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Il 12 ottobre a Catania l’evento culturale “Aspettando Ade”

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Catania – Il 12 ottobre a Catania è in programma l’incontro culturale “Aspettando Ade” a cura di Alessandra Astorina psicanalista Spi. L’evento si terrà venerdì pomeriggio alle ore 17,30 presso l’associazione culturale Pubblic/Azione in via Gabriele d’Annunzio n. 164, Catania.

Alessandra Astorina spiega così l’evento: “!Non molto tempo fa, durante un seminario tenutosi a Pubblicazione, ho scoperto, con grande sorpresa, che una giovane archeologa siciliana ha intitolato un suo lavoro, basato sul ritrovamento di un frammento archeologico costituito da un ricciolo blu, “Aspettando Ade a Morgantina”.

In quella occasione il frammento fu comparato con una testa in terracotta barbuta policroma, di dimensioni pari al vero, raffigurante il Dio greco degli inferi, datata all’età ellenistica, tra il IV e il III sec. A.C., trafugata da Morgantina sul finire degli anni settanta e subito confluita nel black market delle antichità senza provenienza. La testa fu acquistata nel 1985 dalla istituzione californiana che decise, in seguito a diversi ritrovamenti, di restituirla al suo luogo d’origine.

Avendo già scelto il titolo del mio lavoro che appunto è “Aspettando Ade”, la scoperta mi suscitò un sentimento di felicità e nello stesso tempo qualcosa che avvertivo con un senso di familiarità. Mi domandai cosa potesse significare che, dal punto di vista archeologico, la Sicilia intera e non solo io, stessimo aspettando Ade. Come potete vedere dalla foto Ade è bellissimo, qualcuno direbbe “un gran figo!!!”.

 

Ecco delle brevi notizie tecniche sull’opera che mi sembra possano aiutarci ad immaginare il Dio come lo ha pensato e sognato l’artista che lo ha creato.

La testa è modellata a mano e cava internamente. Le labbra sono socchiuse e contornate superiormente da una sottile striscia d’argilla, in leggero rilievo, su cui sono appena visibili dei brevi solchi obliqui, incisi, atti a rendere i baffi. Il contorno degli occhi è segnato da incavi molto

profondi che, se oggi contribuiscono a rendere penetrante lo sguardo di Ade, un tempo dovevano alloggiare le ciglia, realizzate probabilmente in metallo. Una sottile incisione circolare, ben più evidente nell’occhio destro, segna il contorno delle pupille. La caratteristica più singolare, dal punto di vista tecnico, è la resa della folta capigliatura e della fitta barba. I ricci che le connotano furono modellati singolarmente a mano e rifiniti a stecca, quindi applicati alla testa prima della cottura. Come sottolinea l’archeologa Gaia Raffiotta: “La peculiarità dell’opera sono le abbondanti tracce dell’originaria policromia presenti sulla barba, dipinta di un vivace azzurro, i suoi folti capelli ricci, colorati di bruno-rossastro, e sul viso e labbra, dipinti di un rosa appena percepibile a occhio nudo”.

La bellissima testa ci mostra Ade come un Dio affascinante ed attraente così come non lo avremmo mai immaginato. Nei racconti del mito che lo riguardano il viso di Ade è coperto quasi sempre da un casco di pelle nera che gli conferisce il dono dell’invisibilità. Gli antichi greci consideravano di malaugurio pronunciare il nome di Ade e dunque facevano riferimento al Dio dei morti con altri appellativi, tra cui Plutone (il ricco), Polidegmone (l’ospitale), Climeno (il rinnovato), Dis Pater e

Zeus dell’oltretomba. 2 Ade non fu mai considerato una divinità maligna, o ingiusta, così come la casa di Ade, l’oltretomba non era un soggiorno infernale, Ade non tormentava i defunti poichè il compito di punire i malvagi spettava alle Erinni. I morti giungevano agli inferi dopo essere stati accompagnati sulle rive del fiume Stige dal Dio Hermes. Là gli spiriti dei morti offrivano una

moneta al barcaiolo Caronte per attraversare le grigie aque del fiume mentre Cerbero, il cane a tre teste, impediva loro di tornare nel mondo dei vivi.

Ad ognuna delle strane creature che abitano l’Averno è assegnato un compito ben preciso. Il mondo di sotto è gestito e custodito da Ade, il quale è poco interessato al mondo di sopra e non se ne occupa, fino al rapimento di Kore.

La locandina

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