SETTEMBRE 2019
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Il Maestro Luigi Centra

Il genio del maestro pittore romano Luigi Centra ha messo a segno un altro importante traguardo artistico. Il 26 luglio scorso l’artista ha inaugurato una grande mostra antologica dal titolo Quando il Colore fa Rumore con  opere che vanno dagli anni settanta ad oggi, presso il bellissimo teatro del Comune di Isola del Liri  nel frusinate che gli ha concesso il patrocinio.

All’inaugurazione sono stati consegnati numerosi premi internazionali a grandi artisti che si sono distinte nell’arte propria. All’evento c’erano pittori, musicisti e scrittori.  I riconoscimenti sono stati consegnati  dall’Assessore alla Cultura della Pro Loco di Fiuggi dott. Toni Loreti e dal Maestro Centra.  Hanno ricevuto il premio il Prof. Alberto Pelagalli, il Prof. Valerio Fazio, Nadia Loreti, Marzia Volpari, Cristina Fuoco, Valeria Molon, Niky Deli, Tony Centra, Susanna Corsetti. La mostra resterà aperta fino al 5 agosto prossimo.

 La performance è stata accompagnata dalle piacevoli note della chitarra del musicista Valerio Fazio e dalla voce  di Cristiano Lamberti. Dopo questa ennesima mostra l’artista Luigi Centra Volerà in America.

Luigi Centra  è un artista ormai  entrato a far parte dell’Olimpo dei grandi internazionali della pittura. Anche la Sicilia lo ha adottato e lo considera un proprio figlio d’arte  poiché  Da anni è un assiduo frequentatore dell’Isola ed in particolare di Giardini Naxos e della fascia Jonica  poiché: “con le sue bellezze naturali e la sua storia” come ama ripetere “è una preziosa fonte di ispirazione per i miei lavori artistici”. In Sicilia il Maestro Centra ha realizzato numerosi progetti con il nostro giornale e con l’associazione Scientifico Culturale “Mea Lux” (della quale è socio onorario) presieduta dal nostro editore Angela Lombardo.

Luigi Centra in Sicilia

Luigi Centra in Sicilia

Il dott. Rosario Messina con il Maestro Centra

Il dott. Rosario Messina con il Maestro Centra

Il Maestro Centra assieme ad Angela Lombardo premiano il fisico nucleare Fulvio Frisone

Il Maestro Centra assieme ad Angela Lombardo premiano il fisico nucleare Fulvio Frisone

Il Maestro Centra non è salito alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali per le sue originali mostre e per i numerosi libri che ha scritto  ma anche perché in molte occasioni ha messo la sua arte, che spazia dalla pittura alla poesia, al servizio di progetti umanitari. Il poliedrico artista romano (originario di Veroli) pittore, scrittore, poeta, scultore con la sua fondazione Onlus ha spesso promosso progetti umanitari per tanti bambini. Proprio per tale generosa dedizione qualche anno fa Luigi Centra era stato inserito tra i candidati per concorrere al Premio Nobel per la Pace dal Nobel Forum della Karolinska Institutet a Stoccolma in Svezia, dall’Amministrazione presieduta da Iornwall e Ann Margret Agneta, “per aver lavorato molto con la sua arte italiana nel mondo a favore dei bambini”.

Luigi Centra è stato definito uno dei più quotati pittori dell’impressionismo astratto, difatti la critica lo definisce uno degli ultimi esponenti della pop art italo americana e, possiamo affermare senza riserve e con orgoglio che  è  una nostra leggenda tutta italiana,  apprezzato e conosciuto in tutto il mondo.

I suoi lavori sono la base d’insegnamento per le nuove generazioni. Il nostro Governo dovrebbe avere grande considerazione verso questo straordinario artista per aver dato lustro alla nostra terra,  divulgando la sua Pop Art nel Mondo sin dal 1959-60 con un percorso artistico parallelo nella letteratura con ben 70 libri pubblicati. Ovunque è andato con le sue mostre ha riscosso plausi e apprezzamenti  che gli hanno valso il  Premio alla Cultura da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’artista, che da tempo combatte i postumi di un’ischemia cerebrale, ha in programma  di andare, accompagnato dal suo manager spagnolo, a Los Angeles in USA in una clinica specializzata per cercare di curare la patologia.  Ricordiamo ancora che Luigi Centra è stato tra i primi artisti a dipingere e colorare le fotografie in bianco e nero con una tecnica personalizzata. Tra i tanti aneddoti che fanno parte della sua brillante e  movimentata vita di artista ricordiamo anche  un incidente diplomatico accaduto all’Aeroporto di Logan a Boston (USA) nel 2003, per fortuna risolto senza conseguenze, a seguito di una mostra realizzata nei pressi  di  Cambridge (UK).

Attualmente è uno degli artisti più quotati. Le sue numerose opere realizzate pare superino il valore di un milione di dollari. Quotazioni derivate dalle sue tecniche artistiche originali tra queste ricordiamo la collezione di abiti cuciti con stoffe “immaginate come tele” dove sono stati riprodotti  i suoi dipinti più famosi.  L’originale collezione è stata presentata in alcune sfilate di moda in Polonia e a Milano. Il Maestro Centra è anche conosciuto per le sue numerose e generose donazioni di sue opere alle istituzioni di Stato ed anche private. Nel 2006 si occupò dei bambini malati a Kiev (Ucraina) eseguendo numerosi master  nelle scuole accademiche e non. Per chi volesse conoscerlo il Maestro Centra lo si può incontrare ultimamente  presso il suo studio di Porta Romana a Veroli nel frusinate dove hanno transitato numerosi personaggi noti ed artisti. Giusto per citarne alcuni, ricordiamo il grande Mogol, Sgarbi, Balestra, una delegazione Russa, una delegazione araba, ambasciatori, Maraja e alcuni prefetti di Frosinone.   Dal 2015 è l’ideatore ed il direttore artistico del “Premio Internazionale Grandi Artisti Luigi Centra” che si svolge ogni anno al Centra Park di Stra (Venezia). In ogni edizione vengono premiati con l’originale statuetta della “Dea alata” personaggi di spicco nel mondo dello spettacolo e dell’arte in genere. la sua storia artistica una sorta di “work in progress”  prosegue spedita verso nuovi traguari poichè Luigi Centra per quest’anno ha già in programma altri interessanti appuntamenti con l’are e la cultura dove scriverà altre meravigliose pagine con i suoi penneli.   

Queste sono solo alcune notizie che riguardano l’artista romano poiché raccontare del maestro Luigi Centra è come aprire un libro magico sempre pieno di sorprese. La sua storia umana e artistica, una sorta di “work in progress”,  prosegue spedita verso nuovi traguardi poichè Luigi Centra per il futuro ha già in programma altri interessanti appuntamenti con l’arte e la cultura dove scriverà altre meravigliose pagine artistiche con i suoi pennelli e le sue poesie.   

Per chi volesse conoscerlo meglio può leggere la sua ampia biografia.

        Dott. ROSARIO MESSINA

Lo studio del Mastro Centra a Veroli

Lo studio artistico del Mastro Centra a Veroli

Luigi Centra e Vittorio Sgarbi

Luigi Centra e Vittorio Sgarbi

Centra e Sgarbi

Centra e Sgarbi

La cerimonia dei Premi per l'evento

La cerimonia dei Premi per l’evento svoltosi a L’Isola di Liri

La consegna dei premi a Liri

La consegna dei premi a Liri

Artisti premiati a Liri

Artisti premiati a Liri

Artisti premiati alla manifestazione artistica "Quando il colore fa rumore"

Artisti premiati alla manifestazione artistica “Quando il colore fa rumore”

Cercami amore mio, mi troverai nell’aria che tu respiri nei passi che tu cammini, in un fiore di tulipano tra le spighe del grano, nei fiore di zafferano………” inizia  così una delle poesie del nuovo libro pubblicato dal maestro Luigi Centra. Quest’ultima fatica del poliedrico artista di Veroli (FR) è intitolata “Quando l’amor invoca in poetici canti”. La modella milanese Maria Letizia Somma, di origine pugliese,   è la musa ispiratrice del libro. Diverse foto la ritraggono in pose sensuali vestita da odalisca, si tratta di capolavori degli scatti del fotografo milanese Enzo Viscuso che impreziosiscono le copertine del testo e diverse pagine del libro.

Il testo contiene una sessantina di poesie che regalano emozioni al lettore che li legge. I testi elaborati con parole che sgorgano dall’anima parlano d’amore. La poesia diventa territorio privilegiato di emozioni e sentimenti dell’autore verso la sua musa.

Da anni è un assiduo frequentatore della Sicilia e, in particolare,  di Giardini Naxos perché: “con le sue bellezze naturali e la sua storia” come ama ripetere “è una preziosa fonte di ispirazione per i miei lavori artistici”. A tal proposito nel libro non mancano poesie dedicate alla sua seconda patria, la Sicilia,  come “Riportami a Naxos tra i tuoi seni rassodati…”, “Con me osi amoreggiare mia bedda sicula palermitana”, “La tua pelle par che assomigli tanto ai bronzi delle donne di Manzù e di Messina”.  Alcune delle liriche sono state dedicate ad alcune muse ispiratrici come “Con te peccar vorrei d’amor mio” (dedicata alla stilista Irina), “Morir con te si ch’io vorrei” (Dedicato alla modella Maria Letizia) e “Mia avvenente donna svanita nel gran Jonio” (Dedicato alla cantautrice piemontese di origini siciliane Maria Russel che nel 2017 è stata premiata a Stra  -Venezia con il premio “Leone D’oro” per i suoi traguardi artistici.

Il maestro Centra non finisce mai di stupirci e, ancora una volta, ha lasciato il segno della sua grande maestria e sensibilità d’animo. Il suo è un libro che vale la pena leggere perchè scritto con la penna dell’anima capace di far sognare il lettore e trasferire in chi lo legge una cascata di emozioni particolarmente intensa e suggestiva.

                          ROSARIO MESSINA

Il maestro Luigi Centra a Piedimonte Etneo in Sicilia

Il maestro Luigi Centra a Piedimonte Etneo in Sicilia

Luigi Centra e Vittorio Sgarbi

Luigi Centra e Vittorio Sgarbi

Luigi Centra

Luigi Centra

Maria Letizia Somma

Maria Letizia Somma

Alcune pagine del libro con Maria Letizia Somma

Alcune pagine del libro con Maria Letizia Somma

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MASCALUCIAGli alunni delle classi quinte dell’Istituto scolastico, “Giuseppe Fava” di Mascalucia sono stati in visita a Montecitorio.

«Tutti ricorderemo questo evento – ha commentato il dirigente scolastico Maria Gabriella Capodicasa – che rimarrà indelebile nella mente dei nostri piccoli, futuri cittadini di domani».

L’iniziativa della visita guidata in Parlamento, che emoziona ed entusiasma i più piccoli, si inserisce nell’ambito del progetto “Legalità”.

Gli alunni delle classi quinte, accompagnati dalle loro insegnanti Passalacqua, Sammartino, Battiato, Di Bella, Guarnera, Fazio e dalla dirigente scolastica Maria Gabriella Capodicasa, hanno avuto l’opportunità di vedere da vicino il palazzo dove vengono approvate le leggi dello Stato italiano.

Affiancati da una guida, hanno chiesto spiegazioni, chiarimenti, sciolto dubbi e letto qualche articolo della Costituzione.

«Emozionante è stato sedersi su quelle poltrone immedesimandosi in coloro che hanno in mano le sorti della nazione» – hanno sottolineato i docenti.
Anche il primo cittadino di Mascalucia, dott. Giovanni Leonardi, munito di fascia tricolore ha rappresentato la cittadina etnea ed ha condiviso l’esperienza con tutta la scolaresca.

« La mia Amministrazione  – ha spiegato il sindaco Leonardi – ha fatto della Legalità un punto forte ed indiscusso. Sono tanti, infatti, i momenti e gli eventi che richiamano a questo importante valore di una società civile e democratica».

A tutti è stato regalato il testo della Costituzione Italiana.

Gli alunni a Montecitorio

Gli alunni a Montecitorio

Un giorno in Parlamento

Un giorno in Parlamento

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ROMA – Nel corso della XI edizione del Forum Compra Verde, svoltasi all’EUR presso il Salone delle Fontane, si è riunito il Comitato paritetico Green Public Procurement (GPP) della Rete delle Città Metropolitane. Delle 14 Città Metropolitane italiane hanno aderito all’incontro quelle di Roma, Milano, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Cagliari, Catania, Messina e Reggio Calabria. I rappresentanti delle Città Metropolitane presenti hanno firmato il “Protocollo per il GPP” la cui applicazione obbligherà le pubbliche amministrazioni a scegliere beni e servizi tenendo conto del loro impatto ambientale e sociale nel corso dell’intero ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima allo smaltimento del rifiuto. Adottare il GPP significa rispettare i Criteri Ambientali Minimi (CAM), per categoria di prodotto, approvati dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Le categorie di attività economiche che prevedono l’adozione dei CAM, reperibili sul sito ministeriale, sono 11: arredi; materiali da costruzione; manutenzione delle strade; gestione del verde pubblico; illuminazione e riscaldamento; elettronica; tessile; cancelleria; ristorazione; materiali per l’igiene; trasporti. Il GPP è diventato obbligatorio in tutti i Contratti Pubblici per beni servizi e opere, esclusi i lavori di ristrutturazione, pertanto le amministrazioni pubbliche che non inseriranno i CAM nelle procedure d’Appalto saranno a rischio di ricorso da parte dei fornitori verdi e le imprese che non rispettano i CAM potrebbero trovarsi non idonee a partecipare alle gare pubbliche. Inoltre, per favorire l’adozione dei CAM da parte delle imprese, è la prevista riduzione dell’importo della garanzia provvisoria.

GPP

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Roma, 18 ott. 2017 –  All’interno del palinsesto composito della Settimana della Sociologia Italiana (www.settimanadellasociologia.it/) si è svolto al Centro Congressi di via Salaria a Roma Un paese ci vuole: la Sociologia di fronte alla crisi italiana” . Il convegno  a cura del  Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, ha messo in luce attraverso i risultati della ricerca temi e fenomeni come fiducia/sfiducia nelle istituzioni, paure, terrorismo, migrazioni, l’innovazione sociale e tecnologica, creatività e trasformazioni dello spazio urbano. Istituzioni, esperti e opinion leader hanno interloquito con i ricercatori sui temi dei singoli panel, in un tentativo di sinergia tra saperi sociologici e interessi istituzionali, sulle  nuove dinamiche socio-culturali, innovazione e nodi critici della società italiana del terzo millennio.

 A chiudere i lavori della giornata sulle nuove morfofologie urbane che ospitano comunità di immigrati, la giornalista Tiziana Grassi, invitata dalla Sapienza nel ruolo di ‘discussant’ sull’intervento di Marco Bruno, docente di Sociologia dei processi culturali. La studiosa di migrazioni ha portato la sua esperienza di autrice per molti anni di programmi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International e attualmente referente della comunicazione dell’INMP Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà, ente pubblico del sistema sanitario nazionale con sede a Roma presso l’ex ospedale S. Gallicano. “Essere stata a contatto con i nostri connazionali all’estero, con il loro vissuto di emigrazione, e quindi dolore, sogni e conquisteha dichiarato Tiziana Grassimi ha permesso di ampliare la percezione del vissuto lacerante di chi oggi viene in Italia alla ricerca di una vita migliore. Essere a contatto diretto con i migranti di ieri e di oggi, dal di dentro, in una sorta di patto di fiducia empatico, mi permette di cogliere i loro bisogni espressi e inespressi e di cercare di sensibilizzare alcuni colleghi giornalisti a trattare con il dovuto tatto, anche nell’uso del lessico, delle informazioni e della titolazione meno ad effetto, la delicata questione migratoria. Ed è necessario, nelle sfide del nostro tempo, riconoscere formalmente la figura del mediatore transculturale in ambito sanitario, figura professionale che opera presso l’Inmp, fondamentale per cogliere e accogliere le persone immigrate comprendendone non solo in senso stretto la lingua, ma tutto l’ampio universo culturale di cui è portatore. Diversi infatti sono i modi per esprimere il dolore, i sintomi, nelle culture dei Paesi dell’Africa, e noi dobbiamo essere preparati a rispondere adeguatamente. Per queste persone che vengono dall’altrove, anche le necessarie visite mediche di controllo sanitario durante la gravidanza, o la prescrizione dei farmaci, sono ‘eventi’ che vanno spiegati in un accompagnamento consapevole“. Sottolineando ruolo e responsabilità dei media nella narrazione dei fenomeni in corso, che plasmano l’opinione pubblica, la Grassi ha auspicato un racconto che non si fermi all’emergenza, agli sbarchi, ma anche tutta quell’Italia che accoglie e integra, che è ancora sottaciuta. Le riflessioni su Roma – focus della giornata – hanno poi toccato anche i nuovi paesaggi con cui i nativi si confrontano nelle resistenze verso il nuovo, osservando che sono certo di tipo semiotico – pensando alle attività commerciali degli immigrati in zone della città come l’Esquilino che ricordano le Little Italy negli USA – ma anche di tipo olfattivo, linguistico e acustico, fonetico – pensando ai nuovi cognomi delle persone immigrate – quindi onomastico. Ma che in futuro potranno riguardare anche l’aspetto della toponomastica: come i nostri connazionali all’estero, dopo anni di impegno, coinvolgimento delle comunità di origine e di destinazione, ostacoli burocratici e numerose resistenze, hanno ottenuto con orgoglio di vedere istituite le varie “Via Italia” nel mondo, cambiando così il nome dei luoghi che riconoscevano la loro presenza e il grande contributo allo sviluppo dei Paesi di accoglienza, altrettanto dobbiamo ipotizzare nel futuro nei nostri contesti cittadini. “Siamo pronti, nei prossimi anni, a ricevere queste istanze?”, è stata la domanda che ha scosso i presenti. “Perché – la studiosa ha evidenziato – dobbiamo fare un salto cognitivo e superare le immotivate paure verso l’Altro, come ci insegna questa città di antica vocazione ecumenica e cosmopolita, accogliendo le persone immigrate e le differenze, ma non in maniera rassegnataGrassi ha proseguito ricordando il monito del padre dell’Illuminismo tedesco Lessing – ma, nella lungimiranza del superamento della dicotomia noi/loro, nel superamento dell’equivoco su un’emergenza che non c’è perché la mobilità è un processo endemico delle società, conquistare la consapevolezza che apparteniamo, tutti, alla comunità umana, e non c’è un’umanità in eccesso o di serie B, da tenere fuori dal banchetto della vita e dei diritti. L’augurio è quindiha concluso la studiosa di migrazioni  - quello di tesaurizzare la natura diasporica del nostro tempo quale fattore di sviluppo, di ampliamento degli orizzonti, di conoscenza e dialogo con l’Altro, un’occasione che rivela un potenziale creativo senza precedenti“.  Il convegno ha anche coinvolto esperti degli altri Atenei romani e rappresentanti di istituzioni come Prefettura e Comune di Roma, Associazioni e Fondazioni, Istituti di ricerca, giornalisti e manager di testate nazionali e locali.

           Mimma Cucinotta

I relatori del Convegno

I relatori del Convegno

 

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Giardini Naxos (Me) – Il tradizionale gonfalone biancazzurro, portato dal corpo di guardia municipale, insieme al biancazzurro del cielo e del mare di Naxos hanno incontrato, sabato 30 e domenica 1 ottobre, gli splendidi occhi azzurri di Claudia Andreatti per il secondo appuntamento con la trasmissione di RaiDue “Mezzogiorno in famiglia”. Sempre sul Lungomare Calcide Eubea antistante la statua della Nike, insieme ad una nuova “cartolina” del regista locale Giovanni Bucolo, alle ore 11,00 ha avuto inizio il collegamento con la prima colonia greca di Sicilia dove la squadra locale composta da Alessandro Monforte, Carmelo Anselmi, Carmen Saglimbeni, Danilo Di Pasqua, Giuliana Cannizzaro, Luca Galeani, Martina Siligato, Mirko Rizzo e Paolo Barresi ha affrontato nelle gare della raccolta di mele e di palleggio (sabato) e nella gara della corsa con le uova (domenica) i concorrenti di Pietrasanta (Lucca). A Roma, invece, i nostri “eroi” Alessandro Lombardo, Andrea Gialloreto, Antonino Brunetto, Christian Garofalo, Doriana Rapisardi, Giada Carcione, Luca Lombardo, Maria Garofalo, Maria Rosaria Di Gennaro, Marzia Gagliano e Santi Emanuele Principato, capitanati da Sonia Patanè, hanno affrontato la rappresentativa di Pietrasanta (Lucca) nelle gare di danza, canto, giochi e quiz di cultura generale.

Nulla da fare per i toscani che si sono dovuti inchinare ad una bellezza generata da oltre duemila anni di storia. Una bellezza offerta al pubblico nazionale attraverso le opere d’arte dello scultore Turi Azzolina, che ha presentato le sue ultime creazioni: la testa di Medusa, Eolo dio dei venti, Adamo ed Eva, la Trinacria, il guerriero senza età, tutte opere dalle linee assolutamente classicheggianti nella perfezione delle forme e nelle scelte estetiche. Il maestro Azzolina (e la sua bottega), attuale custode del retaggio culturale del nostro territorio che si manifesta nei suoi capolavori, ha poi spiegato come nasce la sua arte. E attraverso l’arte culinaria proposta dagli chef Giovanni Parisi ed Enzo La Macchia in uno stuzzicante e scenografico allestimento presentato dal brillante Maurizio Caruso. Protagonista assoluto, il principe della gastronomia siciliana: sua Maestà il pesce. E via quindi con gamberi, scampi, cozze, ecc. proposti in un lussureggiante trionfo di sapori.

La giornata di domenica si è aperta con la splendida sfilata dei carretti tradizionali siciliani di Salvatore Belardo, insieme alle FIAT Cinquecento d’epoca decorate “alla siciliana” da Carmelo Bartolotta in occasione del loro sessantesimo anniversario (1957 – 2017). E ancora, le superbe creazioni artistiche dello chef Carmelo Culoso nelle sue grandi sculture di ghiaccio: un delfino e un magnifico cigno. Opere di grande effetto ma di non facile realizzazione, per le quali, ci spiega,  sono necessarie diverse ore di preparazione e di lavorazione con svariati utensili come trapano, scalpelli e persino motoseghe.

Ed infine, la magia dell’arte del ricamo presentata di Ninuccia Buda, un’arte tramandatale dalla madre Salvatrice Russo, che si vivifica nei capolavori di sfilato a cinquecento “tradizionale” ottenuto da un tessuto pregiato come il lino, da cui vengono appunto “sfilati” i punti della trama secondo un disegno preordinato molto ricco e decorato. Ne è di straordinario esempio la realizzazione di un coprialtare bianco e oro, realizzato per la chiesa di San Pancrazio di Giardini Naxos. Nella sua variante a cinquecento “inverso”, invece, vengono messe in risalto in particolare le linee ovvero i bordi del disegno, per realizzare lenzuola, federe, tovaglie e quant’altro. Rammentandoci che l’arte del ricamo è riconosciuta da tutte le culture dell’umanità come simbolo antropologico di bellezza e di armonia.

Nulla da fare per gli altri concorrenti, quindi. La corsa continua. Il prossimo fine settimana contro Conversano (Bari). In palio c’è uno scuola-bus offerto dalla RAI. E allora, forza Alessandro M., Carmelo, Carmen, Danilo, Giuliana, Luca G., Martina, Mirko R., Paolo B., Alessandro, Andrea, Antonino, Christian, Doriana, Giada, Luca L., Maria, Maria Rosaria, Marzia, Santi e Sonia, siete i nostri campioni di forza, lealtà e coraggio, esattamente come lo erano duemilasettecento anni fa i nostri progenitori. Forza ragazzi, c’è bisogno di quello scuola-bus. Andiamo avanti, tutti insieme, televotiamo chiamando il numero 894433 oppure inviando un SMS al numero 4784784 e digitando il codice 01  hasta la victoria.

Sergio Denaro

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I concorrenti di Mezzogiorno in Famiglia

Uno dei carretti di Salvatore Belardo

Uno dei carretti di Salvatore Belardo

La mitica Fiat 500 dipinta come un carretto siciliano da

La mitica Fiat 500 dipinta come un carretto siciliano da Carmelo Bartolotta

Lo scultore Turi Azzolina realizza un Sileno

Lo scultore Turi Azzolina realizza un Sileno

Alcune opere di Turi Azzolina

Alcune opere di Turi Azzolina

Turi Azzolina e le sue sculture

Turi Azzolina e le sue sculture

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Le “Sculture” in ghiaccio dello chef Carmelo Culoso

Prelibatezze culinarie a base di pesce

Prelibatezze culinarie a base di pesce dello chef Giovanni Parisi e Enzo La Macchia

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TaorminaDi siculo non ci ha proprio nulla. Nelle viscere, nel sangue, scorre solo vino dei Castelli Romani. Romaneschi per dirla tutta. Ma il suo cognome, ironia della sorte, è Mannarinu… Anzi, pardon, Mannarino, classe 1979 e cresciuto tra le case popolari della Roma di Rino Gaetano, tra manovali, muratori, disoccupati, gente di strada e del sottoproletariato urbano, prostitute che per un tozzo di pane sarebbero stati in grado di finire tra le grinfie dei borghesotti capitalisti raccontati da Pierpaolo Pasolini in “Ragazzi di Vita”. E tra questi ragazzi, quelli con cui Pà giocava a pallone e sceglieva come personaggi-macchiette delle sue pellicole cinematografiche, poteva esserci pure lui. Sempre se fosse nato negli anni ‘60. Perché Alessandro Mannarino, di mestiere cantautore rinnovato e attento nella descrizione di uomini, donne, ubriaconi che vivono atmosfere piene di sofferenza e di sopravvivenza stentata (oltre che di semplicità che, alle volte sfocia in frivolezza ma anche in un po’ di pudore) corrisponde quasi perfettamente al Ninetto Davoli della situazione, e – come detto prima – al menestrello di Crotone. Quel Rino calabrese a cui l’artista laziale somiglia davvero tanto ma da cui si distacca, non tanto per le tematiche approfondite nelle sue canzoni, quanto per la vastità del repertorio musicale (che spazia dal rock-folk andando a finire alla world music, attraverso ritmi brasiliani) che ieri sera al Teatro Antico di Taormina, ha ancora una volta scaldato i motori della spensieratezza, trasformandola in qualcosa di leggero e allo stesso tempo profondo. Una tappa, l’ultima dell’ “Apriti Cielo Tour 2017”, che ha avuto il sapore della fine di un’avventura guarda caso nella Città del Centauro. A metà strada tra Scordia e Messina. Due centri, dove si è concretizzata la vera e propria genesi dell’ultimo disco, intenso e controcorrente nella sua genuina verità e che, nonostante la grande distanza con la cultura dell’Italia centrale,  trattiene molta Sicilia dentro, visto che “l’album è stato registrato – come sostenuto durante il concerto dal Manna – al Sonora Studio di Vincenzo Cavalli, con la cooproduzione del cantautore messinese Tony Canto”. Un artista, questo, che a metà serata ha varcato la soglia del palco e si è unito a Mannarino in un’estasi fatta di emozioni, brividi fino al midollo e un su e giù di diaframma, grazie anche al virtuosismo dei dodici elementi che hanno composto l’ossatura dello spettacolo. Con Mauro Refosco alle percussioni, Renato Vecchio e Antonio Vitali ai fiati, Puccio Panettieri alla batteria, Alessandro Chimenti, Giovanni Risitano, Paolo Ceccarelli alle chitarre, Niccolò Pagani al basso e contrabbasso, Mauro Menegazzi alle tastiere e fisarmonica, Simona Sciacca alla voce, e Lavinia Mancusi voce e violino, lo show mannarinese ha preso più consistenza, con il cambio di alcuni arrangiamenti, l’eliminazione di qualche lento e uno spazio concesso a brani più ritmati, ispirati ai suoi viaggi che lo hanno condotto ultimamente alla ricerca di nuovi stimoli e soprattutto di contaminazioni musicali sudamericane. Tutto con l’intento di unire la scrittura cantautorale a suoni che invitino a ballare e che ricordano vagamente tammuriate meridionali. E tale obiettivo, almeno a Taormina, è stato pienamente raggiunto, con più di 4.000 mila spettatori, spinti ad un vitalismo poco ortodosso e caratterizzato da un sound internazionale, tipico di Bahia, dell’Africa e di New Orleans e che attinge al rock, al folk, al romanesco e al blues. In sintesi “una samba triste che danza – come diceva Vinicius De Moraes – e cerca la bellezza con dolce disperazione; un’allegria non vuota, bensì piena, che sceglie il bello come possibilità di salvezza”. Sta tutto qui il messaggio dell’ “Apriti Cielo”, che rappresenta un continuum con il disco precedente, “Al di là del Monte”, all’interno del quale il romano provincialotto ha estratto come da un cilindro,  il cappello della razionalità e quello dell’onirico in perenne lotta tra di loro. Una sorta di scontro apparente, addolcito da “Un’estate”, “Roma”, “Frontiera”, “Babalù”, “Scendi giù”, “Animali”, “Arca di Noè” e “Tevere Grand Hotel” solo per citarne qualcuna; tutte tracce nuove di zecca, che Mannarino ha proposto nel corso di circa 3 ore di consapevole consapevolezza che “la musica è un mezzo che serve a comunicare con il corpo e arriva prima al corpo e poi alla testa”. Basta, ovviamente, che il “Me sò mbriacato” non vada ad intaccare il “Bar della Rabbia” e “Maddalena”, che, invece di essere madre, martire o vergine, è una donna che sfida Dio per la carne: l’amore e la passione che sente”. Un po’ come “Mary lou”, bagascia che vende l’amore a tutti i marinai del porto, e la cui storia raccontata da Alessà con costrutti “minimalisti”, sembrerebbe ricordare la “Bocca di Rosa” di Fabrizio De Andrè.  Descrizioni dunque. Isole di fronte agli schemi precostituiti che a Mannarino non entusiasmano per niente e da qui si è distaccato, fuggendo da una società compromessa e che – come detto da lui stesso – impone un’indagine dettagliata sulla propria identità”. Qualcosa che si può ottenere  solo  scrutando l’immagine di un uomo e di una donna che sfuggono alla monotonia  e si ritrovano da soli sulla cima di una montagna. Una situazione che si palesa proprio alla fine, come a significare che “ciò che resta siamo noi, esseri umani…”. E proprio al riguardo il 38enne si dipana in un discorso approfondito,  sbandierando a metà concerto una bandiera realizzata con tante porzioni di stracci che “seppelliscono”, per così dire, l’identità tricolore. Quella italiana che  dovrebbe essere aperta ad influssi variegati, senza la necessità di costruire muri ma, bensì distruggendo quelli che esistono già. Concetto che il Mannarino, versione taorminese, esprime in modo molto raffazzonato, complice un po’ di emozione mal trattenuta, quando si spinge ad esaltare la Cultura classica e ovviamente l’agorà, la democrazia e la forza delle parole.

Enrico Scandurra

Il cantautore Alessandro Mannarino

Il cantautore Alessandro Mannarino

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Focene (Roma) -

La Madonnina

La Madonnina

Un mare da vivere senza barriere, nello stabilimento del litorale romano di Focene dove tutti possono regalarsi  la piacevolezza di un bagno a mare.  Un luogo speciale voluto sei anni fa da don Massimo Consolaro, parroco della chiesa di San Luigi Gonzaga, nel  piccolo centro del comune di Fiumicino, dove il rapporto con l’acqua non ha impatti architettonici e diventa accessibile a chiunque, con l’aiuto discreto di volontari. Una mission unica che restituisce gioia e sorriso a persone con disabilità, che riescono ad immergersi e rigenerarsi in quel tratto di mare alle porte di Roma. Una esperienza partecipe che nello stabilimento ”La Madonnina’ coinvolge  uomini, donne e ragazzi che in modo diverso si prendono cura di chi non può gestirsi in completa autonomia.

 Ripresi per un servizio del Tg 3 Rai di Ferragosto, tra i volontari della spiaggia solidale, Angelo Giovanni Capoccia di Roma è lo chef della struttura balneare e Vittoria Donat-Cattin che ha deciso di coniugare il piacere della vacanza con il benessere dello spirito ‘’rendendomi utile in qualche modo’’, scegliendo il lido di Focene dove il mare è per tutti.

   Mimma Cucinotta

Spiaggia di Focene

Spiaggia di Focene

Le telecamere di Rai 3

Le telecamere del Tg 3

Intervista a Vittoria Donat Catten

Le interviste del Tg3

Vittoria Donat Cattin

Vittoria Donat Cattin

 

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ROMAIl 24 luglio  è stata presentata a Roma presso la sala stampa della  Camera dei Deputati alla presenza del Ministro della Salute on. Beatrice Lorenzin la linea guida per fornire raccomandazioni sui controlli sanitari di profughi e richiedenti asilo intercettati dal sistema di accoglienza italiano e fugare così tutte le incertezze in materia.

Il documento è stato illustrato dal direttore generale dell’INMP Concetta Mirisola, dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, dal presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni – SIMM Maurizio Marceca e dal direttore generale della Prevenzione del Ministero Ranieri Guerra. Si tratta del primo importante contributo scientifico a livello europeo su un tema estremamente attuale. Il documento,Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela per i migranti ospiti nei centri di accoglienza, è stato elaborato nell’ambito del “Programma nazionale linee guida salute migranti, sviluppato dall’INMP in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, a partire dall’esperienza maturata nell’ambito del Sistema nazionale linee guida, e con la SIMM, in quanto uniconetwork scienti­fico specificamente volto alla tutela della salute degli immigrati e impegnato a sostenere le buone pratiche nell’assistenza sia a livello nazionale sia locale, attraverso i propri gruppi immigrazione e salute (GrIS).

La linea guida è rivolta ai decisori, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sociosanitari e fornirà un pratico ausilio a fronte dell’incertezza ed eterogeneità nei comportamenti adottati sul territorio nazionale.

All’elaborazione delle raccomandazioni ha lavorato un panel multidisciplinare e multiprofessionale di esperti, scelti in rappresentanza delle principali società scientifiche interessate e di istituzioni sanitarie nazionali e internazionali. È stata seguita una metodologia rigorosamente evidence-based, che ha previsto una ricognizione sistematica della letteratura biomedica sui temi d’interesse (in totale, 1.059 documenti reperiti e valutati criticamente).

Sono state prese in considerazione le principali malattie infettive e diffusive (tubercolosi, malaria, epatite B e C, HIV, parassitosi, infezioni sessualmente trasmissibili) e alcune patologie cronico-degenerative (diabete, anemie, ipertensione, carcinoma cervice uterina) la cui diagnosi precoce si associa a una riduzione degli esiti negativi per la salute e dei costi per il Servizio sanitario nazionale. Sono state anche considerate alcune condizioni – quali la gravidanza – meritevoli di particolare tutela e in grado di modificare il percorso di accoglienza. Alla luce delle evidenze emerse, per ciascuna delle patologie e condizioni individuate, gli esperti del panel hanno elaborato delle raccomandazioni di taglio clinico-organizzativo, incardinandole all’interno di un percorso modulato e progressivo, che va dalla valutazione iniziale in fase di soccorso alla visita medica completa in prima accoglienza, fino alla “presa in carico” vera e propria nella seconda accoglienza.

Prima della pubblicazione, il documento è stato sottoposto a revisione aperta, mediante consultazione pubblica via web, al fine di favorire un confronto trasparente, partecipato e costruttivo tra gli stakeholder e gli operatori sociosanitari, e costruire un consenso intorno alle raccomandazioni, che ne agevoli l’implementazione.

Alla guida faranno seguito altri documenti evidence-based su temi relativi alla salute dei migranti, selezionati come prioritari a partire dalle indicazioni dei rappresentanti regionali della rete nazionale coordinata dall’INMP, di esperti del settore e di qualificati stakeholder. L’insieme di tali documenti  e raccomandazioni concorre alla definizione delle politiche pubbliche a tutela della salute dei migranti  in un’ottica di Evidence-based Public Health  e alla diffusione di  modelli clinico-organizzativi che garantiscano appropriatezza e continuità delle cure.

Il Ministro Beatrice Lorenzin

Al centro il Ministro Beatrice Lorenzin

Ambulatorio INMP

Ambulatorio INMP

 

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ROMA - ‘’Una informazione vera, lontana dalle fake news; il giornalismo come lo intendiamo da sempre, noi dell’USPI’ ha detto il segretario generale dell’Uspi Francesco Saverio Vetere, parlando dell’avvio di www.uspinews.it, il nuovo portale per l’informazione dedicato alla raccolta e divulgazione delle notizie prodotte dalle testate associate all’Unione Stampa Periodica Italiana. Attivo da qualche giorno, il nuovo portale, partito in via sperimentale, “raggiungerà una dimensione molto rilevante nel giro di pochi mesi, con tutte le piccole difficoltà di un’opera del genere” – ha evidenziato Vetere spiegando, che alla base di questo ambizioso progetto editoriale, l’Uspi ha sentito la necessità di segnalare il livello di una informazione corretta, veritiera ed affidabile, prodotta dai giornali associati.  Ecco perché Uspinews. ‘’Nel panorama generale dell’informazione, sembrava giusto fare emergere le testate del nostro comparto – ha sottolineato l’avvocato Vetere –  che si qualificano per serietà, rispetto delle leggi e del sistema dei contratti e accordi collettivi sul lavoro dipendente e autonomo. Che si qualificano per essere in rapporto stretto con il territorio, nel caso dei giornali locali, e con le proprie aree di interesse, nel caso dei periodici di nicchia’’.E’ del tutto evidente, che la scelta di associarsi ad un organismo nazionale come l’USPI, dal 1953 in prima fila nell’azione di assistenza e rappresentanza dei propri iscritti (circa 3mila  testate periodiche, anche telematiche, edite o trasmesse con qualunque mezzo da medie e piccole imprese editoriali e da enti e associazioni non profit) non è certo un caso per i giornali che decidono di intraprendere questo percorso qualificato. Si tratta certamente, di realtà editoriali-giornalistiche al centro di una informazione seria a garanzia e nel rispetto della verità e di regole deontologiche, lontane da subdole manipolazioni nel settore della comunicazione. “Per questo pensiamo – conclude  Francesco Saverio Vetere – che UspiNews  possa diventare un punto di riferimento per chi cerca l’informazione italiana migliore e di qualità“.

       Mimma  Cucinotta

Francesco Saverio Vetere

Francesco Saverio Vetere segretario generale USPI

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