AGOSTO 2019
Home Tags Posts tagged with "piramide"

piramide

1 XY Mummia

Il Museo Egizio di Torino ha rifatto il look confermandosi uno dei musei più prestigiosi al mondo, secondo solo a quello del Cairo, per importanza e numero di reperti provenienti dall’Egitto. Torino consolida così il suo primato di culla della cultura egiziana. Il Museo egizio, considerato una meraviglia mondiale, ha riaperto i battenti con un nuovo allestimento museale ricco di sorprese che proiettano il visitatore in un esperienza culturale di grande suggestione. Per realizzare gli interventi, molto di più di un semplice restyling, sono stati necessari quasi cinque anni di lavori (scanditi da una grande clessidra, alta tre metri, posizionata in Piazza San Carlo) ed un budget di 50 milioni di euro. Nel corso dei lavori, il museo è rimasto sempre aperto, nonostante ospitasse uno tra i cantieri più grandi d’Europa. Una grande sfida vinta con grande successo.
L’inaugurazione è avvenuta il primo aprile, strategicamente un mese prima dell’Expò di Milano, alla presenza del Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini il quale ha definito il Museo “uno strepitoso successo mondiale con allestimenti moderni che interpretano magnificamente la nuova filosofia di concepire i musei i quali devono essere realizzati con ampi spazi in grado di permettere un ottima fruizione delle opere esposte dove venga valorizzata anche la parte didattica con dettagliate spiegazioni riguardanti i reperti”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Museo

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Museo

Giovedì 15 maggio è stato un giorno speciale per il Museo Egizio. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato l’Egizio esprimendo grande compiacimento per il restailing realizzato.

             

                Il nuovo percorso museale, realizzato sul progetto scientifico elaborato dal Direttore del Museo Christian Greco e da otto curatori con differenti specializzazioni, si sviluppa cronologicamente su un area, quasi raddoppiata, di 10.000 mq. e si articola in quattro piani collegati da un sistema di scale mobili che nell’idea dello scenografo Dante Ferretti dovrebbero richiamare un ideale percorso di risalita lungo il Nilo. Sono 3300 i reperti esposti che coprono un arco di tempo che va dal 4000 a.c. al 700 d.c.
Tra le molte novità vi è da segnalare un’area tematica di grande impatto, la Galleria dei Sarcofagi, che ospita al secondo piano alcuni fra i più bei sarcofagi del Terzo Periodo Intermedio e dell’epoca tarda (1100 – 600 a. C) molti dei quali restaurati presso il Centro di Restauro della Venaria Reale con il contributo de Gli Scarabei, associazione dei sostenitori del Museo Egizio. Questo allestimento si giova dei risultati raggiunti dal Vatican Coffin Project, un sofisticato protocollo di indagine applicato per la prima volta su sarcofagi dell’antico Egitto. Al progetto, coordinato dal Reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani, in collaborazione con il Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro dei Musei Vaticani, partecipano il Museo Egizio, il Rijksmuseum van Oudhen, il Museo del Louvre, e il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France.
Per il pubblico che visita il museo è come vivere un viaggio nel tempo che si conclude al piano terra fra le statue monumentali, nelle sale allestite dallo scenografo Dante Ferretti, in quella che Champollion, il noto studioso decifratore dei geroglifici, definì “una meravigliosa assemblea di re e divinità”. Dante Ferretti è inoltre autore de l “Percorso Nilotico” che accompagna il pubblico nella salita, con le scale mobili, alle sale espositive dal primo al terzo piano.
I visitatori dell’Egizio possono  fruire di ricostruzioni virtuali di alcuni contesti archeologici realizzate nell’ambito della collaborazione scientifica fra Museo Egizio e Istituto IBAM del CNR. E’ possibile vivere l’esperienza della scoperta grazie a video 3D che, basandosi su preziosi documenti di scavo e fotografie d’epoca, ridanno vita alla tomba di Kha, alla tomba di Nefertari e alla cappella di Maia, tutte e tre scoperte da Ernesto Schiaparelli, tra i primi direttori di questo Museo, agli inizi del ‘900.
Ogni sala, è stata concepita per instaurare un dialogo costante con il mondo esterno, in particolare con un pubblico eterogeneo e con la comunità scientifica internazionale, ponendosi come un punto di riferimento per la ricerca. A testimoniare l’attenzione verso di loro le sei lingue, numero destinato a crescere, le videoguide e i testi di sala tradotti non solo in inglese ma anche in arabo per sottolineare lo stretto legame con la terra da cui le collezioni dell’Egizio provengono.
La collezione
Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».
Numerose sono le collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio attuale prevede invece che i reperti rimangano all’Egitto

2 XY Sarcofagi neri
La Biblioteca
Costituita sul nucleo originario di un fondo librario formato presso il Museo a partire dal 1824, anno di nascita, la Biblioteca Museo Egizio, fortemente specializzata in testi di argomento egittologico, ha oggi pochi eguali a livello internazionale ed è divenuta nel corso del tempo un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo. Il patrimonio librario conservato e disponibile per la consultazione comprende: 7400 volumi monografici, 2100volumi di periodici, 171 opuscoli, 182 tesi di laurea, microfilm e il fondo bibliografico della Biblioteca Botti (circa 500 volumi tra monografie e periodici). La Biblioteca costituisce un supporto all’attività di ricerca scientifica del Museo Egizio ma la consultazione è aperta a tutti.
Non è previsto alcun tipo di prestito esterno dei volumi, consultabili unicamente in loco.
Fatte salve le leggi vigenti e le esigenze di conservazione, gli utenti possono, inoltre, ottenere riproduzioni dei documenti in formato sia cartaceo sia digitale, secondo tariffe stabilite. E’, infine, a disposizione del pubblico un PC da cui accedere gratuitamente al sito OEB ( Online Egyptological Bibliography).

X Sala museo_egizio

Il Restauro
Il restauro dei reperti è sponsorizzato da Gli Scarabei, Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio di Torino. In meno di tre anni di attività Gli Scarabei hanno sponsorizzato importanti interventi di restauro per un importo di 80.000 euro focalizzati in particolare sulla Tomba di Kha, uno dei capolavori del Museo Egizio, e consistenti in operazioni delicatissime come la rimozione di vecchi interventi, il consolidamento e la stabilizzazione dei tessuti e la pulizia dei reperti.
L’attività degli Scarabei si estende a numerosi altri tesori a rischio come la preziosa maschera di cui si mostrano alcuni scatti prima e dopo l’intervento di restauro.
XY STATUARIO

La Storia
Il Museo delle Antichità Egizie venne fondato nel 1824 dal re Carlo Felice con l’acquisizione di una collezione di 5628 reperti egizi riunita da Bernardino Drovetti. La sede del Museo è da allora nel palazzo che nel XVII secolo l’architetto Michelangelo Garove aveva costruito come scuola dei Gesuiti, noto come “Collegio dei Nobili”, e che nel XVIII secolo era diventato sede dell’Accademia delle Scienze. Il 6 ottobre 2004 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha conferito in uso per trent’anni i beni del Museo alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, presieduta da Evelina Christillin di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT. L’egizio di Torino è’ annoverato tra i primi 10 musei più visitati d’Italia e tra i primi 100 al mondo. Nel 2014 sono passati per le sale del palazzo di via Accademia delle scienze oltre 567mila visitatori.
Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d’altare in stile egizittizzante, realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630. Nel 1724 Vittorio Amedeo II di Savoia fonda il Museo della Regia Università di Torino, presso il palazzo dell’Università in Via Po, cui dona una piccola collezione di antichità provenienti dal Piemonte. Nel 1757, Carlo Emanuele III di Savoia, per arricchire il Museo dell’Università, incarica Vitaliano Donati, professore di botanica, di compiere un viaggio in Oriente e di acquistare in Egitto oggetti antichi, mummie e manoscritti che potessero illustrare il significato della tavola stessa. Gli oggetti raccolti dal Donati, tra cui tre grandi statue, giungono a Torino nel 1759 e sono esposti nel Museo della Regia Università, dove dal 1755 è collocata anche la Mensa Isiaca.
Nel 1824 re Carlo Felice acquista una collezione di 5628 reperti egizi di Bernardino Drovetti. Questi, di origini piemontesi, aveva seguito Napoleone Bonaparte durante alcune delle sue campagne militari e per i suoi meriti l’Imperatore lo aveva nominato Console di Francia in Egitto. Drovetti, grazie alla sua amicizia con il viceré d’Egitto, Mohamed Alì, riuscì a trasportare in Europa gli oggetti raccolti. La collezione venduta dal Drovetti al sovrano Carlo Felice è costituita da 5.268 oggetti (100 statue, 170 papiri, stele, sarcofagi, mummie, bronzi, amuleti e oggetti della vita quotidiana). Giunta a Torino, è depositata presso il palazzo dell’Accademia delle Scienze (dove si trova tuttora) progettato nel XVII secolo dall’architetto Guarino Guarini come scuola gesuita.
Mentre la Collezione Drovetti è disimballata, Champollion arriva a Torino e nell’arco di qualche mese di febbrile attività ne produce un catalogo, nonostante i disaccordi circa la conservazione dei reperti con il primo direttore, Giulio Cordero di San Quintino. Nel 1832, le collezioni raccolte presso il Museo dell’Università sono trasferite nel palazzo dell’Accademia delle Scienze. Alla guida del Museo si succedono Francesco Barucchi e Pier Camillo Orcurti. Dal 1871 al 1893 il direttore è Ariodante Fabretti che, coadiuvato da Francesco Rossi e Ridolfo Vittorio Lanzone, elabora il catalogo delle opere allora conservate. Nel 1894 la guida del Museo passa a Ernesto Schiaparelli che organizza scavi in numerosi siti egiziani, tra cui Eliopoli, Giza, la Valle delle Regine a Tebe, Qau el-Kebir, Asiut, Hammamija, Ermopoli, Deir el-Medina e Gebelein, dove le missioni sono proseguite dal suo successore, Giulio Farina. L’ultima acquisizione importante del Museo è il tempietto di Ellesija, donato all’Italia dalla Repubblica Araba d’Egitto nel 1970, per il significativo supporto tecnico e scientifico fornito durante la campagna di salvataggio dei monumenti nubiani, minacciati dalla costruzione della grande diga di Assuan.
Nelle sale del Museo delle Antichità Egizie sono oggi esposti circa 3.300 oggetti. Più di 26.000 reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico (vasellame, statue frammentarie, ceste, stele, papiri) e sono oggetto di studi i cui esiti sono regolarmente pubblicati.

                                       ROSARIO MESSINA

 

Drovetti

Bernardino Drovetti

3XY SARCOFAGO4 XY LEONE

 

 

 

 

 

 

Foto di Michela Perrone e della pagina di Face Book del Museo Egizio

 

 

MUSEI: EGIZIO TORINO, NUOVO ALLESTIMENTO SCAVI SCHIAPPARELLI      XY I Sarcofagi    XY Piramide (foto Michela Perrone)

0 1789

2 La Piramide di Presti“Benvenuta a Stesicorea!” Una voce calda, avvolgente, morbida e determinata allo stesso tempo, mi raggiunse attraverso le scale, ampie ma ripide, di una casa antica del centro di Catania. Stavo per incontrare Antonio Presti, il mecenate della Luce, come ho imparato a chiamarlo. L’artista mecenate lo conosciamo , dai tanti eventi da lui promossi in tutta la Sicilia, uno per tutti il “Rito della Luce” creato per Librino, un quartiere periferico di Catania. Lo contattai telefonicamente, per la prima volta, qualche mese fa per partecipargli il mio disappunto agli “ostacoli” che gli avevano impedito di realizzare l’ultima edizione del suo amato “Rito della Luce” programmato per il 21 dicembre scorso a Librino. Sentii subito, dal tono della voce e dal calore umano che arrivava dal cellulare, una sottile e tangibile delusione per l’incapacità di alcuni esseri umani di comprendere l’importanza della difesa della cultura dell’essere. Percepii una pudica, celata, richiesta di condivisione, quasi con-passione, per quella vicenda che lo faceva sentire solo e deluso. Quelle parole mi suscitarono un indecifrabile e viscerale senso di appartenenza ai suoi ideali e valori: era come se ci fossimo conosciuti da sempre! Dopo vari tentativi di incontrarci andati a vuoto per reciproci impegni, quel pomeriggio di inizio primavera lo chiamai, sperando di trovarlo a Catania per chiedergli un incontro. Così fu. “Si, sono a Catania ed ho del tempo libero, ti aspetto alle 18”. Quella voce carica di pacato entusiasmo, adolescenziale freschezza frammista ad autorevole maturità e conoscenza dell’animo umano, mi riempiva di curiosità per l’imminente incontro. Le aspettative non andarono deluse!

Ma chi è Antonio Presti veramente, oltre il personaggio che pagine e pagine di giornali hanno raccontato? Chi stavo per incontrare?

Mi ero documentata in modo impeccabile sul suo impegno sociale e culturale, approfondendo le mie conoscenze….. Antonio Presti, artista mecenate, ha avuto l’intuizione e il coraggio di cambiare il concetto di arte e accoglienza turistica, in una terra di gattopardiana impronta, dove tutto cambia affinché nulla cambi, esprimendo il meglio delle risorse umane della nostra terra. Nato a Messina, ad un certo punto della sua vita decide di dedicare tutto se stesso, compreso il suo patrimonio personale, per far trionfare l’arte in tutte le sue forme. È impegnato da anni a creare una coscienza legata alla cultura ma soprattutto ad uno spirito etico, che si forma proprio attraverso un rapporto viscerale con la bellezza.

        Nel 1982 costituisce l’Associazione Culturale Fiumara d’Arte della quale è presidente. Dopo aver iniziato a studiare ingegneria edile all’Università di Palermo interrompe gli studi per portare avanti l’impresa del padre scomparso, un azienda a Castel di Tusa specializzata nella produzione di materiali per la costruzione di strade. Tuttavia, ben presto, matura l’idea che l’attività ereditata dal padre non rappresenta il suo futuro. Capisce che è importante dare un senso all’esistenza e sceglie l’arte come dimensione che permetta di dare continuità alla vita. Decide così di dedicarsi anima e corpo alla sua vocazione di “artista”. L’arte e l’etica diventano i due obiettivi conduttori di tutte le sue scelte. In ricordo della figura paterna, immagina un percorso artistico che esprima continuità tra la vita e la morte, a simboleggiare la conservazione della memoria attraverso l’arte contemporanea. Nasce così il Parco scultoreo di Fiumara d’Arte. Volendo dedicare alla memoria del padre un monumento, si rivolge allo scultore Pietro Consagra, che crea per l’occasione la scultura “La materia poteva non esserci”, la prima opera che, nel 1986, inaugura Fiumare d’Arte, un museo a cielo aperto. Presti immagina di non farne un semplice fatto privato, ma di donare la scultura alla collettività collocandola alla foce della Fiumara di Tusa, un letto di un antico fiume che in un tempo lontano scorreva tra i monti Nebrodi per ventuno chilometri fino all’antica Halaesa. Da quel momento la creatività, la passione per l’arte e l’amore per la bellezza diventano irrefrenabili per Antonio Presti. Altri nomi si aggiungono alla rosa degli artisti di fama internazionale, ed altre opere arricchiscono quello che il 6 gennaio 2006, dopo 25 anni di battaglie, viene riconosciuto il Parco di Fiumara d’Arte con la legge Regionale n. 6/06 denominata: “Valorizzazione turistica-fruizione e conservazione opera di Fiumara d’Arte“.
Tra i prestigiosi artisti che arrivano a Fiumara d’Arte incontriamo Paolo Schiavocampo, al quale Presti commissiona l’opera una “Curva gettata alle spalle del tempo”, posta sulla strada che porta a Castel di Lucio. Successivamente Hidetoshi Nagasawa crea la “Stanza di barca d’oro”, sul torrente Romei, Antonio di Palma dà vita alla scultura “Energia mediterranea”, mentre “Il labirinto di Arianna” è opera di Italo Lanfredini. Si aggiungono negli anni “Monumento per un poeta morto” (finestra sul mare) di Tano Festa, “Il muro della vita”, opera di quaranta artisti ceramisti provenienti da tutta Europa. Nel 1991, Presti inaugura l’Atelier sul mare, un albergo a Castel di Tusa, affidando a vari artisti la realizzazione delle camere. Da subito l’albergo diventa un albergo-museo d’arte contemporanea unico al mondo, dove poter trascorrere le proprie vacanze culturali e ricreative, all’interno del Parco di Fiumara d’Arte. La realizzazione di 20 delle 40 camere dell’Atelier sul Mare viene affidata ad artisti di fama internazionale. I nomi delle camere sono già un invito a sognare ad occhi aperti. “La stanza della pittura“, “La stanza della terra e del fuoco“, “La stanza del mare negato“, “La stanza dei portatori d’acqua“, “La stanza del rito della luce“, “La stanza del profeta“, “Energia“, “Trinacria“, “Mistero per la luna“, “Sogni tra segni“, “La bocca della verità“, “Il nido“, “Su barca di carta mi imbarco“, sono solo alcuni nomi evocativi della bellezza e della magica atmosfera che si respira all’interno delle camere. La dedizione per la bellezza ed un viscerale impegno sociale e culturale spingono Presti, nel 2009, a donare a Librino la “La porta della bellezza”, prima opera monumentale del museo all’aperto “Terzocchio Meridiani di Luce”. Il 21 marzo 2010 al Parco Fiumara d’Arte si aggiunge una nuova scultura, la “Piramide-38° parallelo”, imponente opera di Mauro Staccioli, che diventa da subito punto d’incontro di scolaresche del territorio del Parco dei Nebrodi e di quello delle Madonie, ma anche punto di riferimento di chi condivide con Antonio Presti, ogni anno per il solstizio d’estate, il Rito della Luce, al quale viene affidato l’illuminazione delle coscienze per un mondo migliore.

Queste, ed altre notizie, le avevo già lette e con questi pensieri continuai a salire le scale della sua casa di Catania. Non potevo immaginare che quell’incontro avrebbe ridato vigore ed entusiasmo al mio percorso evolutivo. Sull’ultimo scalino, nella penombra, mi accolse una sagoma imponente ma eterea, che si spostava continuamente davanti alla porta d’ingresso spalancata, facendo da contraltare alla luce fioca e rarefatta di quell’androne che lasciava intravedere le grandi finestre esposte sulla strada. Una vigorosa stretta di mano seguita da un abbraccio ampio e avvolgente, il sorriso di chi sa come accogliere gli ospiti. Facemmo pochi passi raggiungendo una saletta arredata in modo essenziale, da dove si intravedevano altre sale attigue abbellite con stampe e quadri appesi ai muri. Ad attenderci un grande tavolo ricolmo di libri e giornali, e due poltrone un pò datate ma comode, dove sedendomi mi  sentii finalmente e inspiegabilmente a casa. Ebbi l’impressione che fossimo due amici che si erano persi di vista da un po’ di tempo. Ci scambiammo opinioni concitate, come se attendessimo quell’incontro da tanto tempo. Tra una battuta sul modo di fare politica in Sicilia ed un commento sul reciproco impegno culturale, che concordavamo essere stancante ma fonte di rinnovo emozionale e psichico irrinunciabile, quasi fosse adrenalina allo stato puro, lentamente affiorava nello sguardo di quell’amico ritrovato un senso di delusione sull’”andazzo delle cose nella nostra terra”. Tra una battuta e l’altra vedevo emerge l’indole battagliera di chi non intende arrendersi alla miopia umana, forte della propria visione della vita, scevra dai consueti schemi sociali, espressione di un’intelligenza che non si lascia imbrigliare dalle catene del conformismo, consapevole che solo credendo fermamente in ciò che si fa si ha l’opportunità di portare a compimento il proprio senso della vita.
Con grande stupore per la contrapposizione tra l’età cronologica che intuivo e la giovinezza di spirito di chi progetta l’inizio di un percorso finalizzato ad un futuro migliore da condividere con i propri simili, mi ritrovai davanti ad uomo visibilmente e miracolosamente rimasto “bambino”. Spiazzata per la sorpresa di intravedere quel fanciullino che, nonostante le vicissitudini della vita, la gloria degli umani riconoscimenti per avere voluto lasciare all’umanità opere di inestimabile valore, e per il suo impegno sociale, umano ed artistico, sia riuscito a mantenere intatto lo stupore, l’entusiasmo e l’innata capacità comunicativa di una essenza non ricattabile dai consensi sociali. Antonio cominciava a parlarmi del suo prossimo progetto, ideato, custodito, accarezzato come in un sogno lucido, quello di trasferire la Fondazione Fiumare d’Arte e le sue opere da Castel di Tusa a Taormina, alle Rocce, uno sperone di terra incantevole e incontaminato, antistante Isolabella, “luogo da preservare e proteggere dagli umani appetiti”, condivididemmo. A mano a mano che le parole della nostra comunicazione si intrecciavano in una visione comune del senso dell’esistenza, l’artista mecenate veniva fuori, tra affanni e speranze, tra desiderio di trasferire la sua Fondazione Fiumara d’Arte sulla riviera ionica, e la consapevolezza dei limiti che spesso la pochezza umana pone nel riconoscere i grandi e le grandi idee. Antonio si trasformava, sotto i miei occhi incantati per tanta coinvolgente passione per quello che sognava di realizzare, e come un fiume in piena cominciava a parlarmi di un’isola abitata da farfalle di ogni dimensione, dalle ali pittate dai più svariati e scintillanti colori , specie provenienti da tutto il mondo. Seguivo mentalmente l’esplosione di colori sullo sfondo azzurro del cielo e del mare di Isolabella, l’immaginazione ormai sbrigliata inseguiva quegli esseri alati multicolori, che riempiono gli occhi e il cuore di gioia appena ne incontri uno, figuriamoci un’intera isola abitata da farfalle leggiadre e luminose! Mi perdo nei suoi cangianti occhi verde muschio, che cambiavano colore a secondo delle emozioni che esprimevano, e ritornai bambina! Le ore passavano, e non riesco più a ricordare, forse attardandomi ad ammirare il giardino esotico delle Rocce che intanto Antonio aveva appena finito di descrivermi, come mi ritrovai alle pendici dell’Etna, in uno di quei paesini così lindi e freschi che sembra di stare in Trentino. “Mi piacerebbe – disse improvvisamente – ripartire da qui”. Sobbalzai, non ancora abituata alla semplice bellezza di un borgo abitato da poche anime, dove il tempo sembrava essersi fermato, e il rintocco delle campane accarezzava l’udito, come il profumo delle rose l’olfatto, e i vasi di gerani e ortensie la vista. “La bellezza dell’essere va coltivata e custodita nei bambini. Che bello sarebbe poter lavorare con i bambini, e i genitori, di un piccolo paesino sperduto tra boschi e gli scorci reconditi della selvaggia bellezza dell’Etna. Educare i bambini a vedere la luce dell’invisibile, per renderla visibile solo agli occhi del cuore. Bisogna affidare il futuro delle nuove generazioni alle reti delle scuole, ai bambini che trasferiscono ad altri bambini il bell’essere che imparano a vedere con gli occhi dell’anima. Affidare la continuità di queste iniziative di risveglio delle coscienze a chi ha imparato ad amare incondizionatamente il luogo dove è nato. Guidare i piccoli ad acoltare il silenzio, e a vedere la bellezza e la luce interiore con gli occhi chiusi ……”. Chiusi gli occhi anch’io, e mi abbandonai allo spettacolo dell’anima che Antonio mi dipingeva con magistrale semplicità, tra il reale e fantastico, tra il sogno e l’innocente entusiasmo di chi ha il cuore puro come una colomba, ma abbastanza esperienza per avere la smaliziata visione dell’entourage culturale dove opera. Nelle sue parole, la concretezza di chi sa quello che vuole e come ottenerlo, consapevole dei grandi cambiamenti epocali che l’umanità sta attraversando. Mi riconoscevo nelle sue parole, nel suo impegno distaccato e partecipato allo stesso tempo. Quanti anni e quanto lavoro avevo fatto con la mia piccola associazione Mea Lux, creata per far emergere la scintilla divina di cui ciascun essere vivente è portatore. Come la sua Fondazione, avevo gettato tanti piccoli semi, meno grandi dei suoi, ma disseminati con lo stesso amore incondizionato per questa isola piena di contraddizioni. La luce, l’evanescente consistenza, la bellezza rarefatta dei paesaggi dell’anima, che Antonio Presti trasferisce a chi ha la fortuna di incontrarlo, non li dimenticherò mai. E allora Antonio, mi chiedo e ti chiedo: “a furia di vedere tante brutture i nostri occhi si sono chiusi alla vita, abituandosi al buio della rassegnazione? Quante volte ancora dovremmo vedere stagioni di luce negate da uomini di poco spessore che, inconsapevoli, rallentano il vero progresso dell’umanità? Il vero progresso è fatto di crescita spirituale e fiducia nel proprio potere personale di cambiare le sorti dell’umanità, risvegliandosi a nuova vita!
Oltre quello che ci siamo detti durante il nostro incontro, immagino un dialogo futuro, fatto di progettazioni costruttive. C’è già un primo appuntamento, il consueto raduno a Motta d’Affermo, ai piedi della magica Piramide posta sul 38° parallelo, per il rito del solstizio d’estate il 21 giugno prossimo. Notte di solstizio, notte magica, notte cruciale di astri, celebrata, temuta e osservata fin dalle più antiche civiltà. Il giorno uguale alla notte. La vita uguale alla morte. Il ciclo della natura che si ripete puntuale in questo giorno, ogni anno, così come quello umano, magnificando il superamento della dualità, fondendo le contrapposizioni nell’Uno Cosmico.
In una terra fatta di luci e ombre è una fortuna che ci siano ancora persone come Antonio Presti. L’entusiasmo con il quale Antonio partecipa agli altri la bellezza  e la gioioa della vita, le relazioni autentiche, la semplicità e la gioia dell’esistenza, la condivisione delle risorse culturali del nostro patrimonio isolano, contribuiscono a far risplendere di luce propria questa bellissima terra! La trasmutazione alchemica, di cui l’alchimista Antonio Presti conosce i reconditi segreti di realizzazione, può costituire il faro da seguire affinché Fiat Lux!

Il 21 giugno 2015 alla Piramide-38° parallelo……….. chi ha occhi per vedere vedrà.

                             Angela Lonbardo

RIMANI IN CONTATTO