GENNAIO - FEBBRAIO - MARZO 2024
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GAGGI

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Gaggi (Me) – Le terre di confine, si sa, sono state nella storia luoghi di cavalieri, di armi, di amori e di mistero proprio perché fortemente intrisi di quel significato che ne fa riferimenti ed archetipi antropologici. Così è per il territorio dalla valle del fiume Alcantara, a livello storico e strategico un punto decisamente nevralgico tra il mare e l’entroterra dell’isola e da sempre presidio militare caratterizzato da un paesaggio naturale talmente bello che già gli antichi greci ne richiamavano il mito nell’incontro d’amore tra Akes e Galatos, fiume e mare, due presenze così soprannaturali che vennero in seguito umanizzate nel giovane pastore Aci e nella bella Galatea, nei racconti da tramandare.

Durante il medioevo questo scorcio di “soprannaturale” bellezza era il più importante avamposto cristiano del Sacro Romano Impero nell’isola e fu proprio qui che ebbero luogo le più aspre battaglie per proteggere l’isola dagli assalti moreschi. Vicende così narrate nelle Chansons de geste dei cicli carolingi e documentate dalla cultura popolare siciliana ancora oggi nel celebre Teatro dell’opera dei Pupi dei paladini di Francia.

Nel cinquecento, in un periodo di grande fervore culturale e di recupero dei modelli culturali, a livello letterario venne ben documentato da Ludovico Ariosto il passaggio di Orlando e Rinaldo in Sicilia fino a Lampedusa prima di tornare in Francia, ma accanto a questi esempi letterari è un fiorire di varie leggende legate alla presenza dei paladini nel territorio della valle Alcantara che si susseguono.

Tra queste vi è quella che vede protagonisti Orlando, conte e paladino di Francia, nipote di Carlo Magno, e la bella Saleema. Si narra che Orlando, di stanza con le sue truppe nell’alta valle Alcantara, presumibilmente a Francavilla, eroe valoroso ed appassionato, sensibile al fascino femminile, dopo aver trascorso una notte d’amore con una giovane donna araba, l’indomani cadde vittima dei mori nei pressi del fiume.

In particolare, la leggenda narra dell’ultima notte di Orlando prima di incontrare la morte nelle gole dell’Alcantara. Arrivato sulle rive del fiume Alcantara nei pressi del paese di Kaggi o Kaliggi, avamposto arabo vicino alla costa, Orlando incontrò Saleema, una ragazza dal fascino conturbante, mentre lavava i panni nel fiume. I due si innamorarono perdutamente ed ebbero una notte di passione. Nella notte la donna fece un sogno premonitore e svegliando Orlando lo supplicò di non andare a combattere nelle gole contro i mori. Ma il dovere delle armi era l’abito indossato dai cavalieri anche a prezzo della propria vita, vano fu dunque il tentativo di convincerlo a non andare ed il prode paladino perí’ in battaglia.

Questa leggenda, tramandata oralmente fino ad oggi dagli anziani di Gaggi, narra che il prode paladino cadde per mano saracena proprio nei pressi del fiume, una eventualità questa fortemente simbolica per due ordini di motivi: il primo perché il fiume era ed è il più grande dell’isola nonché fonte di vita e di sostentamento per le milizie e per le popolazioni che lì stazionavano. Il secondo, ben più importante, consiste nel fatto che, ancora una volta, esattamente come era accaduto per il valoroso Aci, il cui sangue era scorso sul fiume omonimo, la rappresentazione del sangue del valoroso Orlando che scorre sulla riva del fiume rafforza ancor di più il valore eroico e persino metafisico espresso dalla rappresentazione della morte in battaglia e per amore. La leggenda si carica così di un valore simbolico così forte da diventare quasi un mito da tramandare alle generazioni successive. Come testimonianza ultima di quell’amor cortese che nel cinquecento era ormai definitivamente decaduto.

Terzo ed ultimo elemento da considerare in questa leggenda “locale” è che la bellissima Saleema giunge da un luogo esotico, lontano ed insidioso esattamente come Angelica (la protagonista femminile dell’Orlando Furioso di Ariosto) a turbare magnificamente la vita e i sogni di Orlando, un amore “impossibile” ovviamente perché segnato, vuoi per l’elemento magico, vuoi per il sacrificio in battaglia, a diventare ancor più eroico ed addirittura “romantico”, presentando così modello culturale assai più avanzato di quello cinquecentesco.

La cultura popolare siciliana quindi, con questa leggenda, dimostra ancora una volta di essere più benevola e lungimirante dei modelli coevi: Orlando non sconfigge, in questo caso, i mori nella  battaglia finale a Roncisvalle. Qui Orlando, sacrificando la propria vita, vince contro l’insidia e la diffidenza. Per amore, e solo per amore, è pronto a vincere ogni odio e inimicizia nei confronti di genti lontane, assurgendo così al ruolo di eroe romantico assoluto ed immortale.

Gli abitanti di Gaggi ancor oggi si compiacciono della leggenda del “loro” Orlando ed il grande fiume greco, come sempre, accoglie e conserva come un testimone silente e poderoso, tutte quelle vicende vere o leggendarie che raccontano di quei gesti eroici che vanno al di là delle sciocche vanità degli uomini.

Sergio Denaro

Marcello Favazza

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Tradizionali pupi siciliani raffiguranti Orlando e Rinaldo

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Orlando e i Mori in battaglia

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Tipici pannelli istoriati con le mirabili imprese dei paladini di Francia

Orlando in battaglia sguaina la durlindana

Orlando in battaglia con i colori di Francia sguaina la durlindana

Il borgo antico di Gaggi che preserva ancor oggi il suo fascino medievale

Il borgo antico di Gaggi che preserva ancor oggi il suo fascino medievale

Una panoramica del Comune di Gaggi

Una panoramica del Comune di Gaggi

 

 

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Gaggi (Me) - Un viaggio attraverso l’enogastronomia e le più originali produzioni artigianali della Sicilia orientale. Così si può definire la terza edizione della festa dell’antico borgo di Cavallaro a Gaggi, in provincia di Messina. Svoltasi dal 13 al 15 settembre scorsi, questa festa ha l’obiettivo di animare e far rivivere in particolare la parte antica del comune di Gaggi, laddove sorgeva il Palazzo del marchese di Schiso’. Dalle parole dello stesso primo cittadino Giuseppe Cundari, promotore dell’iniziativa e regista politico di questa manifestazione, nata proprio tre anni fa con la sua amministrazione: “vogliamo portare avanti un discorso teso a valorizzare questa porzione di territorio per il suo grande valore storico e con esso promuovere il patrimonio enogastronomico ed artigianale siciliano perché questa valle, in fondo, rappresenta la Sicilia tutta”.
In effetti, Gaggi, il cui antico nome arabo è Al-Kaligi (il ruscello), è la porta d’ingresso della valle dell’Alcantara e da sempre primo presidio difensivo della valle già con la dominazione degli arabi, che ne diedero appunto il nome. Coi normanni, poi, le linee difensive vennero intensificate e portate più a ovest con il rafforzamento dei presidii difensivi di Motta Camastra e di Francavilla, in un sistema integrato. E insieme ad essi l’istituzione di alcuni luoghi di culto tra cui la Chiesa di Maria Annunziata a Motta Camastra e la Chiesa di San Nicola a Castiglione.
Dopo il periodo medievale, durante la dominazione spagnola, la riedificazione di strutture già esistenti o l’edificazione di nuovi luoghi di culto si legò alla volontà del potere temporale ed infatti nel tardo seicento il Palazzo del potente marchese di Schiso’ Biagio De Spucches Corvaja (i cui membri della famiglia avevano già acquistato la baronia dello stato di Kaggi dal nobile di origini napoletane Giuseppe Barrile) sorgeva in una posizione prospiciente l’intera valle. Qui, insieme a tutto il borgo Cavallaro, nato per opera del marchese, venne edificata nel settecento la Chiesa Madre di Maria Santissima Annunziata, un edificio maestoso alleggerito dalle stupende lesene della facciata e dal campanile, arricchito da timpani e trifogli ai lati e da un delizioso cupolino a bulbo.
​Ulteriore testimonianza del potere politico di questo luogo è data dall’edificazione del Vecchio Carcere, praticamente annesso al Palazzo, una interessante architettura degna di nota caratterizzata da una particolare scala a tenaglia costruita in pietra lavica con interni in eleganti mattoni cotti rossi tipici dello stile romano ed esterni di pregio.
Ed è proprio in questa parte alta del paese, caratterizzata da vicoletti e stradine di impronta arabeggiante, suggestivamente illuminati da candele, che venerdì 13 ha avuto inizio la festa con l’apertura degli stands gastronomici che hanno off erto ai visitatori l’opportunità di degustare diverse prelibatezze e vini “super-bio” a km 0, oltre a vari tipi di conserve tipiche (marmellata di melograni, gelsi, miele, pistacchio, pomodoro, ecc.) presentate da aziende e cooperative locali che trattano anch’esse produzioni a km 0. Tra l’altro, i terreni della valle presentano delle unicità dovute alla mescolanza della terra nera tipica della zona e dei sedimenti limosi rilasciati dal fiume, peculiarità che trasmettono al terreno nutrienti che favoriscono la produzione di gustosi frutti ricchi di minerali e vitamine.
Si è voluto così dar spazio a quel slow food che rappresenta la genuinità e la ricerca di quell’enogastronomia di qualità fine al palato esigente che fa la differenza, grazie al processo di lavorazione artigianale, e che il turista straniero che viene in Sicilia si aspetta di trovare.
Proseguendo ancora per le viuzze battute in pietra lavica e marmo rosa di Taormina abbiamo incontrato altri stands di aziende che hanno proposto varie produzioni artigianali (dalla bigiotteria alle sculture in pietra lavica) tra cui alcune davvero originali come ad esempio ideedicarta.it: una serie di deliziosi oggetti domestici e da cucina creativamente realizzati con carta riciclata rilavorata e ridipinta a formare portabicchieri, portatovaglioli, orologi, vasi e altri oggetti colorati.
Il giorno di chiusura della festa ha visto la preparazione di una torta gigante raffigurante l’Etna, preparata dall’executive chef  Nico Scalora. Tutta la comunità di Gaggi, insieme agli ospiti, è stata chiamata a raccolta per condividerne un pezzo e così sfatare la paura della “muntagna”, come la chiamano da queste parti. Perché in Sicilia il cibo è autentico simbolo di amicizia e condivisione che aiuta a superare torti ed incomprensioni e a suggellare legami inscindibili.
Già, l’Etna appunto, antico, sacro ai greci e superbo forgiatore di questa valle, col suo grande fiume Alcantara ricco di sentieri naturalistici, sacro anch’esso nell’incontro d’amore tra Akes e Galatos, fiume e mare, divenuti poi Aci e Galatea nei racconti di Ovidio. Scrigno di tesori di inconfutabile bellezza, tutto in questa valle è arte, storia e leggenda. Ed è come se questa festa aprisse alle altre nei mesi di settembre e di ottobre. Mojo, Bronte, Motta Camastra, in ordine di tempo. Come se Gaggi, o sarebbe meglio dire Kaggi, dall’alto della sua supremazia temporale, esattamente come accadeva ai tempi del marchese di Schiso’, desse il via alle danze degli altri paesi e dicesse loro: dobbiamo stare insieme perché noi siamo un corpo unico, dal mare di San Marco di Calatabiano alla montagna sacra. Così va letto il passato e così bisogna leggere il futuro. Solo una programmazione fatta di scelte integrate ed unitarie tra i vari comuni della valle, nessuno escluso, potrà portare benefici in termini di turismo e sviluppo economico sostenibile, fondamentale per l’avvenire di questa terra.
Alla fine, in effetti, la manifestazione del borgo Cavallaro lascia nel visitatore il fascino di un’amicizia, di un abbraccio che ti invita a tornare. E, come precisa ancora il sindaco: “stiamo progettando nuove iniziative, anche in seno all’Unione europea, per sviluppare un tipo di turismo culturale e sostenibile legato alla nostra irripetibile storia, alle bellezze del nostro territorio e al valore della nostra enogastronomia, in un’ottica di ampio respiro che coinvolga più soggetti. Noi adesso abbiamo tutto: arte, storia, natura e paesaggi unici ed affascinanti, un’aeroporto a soli quaranta chilometri e ottime strutture ricettive. Solo con delle proposte di qualità questa festa può diventare parte integrante di una strategia tesa a recuperare la nostra storia strettamente connessa con la civiltà europea e a raggiungere questi obiettivi. Il patto di amicizia con le municipalità di Safi (Malta), Mezdra (Bulgaria), Holloko (Ungheria), Padron (Spagna) e Glabusovce (Slovacchia) quest’anno è stato solo il primo passo”.
      Sergio Denaro        Marcello Favazza
Una suggestiva immagine del vecchio carcere con la caratteristica scala  "a tenaglia"

Una suggestiva immagine del vecchio carcere con la caratteristica scala “a tenaglia”

La scalinata illuminata

La scalinata del borgo illuminata con candele

Degustazioni

Una degustazione di vini tipici

Il borgo antico

Il cortile del Palazzo del marchese di Schisò

La torta Etna

La gigantesca torta raffigurante l’Etna

La bellissima chiesa di Maria Santissima Annunziata con un'illuminazione d'atmosfera

La bellissima chiesa di Maria Santissima Annunziata con un’illuminazione d’atmosfera

Cortile e resti del Palazzo del marchese

Cortile e resti del Palazzo del marchese

La torta della seconda edizione

La torta della seconda edizione

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