GENNAIO - FEBBRAIO - MARZO 2024
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Sicilia

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MESSINALa Prof.ssa Nunziacarla Spanò, Professore Ordinario di Ecologia e Direttore del Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche ed Ambientali dell’Ateneo messinese è stata nominata Presidente del prossimo Congresso della CIESM (Commissioninternationale pour l’explorationscientifique de la merMéditerranée), il piu’ importante incontro di esperti del Mar Mediterraneo e del Mar Nero.

Alla riunione del Comitato organizzatore che si è tenuta a Montecarlo, hanno partecipato tra gli altri, la dott.ssa Laura Giuliano, Direttore Generale della Commissione e l’ambasciatore italiano a Monaco S.E. Giulio Alaimo. La sede del Congresso sarà Palermo, presso Palazzo Sclafani e Palazzo dei Normanni e si terrà dal 14 al 18 ottobre c.a. Del Comitato organizzatore faranno parte anche la Stazione Zoologica Anton Dorhn di Napoli, l’Università di Palermo e l’Università di Catania.

La CIESM avente base a Monaco è stata fondata da 8 nazioni ed oggi include 23 Stati Membri e supporta un network di diverse migliaia di ricercatori marini che monitorano e proteggono il Mare Mediterraneo, un ambiente fortemente impattato e soggetto a repentine modificazioni.
La Commissione integra un ampio spettro di discipline marine, che includono i processi geofisici, chimici e biologici, unitamente con una mappatura ad alta risoluzione del fondale marino; registra e valuta le modificazioni che interessano su larga scala il bacino del Mediterraneo, dall’impatto del global warming sui mari alle modificazioni nella biodiversità marina; dalle alterazioni morfologiche delle coste all’accumulo di residui indesiderati nella catena alimentare marina. La Commissioninternationale pour l’explorationscientifique de la merMéditerranée favorisce lo scambio di standard e idee scientifiche, mantenendo un dialogo costruttivo e pacifico tra popolazioni divise per troppo tempo da conflitti storici.

La Prof. Nunziacarla Spanò

La Prof. Nunziacarla Spanò

 

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Tricase (Lecce) – Grande successo l’11 aprile presso il Cinema Moderno di Tricase (Le) per la seconda proiezione del docu-filmIl frutto dei Sogni”, con la regia di Giuseppe Fersini, che narra la vita dell’imprenditore Antonio Ciullo, 80 anni, capitano d’impresa, di Castro, in provincia di Lecce, paese di mare di cui è memoria storica vivente. La pellicola racconta il percorso umano che ruota attorno alla pregiata e nota in tutta Italia cozza castrense. Un appuntamento con la memoria, con la storia e le radici, che ha visto la partecipazione di autorità, collaboratori e clienti. Dapprima una lunga e piacevole intervista ad Antonio Ciullo da parte della presentatrice Monia Palmieri, che ha condotto brillantemente la serata. Successivamente sono intervenuti il Sindaco di Tricase Antonio De Donno ed il Presidente della Camera di Commercio di Lecce Mario Vadrucci che, dopo la proiezione, ha consegnato ad Antonio Ciullo una targa, voluta dai familiari dell’imprenditore, dalla moglie Graziella Panarese, dal figlio Vincenzo Ciullo con la moglie Marika Maschio, dalla figlia Lorella Ciullo e dai nipoti. Particolarmente toccante il testo inciso.

 La proiezione, di circa 1 ora e un quarto, è stata emozionante, educativa, scorrevole ed ha riscosso consensi ed apprezzamenti.

Il docu-film, un dono che Antonio ha voluto fare alla sua famiglia ed alla città di Castro, è ricco di immagini inedite, all’interno il racconto del protagonista che parla della sua vita con emozione arrivando al cuore di tutti. Ma non solo, la pellicola contiene anche le parole della moglie e dei figli e tante interviste tra cui anche quelle del Sindaco di Castro Luigi Fersini e degli ex sindaci di Castro Luigi Carrozzo e Pasquale Ciriolo. La pellicola è ricca di numerose immagini della bella cittadina di Castro, ne evidenzia la bellezza e la storia.

Monia Palmieri e Imprenditore premiato

Monia Palmieri e Antonio Ciullo

Monia Palmieri presenta la manifestazione

Monia Palmieri presenta l’imprenditore e la sua famiglia

 

Antonio Ciullo, che nel 2022 ha ricevuto il prestigioso premio “Castrum Minervae”, è un uomo che ha scelto di restare nella sua terra per fare ricerca, migliorare ed allargare l’attività, alla ristorazione ed alla ricettività, con le 3 bellissime strutture: Hotel Panoramico, Friggitoria Isola Del Sole e 365 tutte situate a Castro. Un’attività quella di Antonio svolta sempre con semplicità, umiltà e voglia di lavorare senza sosta. Ancora oggi è presente a cucinare proprio quei mitili prelibati, il frutto del sogno, un ingrediente povero ma prezioso e identitario, attorno al quale ruota la storia di una famiglia, un paese, un pezzo di Salento autentico. Ancora oggi è lì, nel suo universo vivo, come il nome “MareVivo” che riporta al magazzino in cui tuttora apre le cozze nere, pregiate e “coltivate” nelle acque di Castro, tanto da essere considerato un luogo di eccellenza.E’ un uomo dalle straordinarie doti umane e dalle grandi capacità imprenditoriali, un orgoglio tutto italiano, un sognatore che ha realizzato i suoi sogni … e che continua a sognare.

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Lutto nel mondo della musica per la prematura scomparsa di Giulio Quarenghi, musicista ed esperto del suono, protagonista e anima di diversi complessi nella sua lunga carriera musicale. La sua prima formazione risale al 1970, la 505, composta da cinque musicisti. Da quella prima esperienza la musica è stata sempre al centro della sua vita. In queste ore tanti amici hanno voluto ricordare sui social il musicista con parole toccanti. Immenso il cordoglio che ha colpito tutti amici e nelle varie città,  devastati dalla sua  scomparsa.

Giulio Quarenghi è stato un grande uomo dai molteplici valori,  polistrumentista e discografico, che ha portato nella sua città , tanti grandi nomi del panorama musicale internazionale. Un artista  riconosciuto ed apprezzato in Italia e nel Mondo. 

Come hanno sottolineato in molti in queste ore sui social, “per Giulio Quarenghi  non basteranno mai le parole per descrivere la sua grande  umanità  e, i suoi  valori saldi  che lo hanno sempre contraddistinto, come uomo e come grande amico dall’animo buono , sapiente e preparato , che ha donato la sua vita , al suo lavoro in banca non tralasciando mai, e applicandosi con grande passione  anche per  l’uso delle tecnologie speciali da grande Musicista poliedrico, appassionato degli anni ’60/’70, ha portato nella sua città.

Nel suo  studio ha portato non solo tanta bella musica ma anche tanta aggregazione, dove lui era il vero collante delle  serate musicali. Interessato a tanti strumenti, Giulio sapeva districarsi fra tastiere, chitarra e basso e suoi straordinari  progetti. A tal proposito ricordiamo alcuni dei gruppi dove lui ha suonato: i 505, Flashman,  Polifemo, Eva 2000, Hot Dogs.

Con gli  Hot Dogs e, insieme ad altri amici musicisti, realizzò con un’operazione “nostalgia” un repertorio anni ’60. A seguito del successo ottenuto,  i componenti della band vennero notati e fatti confluire per un periodo nel celebre gruppo dei Giganti . La sua grande passione per la musica lo ha portato, negli anni ’80, a creare in città il primo vero studio di registrazione professionale che porterà ad incidere sotto al Torrazzo artisti del calibro di Ivana Spagna e tanti altri.

Il musicista Giulio Quarenghi

Il musicista Giulio Quarenghi

Giulio Quarenghi e Flower Terry

Giulio Quarenghi e Flower Terry

Giulio da sempre considerato un mago del suono e, ideatore, di grandi progetti , una ventina di anni fa ha curato la registrazione del secondo Cd della Bourbon Street Dixie Band.

Importante fù anche l’incontro diventato poi anche una grande amicizia con Umby Maggi ex bassista dei gruppo dei Nomadi poi diventato anche suo collaboratore. Nell’apprendere la triste notizia Umby Maggi ha detto:Ciao carissimo Giulio, sono ancora incredulo dell’accaduto, perchè ci siamo sentiti al telefono dall’ospedale.  Mi raccontavi che appena saresti uscito da questa difficile prova che stavi affrontando di salute, mi chiedevi di ritrovarci per poter realizzare insieme il tuo ultimo progetto scritto da tè in ogni sua parte  e già tutto pronto, per poterlo  commerciare e far girare. Io con entusiasmo ti ho si! Ed ora mi hà travolto questa triste notizia che mi ha lasciato incredulo. Ricordo con piacere sin dagli anni 80  la richiesta delle tue consulenze. Ricordo con piacere che ti ho fatto avere le prime forniture x il tuo  Studio ed il Mixer storico che ti ho dato di cui andavi orgoglioso e che ha dato  vita a grandi capolavori con tantissimi artisti.

 

Ricordo con nostalgia anche l’indimenticabile nostra vacanza insieme a Malta, e come ogni anno i nostri incontri al Festival di Sanremo . Ricordo l’ultima volta che ci eravamo uniti con altri artisti e colleghi  nella giuria di qualità presso il Teatro San Carlo a Modena  x l ‘ evento L’Usignolo d ‘ Oro; proprio riuniti nell’occasione dall’ amica   Flower Terry Production. Ciao carissimo Giulio, certo che nulla sarà piu come prima ,  per tutti noi rimarrai Giulio e ti porteremo sempre nel cuore e sempre ne porteremo ricordo

Anche la mitica Flowerterry ha voluto ricordare l’artista musicista ed amico Giulio Quarenghi con queste parole:  Quando si ha  il piacere e soprattutto l’ onore  di incontrare  un uomo di grande sensibilità  e grande talento musicale come Giulio Quarenghi, tutto è più facile , perchè sin dal primo istante si capiva ed apriva un grande Mondo, di tattile dialogo e tante grazie e, di  valori ed innumerevoli virtù,  visibili che sin da subito mi raccontavano anche dei  suoi immensi sacrifici, del gran lavoro svolto  e degli  studi,  in particolare  per la musica. L’empatia che ci ha sempre legato da subito ha fatto si che legassimo subito e che condividessimo una grande amicizia durata nel tempo. Per questo per me la sua perdita ha lasciato un grande vuoto incolmabile.  Indimenticabile e sempre sarà anche l’ Album prodotto da mè con il gruppo Quelli là  intitolato “Amici Grandi Amici”. Disco prodotto con il mio  immenso Giulio al quale hanno collaborato anche il  grande Nico dei Gabbiani, il mitico Enrico Ciacci, Frank Raya ex sax di Zucchero, Danilo Daita Sanremo doc  e la Cacao Meravigliao Marcia Sedoc.  Vorrei aggiungere che l’album è stato  arrangiato dal maestro Maurizio Tirelli e che di seguito, per pubblicizzarlo, abbiamo girato in tournée per tutta Italia partecipando pure  al Festival dei Fiori  in Sicilia a Mazara del Vallo dove tutti ancora ci e  ti ricordano.

Prima di concludere vorrei ringraziare anche tutti i Medici e Operatori dell’Ospedale di Piacenza , che hanno assistito Giulio con cura ed amore. Vorrei  ringraziare anche l’amica  Catapulca Monica Russo che anche dopo 30 anni di amicizia è subito accorsa e si è messa a  disposizione di Giulio senza pensarci due volte, standogli vicino   come possibile.  Un grande ringraziamento và anche agli amici di una vita: Giuliano,  Simone e il caro Wilson che erano come fratelli per Giulio, che hanno lottato sin da subito per stargli vicino e  dargli supporto e loro aiuto .

Ancora un Grazie a tutti per l amore e le cure prestate con amore al meritevole, immenso Giulio . Ora suona forte amico mio anche da lassù , affinchè io possa sentirti , perche già mi manchi troppo. La Tua amica Flower Terry

Nella foto Flowerterry con il musicista scomparso

Nella foto Flowerterry con il musicista scomparso

Un evento con il musicista e la Flowerterry

Un evento con il musicista e la Flowerterry

Giulio Quarenghi

Giulio Quarenghi

Flower Terry

Flower Terry

I fiori di Flower Terry per l'amico fraterno  Giulio

I fiori di Flower Terry per l’amico fraterno Giulio

La camera ardente di Giulio

La camera ardente di Giulio

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Giardini Naxos (Me) – A quasi venticinque anni dal gemellaggio della prima colonia greca di Sicilia con Naxos delle Cicladi (nel 2000) la Città di Giardini Naxos torna ad essere protagonista di un altro importante progetto realizzato in sinergia con la “Comunità Ellenica dello Stretto” che mira a rinsaldare i rapporti con le città greche che fondarono Naxos (Siceliota) ovvero Chalkida e Naxos delle Cicladi, e nel contempo  dare vita ad una “Rete Regionale delle Città Calcidesi di Sicilia”.

Un obiettivo mai realizzato fino ad oggi finalizzato a creare una rete turistico-culturale tra le colonie sorelle calcidesi di Sicilia e le città greche della “madrepatria”. Giardini Naxos non è nuova a questo genere di iniziative. A tal proposito ricordiamo i due importanti gemellaggi con le città di provenienza dei primi coloni greci, quello del 1966 con la Città di Chalkida e quello del 2000 con la Città di Naxos delle Cicladi.

L’idea di rinsaldare i rapporti con le Grecia coinvolgendo anche le altre comunità siciliane di origine calcidese è nata, come spiega l’Assessore alla Cultura e Turismo Prof.ssa Fulvia Toscano dalla “volontà di rispendere l’interlocuzione con le città greche della madrepatria calcidese. Per questo abbiamo riavviato i contatti con le amministrazioni di Naxos e Chalkida coinvolgendo anche le altre colonie sorelle che vantano le stesse nostre origini”. In parole povere un progetto per favorire sinergie e progettualità di varia natura (culturale, turistica, economica ecc.) tra le città della “Rete” legate da rapporti di natura storica e culturale.

         L’iniziativa promossa dal Comune di Giardini Naxos è maturata nell’ambito di alcune importanti iniziative varate in questi ultimi anni dall’attuale Amministrazione Comunale capitanata dal Sindaco Giorgio Stracuzzi come l’Istituzione, nel 2021, di una giornata dedicata alla fondazione di Naxos che avrà luogo ogni anno il 30 di maggio e l’”Osservatorio permanente delle relazioni tra Naxos di Sicilia e la Grecia” nel 2023.

Il 21 febbraio 2024 un altro passo importante: la Giunta Comunale di Giardini Naxos, approva la proposta di istituire nel proprio territorio, il 16 marzo di ogni anno, la “Giornata delle Primavere Ellenichee, la “Rete delle città calcidesi di Siciliatra i Comuni di Giardini Naxos (Naxos), Messina (Zankle), Catania (Katane) e Lentini-Carlentini (Leontinoi).

La proposta di creare una rete delle città di origine greca-calcidese riveste una notevole importanza, sia sul piano culturale che sul piano turistico, al fine ad esempio di promuovere sinergie tra territori che possano elaborare progetti comuni in grado di instaurare interlocuzioni di rango internazionale. La “Rete” che il Comune intende istituire mira alla realizzazione di comuni strategie delle comunità di origine greca-calcidese che, nel tempo, possono diventare fruttuose e concrete progettualità capaci “sia di consolidare un comune perimetro storico e identitario, sia di attrarre un segmento importante di turismo culturale”.

Altrettanto importante e strategica l’idea di istituire la giornata delle “Primavere Elleniche” stabilita per il 16 marzo di ogni anno nell’ambito della quale saranno organizzati eventi culturali ed invitati, per celebrare la giornata, i Direttori dei Parchi delle Città coinvolte, i Soprintendenti per i Beni Culturali insieme a studiosi ed Archeologi.

               Il 16 marzo 2024 è stata inaugurata la prima edizione della suddetta giornata. All’evento hanno partecipato anche i rappresentanti dei Comuni di Messina, Catania, Lentini e Carlentini. Presenti anche gli amministratori delle città greche di Naxos delle Cicladi e di Chalkida, i direttori dei Parchi archeologici di Naxos e Leontinoi, il Presidente della Società Ellenica dello Stretto e vari archeologi.  Nel corso della manifestazione è stata proposta la sottoscrizione di un apposito accordo di collaborazione tra le Città della Sicilia orientale che condividono un origine “Calcidese” ovvero, Naxos, Zankle, Katane e Leontinoi e quelle della madre patria greca: Kalkis e Naxos di Grecia delle Isole Cicladi. Tutto questo per rinsaldare le relazioni culturali e istituire l’apposita “Rete delle Città Calcidesi”.

La manifestazione, articolata in due giornate, quella del 16 e quella del 17 marzo, ha avuto il suo momento clou nella mattinata della prima giornata al Comune di Giardini Naxos dove, nella sala consiliare,  si è svolta la cerimonia della istituzione della “Rete delle Città Calcidesi di Siciliaconclusasi con la firma “simbolica”, da parte dei Sindaci presenti all’incontro, del Protocollo di intesa che, successivamente sarà firmato congiuntamente quando tutte le amministrazioni coinvolte lo approveranno formalmente.

 

La manifestazione inaugurale delle Primavere Elleniche è stata articolata in tre momenti importanti e suggestivi così denominate:

Philia e Xenia. La Città di Giardini Naxos incontra Kalkida e Naxos dove sono intervenuti: 

Il Sindaco Giorgio Stracuzzi per i saluti istituzionali e l’Assessore alla Cultura Prof.ssa Fulvia Toscano, Elena Vaka Sindaco di Chalkida, Joannis Vassiliakis Presidente del Consiglio di Naxos, Arturo Bizzaro Console onorario di Grecia a Catania, Daniele Macris Presidente della Comunità ellenica dello Stretto, Stella Kalisperatou Presidente Società ellenica Relazioni Culturali,  

 

Città Calcidesi di Sicilia. Grecia di Occidente dove sono intervenuti:

Gabriella Tigano Direttrice del Parco Archeologico Naxos-Taormina, Maria Costanza Lentini già direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina, Massimo Cultraro Dirigente CNR Catania e Università di Palermo, Massimo Frasca dell’Università di Catania. Moderatrice Isabella Di Bartolo giornalista di Repubblica.

 

Proposta di creazione del Circuito  delle Città calcidesi di Sicilia dove sono intervenuti:

Il Sindaco di Giardini Naxos Giorgio Stracuzzi,  l’Assessore alla Cultura del Comune di Messina Vincenzo Caruso, il Direttore  alla Cultura del Comune di Catania Paolo Di Caro, il Sindaco del Comune di Lentini Rosario Lo Faro, 

l’Assessore alla Cultura del Comune di Lentini Rossana Fangano, il Sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio, Giuseppe D’Urso Direttore del Parco Archeologico di Catania e Valle del’Aci, Carla Mancuso Direttrice del Parco Archeologico di Leontinoi e Megara. Coordina la Prof.ssa Fulvia Toscano.

L'Assessore Fulvia Toscano

L’Assessore Fulvia Toscano 

Daniele Macris

Daniele Macris

L'archeologa Maria Costanza Lentini

L’archeologa Maria Costanza Lentini

Da sin. Orlando Russo Presidente Unione Comuni Naxos Taormina, il Sindaco di Lentini Rosario Lo Faro e il Sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio

Da sin. Orlando Russo Presidente Unione Comuni Naxos Taormina, il Sindaco di Lentini Rosario Lo Faro e il Sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio

La foto di gruppo con gli Amministratori

La foto di gruppo con gli Amministratori

Foto di gruppo con gli Archeologi

Foto di gruppo con gli Archeologi

Evento pomeridiano del 16 Marzo:

Nel pomeriggio del 16 marzo i lavori sono proseguiti  altri tre appuntamenti svoltesi al bistrot del Lido di Naxos:

Alle 15,30 l‘incontro intitolato:Antiche vie dei vini – Coltivare la vite, produrre il vino archeologia sperimentale nella chòra di Naxos” 

Alle 16,30 l’incontro intitolato: “Antichi vitigni, nuove sfide. Le vie del Tauromenitanum

Alle 17,30 l’incontro intitolato: “Primavere mediterranee. Naxos di Sicilia incontra Cipro, l’isola della Dea

La giornata si è conclusa con “Storie di musica greca” a cura del duo Verona – Pozzoni.

 

 

Eventi del 17 marzo:

 

Alle ore 10,30 Visita guidata al Parco Archeologico di Naxos

Alle ore 12,30 presso la Parrocchia S. Pancrazio, la conferenza “Pancrazio; un santo orientale venuto dal mare”

Sono intervenuti:

Padre Gianluca Monte, Parroco della Chiesa S. Pancrazio

Padre Nilo Neotheristino  Archimandrita ortodosso del Monastero nuovo di S. Giovanni il Mietitore di Stilo.

Daniele Macris Presidente della Comunità ellenica dello Stretto

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In pochi versi si enuclea una filosofia di vita. Franco Califano. Un riferimento nella canzone che è dentro il linguaggio poetico…Le sue poesie segnate da “attimi” toccano l’anima in un vissuto tra sguardi antichi e ferite di una vita sul filo della disarmonia e delle scoperte armonie…In rappresentanza della cultura italiana, parlerò di Franco Califano a Tunisi il 26 aprile prossimo alla Fiera internazionale del Libro dove l’Italia è ospite d’onore. Califano e De André. Una poetica dei linguaggi musicali Mediterranei

 a cura di Pierfranco Bruni – presidente Commissione italiana del Libro 2024 (Ministero della Cultura)

Franco Califano. Un riferimento nella canzone «alta» che è dentro il linguaggio poetico. Era il 30 marzo del 2013. Ci lasciava il Califfo. Il maestro e resta tale nell’intreccio tra i linguaggi della parola e i linguaggi musicali.
Nato in aereo nei cieli di Libia nel 1938, o meglio nel cielo di Tripoli. Un destino contrassegnato da nostalgie, avventure, malinconie e del resto che è noia. Franco Califano è nel ricordo del suo sorriso che ha lontananze, distacchi e canti che hanno le nenie dei cori mediterranei.

Parlerò di Franco Califano a Tunisi il 26 aprile prossimo in occasione della Fiera internazionale del Libro dove l’Italia è ospite d’onore. Califano e De André. Una poetica dei linguaggi musicali Mediterranei. In rappresentanza della cultura italiana.
Un poeta diventato cantautore, ma la sua parola ribelle, e appartenente alla famiglia dei poeti maledetti, è parola di marinai che conoscono il sale dei mari, dei porti toccati e lasciati alle prime luci dell’alba, delle notti vissute nei viaggi delle dimenticanze.

 Si ascoltano le sue poesie segnate da “attimi” che toccano l’anima attraverso “appunti” che portano immagini e immaginari e il tutto, però, è un vissuto tra sguardi antichi e ferite che provengono da una vita scontata quotidianamente sul filo della disarmonia e delle scoperte armonie. Tutto ciò e altro ho sottolineato dieci anni fa nel mio libro dedicato proprio a Califano: «Franco Califano: Sulla punta della matita non sono passati secoli» (il Coscile).

Franco Califano è il cantautore più marcatamente poeta, un poeta di una eleganza che porta all’estasi, la cui lezione proviene da strazi e squarci mai perduti e sempre accantonati tra le pieghe del cuore e le rughe delle mani. La sua amicizia e il suo legame “letterario” con Luigi Tenco restano un appuntamento importante.
La maledizione dei poeti è anche nella bellezza della parola che succhia l’anima e restituisce le memorie con gli scavi delle emozioni. Le emozioni che fanno i passi degli uomini nel coraggio delle scelte e nella coerenza delle idee. Califano aveva il coraggio della coerenza. Anche quando parlava di politica.

Pierfranco Bruni a casa di Franco Califano

Pierfranco Bruni a casa di Franco Califano

Guardai le tele con aria ironica/E mi giocai i ricordi provando il rischio/Poi di rinascere sotto le stelle/Dimenticai di colpo un passato folle/In un tempo piccolo” (da “Un tempo piccolo”).
Questo tempo piccolo di Califano conosce quelle memorie sommerse che invadono tutta la sua dimensione linguistica, il cui senso è dato dalla “filosofia” della parola. Forse anche per questo gli è stata conferita la laurea honoris causa proprio in filosofia, e le motivazioni pongono all’attenzione il testo “Tutto il resto è noia”. In pochi versi si enuclea una filosofia di vita.
Ma tutto il percorso di Califano è un articolarsi di elementi esistenziali che trovano una loro presenza nelle parole e nelle parole che hanno la magia di una trasmissione straordinariamente efficace sul piano emotivo, lessicale, umano.
Si d’accordo il primo anno/ma l’entusiasmo che ti resta ancora/è brutta copia di quello che era/cominciano i silenzi della sera/inventi feste e inviti gente in casa/così non pensi almeno fai qualcosa/si, d’accordo ma poi…/Tutto il resto è noia,/no, non ho detto gioia,ma noia,noia,noia/maledetta noia” (da “Tutto il resto è noia”).

La noia è un “elemento” essenziale che si intreccia con le malinconie e l’arcano del sublime che imprigiona in una solitudine che è scelta. Si ha il coraggio di scegliere la solitudine abitandola come l’unica isola possibile per ritrovare e dare un nome ai cammini che ci aspettano, ai cammini trascorsi e ai cammini violati.
“Un vecchio pescatore nun po’ più/portà la barca a remi fin laggiù,/se guarda er mare suo co’ nostalgia,/poi spegne la lampara e così sia./Cammina ma nun c’ha ‘na meta sua,/o’ ‘n’ ombra che je tiene compagnia,/’na vita dedicata tutta ar mare,/ch’è stato er primo e l’urtimo suo amore./È la malinconia… è la malinconia… è la malinconia” (da “E’ la malinconia”.
Questo pescatore si porta dietro ricordi e memorie di mare, di una pescatore forse di coralli, di collanine e di sguardi orientali che hanno gli occhi tra la ricerca delle lingue per dare un segno a quella comunicazione che è conversazione. La poesia di Califano è una conversazione con se stesso e partecipando se stesso agli altri offre pezzi di vita. Forse rischiando un po’. Ma il rischio è nella vita del pescatore, dei marinai, degli uomini provati dal sale, dagli uomini che hanno righe di fascino nell’avventura dei destini.
Un poeta. Dunque. “D’ora in poi/sarà più facile/Una donna così come te diventa improbabile/poi mi specchio e non vedo di là un irresistibile/sento il tempo che senza pietà/ha graffiato il mio fascino” (da “D’ora in poi”).
Versi che hanno delle componenti fortemente ricche di un lirismo pregno di un rapporto infiammante tra eros e distacco. La noia, la malinconia, l’eros. Tre vie per i maestri che suonano i tamburi del tempo piccolo per restare nel vivo che è tutto probabile e nulla è escludibile. Tre vie per i suonatori dei quartieri mai dimenticati. Tre vie per conoscere le donne e l’amore.
Nell’eros ci sono quelle “gambe di fuoco” che hanno la fiamma del sogno e della “passione nei secoli” e le “promesse” e le “molte finzioni” sono la ricchezza del tutto e del nulla nell’infrangibile specchio che vorrebbe portare il pescatore nelle àncore del porto, ma il pescatore non si lascia sedurre dai porti e pur cantando e recitando la malinconia e la noia continua nel suo viaggio in mare aperto. Forse alla ricerca di un vento nell’altura delle maree o di un cielo che possa riportarlo alle radici in quella visione di una Tripoli nella Libia dei Mediterranei vissuti.

Franco Califano

Franco Califano

 

Franco Califano è stato imprevedibile, ironico, istrione, “poeta maledetto” nella vita che ha lo stile del rischio e il fascino degli indefinibili misteri. Come la vera poesia in Califano non c’è la storia ma la poesia delle emozioni. Attimi graffianti per una vita intera. Quella vita raccontata recitata vissuta tra poesia e musica. Proprio intorno a questi temi si svilupperà il mio percorso. Franco Califano resta sulla punta della matita che scolpisce parole. Con Califano discuterò della grandezza di De André al quale ho dedicato diversi libri e saggi e sul quale ritornerò a parlare prossimamente.

Pierfranco Bruni è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, già direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Recentemente, con decreto del Ministro della Cultura, è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“.

Il Prof. Pierfranco Bruni

Il Prof. Pierfranco Bruni

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Nascita e morte di Manlio Sgalambro. 1924. 2014. Un viaggio tra l’invito baudelairiano e il mondo pessimo “nicciano” che si incastona tra le griglie di Cioran. Variazioni per una metafisica. Sarebbe il titolo dello sconforto per una morte che naviga tra il vuoto e la noia. Credo che ogni tempo in ogni epoca abbia avuto il suo divergente pensare o pensiero. “Che io debba essere governato: ecco da dove inizia lo scandalo della politica. La politica è la tutela dei minorati”…

8 Marzo 2024 di Pierfranco Bruni – saggista, antropologo *

Decennale e centenario. Nascita e morte di Manlio Sgalambro. 1924. 2014. Una filosofia imperfetta per un filosofo che ha radici nelle alchimie del Sole e eredità tra la “caverna” e la pace imperpetua. Il suo Kant non ha nulla da dividere con Hegel. Schopenhauer e Nietzsche sono la grecità perfettibile. Su questo lavoreremo per un bel po’. Il mondo pessimo è nella consolazione del tempo immortale nella mortalità degli uomini e non dell’uomo.
Credo che ogni tempo in ogni epoca abbia avuto il suo divergente pensare o pensiero. “Che io debba essere governato: ecco da dove inizia lo scandalo della politica. La politica è la tutela dei minorati”. Ci ricorda, oltre Platone, Manlio Sgalambro. Sono un infedele, ma coerentemente vero nella verità incongrua di uno stillicidio di parole insensate. Mi appartengo e mi confesso. Tutto mi scivola tra la luna e il serpente che cerca di penetrare ogni bifora del nostro esistere da morenti. L’uomo è cattivo. L’uomo è feroce. L’uomo è un sottosuolo. L’uomo non esiste. Esiste la tragedia della inesistenza dell’uomo. Bisogna sempre conoscere il peggio per capire l’inesistenza dell’uomo. “Che non ci sia niente di peggiore del mondo, non si deve dimostrare”. Soltanto l’uomo dell’isola, ovvero l’uomo solo può creare l’invisibile. “L’Idea è raggiungibile solo in uno stato di misantropia. Il misantropo non vede più l’uomo, la cui carne detesta, ma l’Idea dell’uomo”. In una antropologia dell’idea insiste l’antropologia del non pensiero.

Manlio Sgalambro. Un viaggio tra l’invito baudelairiano e il mondo pessimo “nicciano” che si incastona tra le griglie di Cioran. Variazioni per una metafisica. Sarebbe il titolo dello sconforto per una morte che naviga tra il vuoto e la noia. Quando l’ho incontrato il suo sguardo mi ha raccontato la contemplazione, il silenzio e attraversare la noia, la “pesantezza” nella bellezza della ricerca. L’uomo è mortale come tutto è mortale. Persino gli dei immortali. Bisogna essere unici e soli per essere veri. Io e Sgalambro siamo finiti. Non eterni. L’eternità è per chi si confonde nelle uguaglianze.

Noi siamo ferocemente destino o nulla. Io sono mortale. Dio è finito. Le religioni non esistono perché sono illusioni. Io non credo nelle religioni. Dio è mortale. Tutto muore perché tutto nasce. Nonostante si sforzino di inventarsi una teologia pubblica. Una farsa per illuderci. Sto con Manlio:

Qui vi è il tentativo di costruire una teologia pubblica ‐ anzi, se ci è concesso di mutuare uno stilema a una grande memoria, una teologia pubblica europea. Se l’epoca della teologia appare conclusa, o se ne trascina appena l’ombra, ciò è avvenuto perché gli stinti intelletti che se ne sono occupati (a parte alcune eccezioni) portano in loro il tarlo che aveva roso la disciplina. Come se questa avesse dovuto seguire le sorti della religione a cui la legava la subalternanza. La stessa caduta della religione, ormai solo oggetto di fede e di speranza ‐ squallidi sostegni del nostro incerto destino ‐, doveva favorirla e sbarazzare il campo da ogni equivoco. Che Dio esista è solo un fatterello sinistro. Niente di più. (Dato come vanno le cose, bisognava aspettarselo).

Anche Dio è mortale. Più degli dei. “Vera disciplina nelle cose dell’intelletto è una spietata intransigenza contro lo spirito di discussione. Ogni concessione fatta in nome della reciproca eguaglianza è un tradimento della verità su cui si fa prevalere la cortesia. Pensare divide”. Così ci dice Sgalambro. Perché l’uomo è cattivo? Perché un “Uomo giusto è chi sa questo: che egli deve annullare Dio quotidianamente affinché la misura dell’eterna giustizia quotidianamente si compia”.

Un filosofo nel tempo non della storia ma della metafisica della storia e dell’ontologia di un’anima in costante frammento di un’esistenza in cui l’io non diventa mai noi. Ma c’è l’attualismo che non è quello gentiliano. Neppure la crociana estetica ha appigli e frammentazioni lungo il pellegrinaggio degli attimi. L’antropologia degli attimi è l’antropologia della polvere che abita il nostro essere nel non esserci in altri.

Quel mondo pessimo è una variazione nella metafisica del tempo. Ce lo ha insegnato Sgalambro. Manlio Sgalambro era nato a Lentini il 9 dicembre del 1924. Morì a Catania il 6 marzo del 2014. In uno dei suoi ultimi libri il gioco degli aforismi è l’aforismo di una vita spesa nell’attesa. Il suo avvicinarsi ai linguaggi immersi nel quotidiano o i linguaggi della canzone che ricostruiscono la visione di una poetica tutta graffiata sulle pareti della coscienza. Non esistenza una antropologia della conoscenza. Esiste una antropologia dell’essenza.

In “La porta dello spavento supremo/Il sogno”, testo di Manlio Sgalambro e Carlotta Wieck si legge: “Quello che c’è / ciò che verrà / ciò che siamo stati / e comunque andrà /tutto si dissolverà…Sulle scogliere fissavo il mare / che biancheggiava nell’oscurità / tutto si dissolverà”. Appunto nella sua teoria della canzone si avverte la metafisica della parola nel comunicante sogno di completare e contemplare la morte nel (e del) tempo. Ma il tempo muore? Non cito titoli. Ma resto legato a quella sua disperante esistenza di un linguaggio in cui il mondo pessimo è creazione ed essendo creazione è impalcatura del nostro cuore.

Ci invita al viaggio. Come la poesia maledetta ci ha indicato nel suo pensare il verso come l’esistente. E i suoi allievi hanno focalizzato questa attenzione. Credo che da Battiato a Califano abbia inciso un essere dell’uomo tra il contemplante sguardo di un Oriente tutto interiorizzato da Battiato alla fragilità dell’amore di Califano. Ma siamo nella teoria del linguaggio. Non esiste un linguaggio debole o robusto. Bisogna recuperarsi oltre la leggerezza. Sgalambro: “Un alleggerimento che considero doveroso. Dobbiamo sgravare la gente dal peso del vivere, invece che dare pane e brioches. Questa volta, mi sono sgravato anch’io. E poi, la musica leggera ha questo di bello, che in tre minuti si può dire quanto in un libro di 400 pagine o in un’opera completa a teatro”.

Esiste il linguaggio ed esiste la metafisica del linguaggio che si fa creazione. Sgalambro l’ho incontrato nel corso del mio peregrinare tra culture e sguardi nella filosofia e in quella letteratura che è poesia della filosofia. Come Maria Zambrano. Il Cioran del nichilismo nella tradizione del Tempio della Vita che è il Tempio del Cielo.

Leopardiano sino a distruggerlo nel Pessimismo:Colui che è stato educato al pessimismo e ne è divenuto il discepolo, e per giunta, in qualità di epigono, intende trasportarlo nel proprio tempo, vede in esso un tema classico, un tema eterno. Sa bene quello che il pessimismo esige e quello che si esige da esso. Egli è il pessimista della verità, se così si può chiamare costui. Il pessimismo onora la verità: questa la tesi generale. Questo pessimista ha seguito il retto cammino dell’onore. Egli ha onorato la verità. Questo è il pessimismo che vogliamo con tutte le nostre forze, egli dice: percorrere il cammino che percorre ogni uomo che si sia accostato alla verità sino al suo nucleo più crudele, là dove essa non è più con lui. Perché la verità è il tutto contro la parte, il tutto contro di te”.

Ma il suo mondo ciceroniano si include in quella della morte del tempo che esulta nella brevità della vita di Seneca. Sgalambro supera Agostino per restare nel cerchio delle fantasie che giocano intorno alle farfalle del mistero che sono quelle gozzaniane ma sono anche le farfalle che lacerano il fiore appena nato.

Sgalambro:Definisco il pensare come l’attenzione per tutto ciò che non è se stessi o l’attenzione per se stessi ma come se non lo si fosse. Per gli equivoci che causa, sono propenso a usare invece di “pensare”, “essere attento” e al posto di “pensiero”, “attenzione”. Uno dei benefici sarebbe quello di lasciare “pensiero” all’uso corrente. L’idea di sforzo connessa vi sarebbe ben spiegata dal concetto di attenzione che è implicito in essa. Definisco, poi, idea lo scarto tra noi e le cose. Allibisco quando sento dire che le idee e le cose sono identiche. È il potere di questo scarto che definisce la capacità di pensare”.

Tutto finisce e tutto ha un seguito. Tutto si chiude nelle stanze ovattate proustiane, ma tutto ha una sua eredità. Ci sono gli orizzonti che non bisogna mai toccare perché sono loro che camminano intorno alle nostre tristezze. Non amava Croce e Gentile era enigmatico. Di loro dirà: “Erano loro che occupavano tutto lo spazio culturale, ma io non mi ritrovavo affatto in quei sistemi complessi e completi, dove ogni cosa era già stata incasellata. Per me pensare era una destructio piuttosto che una costructio: ero uno che notava le rovine, piuttosto che la bellezza. Questo era un po’ scomodo, e non certamente accademico”.

Finalmente uno scrittore che attraversa i linguaggi della modernità e rende la parola un sentiero della filosofia oltre il concetto melodrammatico della leggerezza. Sono i futili e i deboli che si chiudono nella spiegazione della leggerezza. Noi abbiamo bisogno di penetrare le pareti della fortezza e del pesante nel capire il grimaldello che apre le esistenze. O le chiude!

Certo, Cioran è il principio di uno scavo “nicciano”. Ma non c’è tristezza. C’è la consapevolezza che il sogno radicato tra le pareti dei labirinti debba diventare non la nebbia della tragedia ma la tragedia dell’onirico. Forse Ionesco. Ma l’assurdo è altro. La filosofia dell’attesa si decifra nella filosofia di questo mondo pessimo che non ci tocca vivere perché ci tocca abitare. L’antropologia della morte investe coloro che credono viventi.

Due concetti forti e diversi. Vivere e abitare. Ma Sgalambro anche con la sua dipartita non fa altro che invitarci al Viaggio. Una poesia della ripetizione nella vita che non sgombra il terreno al senso dell’ascolto e delle conoscenze. Saremo isole. Siamo sempre isole. La teoria di Sgalambro sull’isola è molto precisa: ”Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio”. Un filosofo oltre le accademie e le scienze cercate. La filosofia resta il pensiero dei folli. Come la poesia. Come i linguaggi della rarefazione che sono dentro il nostro non assentarci mai. L’antropologia dell’assente invita a morire.

Anche quando non ci saremo più. E allora non sarà più un problema. Almeno per noi. Quando noi non ci saremo, Plotino sa, resteremo sempre a raccontare l’assenza sino a che le macerie diventeranno polvere nel vento e poi ci sarà il vento… perché “… i miei pensieri sono i miei unici averi. Tutto ciò che posseggo”. Eraclito era nel suo pensare e nel suo linguaggio. Citandolo ripercorreva i suoi frammenti: “La stessa cosa sono il vivente e il morto, lo sveglio e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli e quelli mutando son questi”.

Ci crediamo “viventi”. Siamo soltanto dei “morenti”. Sempre più sono convinto con Sgalambro che “Se dovessimo porci il problema dell’utilità e del danno del pessimismo per la vita, non ci sarebbe che una sola risposta da dare: la verità o la vita”. Cerchiamo di non rendere memoria la conoscenza del peggio. È perenne nella quotidiana mortalità. L’antropologia della mortalità è nella vacanza di esistenza. Ma possono esistere variazioni nel viaggio? Forse sì. Soltanto se il viaggio diventa un invito. Ecco perché Baudelaire non è solo un poeta e Sgalambro non è solo un filosofo.

MANLIO SGALAMBRO

MANLIO SGALAMBRO

Pierfranco Bruni è nato in Calabria e vive tra Roma e la Puglia. Scrittore, poeta, italianista e critico letterario, è direttore archeologo presso il Ministero della Cultura. Esperto di Letteratura dei Mediterranei, vive la letteratura come modello di antropologia religiosa. Ha pubblicato diversi testi sulla cristianità in letteratura. Il suo stile analitico gli permette di fornire visioni sempre inedite su tematiche letterarie, filosofiche e metafisiche. Si è dedicato al legame tra letteratura e favola, letteratura e mondo sciamanico, linguaggi e alchimia. Ha pubblicato oltre 120 libri, tra poesia saggistica e narrativa. È presidente del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”. Ricopre incarichi istituzionali inerenti la promozione della cultura e della letteratura. Recentemente, con decreto del Ministro della Cultura, è stato nominato Presidente della Commissione per il conferimento del titolo di “Capitale italiana del Libro 2024“. @riproduzione riservata

Il Prof. Pierfranco Bruni

Il Prof. Pierfranco Bruni

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Giardini Naxos (ME) –  La Consulta Giovanile del Comune di Giardini Naxos capitanata dal Presidente dott. Davide Amoroso continua le attività sociali con un nuovo appuntamento questa volta sportivo. L’idea nasce dallo stesso presidente Amoroso il quale ha  organizzato per il giorno 16 marzo  il torneo di ping pong 2024. La competizione si svolgerà a partire dalle 15,30 alla “Città dei Saperi” di Via Porticato in località Pallio (di fronte al Centro Commerciale “I Gabbiani).

Il regolamento prevede che ogni partecipante deve iscriversi contattando la Consulta Giovanile entro giorno 13 Marzo. Come spiega lo stesso presidente della Consulta Davide Amoroso: “La finalità del torneo è quella di promuove sportività, lealtà agonistica e divertimento nel ping pong amatoriale. Per tale motivo si richiede un comportamento esemplare e corretto sia in campo che all’esterno durante tutto il torneo. L’incontro inizia con il servizio, quando la pallina lascia la mano del giocatore. Il match viene vinto da chi raggiunge per primo 21 punti. La pallina è considerata “in gioco” quando lascia la mano del giocatore che effettua il  servizio, che, dopo la scelta del primo battitore tramite lancio della moneta, verrà alternato tra i giocatori ogni due battute. Riguardo il punteggio possiamo dire che si ottiene un punto nei seguenti casi:

- l’avversario effettua un servizio sbagliato o manca di effettuarlo dopo che ha messo in gioco la pallina

- l’avversario manca o sbaglia un rinvio

Ricordo che il torneo si svolgerà il 16 Marzo presso il Centro Giovanile Polifunzionale a partire dalle ore 15:30. Vorrei raccomandare a tutti i partecipanti di rispettare le regole e divertirsi durante il torneo.”

A questo punto non ci resta che aggiungere alle parole del Presidente della Consulta che il regolamento chiarisce anche altri aspetti del torneo, ad esempio i “falli”. stabilendo che, un fallo è commesso nei seguenti casi:

– la pallina rimbalza due o più volte nel proprio campo

– la pallina è colpita senza che essa abbia rimbalzato una volta nel proprio campo (colpo al volo)

– la pallina viene colpita o toccata con qualcosa di diverso della racchetta di gioco o dalla mano che la tiene

– la pallina è colpita due volte consecutivamente

– il giocatore (racchetta compresa) tocca la rete

– il giocatore sposta il tavolo di gioco.

La finale si giocherà al meglio dei 3 match. Chi vince più match vince la competizione mentre gli  arbitri saranno i membri della Consulta Giovanile, le decisioni degli arbitri saranno inappellabili.

Bene, non ci resta che augurare Buona Fortuna a tutti i concorrenti.

 

ROSARIO MESSINA

 

La locandina del torneo

La locandina del torneo

Il dott. Amoroso Davide Presidente della Consulta giovanile

Il dott. Amoroso Davide Presidente della Consulta giovanile

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Intervento di Domenico Interdonato

Intervento di Domenico Interdonato

L’evento culturale organizzato da Assoarma

 “La storia è scuola di vita e bisogna conoscerla, per darle il giusto valore” questo è stato il messaggio iniziale del generale di corpo d’armata Angelo Maurizio Scardino, comandante militare dell’Esercito in Sicilia, che ha rivolto agli studenti del quinto anno del Liceo Scientifico “Benedetto Croce” di Palermo, durante l’inizio lavori dedicati alla presentazione del libro “Il Valore del Ricordo Capitano Umberto Masotto”.  Il generale di corpo d’armata Scardino ha concluso ricordando il difficile contesto storico, nel quale ha vissuto l’eroe Masotto, ha ringraziando il presidente Assoarma di Palermo generale Agostino Santini, per aver promosso e organizzato l’evento. Infine ha salutato gli intervenuti e si è complimentato con l’autore Domenico Interdonato. L’evento culturale è stato ospitato dal Comando Militare Esercito Sicilia nell’accogliente salone – cineteatro della Caserma Ruggero Settimo di Palermo sede del Circolo dell’Esercito e di varie Associazioni d’Arma.

Il generale Santini ha salutato le autorità, i giovani liceali, i tanti rappresentati dell’Esercito e delle Associazioni d’Arma e dopo aver accennato al curriculum vita dell’autore del libro il giornalista Domenico Interdonato, Presidente Regionale UCSI, lo ha invitato ad iniziare la sua esposizione dedicata all’eroe artigliere da montagna Masotto.

Il ricordo delle guerre serve a fortificare la pace, non bisogna avere paura della storia, ma la dobbiamo conoscere per evitare di ripetere orrori come le guerre”, ha esordito così Interdonato che ha continuato: “oggi ho avuto il piacere di presentare l’opera a Palermo, perché qui con il 22° Reggimento di artiglieria è iniziata l’avventura dell’eroe vicentino Masotto e dei sui artiglieri siciliani, poi aggregati a Messina per preparare la missione coloniale che li ha portati nel Corno d’Africa, fino all’infausta battaglia di Adua del 1° marzo 1896”.

Dopo l’applaudita presentazione del libro l’appuntamento con la storia è continuato, con una visita guidata ai preziosi affreschi seicenteschi scoperti di recente durante i lavori di restauro e alle tre sale dell’area museale della Caserma. Gli ospiti hanno potuto ammirare il restauro del soffitto del teatro della caserma Ruggero Settimo, ex refettorio dell’antico convento di San Francesco di Paola sita nell’omonima piazza, che è l’ultimo dei lavori avviati per valorizzare lo storico complesso del XVI secolo che continua a riservare piacevoli sorprese.

Il Generale Santini con l'autore del libro Domenico Interdonato

Il Generale Santini con l’autore del libro Domenico Interdonato

Il pubblico presente alla presentazione del libro

Il pubblico presente alla presentazione del libro

La sala dove è stato presentato il libro

La sala dove è stato presentato il libro

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I protagonisti dello spettacolo

I protagonisti dello spettacolo

Enna – La decima edizione della rassegna “Voci di Sicilia” nel suo terzo appuntamento stagionale che si svolgerà sabato 17 febbraio 2024 al teatro Neglia di Enna ospiterà l’evento musicale “Sud-Viaggio musicale teatrale attraverso la tradizione siciliana e partenopeauno straordinario viaggio attraverso la tradizione siciliana e partenopea.

Lo spettacolo, in programmazione in diversi teatri della Sicilia, scaturisce dall’idea del tenore Francesco La Spada e del pianista e compositore Giuseppe Palmeri i quali hanno coinvolto nel progetto Giovanni Arena al contrabbasso, Antonio Petralia alla batteria e gli attori del Teatro stabile “Mario Re” di Mascalucia.

Il progetto, come spiega il tenore Franco La Spadanasce come connubio tra musica e teatro in un viaggio attraverso la tradizione Siciliana e Partenopea. Proprio per questo motivo abbiamo scelto come logo dello spettacolo i Vulcani (Etna e Vesuvio) simboli delle nostre terre con i rispettivi golfi e il fumo dei vulcani che disegna con una linea continua il nostro SUD con la maschera simbolo del teatro. Il titolo originale dello spettacolo, quando più di dieci anni fa andava in scena solo come spettacolo musicale, era “Le due Sicilie in musica”, prendendo spunto dallo storico Regno che noi volevano simbolicamente riunire. A distanza di anni lo show è stato rinverdito, a partire dalla scelta di un nome d’effetto, “SUD” (Suoni, Umorismo e Dintorni) che comunicasse la novità del contenuto. Nel tempo è diventato un viaggio in musica e parole per raccontare le due terre del sole, dei colori e del calore umano, dei sentimenti forti. Le terre dei due vulcani e del mare. Terre di cui andare fieri o fuggire. Terre che invocano pace nel tumultuoso agire quotidiano e in quello profondamente interiore. In scena, una straordinaria energia che fa emergere storie d’altri tempi, come quelle che sprigionano ricordi ascoltando i canti della tradizione siciliana e partenopea.

Uno spettacolo originale quello del Sud che di sicuro divertirà il pubblico con virtuosismi canori dei protagonisti. A tal proposito ricordiamo che  la voce solista, l’interpretazione e la regia sono di Francesco La Spada, mentre la direzione musicale è affidata al maestro Giuseppe Palmeri che ha realizzato gli arrangiamenti. Lo spettacolo è un mix e, una rielaborazione in chiave moderna, fra il classico e il jazz, di brani come “E vui durmiti ancora” e “‘O surdato ‘nnamurato”. E ancora,  “Ciuri ciuri” e “O sole mio”. Voci e suoni che raccontano di noi popolo, di noi comunità, famiglia, uomini e donne del SUD che hanno voglia di farcela, di andare oltre. Perché la terra è il legame imprescindibile. La terra è sinonimo di radici, talvolta amare, ma che possono ancora far crescere alberi forti.

SUD – Viaggio musicale e teatrale attraverso la tradizione siciliana e partenopea può essere considerata una formula studiata per dare modo di poter offrire lo spettacolo a diverse condizioni economiche, da concordare in base alle esigenze, ma sempre con un senso compiuto nel viaggio attraverso le tradizioni.

Lo spettacolo che è già in programmazione in diversi teatri della Sicilia propone questo repertorio:  1. Rossini: La danza 2. Popolare: Canzonetta Villereccia (Mi votu e mi rivotu) 3. Donizetti: Me voglio fa na casa 4. Rota: Medley da “Il Padrino” (Brano Strumentale) 5. Tosti: ‘A vucchella 6. Calì: E vui durmiti ancora 7. Tosti: Marechiare 8. Rosa Balistreri: Cu ti lu dissi 9. Di Giacomo: Era De Maggio 10. Bellini: Fenesta ca lucive 11. Popolare: Mi pozzu maritari 12. Barberis: Munasterio ‘e Santa Chiara (Brano Strumentale) 13. Cannio: ‘O Surdato ‘nnamurato 14. Popolare: Abballati Abballati 15. Denza: Funiculì Funiculà Bis (Fuori Programma): O sole mio e Ciuri ciuri

Non ci resta che augurare a quanti andranno a vedere lo spettacolo un Buon Ascolto!

Per ulteriori informazioni sullo spettacolo è possibile contattare il numero 335457082

       ROSARIO MESSINA

I protagonisti dello spettacolo

I protagonisti dello spettacolo

Il tenore Franco La Spada

Il tenore Franco La Spada

Un momento dello spettacolo con il tenore Franco La Spada

Un momento dello spettacolo con il tenore Franco La Spada

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Una anteprima del nome delle città che si accingono ad arrivare al podio della finale prevista in febbraio . L’intervista

15 Gennaio 2024 a cura di Mimma Cucinotta

 

Nel 2020 si è aggiudicato il titolo di Capitale Italiana del Libro, la città di Chiari, nel 2021 Vibo Valentia, nel 2022 Ivrea e nel 2023 Genova, secondo l’iniziativa indetta dal Mic Ministero della Cultura che dal 2020 affida ad una Commissione il conferimento del titolo di Capitale del libro a un Comune italiano scelto tra quelli candidati capaci di esprimere percorsi intellettuali innovativi e diffusivi.

In itinere per l’edizione 2024 le riunioni di Commissione, in capo al professor Pierfranco Bruni nominato presidente con Decreto Ministeriale del 28 Novembre 2023.

Diverse le Città candidate al conferimento del titolo che in applicazione ai criteri stabiliti dal ministero della Cultura presentano aspetti peculiari diretti allo sviluppo e valorizzazione culturale dell’area di appartenenza, all’interno di un processo di sensibilizzazione sociale virtuoso e penetrante alla lettura.

Dalla prima seduta di insediamento del 19 novembre 2023 e l’ultima di inizio anno composta dagli esperti Incoronata Boccia, Gerardo Casale, Antonella Ferrara, Sarà Guelmi, svolte presso la Direzione generale Biblioteche e diritto d’autore, chiediamo al presidente Pierfranco Bruni, quali novità possano essere annunciate nell’ambito dei lavori di Commissione?

In termini di valutazione espressa sono cinque le Città che la Giuria dovrà ammettere alla audizione finale. Alla riunione del 10 gennaio ė positivamente emersa una complessa classificazione alla luce delle specificità distintive e qualitativamente originali dei progetti presentati. In conformità ai criteri di cui 2 comma 7 del DM 10 agosto 2020 n. 398, l’analisi valutativa si impernierà con particolare attenzione sulla propensione progettuale a generare circuiti orientati ad una dimensione nazionale sul piano della crescita culturale superando il concetto di territorialità. Fondamentale guardare ai progetti in termini di efficacia per la comunità sul lungo periodo.

Una anticipazione del nome delle città che si accingono ad arrivare al podio della finale prevista in febbraio ?

Grottaferrata, San Mauro Pascoli , Taurianova, Tito e Trapani sono i Comuni appartenenti alla cinquina ammessa alle audizioni in vista della seduta di Commissione del prossimo 31 gennaio e della classifica definitiva certamente in febbraio.

Il Prof. Bruni

Il Prof. Bruni

Pierfranco Bruni, nato in Terra Calabra cui è profondamente legato, vive tra Roma e la Puglia da molto tempo.
Presidente Commissione Conferimento del titolo “Capitale italiana del Libro 2024“, con decreto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano del 28 Novembre 2023.
Archeologo, antropologo, letterato e linguista, fecondo saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Dal carismatico e sopraffine stile letterario, Bruni è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente in Sapienza Università di Roma ed ha appronfondito lo studio rivolto alla tutela e alla conoscenza delle comunità di minoranze etnico-linguistiche.
Archeologo già direttore del Ministero Beni Culturali, Direttore responsabile del Dipartimento Demoetnoantropologico, Direttore Responsabile unico della Biblioteca del Ministero dei Beni Culturali. Membro Commissione Premio Internazionale di Cultura per l’Antropologia presieduta da Luigi Lombardi Satriani, decano dell’antropologia contemporanea Ordinario Sapienza Università di Roma.

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