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A Giardini Naxos il Congresso Internazionale di Psicosintesi ha scritto pagine emozionanti

CONGRESSO  INTERNAZIONALE  DI PSICOSINTESI

“ESSERE  il  FUTURO”

 

Considerato il successo ottenuto dal Congresso Internazionale di Psicosintesi tenutosi a Giardini Naxos dal 2 al 5  giugno offriamo di seguito una breve  sintesi delle tematiche affrontate.

SINTESI DEI LAVORI della PRIMA GIORNATA

A cura di Mauro Ventola

 

«From the Eternal, out of the past, in the present, for the future».

Roberto Assagioli

 

Giardini Naxos (Me) – Oggi, 2 Giugno 2016, si è tenuta la prima intensa giornata del Congresso Internazionale di Psicosintesi, basato sul tema «Psicosintesi per il futuro». È già emerso un nucleo di idee importante, cuore pulsante di un nuovo paradigma o ‘contesto’ all’interno del quale abbiamo l’opportunità di compiere il nostro atto di volontà fondamentale: dire alla vita. Nei miei libri ho dedicato centinaia di pagine di riflessione sul tema del futuro, per cui sono consapevole che si tratta di un argomento delicato.

«Il futuro ha molti nomi», diceva Victor Hugo, «per gli incapaci è irragiungibile, per i paurosi è sconosciuto, per i coraggiosi è opportunità». Ontologicamente – cioè nella sua essenza – il futuro è inconoscibile, ma qui stiamo parlando di qualcosa di diverso: parliamo del futuro che, attimo per attimo, ospitiamo nella nostra coscienza. In questo senso, noi siamo responsabili di un viaggio molto vasto, di un grande mito che ci precede e di cui siamo eredi.

Sergio Guarino, Direttore del Centro di Psicosintesi di Catania, ha inaugurato ufficialmente il Congresso parlando dei miti e del loro influsso fondamentale sull’evoluzione e la coscienza umana. Come diceva Joseph Campbell infatti – che per l’intera sua vita ha studiato i miti di tutti i tempi – noi non siamo nati umani, ma siamo nati con il privilegio di diventare umani, e diventare pienamente umani è l’avventura della nostra vita.

La Psicosintesi promette di accompagnare le persone, i gruppi e la collettività attraverso questo viaggio, ma soprattutto nell’intento di costruire un mito in grado di supportare la vita. Quelle che sono emersi dai miei appunti personali della giornata, sono un nucleo di idee che promettono questo: nutrire le nostre essenze, in un mondo di idee veicolate per le nostre personalità (maschere).

Maria Vittoria Randazzo, Presidente dell’Istituto Italiano di Psicosintesi, ha parlato dell’importanza di consacrare il presente per il futuro. Lo scopo della Psicosintesi è infatti quello di «essere di ispirazione per nuovi modelli economici, politici e sociali»; e per adempiere a questo grande compito dobbiamo non tanto tendere verso il futuro, ma «essere il futuro». Il primo passo per farlo è «uscire dal passato», così da creare uno «spazio creativo» dal quale guardare al nuovo, per generare ciò che mi piace chiamare ‘nuovi reami di possibilità’: nuovi orizzonti per supportare la vita.

La Presidente ha fatto un passaggio successivo, che è necessario testimoniare e ricordare: tutto ciò non avviene inconsciamente, meccanicamente; per compiere tutto questo occorre un reale atto di volontà. E la qualità più importante della volontà, che ci collega immediatamente al futuro, è quella dell’audacia. «Dobbiamo osare, osare». Del resto, lo stesso Goethe aveva affermato che è proprio l’audacia a rendere disponibili i reami di possibilità, a dare nuovo spazio alla vita; è stato proprio Goethe a collegare questa qualità col futuro:

«C’è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute… Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L’audacia ha in sé genio, potere, magia. Incominciala adesso».

Carla Fani ha aggiunto a questo slancio una sfumatura umana, troppo umana: la nostra fragilità di fronte alla vita, e la necessità di aprirci all’Essere. È passare dal quadrato (la mente) al cerchio (la vita) aprendosi a ciò che include e trascende ciò che possiamo concepire. Carla Fani, Presidente della Società Italiana di Psicosintesi Terapeutica, ha raccontato di avere inizialmente preparato uno schema, una traccia di ciò che doveva dire. Ma ieri, nel venire al Congresso, dall’autobus ha assistito ad un incidente. Ha chiesto all’autista di scendere e – come medico – ha cercato di dare una mano, e «una persona mi è morta tra le braccia».

Questo evento ha cambiato il suo stato d’animo, il suo essere, e le ha ricordato l’elemento del caos. È fondamentale, per essere pienamente umani: «imparare a restare di fronte al caos». Il caos ci destruttura, destruttura le nostre certezze e le nostre superficiali identificazioni. Quando lo incontriamo, vale la pena sostare in una domanda ontologica, in una domanda sul nostro essere: «Che cosa mi resta nel caos?». Restare di fronte al caos, è stato il messaggio della Presidente della SIPT, «ci pone di fronte ad una soglia». E per poter restare e andare oltre, dobbiamo «ritrovare una sapienza, una saggezza che viene dal profondo dall’essere».

Ritorniamo così al tema fondamentale del mito che dobbiamo vivere, della mitologia che siamo Chiamati a vivere. Una tappa fondamentale del mito della nostra vita è varcare la soglia. E la soglia eccede sempre ‘chi pensiamo di essere’; l’unico modo per superarla è superare noi stessi. E Carla Fani ha implicitamente rimarcato questa verità quando ha detto: «L’evento di ieri mi ha cambiata, mi ha destrutturata. La verità che abito ora è cambiata, la verità che devo dirvi e che porto dentro di me è diversa». Mi è venuta così alla mente una frase del filosofo Bertrand Russell – certamente non una persona che si occupata di spiritualità o di transpersonale, ma un filosofo ateo e logico – che però una volta scrisse a se stesso queste parole:

«Devo, prima di morire, trovare qualche modo di dire la cosa essenziale che è in me, che io non ho mai detto, una cosa che non è amore né odio, né pietà né disprezzo, ma che è il vero respiro della vita, violento, e che arriva da molto lontano, portando nella vita umana la vastità e la forza spaventosa, impassibile… delle cose non umane».

Cosa mi resta nel caos? Se mi pongo la domanda che la Presidente della SIPT mi ha suggerito, non posso che riemergere a me stesso con l’intuizione di Russell: essere il futuro vuol dire dire la cosa essenziale che è in noi, la nostra verità, e che è un riflesso del più ampio respiro della vita, che mi include e mi trascende.

Subito dopo Carla ha preso la parola Piero Ferrucci, psicoterapeuta e allievo diretto di Roberto Assagioli. Il suo intervento, intitolato «Il sogno di Platone», ha aggiunto una scintilla di vita al nucleo di idee e al ‘reame di possibilità’ che queste stanno dichiarando per noi. Platone, ha spiegato Ferrucci, ha indagato e trasmesso la sua verità tramite i miti e le analogie. Nella Repubblica, ci ha parlato del mito di Er. Secondo questo mito quando le anime si incarnano, scelgono il loro daemon (demone, inteso come vocazione) e quindi l’essenza della loro prossima vita. Non è qualcosa che avviene soltanto, ma che viene scelto. «L’unica condizione», ha spiegato Piero Ferricci, «è che una volta scelta la tua vita si non si può tornare indietro». Platone ci ha anche spiegato che questa scelta deve essere guidata da due consapevolezze simultanee:

  • La consapevolezza del Bene;
  • La consapevolezza della Sofferenza.

Al contrario dei sofisti, per cui il saggio è un infelice, per Platone il saggio vive secondo il Bene. Quella di Platone non è stata – naturalmente – l’unica posizione filosofica. Il filosofo Thomas Hobbes ha considerato l’uomo come «lupo per l’altro uomo», e l’esistenza una lotta per la sopravvivenza. Ma le ricerche degli scienziati attuali, come quelle di Tomasello, danno ragione a Platone: siamo attrezzati a vedere e a riconoscere il Bene, solo che – dimenticando noi stessi – lo dimentichiamo.

A questo punto Piero Ferrucci ha mostrato la foto di una lacrima. «L’essere umano è l’unico essere che può piangere; gli animali lacrimano, ma solo l’uomo piange come segnale di dolore». E a questo punto vorrei precisare che esistono due tipi di lacrime; lacrime che si distinguono secondo la loro qualità. Esistono quelle lacrime che provengono da uno sfogo, che generiamo in seguito a uno scarico, o quando viene attaccata una nostra identificazione. Sono lacrime che cercano di ripristinare il flusso energetico, e di cui parlano gli studiosi dell’organismo come Lowen. Ma esiste anche un’altra qualità di lacrime: quelle che provengono da valori transpersonali, superiori, eterni. Le seconde, sono Lacrime dall’Essere e non dalla personalità.

In ogni caso, Piero Ferrucci ha continuato parlando della distinzione tra i «valori intrinseci» (salute, amore, benessere, eccetera) e «valori estrinseci» (sicurezza, potere, icchezza, immagine pubblica), e chiarendo che dobbiamo scegliere sempre a cosa dare primariamente la nostra attenzione. Ma dobbiamo ricordare che ciò a cui diamo la nostra attenzione avrà una conseguenza. Una vita sui valori intrinseci dona pienzza e salute mentale, mentre focalizzarci primariamente su quelli estrinseci genera stress e mancanza. Il massimo valore intrinseco è quello dell’essenza, e lo scopriamo nella relazione. C’è stato un momento in cui Piero Ferrucci ha detto: «Se io dovessi dirvi una sola cosa importante, operativamente, della Psicosintesi, è proprio questa: vedere l’Anima di chi abbiamo di fronte».

L’intervento è terminato con la metafora della Caverna di Platone. Degli uomini si trovano in una caverna, incatenati, e vedono su un muro le ombre della vita; quando fuoriescono dalla caverna e scoprono la vita e la verità, ciò che dicono viene messo in dubbio dagli altri – «e, dice Platone, rischiano di essere uccisi». Per Ferrucci, la metafora della Caverna di Platone contiene tre idee fondamentali, che sono alla base della terapia e della trasformazione personale. Si tratta dell’importanza di:

  1. Liberarsi dalle Catene;
  2. Sopportare la Luce;
  3. Condividerla con gli Altri.

Platone, ricorda Ferrucci, partì per la Sicilia cercando di fondare uno stato giusto, ma non ci riuscì. Alcuni considerano il suo sogno fallito, ma non è così. Il motivo si trova in proprio in una sua frase, alla fine della Repubblica: «La città ideale è quella che riusciamo a costruire dentro la nostra anima». «Allora, qual è il sogno di Platone?», ha chiesto Ferrucci. La Psicagogia (parola che indica il «dominio di sé»). Non a caso questo è primo nome che Roberto Assagioli ha dato alla Psicosintesi. «La Psicosintesi, è il sogno di Platone».

Per quanto mi riguarda, il nucleo di idee fondamentale che questi autori mi hanno trasmesso oggi, è un veicolo potente che si muove nella direzione di interrompere la «peste emozionale» che ci allontana dalla vita, e ridarci il respiro. Il mito, l’audacia, la nostra propria verità, le lacrime dall’essere e la luce, sono più che semplici idee. Sono ‘nutrimenti psichici’ in grado di nutrire le nostre essenze, in un mondo di influenze progettato per nutrire le nostre personalità.

Uno dei filosofi che mi ha più influenzato è l’esistenzialista Martin Heidegger. E Heidegger ha scritto che l’uomo è una «radura» (Lichtung). Una radura può essere più o meno luminosa, più o meno aperta, più o meno spaziosa o vasta. Il modo per creare uno spazio per il futuro si esprime nella radura che siamo nel presente. Si tratta non di tanto di tendere al futuro, quanto di «essere il futuro», come la Presidente dell’Istituto ha ricordato; e farlo con nonostante l’incertezza che il caos comporta, trovando il nostro allineamento a quelle leggi più vaste che si esprimono con la vera gioia e le vere lacrime.

Quando riusciamo farlo, non siamo noi a fare un convegno sul futuro; è il futuro a parlare brutalmente attraverso di noi.

 

«Ancora e ancora nella storia.
Alcune persone speciali si svegliano.
Non hanno il terreno sotto i piedi,
Ma sono mossi da leggi più vaste.
Portano strani costumi con loro
E chiedono spazio per azioni coraggiose e audaci
Il futuro parla brutalmente attraverso di loro.
Loro cambiano il mondo».
Rainer Maria Rilke

 

Mauro Ventola,
Socio dell’Istituto Italiano di Psicosintesi
Membro del Gruppo Studi & Ricerca di Psicosintesi

 

I partecipanti

I partecipanti

I lavori del congresso

I lavori del congresso

I relatori della giornata inaugurale

I relatori della giornata inaugurale

L'intervento di Piero Ferrucci

L’intervento di Piero Ferrucci

 Mauro Ventola

Mauro Ventola

Piero Ferrucci e Mauro Ventola

Piero Ferrucci e Mauro Ventola

Mauro Ventola

Mauro Ventola

Relatori

Un momento del congresso

 

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