Silvana Paratore che ha richiamato più volte i valori puri dello sport nella cultura di ieri e di oggi,  Mons. Mario Di Pietro in rappresentanza dell’Arcivescovo di Messina , Mons. Vincenzo D’Arrigo consulente del Comitato Madonna della Lettera, Mons. Angelo Oteri, il Vice Comandante del Nucleo di Supporto logistico della Marina Militare di Messina Felice Miraglia, il Capitano dei carabinieri Vincenzo Spataro in rappresentanza del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Messina e via mare presenti la Guardia costiera di Messina, la motovedetta della Guardia di Finanza di Messina.  E’ toccato all’assessore alle politiche sportive del Comune di Messina, Francesco Gallo, procedere alla scopertura della lapide commemorativa che come a Messina, è stata scoperta ad ogni passaggio della fiaccola olimpica in ciascun comune patrocinante l’iniziativa. A leggere il contenuto della targa il prof. Restifo “Per questo mare dal nome antico e celebre per memorie passò venendo da Olimpia e da Atene la fiaccola destinata ad ardere sotto il cielo di Roma nei giorni delle Olimpiadi del 1960”. Suggestivo il balletto davanti alla scalinata della passeggiata a mare ispirato al fauno danzante ed alle olimpiade greche con coreografie curate da Mariangela Bonanno e da Alice Rella. Orgogliosi i tedofori presenti a Largo Batteria Masotto chiamati col microfono uno ad uno ed applauditi per il loro essere stati al servizio dello sport: Ventimiglia Salvatore, Donato Salvatore, Bonanno Giovanni, Rizzo Giovanni, Restuccia Francesco, Amabile Stellario, Muscolino Nino, Mascali Isidoro, Calabro’ Domenico, Summa Antonino, Mario Migneco e Piero Chillè. Due le targhe celebrative che sono consegnate agli atleti Giancarlo Peris ed all’ex arbitro Rosario Lo Bello, il cui padre, l’indimenticato Concetto, fu il primo tedoforo in terra italiana alle Olimpiadi del 1960. Magica l’arte teatrale interpretata magistralmente da Caterina Oteri che ha preceduto il  momento finale del trasferimento della fiaccola ai piedi della Madonnina del Porto con Giancarlo Peris via mare a bordo della paciota del circolo ricreativo Riviera Pace presieduto da Carmelo Recupero e il conseguente omaggio floreale offerto dal Gruppo ctg Madonna della Madonna di cui Mons. Angelo Oteri presente alla cerimonia, e’ consulente ecclesiastico. L’omaggio è stato  accompagnato dal volo di 60 palloncini bianchi.

La cerimonia di Messina

La cerimonia di Messina

I tedofori a Messina

I tedofori a Messina

Un momento della cerimonia

Un momento della cerimonia

Il tripode  con il sacro fuoco

Il tripode con il sacro fuoco

Una fase della cerimonia

Una fase della cerimonia

 

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Luigi Centra

Luigi Centra

Articolo Dott. Rosario Messina

Da anni è un assiduo frequentatore della Sicilia ed in particolare di Giardini Naxos e della fascia Jonica  poiché: “con le sue bellezze naturali e la sua storia” come ama ripetere “è una preziosa fonte di ispirazione per i miei lavori artistici”. In molte occasioni ha messo la sua arte, che spazia dalla pittura alla poesia, al servizio di progetti umanitari e per questo qualche anno fa era stato candidato per il Premio Nobel per la pace. Stiamo parlando di Luigi Centra  poliedrico artista romano (originario di Veroli) pittore, scrittore, poeta, scultore il quale con la sua fondazione Onlus ha spesso promosso progetti umanitari per tanti bambini. Proprio per tale generosa dedizione qualche anno fa Luigi Centra era stato inserito tra i candidati per concorrere al Premio Nobel per la Pace dal Nobel Forum della Karolinska Institutet a Stoccolma in Svezia, dall’Amministrazione presieduta da Iornwall e Ann Margret Agneta, “per aver lavorato molto con la sua arte italiana nel mondo a favore dei bambini”. Il progetto che gli è valso la nomination è stato  soprattutto quello realizzato a Kiev in Ucraina quando fu ospite per una serie di seminari dell’Università Tars Scewschenko dove allestì anche una mostra ed il ricavato andò in beneficenza a favore dei bambini di Cernobyl  del reparto oncologico di Kiev. Raccontare del maestro Luigi Centra è come aprire un libro magico sempre pieno di sorprese.

Anche quest’anno, come nel 2019, Centra è sceso in Sicilia per godersi qualche giorno di vacanza con la moglie Antonia e per trarre nuova linfa, fonte di ispirazione, per le sue poesie e per i suoi quadri. Tanti gli amici che ha in Sicilia e tra questi la coppia canora Maria Russell e Rosario Todaro che, lo scorso anno,  lo hanno invitato a trascorrere qualche giorno di relax nel proprio locale “Villa Caruso” a Santa Teresa di Riva. Ubicato sulla panoramica della cittadina Jonica dove si gode una vista incantevole della riviera jonica e della Calabria è la “location perfetta” come ha detto al suo arrivo Centra “per potermi ispirare, scrivere nuove poesie e realizzare dei quadri”. Quest’anno invece, per le festività di ferragosto è ospite nella casa di Giardini Naxos di Angela Lombardo, presidente dell’associazione scientifico-culturale “Mea Lux” dove ha già soggiornato in passato.

Non si ferma mai il pittore romano sempre pronto a cogliere da ogni sua esperienza l’ispirazione per alimentare la sua creatività.Luigi è un valore aggiunto della nostra terraha commentato al suo arrivo Angela Lombardoe noi siamo onorati di averlo come ospite a Giardini Naxos, terra di bellezza e di mito. La sua creatività non ha confini perché è un vulcano di idee, un fiume in piena inarrestabile. Luigi Centra ha varcato i confini del Mondo con le sue opere pittoriche moderne e chi verrà per la serata potrà conoscere la sua arte dal vivo. Nel 2019 è stato in tour, per diverse settimane,in Sud America ospite di diverse amministrazioni dove ha tenuto seminari e organizzato mostre. Questa la dice lunga sulla notorietà del nostro ospite.”

Centra e Sgarbi

Centra e Sgarbi

Il Maestro Centra torna così a Giardini Naxos per ritemprarsi per qualche giorno nella sua “seconda patria”, Naxos dei naxioti come ama chiamare la prima colonia greca di Sicilia.  Porta i saluti anche della bella figlia Natasha Centra nata in Germania (Sonthofen) la quale lo ha sempre spinto a scendere in Sicilia. Soggiornerà  assieme a donna Antonia sua compagna di vita dalle sembianze simili ad una donna sicula. Ha portato con se, oltre al costume da bagno e abbigliamento da spiaggia e da vacanza, anche un bel po’ di materiale riguardante le sue opere poiché in questi giorni, eseguirà dei masterclass in vari alberghi e ristoranti della cittadina jonica. “Sono contento di essere nuovamente in terra di Sicilia ed in particolare a Giardini Naxos che considero la mia seconda patria” ha detto al suo arrivo Centra “Per quello che posso voglio dare il mio contributo  in vista delle prossime elezioni amministrative a Giardini e ovviamente il mio contributo va al candidato Sindaco Antonio Veroux e, alla mia amica di sempre Angela Lombardo,  pilastro irremovibile e determinata perché lei è sempre una vincente visto la sua nobiltà ha tendenze verso una alta crescita a favore del p

opolo siculo ed in particolare di Giardini Naxos. Spero che la gente apprezzerà il suo operato e gli darà fiducia perché Angela si è sempre battuta con grande animo a favore dei giovani e, dei più deboli”.

Intanto la sua storia artistica una sorta di “work in progress”  prosegue spedita verso nuovi traguari poichè Luigi Centra per quest’anno ha già in programma altri interessanti appuntamenti con l’arte e la cultura dove scriverà altre meravigliose pagine con i suoi penneli.

Con Maria Russell e Rosario Todaro nel 2019

Con Maria Russell e Rosario Todaro nel 2019

Con il dott. Rosario Messina

Con il dott. Rosario Messina

Luigi Centra attraversa lo Stretto di Messina

Luigi Centra attraversa lo Stretto di Messina

Assieme alla moglie Antonia

Assieme alla moglie Antonia

Uno dei suoi recenti lavoriraffigurante la baia di Giardini Naxos

Uno dei suoi recenti lavoriraffigurante la baia di Giardini Naxos

La sla permanente di un museo dedicato a Ippolito Nievo con le opere di Luigi Centra

La sala permanente di un museo dedicato a Ippolito Nievo con le opere di Luigi Centra

Il porto di Aci Trezza di Luigi Centra

Il porto di Aci Trezza di Luigi Centra

 

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Alcuni quadri dedicati al mare

Alcuni quadri dedicati al mare

Giardini Naxos (Me)Il mare nella pittura e nella scultura” è il titolo del vernissage riguardante la mostra dedicata al mare inaugurata a Giardini Naxos venerdì 31 luglio. L’ideatore dell’originale iniziativa è  Santo Giordano, cultore d’arte e poliedrico artista che ha messo a disposizione i suoi locali di Via Vulcano n. 9  per realizzare l’originale esposizione a pochi passi dal lungomare di Naxos e dallo storico Castello De Spuches. Un sogno che coltivava da tempo quello di realizzare una mostra dedicata al mare che esprimesse l’anima di questo incantevole luogo che un tempo fu la prima colonia greca di Sicilia, incastonato tra le acque limpide della suggestiva baia di Naxos e le pendici dell’Etna, meta ambita di vacanzieri  e turisti provenienti da ogni parte del mondo.

La mostra è un omaggio alla città di Giardini Naxos, alla sua gente ed alla sua storia e, per renderla ancora più suggestiva, Giordano ha coinvolto altri due cavalli di razza della cittadina jonica, lo scultore Turi Azzolina e il pittore Pippo Foti i quali, con grande entusiasmo, hanno aderito all’iniziativa. Visitare la mostra è un esperienza ricca di emozioni e suggestioni poiché i tre artisti hanno esposto alcune delle loro opere più belle, quadri sculture, manufatti e tanti altri oggetti che ricordano il mare e la marineria locale che sarà possibile ammirare nelle ore di apertura della mostra: dalle ore 20,00 alle ore 22,00 (da lunedi a venerdi) e, dalle ore 10,00 alle 13,00 e dalle ore 20,00 alle 22,00 (sabato e domenica) per tutto il mese di agosto.

           L’evento vuole essere il primo di tante altre iniziative culturali che Giordano vuole promuovere per ridare tono alla cultura della nota località turistica poiché, per la sua storia e la sua collocazione geografica, bene si presta ad essere una virtuosa location per l’arte e la creatività da mettere a disposizione di tutti.

Santo Giordano

Il Dr. Santo Giordano

Tra gli obiettivi prefissati dagli ideatori della Mostra d’arte vi è la volontà unanime di contribuire a far diventare Giardini Naxos un punto d’incontro con l’arte capace di sorprendere, emozionare e comunicare sapere a chi si ferma nell’apposita bottega allestita sotto il palazzo fronte mare denominato “colosseo” (per la sua forma circolare). L’idea di allestire una mostra d’arte secondo l’idea progettuale di Giordano, Azzolina e Foti, è quella di contribuire ad una “riqualificazione urbana” attraverso l’esposizione di opere di grande qualità artisti locali in un contesto urbano sempre più depauperato da una cattiva azione dell’uomo sul territorio. Un idea originale che merita di essere condivisa, così come hanno fatto coloro che sono intervenuti alla inaugurazione che hanno apprezzato parecchio l’originale idea di Santo Giordano, Turi Azzolina e Pippo Foti. Tanti gli apprezzamenti dei presenti alla inaugurazione della mostra d’arte come ad esempio quello di Antonio Veorux, già Sindaco di Giardini Naxos e, candidato per la tornata elettorale del 4 ottobre prossimo il quale, ha detto:E’ un iniziativa che merita un grande plauso soprattutto perché proviene da un privato il quale ha fatto un investimento per promuovere cultura da mettere a disposizione, gratuitamente, per tutti. Mi devo complimentare anche per l’originale allestimento dei locali che fanno di questo piccolo museo un gioiello virtuoso che merita di essere visitato. Belle le opere dei tre artisti che certamente saranno molto apprezzate da quanti verranno a visitale la mostra. La cultura è il segno che contraddistingue l’evoluzione di una comunità e, purtroppo di questi tempi spesso si registra una carenza di iniziative culturali. Bisogna fare un inversione di marcia e soprattutto appassionare i giovani, iniziative come questa contribuiscono a riportare la cultura ad essere patrimonio di tutti e questo non può che fare bene a tutti noi.” Parole di grande apprezzamento anche da parte di Angela Lombardo presidente dell’associazione scientifico culturale “Mea Lux” la quale ha detto:Oggi è difficile promuovere cultura perché viviamo in una società votata a ben altri valori non certo culturali che spesso si dimentica dei propri artisti spesso dimenticati ed emarginati che non vengono coinvolti per quello che meritano. Anche nel nostro territorio abbiamo tanti bravi artisti ed in particolar modo a Giardini Naxos ma spesso ci dimentichiamo di loro. Abbiamo bisogno di mecenati che promuovano cultura seguendo l’esempio di chi ha già iniziato a fare questo come ad esempio il mecenate Antonio Presti che ha dato tanto alla cultura della nostra terra. L’idea di Giordano di promuovere una mostra qui, nella prima colonia greca di Sicilia che, coinvolgesse due grandi artisti giardinesi è un chiaro esempio di come è possibile fare cultura anche con le eccellenze del proprio territorio. Promuovere cultura è una cosa seria e bisogna sempre partire dalle proprie radici. Turi Azzolina e Pippo Foti, ma anche Giordano, giardinese di adozione, sono dei valori aggiunta di questa città e la gente dovrebbe essere fiera di loro. Mi auguro che questa città risponda all’appello dei tre artisti che hanno voluto dare un loro contributo per promuovere cultura e vengano a visitare la mostra che peraltro merita di essere vista poiché vi sono tante belle opere esposte.”

Significativa anche la breve riflessione dell’ideatore del progetto culturale che lui ama chiamare La mossa del cavallo”. Sentiamo cosa ci dice in merito Santo Giordano:L’arte non è il luogo supremo dei capolavori, è anche e soprattutto il momento di apertura alla libertà, alla creatività e all’innovazione. Questa sarebbe la vera mossa del cavallo, una mossa che può separare il sistema costringendolo a ricominciare da capo anche in un momento come questo di ribellione per la situazione in cui versa il nostro Paese anche a causa dell’emergenza coronavirus, per cui si sente la necessità di scendere in campo, ognuno nel proprio settore, allo scopo di denunciare e proporre una soluzione. In questo contesto l’opera d’Arte può essere strumento di trasformazione sociale ed economica, oltre che culturale e artistica. L’opera entra nel quotidiano e l’artista compie viaggi in dimensioni multidisciplinari, passando da un settore all’altro e partecipando attivamente al proprio fare artistico. Se l’opera d’arte è una sfida alla delimitazione ed è partecipata, nel senso che ha lo spazio sociale che merita, allora la sua funzione è di essere nella e per la società civile. Noi artisti locali protagonisti di questa mostra, intendiamo promuovere il concetto di una “democratizzazione dell’Arte” nel tentativo di aprire uno sportello per la gente e tra la gente, senza scopo di lucro attraverso il cd. “museo aggratis”, coinvolgendo chicchessia per un’educazione estetica che guarda all’Arte antica che si proietta nel contemporaneo. Attraverso questa nostra mostra vogliamo mettere a disposizione dei cittadini giardinesi la nostra  esperienza di vita in questo territorio e contribuire ad una rinascita di questa collettività anche attraverso la cultura poiché siamo fermamente convinti che sarà una rinascita della cultura ad interrompere il sistema degli ultimi decenni che l’ha relegata in un angolino facendo precipitare la nostra società nel qualunquismo e nel degrado. Nel caso della nostra città, per raggiungere questo obiettivo, però, sarà necessaria l’azione decisa di tutti quelli che, nel passato, hanno “creato” Giardini Naxos rendendola, di fatto, la prima location turistica della Sicilia.”

                          ROSARIO MESSINA

Giordano all'interno del Museo

Il Dr. Giordano all’interno dei locali che ospitano la mostraf

La foto di gruppo

La foto di gruppo

Il brindisi inaugurale

Il brindisi inaugurale

Da sin. il maestro Turi Azzolina, il dr. Sorge e il pittore Pippo Foti

Da sin. il maestro Turi Azzolina, il dr. Sorge e il pittore Pippo Foti

Alcuni quadri della mostra

Alcuni quadri della mostra

L'interno della mostra

L’interno della mostra

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L’Ufficio per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CESi (Conferenza Episcopale Siciliana), rappresentato dal Vescovo delegato, S.E. Mons. Antonino Raspanti, ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Associazione Ricercatori Turismo – ARTU’, presente alla firma con il suo Presidente, Prof. Girolamo Cusimano.
“ARTU’ è un network di ricercatori, consulenti e professionisti attivi – dichiara il Prof. Vincenzo Asero, consigliere dell’Associazione – con le loro diverse competenze e professionalità, nel settore del turismo. ARTU’ e il suo team sono impegnati nella realizzazione di studi ed analisi sul turismo con riguardo sia alla dimensione globale del fenomeno che a quella delle singole destinazioni”.
Continua il prof. Maurizio Giannone, consigliere dell’Associazione – “ARTU’ realizza convegni e seminari destinati ad un pubblico di ricercatori e di operatori pubblici e privati del settore. Molte iniziative, tuttavia, sono rivolte anche ai non addetti ai lavori per avvicinare i decisori e le comunità alle questioni che attengono allo sviluppo turistico del territorio“.
Conclude don Roberto Fucile, direttore regionale dell’Ufficio Pastorale: “L’obiettivo è favorire la collaborazione ed il reciproco coinvolgimento su alcune iniziative finalizzate alla valorizzazione di idee, progetti e capacità d’impresa dei giovani nel settore del turismo”.
Infatti, nei prossimi mesi, l’Ufficio per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della CESi ed ARTU’ lavoreranno insieme all’organizzazione della “Vetrina dei progetti”, un workshop che mette in contatto giovani progettisti ed imprese del settore turistico-culturale, e di una Summer School per operatori che desiderano implementare le proprie conoscenze.
Inoltre è prevista per ottobre l’organizzazione di un webinar, un seminario via web, sui cammini di fede, in collaborazione con il Master in promozione turistica e management del patrimonio culturale e ambientale dell’Università degli Studi di Catania.

Il direttore Don Arturo Grasso

Il direttore dell’Ufficio Comunicazione della Diocesi di Acireale Don Arturo Grasso

Il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti

Il Vescovo di Acireale Antonino Raspanti

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