GENNAIO 2021
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PALERMO

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PalermoGiovedì 16 giugno 2016 alle ore 17,00 l’Istituto Gramsci Siciliano di Palermo, Cantieri Culturali La Zisa, via Paolo Gili 4, presenta il libro L’utopia del possibile, conversazione con Achille Occhetto a cura di Carlo Ruta, appena uscito per le Edizioni di Storia e Studi Sociali. Partecipano, con Occhetto e Ruta, Luigi Colajanni, Matteo Di Figlia e Piero Violante.

Firmando questo libro-conversazione con Ruta, Achille Occhetto rompe un silenzio che durava da qualche anno, spiegando tra l’altro qual è oggi, al cospetto della gravissima crisi economica, politica e morale che attraversa l’Italia, la sua concezione della sinistra e della democrazia. Dopo aver narrato le fasi che hanno determinato la fine dell’esperienza storica del Pci – di cui fu l’ultimo segretario generale – e il valore dell’eredità gramsciana, Occhetto  offre delle chiavi di lettura del degrado di oggi e suggerisce le linee di una nuova politica, sulle vie di un futuro sostenibile. Con una lucidità che gli viene dalla complessità della sua esperienza politica, che dagli anni post-resistenziali lo ha sollecitato ad un costante lavorio analitico all’insegna dell’eterodossia, della contaminazione e del cambiamento, egli traccia in particolare le linee di una utopia del possibile che guardi in avanti e che però sia in grado di recuperare un patrimonio inestimabile di politiche sociali, oggi largamente rimosso o inutilizzato

 

Foto  Libro

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CATANIA. All’interno della 6° edizione di Terre di Cinema, la principale manifestazione italiana dedicata all’immagine cinematografica, dal 10 al 14 giugno 2016 si svolgerà a Viagrande, in provincia di Catania, il primo workshop di fotografia tenuto da Letizia Battaglia, la fotografa palermitana che con i suoi scatti dalla Sicilia in bianco e nero ha ricevuto plausi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Nata a Palermo nel 1935, Letizia Battaglia è tra i fotografi contemporanei più apprezzati in Italia e all’estero, dove le sono state dedicate importanti mostre ed ha conseguito prestigiosi riconoscimenti, come il Premio Eugene Smith, a New York, istituito per ricordare il fotografo di punta della rivista Life. Le opere di Letizia Battaglia raccontano soprattutto Palermo nella sua miseria e nel suo splendore, i suoi morti di mafia ma anche la sua struggente bellezza, tramite lo sguardo delle donne e delle bambine che ne popolano i quartieri, le strade, le feste e i lutti, la vita quotidiana.

Tema del workshop sarà appunto la ricerca della bellezza: con un approccio che unirà teoria e attività pratica, Letizia Battaglia guiderà ciascun partecipante a sviluppare un punto di vista originale e autoriale rispetto al ritratto fotografico.  Nell’ambito del workshop è prevista una collaborazione con il carcere di Piazza Lanza di Catania, coordinata dalla direttrice Elisabetta Zito e dall’educatrice penitenziaria Lucia Brischetto, che porterà alla partecipazione attiva di una selezione di detenute alle attività del workshop.  La ricerca della bellezza si inserisce nella più ampia cornice di eventi – campus internazionale, masterclass, rassegna cinematografica – che caratterizza in modo unico Terre di Cinema, la manifestazione creata dal direttore della fotografia Vincenzo Condorelli nel 2011, come centro d’eccellenza in Sicilia per la promozione della cultura dell’immagine.

Il workshop si rivolge a studenti, fotoreporter, amanti della fotografia, già in possesso di competenze fotografiche di base, per un massimo di 15 partecipanti.

Giulia Mariani, fotografa palermitana e assistente di Letizia Battaglia, è la co-ideatrice e coordinatrice del workshop, che si concluderà con l’inaugurazione di una mostra degli scatti realizzati dai partecipanti, all’interno della Rassegna cinematografica di Terre di Cinema in programma dal 20 al 24 giugno nel territorio di Forza d’Agrò, a pochi chilometri da Taormina.

 È possibile candidarsi per la partecipazione al workshop inviando una e-mail entro il 31 marzo 2016 all’indirizzo workshop.terredicinema@gmail.com

Locandina del Work Shop

Locandina del Work Shop

Letizia Battaglia

Letizia Battaglia

 

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Palermo.  La Breve storia dell’architettura in Sicilia di Enrico Calandra, data alle stampe per la prima volta nel 1938 e ripubblicata adesso dalle Edizioni di storia e studi sociali con la prefazione di Maia Rosa Mancuso, adotta un taglio critico e investigativo particolare, che tende a far luce sulle zone d’ombra, i territori di confine, cioè su linguaggi specifici che si nutrono del rapporto tra le culture endogene con quelle esogene, reinterpretate e rimodellate queste ultime nella prospettiva di nuove sintesi. È una storia in cui l’architettura non è solo un repertorio di orientamenti e di stili, ma materia viva di un progresso materiale, funzionale e creativo, che connota l’evolversi civile di un paese. L’elemento che congiunge tutti i tasselli di questa storia è perciò l’eclettismo, come risorsa creativa che non nega ma condivide e assimila il diverso, il passato e il distante, portando i processi ideativi e costruttivi a sintesi aggiornate, rivitalizzate, segnate da forti originalità.

L’indagine di Calandra, resa in una forma volutamente sintetica, si presenta difficile. Nulla viene lasciato al caso e tutto rivendica una spiegazione. L’esito è, sul piano metodologico, quello di un percorso storiografico paradigmatico, che, come spiega l’autrice della prefazione, se da un lato pone le basi per gli studi di settore successivi, dall’altro finisce con il ridefinire i confini stessi della didattica della storia dell’architettura. Per tutto questo, la Breve storia esercita ancora oggi tutto il suo fascino, che Gaia Rosa Mancuso così riassume: «Si tratta di un’opera in divenire, aperta, che spinge a cercare ulteriormente e sollecita, quando non suggerisce esplicitamente, nuovi percorsi da esplorare. L’eredità di Calandra, di studioso e docente, può essere riassunta in questa costante tensione alla ricerca, condotta con rigore filologico e profonda intelligenza critica, oltre che nella generosa, non comune, capacità di condivisione.»

 

Giovedì 10 marzo 2016, alle ore 17, il libro viene presentato all’Accademia di Belle Arti di Palermo, via Papireto 20

Relatori: il direttore dell’Accademia Mario Zito, Carlo Ruta, direttore di Edizioni di Storia, Toni Romanelli, direttore della biblioteca dell’Accademia, Maia Rosa Mancuso, docente all’Accademica e prefatrice del libro, Cesare Ajroldi, docente di Composizione architettonica all’Università di Palermo.

 

Enrico Calandra. Nato a Caltanissetta il 10 Luglio 1877, si laurea nel 1901 a Palermo in Ingegneria. Allievo di Ernesto Basile e Antonio Zanca, verrà chiamato da quest’ultimo a Messina, nel 1907, alla cattedra di Disegno d’ornato e architettura elementare, che ricoprirà inizialmente nel ruolo di assistente. Nel 1930 si trasferirà a Roma, su invito di Gustavo Giovannoni, per ricoprire l’incarico di docente della nuova disciplina di Caratteri degli edifici, presso la Scuola Superiore di Architettura. Pochi i suoi scritti editi, ma grandissima la sua influenza sulla formazione degli allievi, testimoniata da una fitta corrispondenza oltre che dai contributi resi dagli stessi, con esplicito riferimento al maestro. Il gruppo dei suoi allievi siciliani (C. Autore, F. Basile, S. Bottari, E. Caracciolo, S. Cardella, G. Di Stefano, L. Epifanio, V. Lanza, G. Samona, G. Spatrisano), eterogeneo per formazione, inclinazioni ed età, costituirà di fatto una vera e propria «scuola». La Breve storia dell’architettura in Sicilia, pubblicata nel 1938, è la sua opera più nota. I suoi interessi prevalentemente rivolti all’architettura medievale di età normanna, si concentrano in particolare sulle complesse vicende costruttive della cattedrale di Palermo, il cui studio per il Duomo offamiliano di Palermo rimarrà inedito a causa della guerra. Muore prematuramente a Roma nel 1946 lasciando molti scritti incompiuti, o inediti, quelli già conclusi, che saranno in larga parte pubblicati postumi.

Maia Rosa Mancuso, architetto e dottore di ricerca, è docente (dal 2004) di Elementi di architettura e urbanistica e Storia dell’architettura e dell’urbanistica presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Svolge la propria attività didattica e di ricerca prevalentemente nell’ambito della storia e rappresentazione dell’architettura e della città. Tra i contributi pubblicati si segnalano: Il disegno dell’utopia: utopie ad circulum da Platone a Ledoux (Palermo 1993); La experimentaciòn del espacio: arte y arquitectura (Valencia, 2009); Progetto e rappresentazione: l’immagine digitale (Milano 2013).

 

Locandina

Locandina

Copertina libro

Copertina libro

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Palermo – A breve farà tappa in Sicilia una mostra dedicata al grande poeta irlandese William Butler Yeats (1865-1939).Il ritorno di Yeats in Sicilia“, questo il titolo della mostra che verra’ inaugurata a Villa Niscemi (Palermo) dal Sindaco Leoluca Orlando, in occasione del 150.mo della sua nasciata e della presentazione degli ultimi due volumi di Enzo Farinella (un siciliano che ha fatto dell’Irlanda la sua seconda patria): Sulle Strade del MondoMonaci irlandesi in Europa e in Italia, 2015, gia citato, e Dall’Atlantico al Mediterraneo – Santi e Studiosi irlandesi alle origini della Storia d’Europa.

William Butler Yeats (1865-1939), Premio Nobel per la letteratura nel 1923, nacque a Sligo in Irlanda.
Due anni dopo aver ricevuto il Premio Nobel venne in Sicilia per riostabilirsi da una lunga malattia che allora dominaca in Irlanda: la TBC.
Con la Sicilia e l’Italia il poeta irlandese ebbe una particolare relazione. Convinto che non poteva esistere una grande letteratura senza nazionalità e una grande nazionalità senza letteratura, si ispirò in modo particolare alla storia e leggenda irlandese e cercò di esplorare ed esprimere lo spirito intimo dell’irlandesità e, quindi, della stessa nazione irlandese, divenendo un vero pilastro della nuova rinascita culturale irlandese.
I Santi e gli studiosi irlandesi, che in Europa e in Italia avevano riportato cultura e valori dopo la caduta dell’Impero Ronmano, figurarono anche in questa sua visione di grande nazionalità e grande letteratura, che al nascere della nuova nazione irlandese, dopo secoli di oppressione e dominazione, hanno riservato alla piccola Irlanda ben quattro Premi Nobel per la letteratura, con Beckett Shaw e piu’ tardi Heaney, aggiunti al suo. In Italia Yeats venne la prima volta nel 1907, dietro invito di Lady Gregory e del figlio Robert, visitando Rapallo, Urbino, Rimini, Milano, Venezia, Firenze e Ferrara, tutte località con importanti associazioni rinascimentali . I mosaici di Ravenna svegliarono in lui un grande interesse per la cultura e la storia bizantina, mentr i poemi To a wealthy man e The people si riferiscono a questa visita. Nel 1925 fu in Sicilia, dove ammirò le glorie classiche e la bellezza dell’isola e da dove si ispirò alle monete greco-sicule del Museo Archeologico di Siracusa per coniare i nuovi soldi spiccioli del Libero Stato Irlandese. Da lì andò a Napoli, visitando Capri, prima di terminare con un soggiorno di una settimana a Roma. Da marzo 1928 a giugno 1933 Yeats visse con la sua famiglia a Rapallo in via Americhe, dove annotò una prima stesura di poesie e articoli, apparsi, insieme a un saggio su Rapallo, nel libro A Packet for Erza Pound.
Certamente William Butler Yeats è stato influenzato da Dante, che, a sua volta, ha attinto abbondantemente per la sua Divina Commedia dalle visioni di monaci conterranei quali S. Fursey del settimo secolo e Marcus. Yeats ha letto Dante nelle traduzioni di Dante Gabriel Rossetti, come lo stesso poeta irlandese ammetterà: “I am no Dante scholar, and I but read him in Shadwell or in Dante Rossetti, but I am always persuaded that he celebrated the most pure lady poet ever sung and the Divine Justice…
In The Savoy del luglio 1896, Yeats riproduce i raggiri degli amanti, Francesca e Paolo del Canto V dell’Inferno in un articolo intitolato: “William Blake and his illustrations to the Divine Comedy”.
In A Vision, ponendo Dante nella Fase 17, lo vede come l’uomo “Dimonic”, avendo raggiunto l’”Unità dell’Essere” o “Unity of Being” come poeta.
Tutta l’ispirazione visionaria dantesca comunque dell’Inferno, Purgatorio e Paradiso si rifa’ a quella dei grandi monaci irlandesi, come si legge nel libro: Sulle Strade del Mondo – Monaci irlandesi in Europa e in Italia, 2015.
Yeats ammirò anche altri letterati italiani. Baldassarre Castiglione, soprattutto lo affascino’ per il suo concetto di “sprezzatura” come appare in Il Cortegiano; Michelangelo Buonarotti in “Long-legged Fly”, Giambattista Vico – “Vico was the first modern philosopher to discover in his own mind, and in the European past, all human destiny” (On the boiler) -, Benedetto Croce e Giovanni Gentile di cui possedeva nella sua biblioteca La teoria della mente come atto puro e La riforma dell’istruzione, il ilosofo Mario Manlio Rossi, di cui divenne amico -; nel 1932 Rossi pubblicò Viaggio in Irlanda in cui descrive la sua amicizia con Yeats e Lady Gregory -; Gabriele D’Annunzio e Luigi Pirandello – “Pirandello, l’unico dei drammatisti viventi che possiede materiale importante e inesauribile, descrive la transizione dall’individualismo alla plasticità universale” (Letters). Yeats ebbe anche un’infatuazione per il Duce, Benito Mussolini, ma la sua, a detta di Seamus Heaney, fu proprio un’’infatuazione’ più che un’’affiliazione’.
Il poeta irlandese venne anche tradotto in italiano. Le sue Tragedie irlandesi appaiono nel 1914, tradotte da Carlo Linati; Sergio Solmi nel 1977 tradusse The scholars e The rose of the world, apparsi su Quaderno di traduzioni; Giovanni Giudici, cinque anni dopo, presentò Among school children, Sailing to Bysantium e The road at my door; Giuseppe Conte, nel 1990, tradusse Leda and the swan e Montale, anche lui Premio Nobel per la Letteratura nel 1975, mostrò grande ammirazione verso Yeats, traducendo varie delle sue poesie come The Indian to his love, When you are old, After long silence, Sailing to Bysantium… Yeats collaborò anche con il triestino Nicolò Vidacovich nella traduzione del 1° atto di The Countess Catheleen.
Nell’interscambio tra autori italiani e l’illustre poeta irlandese, dobbiamo ricordare lo studio di Giuseppe Toamasi di Lampedusa: W.B.Yeats e il risorgimento irlandese, apparso in Le opere e i giorni e l’interesse condiviso in tematiche mistico-esoteriche tra Lucio Piccolo e Yeats.
A Siracusa, Yeats, Senatore del Libero Stato Irlandese, rimase particolarmente colpito dalle monete greco-sicule. Quando venne il momento di presentare i nuovi disegni per le monete in Irlanda, Yeats, allora Senatore del Libero Stato Irlandese, diede ai coniatori le monete siciliane come tema da riprodurre con un animale da una parte e il valore della moneta dall’altra. Tali monete sono state nelle tasche degli irlandesi dal 1927 fino all’avvento dell’Euro.
Durante il suo soggiorno siciliano, Lucio Piccolo ebbe il grande onore di fare non solo da guida al Premio Nobel irlandese, ma anche di condividere con lui la passione per la poesia mistica. Cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore di Il gattopardo, Piccolo intrattenne un’intensa corrispondenza con Yeats, già pubblicata da Natale Tedesco. E’ stato lui che con la sua cultura alchemica e misterica ha introdotto il cugino Giuseppe nel mondo di Yeats e fu lui che guidò Yeats ed Ezra Pound durante la loro  visita in Sicilia.

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Vincenzo Consolo

Vincenzo Consolo

 

E’ stata pubblicata dall’editore palermitano Sellerio, un’interessante raccolta di articoli di Vincenzo Consolo, scritti per “ L’Ora “ di Palermo dal 1968 al 1975 (Vincenzo Consolo, Esercizi di cronaca, Sellerio Palermo 2013 pp. 243). Curatore della raccolta è Salvatore Grassia che ripercorre nelle sue “Cronachistiche peregrinazioni “, poste a chiusa del libro, le tappe della collaborazione prolungata ma discontinua di Consolo con il quotidiano diretto, per un ventennio, dal “leggendario” Vittorio Nisticò. Funge da prefazione “L’Ora di Consolo” di Salvatore Silvano Nigro, un’approfondita trattazione delle motivazioni ideologico-letterarie dello scrittore. Il 4 Febbraio 1964, Consolo inaugura la sua collaborazione al giornale con una recensione al nuovo Menabò ( rivista-collana di Vittorini e Calvino) stigmatizzando la crisi della letteratura prodotta e della cultura in genere prodotta, a suo parere, dell’avanguardismo moderno definito immobile e non organico. Successivamente dal 1968, cura una rubrica di asciutte e accorate cronache “fuori casa “ di montaliana memoria, inviate a Palermo dall’esilio milanese, dalla Città Opulenta che contiene in sé “tante vite deportate, disfatte e dimenticate”. Gli articoli riprendono paesaggi della città brumosa, incontri, come quello con Sciascia presso la libreria Einaudi oppure macchiette, come quella del”folkronista”( una sorta di cantastorie al passo con i tempi) ma anche fatti di costume come la mania dell’astrologia dei Milanesi, tanto contrastante con la loro solidità. “Com’è possibile che in una città dura, concreta, squadrata e precisa come un cubo di cemento armato, in una città dove la cultura diventa industria culturale e le manifestazioni d’arte, mercato d’arte … vi sia una fuga massiccia, giornaliera verso l’irrazionale, il magico, il metafisico? “ . Nel 1972, sempre da Milano, intensifica la sua collaborazione con “ L’Ora “; si occupa di cronaca nera e scrive l’articolo “ A sangue freddo “ sul giallo di Piazzale Lotto. Si tratta di un delitto spietato, quello di un poveraccio meridionale, impiegato presso un distributore di benzina, ucciso a bruciapelo a scopo di rapina. False piste, falsi colpevoli deviano il corso delle indagini ma quando il caso sembra concluso, la riapertura del processo, voluta dal pubblico ministero Gerardo D’Ambrosio, ripristinerà la giustizia. Consolo comincia a elaborare, allora, la riflessione sulla verità processuale,nella costante dialettica tra verità storica e menzogna legalmente autorizzata, destinata a arrovellarlo nel processo Vinci. Nel 1975 è mandato dal giornale a Trapani per seguire il processo al “mostro di Marsala “ Michele Vinci, imputato dell’omicidio di Antonella Valenti, Ninfa e Virginia Marchese. Il Reportage, nelle intenzioni dello scrittore, dovrà essere antiromanzesco, facendo coincidere i fatti con le parole poiché il valore etico del messaggio non può essere contaminato dalla convenzionalità della letteratura. Consolo non vuole edulcorare la realtà ma demistificarla e denunciarla, attraverso la parola che diventa pietra e colpisce la coscienza del lettore. Tuttavia nello scritto, egli non riesce a prescindere dalla formazione letteraria che gli deriva, soprattutto, dai grandi “Siciliani”: Verga, Pirandello, Vittorini, Tomasi di Lampedusa, Sciascia. E’ evidente la “ doppia visione “ in cui realtà e letteratura s’intersecano: la sovrapposizione dei due piani consente allo scrittore di dar corpo alla finzione letteraria e di sfumare la realtà. Il riferimento al labirinto, metafora per indicare il groviglio inestricabile del processo Vinci, è cifra di lettura della psiche umana in cui ambiguità, verità e menzogna si stratificano in un pirandelliano gioco di specchi. La difesa della verità, invece, è affidata all’ “illuminista “ Giangiacomo Ciaccio Montalto per cui la donna velata pirandelliana “Io son colei che mi si crede “ può esistere solo nell’arte ma non nel contesto giuridico in cui verità e realtà devono sempre coincidere. Montalto non cerca un colpevole ma vuole trovare il colpevole o i colpevoli. Vinci è condannato ma i dubbi restano : ”il sonno della ragione genera mostri “(Goya). Un anno dopo Consolo pubblica il suo capolavoroIl sorriso dell’ignoto marinaio “ in cui è evidente il vibrante impegno civile e politico e la consapevolezza che “ la scrittura non cambia il mondo ma è una difesa contro la ferita dell’impotenza “( S.S. Nigro ). Otto anni dopo nel 1983 ,il giudice illuminato, a solo quarant’anni, cade sotto le raffiche di mitra della mafia e di lui, Consolo scolpisce un imperituro epitaffio:Era un siciliano giusto che sapeva combattere contro le barbarie,contro le selvagge forze che sempre hanno devastato quell’isola,rischiando la vita giorno dopo giorno “ .

                      Pina D’Alatri

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CONFERENZA  STAMPA

 

presentazione del progetto
OSSERVATORIO DELLE ARTI E DELLA SCRITTURA IN SICILIA
Un viaggio nella cultura siciliana contemporanea

Mercoledì 1 luglio, ore 11.00

Cantieri Culturali alla Zisa

Centro Sperimentale di Cinematografia, Sala Bianca

Via Paolo Gili 4, Palermo

Saluti:
Ivan Scinardo, Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia
Roberto Andò, Direttore Didattico del Centro Sperimentale di Cinematografia
Alessandro Rais, Dirigente dell’Ufficio Speciale per il Cinema e l’Audiovisivo, Dipartimento
Regionale Turismo, Sport e Spettacolo

Interverranno:
Antonio Purpura, Assessore Regionale dei Beni Culturali e Identità Siciliana
Gaetano Pennino, Dirigente Generale Dipartimento dei Beni Culturali e Identità Siciliana
Marco Salerno, Direttore del Cricd
Orietta Sorgi, Dirigente Unità valorizzazione e musealizzazione dei fondi, archivi e teche
del Cricd
Salvo Cuccia, regista e curatore del progetto
Nel corso della conferenza stampa sarà presentato il web archive del progetto e anticipati i temi
narrati nel video “Un’idea della Sicilia” che verrà proiettato al pubblico giovedì 2 luglio alle ore 21.00
al Cinema De Seta. Si invitano tutti gli organi di informazione a partecipare all’iniziativa.

 

RIMANI IN CONTATTO