LUGLIO 2019
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PALERMO

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Venerdì 16 febbraio, alle ore 18,00 presso il prestigioso Auditorium Rai di Palermo, verrà presentato il docufilm dal titolo Un Baiano pirandelliano, realizzato dal giovane saccense, Eduardo Veneziano. A discuterne con il regista di Sciacca saranno la giornalista Margherita Ingoglia e Roberto Leone, cronista de La Repubblica – Palermo; durante la serata verrà proiettato il film-documentario.

Un baiano pirandelliano – Menelaw Sete, girato tra Sciacca  l’Etna e Salvador de Bahia e presentato ufficialmente lo scorso 4 aprile in Brasile, ha come protagonista l’artista contemporaneo Menelaw Sete che ritorna sugli schermi, dopo anni, con l’esigenza di raccontare, tramite la sua arte e la sua filosofia di vita, alcuni aspetti che stanno portando ad un punto di non ritorno il nostro pianeta terra.
Menelaw Sete, detto il Picasso brasiliano, artista sudamericano contemporaneo, già noto nel Comune agrigentino per il gemellaggio con Salvador de Bahia, nel film documentario di Eduardo Veneziano diventa il leitmotiv per discutere della situazione attuale del nostro pianeta, ma anche l’aspetto sociale della mentalità dell’uomo di oggi. Le tematiche raccontate nel docufilm,  passano dalla deforestazione all’estinzione degli animali, dal problema dell’acqua , all’elemento del fuoco rappresentato dal vulcano, simbolo della distruzione a cui il nostro pianeta è destinato. «I quattro capitoli del docufilm sono stati girati tra Sciacca e Catania – spiega Eduardo Veneziano – . Quello sul riciclo, per esempio, è ambientato in un vecchio baglio di Sciacca; mentre per un altro ci siamo appoggiati al complesso culturale del noto scultore di Art Brut, Filippo Bentivegna. Per quello sugli oceani, invece, ci siamo spinti fino al mare, per ammirare la città da un’altra prospettiva».

Un contrasto tra arte e realtà, video intervista e graphic novel animata, riportato nel docufilm, evidenzia e contraddistingue il prestigioso lavoro realizzato dal giovane regista, Eduardo Veneziano con lo scopo di sottolineare – utilizzando un linguaggio universale –  alcuni degli aspetti e delle conseguenze che stanno portando il pianeta al collasso.

Edoardo Veneziano, 28 anni, originario di Sciacca, comincia la sua formazione professionale  come architetto per poi realizzarsi come regista produttore a Cinecittà, a Roma. «Sono tornato in Sicilia tre anni fa per cercare, nonostante le difficoltà, di portare un po’ di cinema nel Comune dove sono nato e dove non esistono realtà cinematografiche». Oggi, Eduardo è al suo terzo film documentario. Il primo racconta Sciacca ed è stato distribuito anche negli Stati Uniti; mentre il secondo gli è stato commissionato dal Club Emigranti di Boston, dal titolo Amuri pu mari,  narra le tradizioni marinare, caratteristiche del popolo saccense.

La presentazione è prevista per il prossimo 16 febbraio, alle ore 18,00. Ingresso libero.      

Margherita Ingoglia

Margherita Ingoglia

eduardo veneziano

eduardo veneziano

 

 

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Palermo – Giulio Francese, 59 anni, è il nuovo  presidente regionale dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia. Il nuovo presidente dell’Odg di Sicilia  figlio del compianto giornalista Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia nel  1979, si è già  insediato nel suo ufficio di via Gian  Lorenzo Bernini a Palermo. Il nuovo Consiglio regionale è composto,  inoltre, dal Vicepresidente Salvatore Li Castri, dal Segretario Santo Gallo, dal tesoriere Maria Pia Farinella. Gli altri componenti del Consiglio sono i consiglieri professionisti Riccardo Arena, Salvatore Ferro, Concetto Mannisi, Filippo Mulè e dal consigliere pubblicista Attilio Raimondi. Presidente del Collegio dei revisori dei conti è stato eletto all’unanimità il professionista Daniele Ditta, che sarà affiancato dal professionista Placido Ventura e dal pubblicista Andrea Naselli. A conclusione del Consiglio, il neo eletto presidente Giulio Francese ha dichiarato: “Fino a poco tempo fa non immaginavo neppure di candidarmi. Alla fine mi sono messo in gioco perché tanti sono stati i colleghi a chiedermi un impegno diretto, considerandomi una risorsa per tutta la categoria. Affronterò con spirito di servizio questo mandato da presidente, sapendo di avere al mio fianco un Consiglio composto da colleghi di grande esperienza e professionalità”. Congratulazioni e auguri di buon lavoro ai colleghi.

Il giornalista Giulio Francese nuovo presidente dell'Odg di Sicilia

Il giornalista Giulio Francese nuovo presidente dell’Odg di Sicilia

Il nuovo Consiglio direttivo dell'Odg di Sicilia

Il nuovo Consiglio direttivo dell’Odg di Sicilia

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Palermo – L’A.G.D. Messina, Associazione di aiuto ai giovani diabetici presieduta da Armando Maggiari, con sede presso l’U.O.C. Pediatria del Policlinico Universitario di Messina, sarà presente alla II Conferenza Regionale delle Associazioni di persone con diabete in Sicilia che si terrà nei giorni 16 e 17 giugno con inizio alle ore 14:30,  nell’incantevole  location della Villa Zino di Palermo. L’Evento promosso dalla Federazione Diabete Sicilia presieduta dal dott. Michele Girone, si propone di  promuovere l’aggregazione tra le diverse Associazioni presenti sul territorio regionale al fine di far fronte alle sempre più complesse problematiche della persona con diabete. Alla Conferenza che rappresenta un momento di incontro, di confronto, di idee, interverranno il Presidente della Federazione Diabete Sicilia dott. Michele Girone, i presidenti delle Società Scientifiche e tra di essi il Presidente della Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica dott. Fortunato Lombardo . Previsti i saluti del Sottosegretario di Stato del Ministero della Salute On.le Davide Faraone, dell’Assessore Regionale alla Salute On.le Baldassare Gucciardi, del Sindaco di Palermo prof. Leoluca Orlando; del Responsabile del Tribunale dei diritti del malato dott. Andrea Supporta; del Segretario Regionale di Cittadinanza Attiva dott. Giuseppe Greco; del presidente di Federfarma di Palermo dott. Roberto Tobia; del Coordinatore dell’Osservatorio contro la dispersione scolastica dell’U.R.S. per la Sicilia prof. Maurizio Gentile. Previsto in collegamento video da Miami l’intervento del Professore di chirurgia e medicina della Divisione Trapianti cellulari presso l’Università di Miami e Direttore del Diabetes Research Institute, Camillo Ricordi, che tratterà i passi della ricerca sul Diabete. Alle ore 18:45 prevista una Tavola Rotonda sul tema:Dialogo tra società scientifiche e associazioni di persone con diabete”  che sarà moderata dall’Avv. Silvana Paratore in cui interverranno  Antonella Costa, Gianni Miceli, Vincenzo Provenzano, Francesco Sammarco, Luigi Spicola, Maria Pia Tripo, Fortunato Lombardo.

I lavori proseguiranno il 17 giugno con inizio alle ore 9:30

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Buccheri (Sr) -Federico II di Svevia: una figura di monarca complessa, che non ha mai smesso di alimentare discussioni, sin dal tempo in cui egli visse e dominò la scena dell’Impero romano-germanico, quando per i papi e i loro partigiani guelfi era la bestia dell’Apocalisse e l’anticristo mentre per altri era lo stupor mundi. Chi fu realmente? Un cristiano autentico o un laico e illuminista ante litteram? Un campione dell’interculturalità? Un anticipatore dello Stato moderno o un regnante del medioevo? Quale il peso effettivo che egli ebbe nella vicenda intellettuale del XIII secolo? Questi i quesiti cui, traendo spunto da un convegno tenutosi a Buccheri (SR), rispondono Ferdinando Maurici, Ferdinando Raffaele, Carlo Ruta e Teresa Sardella, autori del libro Federico II e il suo tempo. Il Regnum e l’impero, il papato, le etnie, le culture, appena uscito in libreria per le Edizioni di Storia e Studi Sociali.

Teresa Sardella, docente universitaria di Storia medievale, esamina le radici storiche e giuridiche dell’impero federiciano e alla luce di questo excursus spiega le ragioni del lungo contenzioso politico che oppose il regnante svevo ai pontefici di Roma, nel duplice ruolo di imperatore e di signore feudale del Regnum Siciliae, che formalmente restava dominio dei papi. La studiosa fa il punto, in particolare, sui conflitti politici e militari che corsero, per vari decenni, tra Federico, che mirava a incorporare il Regnum nell’impero, e i pontefici Gregorio IX e Innocenzo IV, che richiamavano il monarca al rispetto dei patti, per mantenere il loro dominio sui loro «patrimoni» peninsulari e insulari.

A partire da una disamina sulla discussione storiografica di età contemporanea su Federico II, da Kantorowicz ad Abulafia, Carlo Ruta, saggista e studioso di storia del Mediterraneo, definisce le complessità, le ambivalenze e gli eclettismi che caratterizzarono la condotta dell’imperatore svevo. Ravvisando in tali elementi un rilievo paradigmatico, il saggista focalizza il rapporto difficile dell’imperatore con i pontefici di Roma, ma anche i contatti ondosi e ambivalenti con altre religioni e altri mondi culturali, densi di contaminazioni intellettuali e agevolati forse, in qualche misura, dal lungo tirocinio giovanile del monarca nella Palermo multietnica, capitale del Regnum.

Ferdinando Maurici, storico e archeologo medievalista, propone un esame a tutto campo della vicenda federiciana, da una serie antefatti di epoca normanna alla decadenza del disegno universalistico dell’imperatore svevo. L’autore intende porre nondimeno l’accento sui rapporti travagliati che Federico di Hohenstaufen ebbe con la Sicilia: dalla lunga guerra contro i musulmani in rivolta, che si concluse con lo sradicamento dell’Islam dall’isola e la deportazione dei superstiti a Lucera, alla rivolta di Messina e di altre città dopo la promulgazione delle Constitutiones Augustales di Melfi del 1231, che ridefinivano in maniera rigidamente centralistica l’ordinamento giuridico del Regnum Siciliae.

Delle politiche culturali di Federico II e, in particolare, della Scuola poetica siciliana, che con il sostegno dell’imperatore si espresse dagli anni trenta fino alla metà del secolo, argomenta infine Ferdinando Raffaele, filologo e storico di letterature romanze, ponendo in risalto i contenuti di questa lirica, incardinati soprattutto sull’amor cortese, a fronte di una maggiore varietà di temi proposta da quella provenzale. L’autore focalizza inoltre il problema delle fonti, dei testi dei poeti federiciani, che giungono in una certa misura tradotti e «toscanizzati»: cosa che rende ancora oggi difficile una esaustiva definizione morfologica e filologica del volgare illustre dei Siciliani.

 

Federico II e il suo tempo. Discussione all’Accademia di Belle Arti di Palermo

 

Giovedì 27 ottobre alle ore 17,00, l’Accademia di Belle Arti di Palermo (Palazzo Fernandez, via Papireto 20) presenta, il libro Federico II e il suo tempo. Il Regnum e l’impero, il papato, le etnie, le culture, appena uscito per le Edizioni di Storia. Partecipano all’evento i quattro studiosi che hanno firmato l’opera, Ferdinando Maurici, Ferdinando Raffaele, Carlo Ruta e Teresa Sardella, il direttore dell’Accademia Mario Zito e il docente responsabile della biblioteca Toni Romanelli.

Federico II di Svevia: una figura di monarca complessa, che non ha mai smesso di alimentare discussioni, sin dal tempo in cui egli visse e dominò la scena dell’Impero romano-germanico, quando per i papi e i loro partigiani guelfi era la bestia dell’Apocalisse e l’anticristo mentre per altri era lo stupor mundi. Chi fu realmente? Un cristiano autentico o un laico e illuminista ante litteram? Un campione dell’interculturalità? Un anticipatore dello Stato moderno o un regnante del medioevo? Quale il peso effettivo che egli ebbe nella vicenda intellettuale del XIII secolo? Questi i quesiti cui rispondono gli autori del libro, che scandagliano la figura dell’imperatore svevo da una varietà di prospettive.

Teresa Sardella, docente universitaria di Storia medievale, esamina le radici storiche e giuridiche dell’impero federiciano e alla luce di questo excursus spiega le ragioni del lungo contenzioso politico che oppose il regnante svevo ai pontefici di Roma. Carlo Ruta, saggista e studioso di storia del Mediterraneo, definisce le complessità e gli eclettismi che caratterizzarono la condotta dell’imperatore svevo, tanto sul terreno politico quanto in quello intellettuale. Ferdinando Maurici, storico e archeologo medievalista, propone un esame a tutto campo della vicenda federiciana, da una serie antefatti di epoca normanna alla decadenza del disegno universalistico dell’imperatore svevo. Delle politiche culturali di Federico II e, in particolare, della Scuola poetica siciliana, argomenta infine Ferdinando Raffaele, filologo e storico di letterature romanze.

 

 

1x  Prima di Copertina Federico II

 

 

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Salvatore Taglioni è stato un danseur di fama internazionale, nato a Palermo nel 1789, da genitori ballerini: Carlo e Maria Petracchi. La famiglia, di origine piemontese, si spostava secondo i contratti di lavoro. Il loro figlio maggiore, Filippo, infatti, era nato due anni prima a Milano. Salvatore presto è stato avviato alla danza alla scuola di Napoli e poi a Parigi, dove si è perfezionato alla scuola di Jean-François Coulon, debuttando all’Opéra, nel 1806, insieme alla sorella Luisa.

Dopo le nozze, con la danseuse Adélaïde Perrault, ritornò in Italia dove ebbe prestigiosi incarichi, un po’ in tutta la penisola, ma soprattutto al S. Carlo di Napoli, dove fu nominato maestro di perfezionamento delle Scuole di Ballo, annesse ai Reali Teatri.

Come si ricorda dalla Storia, questi sono anni turbolenti per tutta la Penisola italiana, e Taglioni, formatosi nella Parigi napoleonica, aveva respirato la nuova aria di libertà, presente anche nella Napoli di Gioacchino Murat. Quindi era molto sensibile alle nuove problematiche storico-politiche, che si riflettono nelle sue opere, le quali rientrano a pieno titolo nella letteratura patriottica. Anche col ritorno dei Borbone, continuò a mantenere il suo incarico al Teatro S. Carlo. Dopo i tumulti del 1848, fu condannato alla fucilazione, ma fu ferito gravemente e salvato. Riabilitato, riprese il suo ruolo di ballerino e di maestro. Durante la sua carriera si cimentò anche come coreografo, avendo debuttato in questo settore in occasione de La Fille Mal Gardée, 1814. Molte sue opere s’ispirano ad argomenti storici e/o opere letterarie: Furio Camillo, Romanow, Alcibiade, Bianca di Messina, L’ira di Achille, Marco Visconti, Ettore Fieramosca, I Promessi Sposi, Faust, Il Ritorno di Ulisse, ecc.

Di esse, quella che vorrei portare all’attenzione, è il balletto Ines de Castro del 1831. Ma già nell’aprile del 1827, per il Teatro Alla Scala di Milano, con le scenografie di Alessandro Sanquirico e la musica di Placido Mandanici (un altro siciliano nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1799), Taglioni aveva messo in scena il balletto: Pietro di Portogallo, ballo storico in cinque atti. Taglioni e Mandanici ebbero una buona collaborazione sino a quando  quest’ultimo si trasferì a Milano nel 1834, pur continuando ad avere rapporti di lavoro col teatro partenopeo. Già nel 1820, sempre a Napoli, Taglioni si era interessato alla storia portoghese con l’opera: I Portoghesi nelle Indie, ossia la conquista di Malacca. Ma a Milano, il suo Pietro di Portogallo fu stroncato, forse da voci malevoli, nonostante gli interpreti di primo piano. Di ciò ci resta un lungo articolo a firma di Gaetano Barbieri e di Giulio Ferrero, riportato nel volume Teatri, Arti e Lettere, del 1827. Ma la stessa opera, col titolo cambiato, Ines de Castro, nome della protagonista, rappresentata al S. Carlo di Napoli nel 1831, interpretata da Teresa Héberlé, ebbe invece uno strepitoso successo, tanto che il giovane sovrano, Ferdinando II, conferì a Taglioni il titolo di “coreografo a vita”. Il soggetto degli infelici amori di Ines e di Pietro di Portogallo, oltre che nell’arte di Tersicore, aveva conquistato il pubblico italiano nelle sue varie espressioni artistiche. La storia di questi sfortunati amanti, che ho avuto già occasione di presentare anche su queste pagine, era già nota e in quel momento Ines era il prototipo dell’eroina romantica lacerata tra la ragion di Stato, l’amore per il principe e per i suoi figli. Dunque, argomento altamente politico, come si è rivelato anche in altri autori che hanno scritto su questo soggetto sino all’Unità d’Italia.

Sulla famiglia Taglioni c’è da dire che è stata una grande famiglia di artisti, non solo nella danza, ma anche nella musica e nel canto. Infatti dei due figli di Salvatore, Luisa ha seguito le orme del padre, mentre il figlio Ferdinando è stato un buon musicista e ci ha lasciato un Corso di Estetica Musicale (1873).  Mentre, il fratello Filippo è considerato l’iniziatore del balletto romantico, in occasione della rappresentazione della Sylphide, 1832 a Napoli, la cui interprete era la propria figlia Maria, una delle più grandi, o forse la più grande, ballerina dell’Ottocento.

                                      Salvatore Statello

Salvatore  Taglioni

Salvatore Taglioni

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Palermo. Si è insediato stamane il nuovo Consiglio di disciplina territoriale dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia. Alla cerimonia che si è tenuta nella sede di Palermo, in via Bernini 52/54, erano presenti tutti i nuovi consiglieri di disciplina (nella foto in piedi da sinistra): Giuseppe Rizzuto (professionista), Paolo Vannini Parenti (professionista), segretario Teresa Campagna (pubblicista), Silvana Polizzi (professionista), Elvira Terranova (professionista), Carmelo Santonocito (pubblicista), Attilio Borda Bossana (professionista), (seduti) il nuovo presidente Giuseppe Vecchio (professionista) e Giovanni Paterna (pubblicista). Ad aprire i lavori il segretario dell’Ordine Concetto Mannisi che ha letto il decreto firmato firmato dal Presidente del Tribunale Salvatore Di Vitale il 28 luglio scorso, con il quale sono stati nominati i componenti del nuovo Cdt.

Tra i primi a prendere la parola, l’ex presidente Giuseppe Lazzaro Danzuso che ha ricordato come il Cdt uscente “ha affrontato un’esperienza nuova, con dedizione e spirito di sacrificio: sono certo – l’augurio rivolto al nuovo consiglio – che i colleghi che prendono il nostro posto saranno in grado di proseguire il lavoro già avviato, ottenendo ottimi risultati”. Un passaggio di testimone immediatamente raccolto dal nuovo presidente del Cdt, Giuseppe Vecchio: “Lavoreremo con equilibrio e senso di giustizia, saremo giudici disciplinari equi. Sono convinto però che la strada maestra è quella della prevenzione, dell’apprendimento delle regole, per far sì che i colleghi non le violino. Contiamo molto sulla formazione – ha aggiunto – le regole deontologiche sono fondamentali ma purtroppo molti non le conoscono”.

Presente all’incontro anche l’avvocato Cinzia Calafione, consulente del Cdt, e il segretario regionale del sindacato Alberto Cicero che ha augurato buon lavoro ai nuovi componenti del Cdt: “C’è bisogno di intervenire a fondo, per restituire credibilità alla nostra categoria e alla professione”. In chiusura, il presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia Riccardo Arena ha sottolineato l’importanza di “essere giusti, nel senso di rispettosi delle regole, ma anche equilibrati, nella  piena osservanza del principio di uguaglianza, senza occhi di riguardo e senza timori reverenziali per i potenti della nostra professione. Agirete con indipendenza e senza condizionamenti, ma in stretto raccordo col Consiglio. Siamo certi che saprete dare al nostro Ordine – ha concluso – quel contributo di credibilità e forza delle idee e dei principi di cui ogni singolo giornalista, ma soprattutto la nostra professione, ha urgente bisogno”.

La cerimonia di insediamento

La cerimonia di insediamento

I nuovi consiglieri

I nuovi consiglieri

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Palermo. Il Museo regionale d’Arte moderna e contemporanea di Palermo martedì 28 giugno 2016 alle ore 18 presenta «Il Mediterraneo tra viaggi e storia. Carlo Ruta – Sebastiano Tusa». Al centro della conversazione, che si tiene presso la sede del Museo, Palazzo Belmonte Riso, Corso Vittorio Emanuele, Palermo, sono la Storia del viaggio in Sicilia dalla tarda antichità all’età moderna di Carlo Ruta e Primo Mediterraneo di Sebastiano Tusa. Dialogano con gli autori Stefano Vassallo, dirigente della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo, e Mario Zito, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Palermo.

 

Due studiosi e due libri s’interrogano sulle relazioni e i processi etnici e culturali che hanno fatto la lunga storia del Mediterraneo. Le prospettive sono differenti e tuttavia complementari: quella di Sebastiano Tusa focalizza la vita, i costumi e l’ethos del Mediterraneo antico; quella di Carlo Ruta sposta l’attenzione sui viaggi materiali e immateriali che hanno interessato la Sicilia dalla tarda antichità cristiana all’età moderna. L’analisi di Tusa si destreggia tra i saperi tecnici, gli archetipi e i tòpoi che hanno reso grande questo mare fisicamente piccolo. L’analisi di Ruta scandaglia l’immaginario, lo scindersi della rappresentazione della più grande isola del Mediterraneo in vari elementi, con la sedimentazione lungo la storia di due tradizioni fondate su due visioni estreme e contrapposte: da un lato quella della solarità affascinata, dall’altro quella che indulge alla problematicità e al tenebroso. Dalla complementarità dei due testi nasce allora l’idea di una discussione in progress, che vuole essere anche dialogo aperto su problematiche storiche resistenti, del Mediterraneo e della Sicilia, alla ricerca di nuovi spunti interpretativi

 

Copertina Libro

Copertina Libro

2 Libro Tusa

Libro Tusa

Libro Ruta

Libro Ruta

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PalermoGiovedì 16 giugno 2016 alle ore 17,00 l’Istituto Gramsci Siciliano di Palermo, Cantieri Culturali La Zisa, via Paolo Gili 4, presenta il libro L’utopia del possibile, conversazione con Achille Occhetto a cura di Carlo Ruta, appena uscito per le Edizioni di Storia e Studi Sociali. Partecipano, con Occhetto e Ruta, Luigi Colajanni, Matteo Di Figlia e Piero Violante.

Firmando questo libro-conversazione con Ruta, Achille Occhetto rompe un silenzio che durava da qualche anno, spiegando tra l’altro qual è oggi, al cospetto della gravissima crisi economica, politica e morale che attraversa l’Italia, la sua concezione della sinistra e della democrazia. Dopo aver narrato le fasi che hanno determinato la fine dell’esperienza storica del Pci – di cui fu l’ultimo segretario generale – e il valore dell’eredità gramsciana, Occhetto  offre delle chiavi di lettura del degrado di oggi e suggerisce le linee di una nuova politica, sulle vie di un futuro sostenibile. Con una lucidità che gli viene dalla complessità della sua esperienza politica, che dagli anni post-resistenziali lo ha sollecitato ad un costante lavorio analitico all’insegna dell’eterodossia, della contaminazione e del cambiamento, egli traccia in particolare le linee di una utopia del possibile che guardi in avanti e che però sia in grado di recuperare un patrimonio inestimabile di politiche sociali, oggi largamente rimosso o inutilizzato

 

Foto  Libro

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CATANIA. All’interno della 6° edizione di Terre di Cinema, la principale manifestazione italiana dedicata all’immagine cinematografica, dal 10 al 14 giugno 2016 si svolgerà a Viagrande, in provincia di Catania, il primo workshop di fotografia tenuto da Letizia Battaglia, la fotografa palermitana che con i suoi scatti dalla Sicilia in bianco e nero ha ricevuto plausi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Nata a Palermo nel 1935, Letizia Battaglia è tra i fotografi contemporanei più apprezzati in Italia e all’estero, dove le sono state dedicate importanti mostre ed ha conseguito prestigiosi riconoscimenti, come il Premio Eugene Smith, a New York, istituito per ricordare il fotografo di punta della rivista Life. Le opere di Letizia Battaglia raccontano soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche la sua struggente bellezza, tramite lo sguardo delle donne e delle bambine che ne popolano i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana.

Tema del workshop sarà appunto la ricerca della bellezza: con un approccio che unirà teoria e attività pratica, Letizia Battaglia guiderà ciascun partecipante a sviluppare un punto di vista originale e autoriale rispetto al ritratto fotografico.  Nell’ambito del workshop è prevista una collaborazione con il carcere di Piazza Lanza di Catania, coordinata dalla direttrice Elisabetta Zito e dall’educatrice penitenziaria Lucia Brischetto, che porterà alla partecipazione attiva di una selezione di detenute alle attività del workshop.  La ricerca della bellezza si inserisce nella più ampia cornice di eventi – campus internazionale, masterclass, rassegna cinematografica – che caratterizza in modo unico Terre di Cinema, la manifestazione creata dal direttore della fotografia Vincenzo Condorelli nel 2011, come centro d’eccellenza in Sicilia per la promozione della cultura dell’immagine.

Il workshop si rivolge a studenti, fotoreporter, amanti della fotografia, già in possesso di competenze fotografiche di base, per un massimo di 15 partecipanti.

Giulia Mariani, fotografa palermitana e assistente di Letizia Battaglia, è la co-ideatrice e coordinatrice del workshop, che si concluderà con l’inaugurazione di una mostra degli scatti realizzati dai partecipanti, all’interno della Rassegna cinematografica di Terre di Cinema in programma dal 20 al 24 giugno nel territorio di Forza d’Agrò, a pochi chilometri da Taormina.

 È possibile candidarsi per la partecipazione al workshop inviando una e-mail entro il 31 marzo 2016 all’indirizzo workshop.terredicinema@gmail.com

Locandina del Work Shop

Locandina del Work Shop

Letizia Battaglia

Letizia Battaglia

 

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Palermo.  La Breve storia dell’architettura in Sicilia di Enrico Calandra, data alle stampe per la prima volta nel 1938 e ripubblicata adesso dalle Edizioni di storia e studi sociali con la prefazione di Maia Rosa Mancuso, adotta un taglio critico e investigativo particolare, che tende a far luce sulle zone d’ombra, i territori di confine, cioè su linguaggi specifici che si nutrono del rapporto tra le culture endogene con quelle esogene, reinterpretate e rimodellate queste ultime nella prospettiva di nuove sintesi. È una storia in cui l’architettura non è solo un repertorio di orientamenti e di stili, ma materia viva di un progresso materiale, funzionale e creativo, che connota l’evolversi civile di un paese. L’elemento che congiunge tutti i tasselli di questa storia è perciò l’eclettismo, come risorsa creativa che non nega ma condivide e assimila il diverso, il passato e il distante, portando i processi ideativi e costruttivi a sintesi aggiornate, rivitalizzate, segnate da forti originalità.

L’indagine di Calandra, resa in una forma volutamente sintetica, si presenta difficile. Nulla viene lasciato al caso e tutto rivendica una spiegazione. L’esito è, sul piano metodologico, quello di un percorso storiografico paradigmatico, che, come spiega l’autrice della prefazione, se da un lato pone le basi per gli studi di settore successivi, dall’altro finisce con il ridefinire i confini stessi della didattica della storia dell’architettura. Per tutto questo, la Breve storia esercita ancora oggi tutto il suo fascino, che Gaia Rosa Mancuso così riassume: «Si tratta di un’opera in divenire, aperta, che spinge a cercare ulteriormente e sollecita, quando non suggerisce esplicitamente, nuovi percorsi da esplorare. L’eredità di Calandra, di studioso e docente, può essere riassunta in questa costante tensione alla ricerca, condotta con rigore filologico e profonda intelligenza critica, oltre che nella generosa, non comune, capacità di condivisione.»

 

Giovedì 10 marzo 2016, alle ore 17, il libro viene presentato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, via Papireto 20

Relatori: il direttore dell’Accademia Mario Zito, Carlo Ruta, direttore di Edizioni di Storia, Toni Romanelli, direttore della biblioteca dell’Accademia, Maia Rosa Mancuso, docente all’Accademica e prefatrice del libro, Cesare Ajroldi, docente di Composizione architettonica all’Università di Palermo.

 

Enrico Calandra. Nato a Caltanissetta il 10 Luglio 1877, si laurea nel 1901 a Palermo in Ingegneria. Allievo di Ernesto Basile e Antonio Zanca, verrà chiamato da quest’ultimo a Messina, nel 1907, alla cattedra di Disegno d’ornato e architettura elementare, che ricoprirà inizialmente nel ruolo di assistente. Nel 1930 si trasferirà a Roma, su invito di Gustavo Giovannoni, per ricoprire l’incarico di docente della nuova disciplina di Caratteri degli edifici, presso la Scuola Superiore di Architettura. Pochi i suoi scritti editi, ma grandissima la sua influenza sulla formazione degli allievi, testimoniata da una fitta corrispondenza oltre che dai contributi resi dagli stessi, con esplicito riferimento al maestro. Il gruppo dei suoi allievi siciliani (C. Autore, F. Basile, S. Bottari, E. Caracciolo, S. Cardella, G. Di Stefano, L. Epifanio, V. Lanza, G. Samona, G. Spatrisano), eterogeneo per formazione, inclinazioni ed età, costituirà di fatto una vera e propria «scuola». La Breve storia dell’architettura in Sicilia, pubblicata nel 1938, è la sua opera più nota. I suoi interessi prevalentemente rivolti all’architettura medievale di età normanna, si concentrano in particolare sulle complesse vicende costruttive della cattedrale di Palermo, il cui studio per il Duomo offamiliano di Palermo rimarrà inedito a causa della guerra. Muore prematuramente a Roma nel 1946 lasciando molti scritti incompiuti, o inediti, quelli già conclusi, che saranno in larga parte pubblicati postumi.

Maia Rosa Mancuso, architetto e dottore di ricerca, è docente (dal 2004) di Elementi di architettura e urbanistica e Storia dell’architettura e dell’urbanistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Svolge la propria attività didattica e di ricerca prevalentemente nell’ambito della storia e rappresentazione dell’architettura e della città. Tra i contributi pubblicati si segnalano: Il disegno dell’utopia: utopie ad circulum da Platone a Ledoux (Palermo 1993); La experimentaciòn del espacio: arte y arquitectura (Valencia, 2009); Progetto e rappresentazione: l’immagine digitale (Milano 2013).

 

Locandina

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Copertina libro

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