SETTEMBRE 2019
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Roma. Il prof. Salvatore Statello, illustre studioso siciliano che conosciamo per aver dedicato nel nostro giornale diversi articoli sui suoi testi pubblicati, ha ricevcuto un premio prestigioso a Roma per il libro Ines de Castro, un mito lungo cinque secoli”.  Dopo il successo ottenuto in Sicilia in diverse presentazioni,  il testo è stato presentato a Roma nel Salone Nobile dell’IPSAR (Istituto Portoghese di Sant’Antonio in Roma) il 27 gennaio scorso. La manifestazione è stata voluta da Mons. Agostinho da Costa Borges, sotto l’alto patrocinio di S. E. l’Ambasciatore del Portogallo presso la Santa Sede, Dott. António de Almeida Ribeiro, che ha aperto i lavori della serata, dando i saluti ai presenti e, citando dei versi di Luís de Camões, in sintesi ha illustrato l’importanza del mito di Inês de Castro per il Portogallo.

A seguire la Prof.ssa Mariagrazia Russo, Preside di facoltà all’UNINT (Università degli Studi Internazionali) di Roma, e già docente di Lingua e Letteratura Portoghese a Viterbo, ha esposto il contenuto del volume, sottolineando soprattutto  la passione dell’autore per la letteratura lusitana in genere e il suo lungo impegno nella ricerca sul mito di Inês, culminato con la pubblicazione di questo volume in cui le prime opere del Cinquecento (una lunga romanza e una tragedia), sulle triste vicenda di Ines, per la prima volta sono state tradotte e pubblicate in Italia.

Salvatore Statello, dopo aver ringraziato gli organizzatori (soprattutto il Dott. Francisco de Almeida Dias, Ph. D., dell’Università della Tuscia di Viterbo), le autorità e tutti i presenti, tramite diapositive in power point, ha mostrato e illustrato la storia e i luoghi reali e mitologici dove si è svolta la vicenda umana del personaggio, oggetto dei suoi studi.

Ha concluso il Rettore dell’Istituto, Mons. Agostinho da Costa Borges.

Tra il numeroso e qualificato pubblico in sala, è da sottolineare la presenza dell’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario presso la S. Sede, S. E. Dott. Manuel Roberto López. Erano inoltre presenti: per l’Ambasciata del Portogallo presso lo Stato Italiano la Dott.ssa Isabella Padellaro; per quella del Brasile, la Prof.ssa Rita Desti, anche traduttrice in italiano delle opere di José Saramago; il Rev. Padre Nuno da Silva Gonçales S. J., Rettore dell’Università Gregoriana a Roma; La Prof.ssa Lidia Ramogida, già Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Lisbona; la Dott.ssa Caterina Santanché, lettrice di Lingua Portoghese all’Università di Pescara; il nostro corregionale anglista, Prof. Prospero Trigona, già dell’Università la Sapienza di Roma, e il giovane Tenore Andrea Raiti.

La presentazione del volume

La presentazione del volume

La sala conferenze

La sala conferenze

Il prof. Salvatore Statello

Il prof. Salvatore Statello

Il pubblico presente

Il pubblico presente

Il prof. Statello

Il prof. Statello

La conferenza

La conferenza

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Nicolosi. Il 22 luglio  2016, è stato presentato a Nicolosi  il volume:Ines de Castro, un mito lungo cinque secoli“, di Salvatore Statello, con prefazione di Mariagrazia Russo, dell’Università di Viterbo.
Ad introdurre l’originale volume è stata la prof.ssa Alfina Spinella dopo i saluti istituzionali dell’Ass. dott.ssa Stefania  Laudani.  il Prof. Salvatore Statello ha relazionato sul suo volume, edito da Di Nicolò Editori di Messina, e corredato da immagini.
La tragica vicenda di questi amori risale alla metà del 1300, durante il regno di Alfonso IV, quando il principe erede del Portogallo, Pietro, era stato promesso sposo a Costanza di Castiglia. Al seguito di quest’ultima vi era la bellissima Ines de Castro, di cui Pietro s’invaghì perdutamente, ricambiato. Re Alfonso, rendendosi conto del rapporto tra il figlio e la damigella, esiliò quest’ultima. Ma alla morte della legittima moglie, la principessa Costanza, Pietro richiamò Ines dall’esilio, vivendo insieme lontani dalla corte, e stabilendosi alla fine nel palazzo annesso al monastero delle clarisse di Coimbra. Ma la malevolenza dei cortigiani, di alcuni ministri, di una parte del popolo e dei religiosi, spinsero il re ad emanare sentenza di morte, per decollazione, della donna, il 7 gennaio 1355.
Alla notizia della morte della donna amata, madre già di quattro figli, Pietro scatenò una guerra civile contro il padre, che durò ben otto mesi, devastando parte del Paese. Due anni dopo, morto Alfonso e salito al trono Pietro I, il nuovo re fece catturare due dei consiglieri del padre condannandoli a morte crudele, facendo anche bruciare i loro corpi e disperdere le ceneri nel Tago. Poi annunciò di aver sposato Ines segretamente, dichiarò lei regina post-mortem, e i figli infanti; fece quindi riesumare le spoglie di Ines, e avendole fatte rivestire con abiti regali diede nuova sepoltura nella chiesa dell’abbazia di Alcobaça, dove aveva fatto preparare due sarcofagi, rimasti tra i monumenti funebri più belli di tutta la Penisola Iberica.
Col diffondersi degli ideali del Rinascimento, anche in Portogallo, ha continuato ancora l’oratore, ad opera di alcuni nostri letterati, della vicenda si impadronirono i poeti e, sotto l’influenza di Dante e di Petrarca, Ines e Pietro entrarono nel mito, assurgendo esemplarmente a simbolo della eterna lotta di eros e thanatos, e Ines, glorificata, divenne l’eroina sacrificata alla Ragion di Stato. La prima testimonianza poetica, ha continuato lo studioso, di questa trasfigurazione letteraria si ebbe nel Cancioneiro Geral di Garcia de Resende del 1516 (da qui il sottotitolo del volume, pubblicato appunto a 500 anni da questa prima romanza su Ines). A metà del Cinquecento è stato António Ferreira a scrivere la prima tragedia su questa vicenda, prendendo a modello la Octavia, attribuita a Seneca. Questa opera, sull’argomento, è rimasta il capolavoro teatrale più importante della letteratura portoghese. Nella prima metà del Seicento, è stato Francisco Manuel de Melo, che seguendo lo stile gongorino, ha dedicato 12 sonetti e una romanza ad Ines.
Avendo illustrato brevemente queste prime opere portoghesi, tradotte da Salvatore Statello ed inserite nel volume, l’autore ha proseguito l’excursus con la presentazione degli autori italiani, dopo che Houdar de La Motte, per primo aveva pubblicato nel 1723 una tragedia sull’argomento. Con Pietro Metasasio, dieci anni dopo l’opera francese, la vicenda conquista anche l’ambito musicale col melodramma Demofoonte, messo in musica da Antonio Caldara, dove la storia degli amanti portoghesi viene ambientata nell’antica Arcadia, e assume anche un connotato fiabesco, con l’immancabile “lieto fine”, in ossequio ai gusti della corte viennese. Altre opere si sono avute nel Settecento, ma è nell’Ottocento che, nel contesto del recupero che del Medioevo fa il Romanticismo, la vicenda di Ines, come quella di altre eroine, viene spesso rivisitata dai nostri autori che attribuiscono ai due protagonisti valenza di eroi vittime della passione travolgente che confligge spesso con le leggi della morale e della politica, contro cui essi combattono fino alla morte. Tale è la storia di Ines nel libretto di Salvatore Cammarano, musicato dal recanatese Giuseppe Persiani (1835) che ha avuto tanta fortuna nell’Ottocento, da essere riproposto, a cura di Paola Ciarlantini, che nel volume ha trattato proprio il tema musicale, e interpretato dal soprano Maria Dragoni nel 1999, e rappresentato successivamente anche a Coimbra e ad Alcobaça, dove si è consumata la tragedia e dove riposano le spoglie dei due amanti.
Oltre dieci sono i tragediografi italiani e altrettanti i librettisti di melodrammi, e una cinquantina di musicisti, tra cui l’ennese Pietro Coppola, durante il suo lungo soggiorno in Portogallo alla direzione del teatro lirico S. Carlos, i quali si sono interessati all’argomento, nonché anche autori di balletti, come il coreografo palermitano Salvatore Taglioni (1789-1868).
Pure il cinematografo si è subito interessato a questa affascinante storia portoghese, tanto che già nel 1910 si proiettava nelle sale cinematografiche italiane, d’allora, il film muto Ines di Castro, come pubblicizzato da un teatro recanatese, il cui manifesto è riprodotto nel quarto di copertina.

1X  locandina Nicolosi

La locandina

Il prof. Salvatore  Statello

Il prof. Salvatore Statello

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Catania. Il 24 febbraio 2016, presso l’Auditorium della Scuola “Pizzigoni” di Catania, a cura dell’Archeoclub catanese, presieduto dalla prof.ssa Giusy Liuzzo, e col patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, è stato presentato il volume: “Ines de Castro, un mito lungo cinque secoli, di Salvatore Statello, con prefazione di Mariagrazia Russo, dell’Università di Viterbo.
Durante il saluto ai partecipanti la Presidente, Liuzzo, ha letto la lettera dell’Ambasciatore, Sua Ecc.za Manuel Lobo Antunes. Successivamente Statello ha relazionato sul suo volume, edito da Di Nicolò Editori di Messina, e corredato da immagini, per le quali è stata preziosa la collaborazione tecnica del socio del sodalizio Sebastiano Bruno, che ha curato, oltre all’impaginazione del volume, anche il video, con audio, che è stato proiettato ad illustrazione della vicenda degli infelici amori di Ines de Castro e Pietro I di Portogallo, oggetto pluriennale della ricerca di Salvatore Statello.
La tragica vicenda di questi amori risale alla metà del 1300, durante il regno di Alfonso IV, quando il principe erede del Portogallo, Pietro, era stato promesso sposo a Costanza di Castiglia. Al seguito di quest’ultima vi era la bellissima Ines de Castro, di cui Pietro s’invaghì perdutamente, ricambiato. Re Alfonso, rendendosi conto del rapporto tra il figlio e la damigella, esiliò quest’ultima. Ma alla morte della legittima moglie, la principessa Costanza, Pietro richiamò Ines dall’esilio, vivendo insieme lontani dalla corte, e stabilendosi alla fine nel palazzo annesso al monastero delle clarisse di Coimbra. Ma la malevolenza dei cortigiani, di alcuni ministri, di una parte del popolo e dei religiosi, spinsero il re ad emanare sentenza di morte, per decollazione, della donna, il 7 gennaio 1355.
Alla notizia della morte della donna amata, madre già di quattro figli, Pietro scatenò una guerra civile contro il padre, che durò ben otto mesi, devastando parte del Paese. Due anni dopo, morto Alfonso e salito al trono Pietro I, il nuovo re fece catturare due dei consiglieri del padre condannandoli a morte crudele, facendo anche bruciare i loro corpi e disperdere le ceneri nel Tago. Poi annunciò di aver sposato Ines segretamente, dichiarò lei regina post-mortem, e i figli infanti; fece quindi riesumare le spoglie di Ines, e avendole fatte rivestire con abiti regali diede nuova sepoltura nella chiesa dell’abbazia di Alcobaça, dove aveva fatto preparare due sarcofagi, rimasti tra i monumenti funebri più belli di tutta la Penisola Iberica.
Col diffondersi degli ideali del Rinascimento, anche in Portogallo, ha continuato ancora l’oratore, ad opera di alcuni nostri letterati, della vicenda si impadronirono i poeti e, sotto l’influenza di Dante e di Petrarca, Ines e Pietro entrarono nel mito, assurgendo esemplarmente a simbolo della eterna lotta di eros e thanatos, e Ines, glorificata, divenne l’eroina sacrificata alla Ragion di Stato. La prima testimonianza poetica, ha continuato lo studioso, di questa trasfigurazione letteraria si ebbe nel Cancioneiro Geral di Garcia de Resende del 1516 (da qui il sottotitolo del volume, pubblicato appunto a 500 anni da questa prima romanza su Ines). A metà del Cinquecento è stato António Ferreira a scrivere la prima tragedia su questa vicenda, prendendo a modello la Octavia, attribuita a Seneca. Questa opera, sull’argomento, è rimasta il capolavoro teatrale più importante della letteratura portoghese. Nella prima metà del Seicento, è stato Francisco Manuel de Melo, che seguendo lo stile gongorino, ha dedicato 12 sonetti e una romanza ad Ines.
Avendo illustrato brevemente queste prime opere portoghesi, tradotte da Salvatore Statello ed inserite nel volume, l’autore ha proseguito l’excursus con la presentazione degli autori italiani, dopo che Houdar de La Motte, per primo aveva pubblicato nel 1723 una tragedia sull’argomento. Con Pietro Metasasio, dieci anni dopo l’opera francese, la vicenda conquista anche l’ambito musicale col melodramma Demofoonte, messo in musica da Antonio Caldara, dove la storia degli amanti portoghesi viene ambientata nell’antica Arcadia, e assume anche un connotato fiabesco, con l’immancabile “lieto fine”, in ossequio ai gusti della corte viennese. Altre opere si sono avute nel Settecento, ma è nell’Ottocento che, nel contesto del recupero che del Medioevo fa il Romanticismo, la vicenda di Ines, come quella di altre eroine, viene spesso rivisitata dai nostri autori che attribuiscono ai due protagonisti valenza di eroi vittime della passione travolgente che confligge spesso con le leggi della morale e della politica, contro cui essi combattono fino alla morte. Tale è la storia di Ines nel libretto di Salvatore Cammarano, musicato dal recanatese Giuseppe Persiani (1835) che ha avuto tanta fortuna nell’Ottocento, da essere riproposto, a cura di Paola Ciarlantini, che nel volume ha trattato proprio il tema musicale, e interpretato dal soprano Maria Dragoni nel 1999, e rappresentato successivamente anche a Coimbra e ad Alcobaça, dove si è consumata la tragedia e dove riposano le spoglie dei due amanti.
Oltre dieci sono i tragediografi italiani e altrettanti i librettisti di melodrammi, e una cinquantina di musicisti, tra cui l’ennese Pietro Coppola, durante il suo lungo soggiorno in Portogallo alla direzione del teatro lirico S. Carlos, i quali si sono interessati all’argomento, nonché anche autori di balletti, come il coreografo palermitano Salvatore Taglioni (1789-1868).
Pure il cinematografo si è subito interessato a questa affascinante storia portoghese, tanto che già nel 1910 si proiettava nelle sale cinematografiche italiane, d’allora, il film muto Ines di Castro, come pubblicizzato da un teatro recanatese, il cui manifesto è riprodotto nel quarto di copertina.

Angela Pennisi

Presentazione del libro

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             5 Ritratto Ines De CastroInês de Castro! “Perché parlare di Inês de Castro in un giornale on line, che già dall’intestazione, Sicilia Felix, pare interessarsi solo del proprio “particulare”? Ammesso, ma non concesso, che quest’organo d’informazione s’interessi del suo “particulare”, la storia di Inês de Castro ci riguarda. Si potrebbe dire che questa storia di eros e thanatos, oltre che a commuoverci per la sua drammaticità, rientra nella nostra specificità storica.
Infatti, tra gli antenati e parenti dei protagonisti di questa tragica storia d’amore, si trovano dei sovrani che hanno regnato sulla Sicilia, poiché Alfonso IV, re di Portogallo, era figlio di quella Elisabetta o Isabella, proclamata santa, a sua volta figlia di Pietro III d’Aragona e di Costanza II, regina di Sicilia, proprio quei sovrani che hanno regnato dopo aver cacciato gli Angioini a seguito dei Vespri Siciliani. I figli di questa coppia reale e fratelli di Isabella, regina di Portogallo, a loro volta hanno regnato sulla nostra isola: Alfonso III, Giacomo II e Federico II, alternativamente lodati e biasimati da Dante!
Successivamente, nel 1412, con l’accordo di Caspe, Eleonora, nipote di Inês, e Ferdinando I, il giusto, regnarono sull’Aragona e la Sicilia. Questi ultimi sono i genitori di Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, di cui qualsiasi commento sembra superfluo in questa occasione.
       Ma chi era questa Inês che ha acceso la fantasia d’innumerevoli scrittori, autori di teatro, musicisti, registi e artisti di qualsiasi branca? Poco si sa circa la data e il luogo della sua nascita. Il dato certo è che era figlia illegittima di Don Pedro de Castro, gran signore di Galizia. Lei appare sulla scena della Storia nel 1340 al seguito di Costanza di Castiglia, che andava in sposa a Pedro, erede del Portogallo. Ma arrivata la novella sposa, il principe resta folgorato dalla straordinaria bellezza della damigella d’onore, chiamata allora “collo di alabastro” per la sua carnagione, e “collo di airone” per le sue fattezze fisiche.
Le attenzioni del principe sono corrisposte. E ciò inquieta la corte che allontana Inês dal Portogallo.
Ma, nel 1345, Costanza muore di parto e Pedro riporta Inês in terra lusitana, vivendo definitivamente insieme a lei, lontano dalla corte. Intanto la coppia ha quattro figli e, dopo aver errato per varie città, alla fine si stabilisce a Coimbra nel palazzo reale annesso al monastero di Santa Clara.
Pare che le religiose di questo monastero si siano lamentate a causa dello scandalo, inoltre, pare sempre che i fratelli di Inês, descritti come uomini ambiziosi e senza scrupoli, avessero una forte influenza sul principe ereditario e che lo istigassero contro il re di Castiglia per conquistare il trono; infine, ma non meno importante per affari di discendenza: tutto ciò ha creato seri problemi di ordine socio-politico, oltre che morale. Pertanto alcuni ministri premevano su Alfonso IV, affinché la donna venisse eliminata.

      E, il 7 gennaio 1355, durante un’assenza del figlio, il re emette sentenza di morte contro Inês, non potendo immaginare che quella esecuzione ha stroncato una vita, ma ha fatto nascere un mito.
    Pedro, appresa la notizia dell’orribile morte della donna amata, si ribella contro il re suo padre e scatena una guerra civile nel paese, distruggendo soprattutto i possedimenti dei suoi consiglieri. Salito al trono due anni dopo, fa catturare i ministri del padre che avevano voluto la morte di Inês, fa strappare, a carne viva, il cuore, simbolo dell’amore, bruciare i loro corpi e disperdere le ceneri nel Tago. Successivamente dichiara di aver sposato Inês segretamente, per paura del padre, proclama lei regina del Portogallo e i figli infanti (cioè, aventi diritto di successione al trono). Poi fa riesumare i resti mortali, e dopo averli fatti rivestire pomposamente con abiti regali, da Coimbra, dove giacevano, li fa traslare solennemente in processione nell’abbazia di Alcobaça, la più antica e più maestosa di tutto il Portogallo, dove già giacevano alcuni membri della famiglia reale, e dove aveva fatto preparare due avelli (tra le cose più belle di tutta la scultura funeraria iberica).
Sul sarcofago destinato ad accogliere le spoglie di Inês fa porre una statua che la rappresenta giacente, mentre gli angeli la incoronano regina. Mentre nel proprio, Pedro ha fatto scolpire l’enigmatica dichiarazione d’amore: “Sino alla fine del mondo”. Fin qui la Storia!
La vera storia di Inês resta avvolta in quell’alone di mistero che circonda gli eroi e le eroine. L’unica data certa è quella della sua morte, trascritta in un libro del monastero di Santa Cruz di Coimbra, dov’è anche scritto: “decolata fuit”. Tutto il resto è mito poiché i primi storici che hanno riferito i fatti ne hanno parlato circa un secolo dopo l’accaduto, basandosi sulla tradizione orale. Inoltre, essendo cortigiani, dovevano tramandare qualcosa in modo che fosse gradito al sovrano di turno. E, in questo caso, il re non era un diretto discendente di Pedro e di Inês, ma di un altro figlio illegittimo di Pedro, nato dopo la morte di Inês. Pertanto, c’era tutto l’interesse nel delegittimare il proclamato matrimonio segreto e quell’amore “sino alla fine del mondo”, facendo passare tutto ciò per una strana bizzarria del sovrano. Oltretutto non esisteva, o non hanno fatto trovare, alcun documento pertinente a tutto ciò.
Lasciando da parte la Storia con i suoi possibili intrighi, ritorniamo alla “fabula” che vuole che i due amanti, il giorno del giudizio finale, ossia della resurrezione della carne, uscendo dalle rispettive tombe, poste attualmente nel transetto della chiesa l’una di fronte all’altra, possano subito incrociarsi con i loro sguardi e abbracciarsi definitivamente per l’eternità! È superfluo far notare che questa fantasiosa scena finale, per l’eternità “sino alla fine del mondo”, ricordi quella dantesca di Paolo e Francesca.
A partire dal Cinquecento, sotto l’influenza della cultura italiana e la conoscenza di Dante e di Petrarca, Inês esce dal suo “purgatorio”, durato oltre un secolo e mezzo, per ascendere a quel trono che è il regno immortale della poesia, e Inês, da donna intrigante, assurge a simbolo dell’amore puro, sacrificata alla Ragion di Stato. Dopo essere passata dal patibolo, ormai regina della gloria letteraria, Inês ha toccato, lungo questi cinque secoli, le migliori sensibilità ed intelligenze europee. Innumerevoli sono le opere letterarie e non che hanno narrato questa vicenda.

          Fuori dalla penisola iberica, dove ogni anno fioriscono sempre nuove opere d’arte, a partire dal Settecento con Antoine Houdar de la Motte il mito passa in Francia, e da qui si è diffuso nel resto dell’Europa. Mentre nella terra d’oltralpe si sono interessati autori del livello di Victor Hugo e Henry de Montherlant, in Italia, tra i nomi più conosciuti si ricordano Pietro Metastasio, Giovanni Greppi e Davide Bertolotti. Durante il nostro Risorgimento, Inês è assurta a simbolo di libertà contro qualsiasi ingiustizia ed oppressione, per cui altri letterati, poco noti, e musicisti hanno tratto ispirazione dalla sua tragica vicenda. Numerosi sono i balletti e oltre una decina i melodrammi italiani, quasi tutti dimenticati.
Però nel 1996, fuori della nostra penisola, al festival di Edimburgo, ha trionfato ancora una volta il melodramma: Inés de Castro di John Clifford, messo in musica da James MacMillan. Mentre al teatro lirico di Jesi, nel 1999, per ricordare il bicentenario della nascita di Giuseppe Persiani, a cura del M° Paola Ciarlantini è stata riproposta la Ines de Castro del musicista recanatese, con libretto di Salvatore Cammarano, interpretata da Maria Dragoni, opera lirica italiana tuttora reperibile in commercio.

                                  SALVATORE  STATELLO

Il sarcofago di Ines

Il sarcofago di Ines

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