SETTEMBRE 2019
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ROMA. “Il Contributo culturale dei monaci irlandesi all’Italia e all’Europa” è il titolo del convegno organizzato dall’Università degli Studi “Sapienza” di Roma e dalla Fondazione “Roma Sapienza”  che si svolgerà nell’Aula Organi Colleggiali – Palazzo del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma  (Piazzale Aldo Moro n. 5) giovedì 9 marzo 2017.

Tra i protagonisti del Convegno vi sarà anche il giornalista ANSA siciliano Enzo Farinella con il quale in passato abbiamo collaborato con il nostro giornale. Farinella parlerà del “Contributo culturale dei monaci irlandesi all’Italia e all’Europa” un tema che conosciamo bene poichè nell’estate del  2016 venne presentato in occasione di un convegno svoltosi a Giardini Naxos, organizzato dall’associazione scientifico culturale Mea Lux e dal nostro giornale.

Il programma del convegno prevede anche l’intervento di altri autorevoli relatori:

Antonello Folco Biagini (Presidente della Fondazione Roma Sapienza), Alessandro Saggioro (Coordinatore Dottorato di ricerca in Storia dell’Europa); Umberto Longo (dell’Università Sapienza che parlerà di “Origini e sviluppo del monachesimo e incontro con l’Europa“); Luigi Russo (Università Europea di Roma che parlerà dei “I frutti della Terrasanta: Templari e Carmelitani”)

L’INTERVENTO di  ENZO  FARINELLA:

 Il monachesimo irlandese dal VI al XIV secolo fu una tappa importante della storia universale, dopo il crollo dell’Impero Romano.

La Grecia, secoli prima, e l’Italia dopo, dominarono culturalmente la scena internazionale, contribuendo in modo significativo al nuovo volto della nostra Europa e del mondo intero. Bobbio in Italia, Iona e Lindisfarne in Gran Bretagna, Luxeuil in Francia, S. Gallo in Svizzera, Wurzburg e Ratisbona in Germania sono stati i centri culturali e religiosi più importanti, fondati da monaci irlandesi.

 Il crollo dell’Impero Romano ha segnato un momento traumatico nella storia europea. La frantumazione della sua unità politica ha determinato una crisi di valori e di istituzioni, dando origine a un periodo di confusione e di decadenza morale nella società. In questo quadro i monaci irlandesi sono stati i grandi protagonisti. Essi con la loro vita hanno dato prova come il potere dello spirito e il rispetto per i valori possono essere la chiave  di un cambiamento radicale e stabile. Con loro, la fede cristiana e i valori son divenuti la base di una nuova unità spirituale e politica, che ha gettato le fondamenta della futura Europa. Eccone alcuni esempi:

 Oltre 1,400 anni fà, transitava per le vie di Milano un uomo attempato, con bisaccia al collo, sguardo fiero e occhi penetranti. Lo accompagnavano alcuni amici che, come lui, seguivano un sogno. Si chiamava Colombano e proveniva da quella terra allora definita “finis terrae”, la fine del mondo. Anche se dimesso negli abiti, fu ben accetto alla corte di Re francesi e poi in Italia da Agilulfo e Teodolinda. E’ stato definito il più eminente rappresentante dell’ascetismo irlandese e uno dei più grandi europei del suo tempo.  Nella sua bisaccia custodiva manoscritti preziosi, tra cui l’Antifonario di Bangor – un libro di canti e preghiere per la comunità cristiana di Bangor nell’Irlanda del Nord -, uno dei tesori oggi della Biblioteca Ambrosiana della capitale lombarda.

Come Colombano, tanti altri confratelli della stessa nazione  si sono distinti in varie parti d’Italia. Ricordiamo tra questi S. Orso in Val d’Aosta, S. Donato a Firenze, S. Frediano a Lucca, S. Cataldo a Taranto, e così via.

L’Universita’ di Pavia e Parigi, quella di Vienna e Praga devono la loro nascita ai monaci irlandesi. Dappertutto, in Inghilterra, Scozia, Francia, Svizzera, Italia, Austria, Slovacchia, Russia, Islanda, Groenlandia, America… troviamo manaci irlandesi. Tante diocesi in Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, hanno un Santo irlandese come loro patrono e fondatore. Colombano, Cataldo, Frediano, Donato, Gall e tanti altri… fondarono monasteri che sarebbero divenuti città, come Bobbio, Fiesole, Lucca, Liège, Wurzburg, Regensburg, Salzburg, Vienna, S. Gallo.

 Ancora qualche esempio.

 Forse vi sarà capitato di prendere un taxi o un fiacre a Vienna, Parigi o al Cairo. Fiacre veniva chiamata – e lo è ancora – una carrozza trainata da un cavallo. Sembrerebbe che il primo vetturino, preso in locazione a Parigi, è venuto dall’Hotel St. Fiacre. St. Fiacre fu un altro monaco irlandese del VII secolo. Se avete sostato per un buon pranzo in un ristorante austriaco di una certa classe, puo’ darsi che l’avrete accompagnato con una gradevole bottiglia di Gruner Veltliner, assaporato delicatamente da un calice di cristallo francese Gobain. Ben pochi sanno però che questo vino bianco, proveniente dalla Wachau Valley, non lontano da Vienna, trae le sue origini dall’abbazia di Melk, famosa per la tomba di S. Koloman, un Santo martire irlandese dell’XI secolo.

Anche Gobain fu un monaco irlandese.  E’ stato un altro monaco irlandese, St. Adamnán, che, oltre  1,300 anni fà, scrisse ed ebbe approvata una legge sulla violenza contro donne e bambini in tempi di guerra, violenza oggi tanto spesso perpretata dal cosiddetto Stato Islamico e in tante zone di guerra.

Adamnán fu l’autore e il promulgatore, nel 697AD, della Law of Innocents or Lex innocentium. Mentre donne e bambini vengono oggi indiscriminatamente presi in ostaggio e a volte uccisi da seguaci senza scrupoli di ideologie fatali, Adamnán presentò, quasi 14 secoli fà, una serie di leggi che prevedevano l’incoluminità e il salvacondotto di vari tipi di non-combattenti in tempi di guerra, come donne e bambini, proibendone la loro uccisione o la loro cattura.

St. Cuthbert, anche lui irlandese, oltre 13 secoli fà, istituì leggi speciali sull’ambiente  che Verdi e Legambiente potrebbero rivisitare per una migliore protezione del nostro habitat.

Cuthbert amò gli animali. Visse da eremita in una piccola isola della foresta selvaggia nelle isole Farne, davanti alle coste inglesi della regione Northumbria. Ottenne l’emanazione di leggi speciali per proteggere l’edredone, un volatile che, proprio in suo ricordo, viene chiamato “uccello di Cuddy” e altri volatili sull’isola.  Ancora oggi questi nidificano a migliaia in quelle terre.

 Abbiamo sapere da vendere. Questa espressione, attribuita a Notker Balbulus, un monaco di S. Gallo (Svizzera), fu il nuovo grido rinascimentale di due monaci irlandesi, Clemente e Albino, nella piazza del mercato di Parigi e sotto i portici delle chiese nella Francia medievale. Essa rispecchia il periodo culturale dalla caduta dell’Impero Romano all’inizio del regno di Carlo Magno in occidente. La letteratura era allora quasi inesistente. I due monaci irlandesi, ben preparati nei vari settori dello scibile e nella Sacra Scrittura, chiedevano in contraccambio ai molti curiosi del mercato solo un po’ di pane, un tetto e alunni.

 I monaci irlandesi elaborarono nei loro centri monastici autentici capolavori di calligrafia, come il Libro di Kells, il manoscritto forse più bello del mondo, prodotto tra l’VIII e il IX secolo. Lo si può ancora ammirare nella Biblioteca del Trinity College di Dublino.  Questi uomini eccezionali produssero libri eccezionali. Le pagine luminosamente istoriate dei loro manoscritti, si dice, abbiano potuto influenzare perfino i colori vibranti dei dipinti di Fra Angelico e di molti altri pittori rinascimentali.  Ai monaci irlandesi, in particolare a S. Colombano, si attribuisce anche lo sviluppo di una forma di confessione del tutto privata di cui non esisteva un equivalente in Europa.

 Cosi’, dopo la caduta dell’Impero Romano, mentre l’Europa vagava nel sonno del Medio Evo, importanti scuole monastiche – vere università, come Clonmacnoise, Lismore, Bangor, Glendalough, … – sorgevano in Irlanda. Da esse cultura e valori sono stati riportati alla nostra Italia e alla maggior parte delle nazioni europee. E’ stato l’inzio del “Miracolo irlandese”, di cui Daniel Rops scrisse: L’Irlanda, tra il V e l’VIII secolo, è stata come una seconda Palestina, una nuova culla della fede cristiana. Mentre la cultura sprofondava in occidente, ciascuno di questi centri accendeva una torcia la cui fiamma sarebbe stata portata dappertutto.

L’Italia e l’Europa tutta sono debitrici nei loro riguardi.  L’Irlanda può vantare un certo credito per la sua missione in Italia, Gran Bretagna, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Svizzera e

altre nazioni. Tramite i suoi centri monastici, le sue fondazioni, le sue scuole, le sue cittadelle universitarie, i suoi scriptoria, essa si è prodigata per reintrodurre la cultura classica in Europa. Anche Papa Francesco ha voluto pagare un tributo all’operato dei suoi monaci, quando, dinanzi all’assamblea plenaria del Parlamento Europeo riunito a Strasburgo, ha ricordato le fonti lontane della sua cultura, che provengono “da substrati celtici”.

I monaci irlandesi hanno creduto nella forza del cambiamento. Il loro lavoro e soprattutto i loro ideali di rispetto per la persona umana e la sua dignità, di giustizia, uguaglianza e solidarietà tra tutti gli esseri umani, devono essere per tutti noi una sfida per lavorare con maggior vigore e costruire insieme la casa comune europea, che rimane il progetto politico più affascinante, più coraggioso e più importante che si sia mai visto in questi ultimi secoli.

La vita e l’operato di questi Santi e illustri monaci irlandesi, la cui memoria resiste il passare di secoli tumultuosi, dovrebbero essere uno stimolo ad agire con maggiore speranza e fiducia nel nostro comune futuro di giustizia e pace nell’Unione Europea.

Enzo.farinella@gmail.com

 

Ci piace notare come questi temi vengono esaminati e descritti dal siciliano, Enzo Farinella, nei suoi libri: Sulle Strade del MondoMonaci irlandesi in Europa e in Italia, Dublino, 2015, wcritto in italiano e inglese;

e Dall’Atlantico al MediterraneoSanti e Studiosi irlandesi alle Origini della Storia Europea, Roma, 2015 (solo in italiano).

Il prof. Enzo Farinella

Il giornalista Enzo Farinella

Enzo Farinella e Angela Lombardo

Enzo Farinella e Angela Lombardo presidente dell’associazione Mea Lux

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Ai margini di una suggestiva mostra su William Butler Yeats e sulla storia dei monaci irlandesi portatori di cultura in tutta Europa di ROSARIO MESSINA

Da sin. Saglimbeni Farinella e Lombardo

Da sin. Saglimbeni Farinella e Lombardo

Giardini Naxos (Me). Una bella pagina di cultura, patrocinata dal Comune, è stata scritta a Giardini Naxos a seguito di una iniziativa promossa dall’associazione scientifico culturale Mea Lux presieduta da Angela Lombardo e dall’associazione culturale Mediterraneo presieduta da Giovanni Saglimbeni che hanno accolto la proposta del Prof. Enzo Farinella di organizzare a Giardini una mostra sulla vita e le opere del Premio Nobel per la letteratura William Butler Yeats e sull’influenza esercitata da monaci, santi e intellettuali irlandesi dispensatori di cultura nei secoli in ogni parte d’Europa. L’evento si inserisce nell’ambito delle manifestazioni organizzate in occasione dei 100 anni (1916-2016) dalla rivoluzione irlandese per l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Portabandiera e promotore di questa iniziativa è il prof. Enzo Farinella uomo di spessore culturale di origine siciliana (nasce a Gangi in provincia di Palermo) grande estimatore della cultura irlandese. Da oltre  quarantacinque anni egli vive e lavora in questa terra legata all’Italia da una “profonda amicizia” che dura da secoli anche grazie al ruolo ricoperto da monaci e studiosi irlandesi che nel corso dei secoli si sono adoperati per diffondere la cultura celtica e creare ponti culturali. Un legame, considerato dallo stesso Farinella, uno dei pilastri portanti attorno al quale si è sviluppata la filosofia  della Comunità Europea. L’Irlanda è meta preferita da tanti italiani quasi a sottolineare l’antico vincolo che ci lega a questa lontana terra. E’ molto apprezzata per il verde dei sui sterminati prati, il clima mite, la sua musica tradizionale, i suoi cavalli purosangue, i suoi ruscelli, la sua cultura e la sua letteratura che ha espresso Premi Nobel come il poeta e drammaturgo William Butler Yeats e il commediografo e romanziere George Bernard Shaw per non parlare poi di James Joyce una delle vette più eminenti in cui il mondo intero si specchia.  Enzo Farinella, giornalista e direttore del Centro culturale “Casa Italia” a Dublino, per oltre quarant’anni corrispondente da Dublino dell’agenzia Ansa e della Radio Vaticana a tal proposito ha scritto due libri “Sulle strade del Mondo” e “Tra l’Atlantico e il Mediterraneo” due saggi dove l’autore  realizza un’appassionata ricerca sul monachesimo irlandese e sulle radici cristiane dell’Europa. In questo momento storico caratterizzato dall’uscita della Gran Bretagna dall’UE   è quanto mai attuale l’esigenza di rafforzare i legami tra gli Stati membri dell’Unione. Conoscere, dialogare ed incontrare le varie culture europee si rende oggi necessario per ricreare solide basi che possano ridare linfa vitale all’Europa in un Mondo sempre più omologato e globalizzato. Un progetto culturale affascinante e intraprendente  al quale il prof. Farinella crede, che può contribuire a rinsaldare le fondamenta della “comune casa europea” così come fecero i monaci irlandesi che per secoli veicolarono cultura ovunque andassero.

Il prof. Enzo Farinella

Il prof. Enzo Farinella

Animato da questo spirito intraprendente  Farinella  è ritornato nella sua terra per far conoscere ai suoi conterranei pagine di storia e di cultura di questa sua seconda patria.   Dopo essere stata realizzata nella Filanda di  Roccalumera la kermesse è approdata a Giardini Naxos ed è stata  presentata domenica 28 agosto  all’Hotel Hilton.  La manifestazione è stata caratterizzata da un convegno e  dall’allestimento di una mostra composta da tredici banner  che raccontano la vita e le opere del Premio Nobel irlandese che sarà visibile fino a domenica 4 settembre.

Alla manifestazione animata dalla raffinata conduzione di Angela Lombardo sono intervenute numerose autorità, tra questi il Sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco, il Consigliere Comunale Rosa Pietrocitto che ha fatto da trait d’union tra gli organizzatori dell’evento ed il Comune nel coordinamento delle pratiche amministrative per patrocinare la manifestazione, la prof.ssa Nuccia Foti, presidente dell’Osservatorio dei Beni culturali della Riviera jonica- Valle dell’Agrò  della quale fanno parte 12 Comuni del territorio,  il Presidente della Proloco di Giardini Naxos Giuseppe Carmeni, il prof. Ignazio Vecchio, noto neurologo e docente di Storia della Medicina e Bioetica dell’ Università di Catania, la prof.ssa Cristina Tornali medico, poetessa e scrittrice, coordinatrice europea dame di Pitia e presidente dell’AIN (Associazione Italiana Neurodisabilità), l’assessore alle politiche promozionali e culturali del Comune di Motta Camastra Michele Oliveri,  il giornalista Salvo Fazio direttore del giornale on line “Videogiornale italiano.eu”, il regista Orazio Stracuzzi,   il prof. Neri Sardella scrittore e commediografo, il prof. Sergio Denaro studioso di storia anglosassone.

Il progetto del prof. Farinella  ha subito trovato terreno fertile sia nel nostro giornale il quale ha dato all’iniziativa  la visibilità  che merita sia nelle due associazioni che hanno accolto con entusiasmo la sua proposta. Il resto è storia, il Comune ha patrocinato l’evento  con un proprio contributo e il convegno ha avuto il successo che meritava.

Uno dei banner della mostra

Uno dei banner della mostra

 

William Yeats

William Yeats

L'intervento del direttore di Sicilia Felix

L’intervento del direttore di Sicilia Felix

Il Consigliere Comunale Rosa Pietrocitto

Il Consigliere Comunale Rosa Pietrocitto

IL CONVEGNO

Ad accendere i riflettori sul convegno, dopo l’inaugurazione della mostra sulla vita e le opere di William Yeats, sono stati i  presidenti delle due associazioni organizzatrici dell’evento che  hanno segnato l’inizio della kermesse con i loro rispettivi interventi. Ha preso per primo la parola Gianni Saglimbeni, presidente dell’associazione culturale Mediterraneo, il quale dopo aver ringraziato il prof. Farinella per la meritoria  iniziativa ed il sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco per aver sostenuto la realizzazione dell’evento, ha detto:”Assieme ad Angela abbiamo accolto con entusiasmo la proposta del prof. Farinella non solo per la valenza dell’iniziativa ma per offrire alla nostra cittadina una opportunità di spessore culturale. Pensiamo che Giardini Naxos non deve essere vista soltanto come una meta di turismo balneare ma anche come un punto di riferimento per iniziative culturali che possano far crescere nel tempo un turismo portatore di culture. L’iniziativa che oggi proponiamo è un esempio concreto che si può fare promozione turistica anche con questi eventi che sicuramente contribuiscono a costruire  ponti culturali con altre realtà europee.” Al termine dell’intervento Saglimbeni ha invitato il Sindaco ad intervenire. Il primo cittadino nel prendere la parola si è congratulato con l’iniziativa  sottolineando che: “l’evoluzione di una comunità passa anche attraverso iniziative come questa che contribuiscono alla crescita personale di ciascuno di noi. Ho sposato l’iniziativa perchè sono eventi come questo che ci fanno sentire cittadini di un’unica realtà, cittadini del mondo. Assistere ad un convegno culturale significa conoscere e  approfondire dinamiche storiche ed eventi che hanno vissuto altri popoli come la rivoluzione irlandese. Attraverso la mostra  ho molto apprezzato il personaggio di cui si parla stasera e per certi versi ho trovato molti punti in comune con la nostra letteratura potrei citare ad esempio il nostro Premio  Nobel Pirandello. La rivoluzione irlandese ha  molta assonanza con le stesse vicende che ha vissuto il popolo siciliano. e questo non fa che accomunarci in maniera particolare al popolo irlandese.”

A questo punto prende la parola Angela Lombardo presidente dell’associazione Mea Lux la quale prendendo spunto della lettura della Poesia di Yeats dal titoloLa seconda venuta ha sottolineato come: ” L’uomo sta  attraversando un cambiamento epocale. L’umanità ha perduto punti di riferimento certi ed abbiamo bisogno di porre la nostra attenzione sulla centralità della persona in modo particolare sulla crescita spirituale dell’uomo. Il messaggio contenuto nella poesia di Yeats “La seconda venuta” è un esempio di come l’uomo deve dare più importanza alla propria evoluzione spirituale piuttosto che a quella materiale, cosi come viene evidenziato anche dalla scienza di frontiera la quale spiega come l’uomo sia un essere di luce che sceglie di fare una temporanea esperienza nel mondo materiale che è il nostro. La poesia altro non è che il manifesto del cambiamento che in questo momento l’umanità sta attraversando alla ricerca di nuovi obiettivi di crescita. Noi auspichiamo che, concretamente, le parole del premio nobel irlandese, siano una presa di coscienza da parte dell’uomo per un inversione di rotta che partendo dal risveglio delle coscienze individui  nuovi obiettivi di crescita, basasi sulla solidarietà, l’amicizia e l’amore.  Per tali motivi ci siamo sentiti vicini alla proposta di Farinella auspicando che questo ponte culturale possa essere da esempio e stimolare altre proposte culturali con altre nazioni”

Parole di sostegno all’iniziativa sono state pronunciate anche dalla prof.ssa Nuccia Foti chiamata in causa da Angela Lombardo. La presidente dell’Osservatorio dei Beni Culturali della Riviera Jonica, che qualche giorno prima aveva condotto la stessa manifestazione alla Filanda di Roccalumera, nell’usare parole di apprezzamento per il progetto culturale che il prof. Farinella sta promuovendo in ambito europeo, ha auspicato che in futuro ci possano essere collaborazioni tra i comuni della fascia jonica per organizzare eventi e manifestazioni culturali per i quali ha dato la sua più ampia disponibilità. La Foti ha concluso dicendo che “Nel rispetto delle diversità delle nostre comunità locali è auspicabile una crescita culturale in sinergia“.

L’intervento del professore è stato anticipato da due omaggi alle terra d’Irlanda,  uno poetico e l’altro musicale. La professoressa Cristina Tornali poetessa e scrittrice di spiccata sensibilità ha coinvolto emotivamente il pubblico leggendo “Pasqua 1916″, la poesia simbolo di Yeats sulla rivoluzione irlandese. A conclusione della serata la Tornali ha letto una sua poesia, scritta per l’occasione, intitolata “l’Alba di Pasqua”, in perfetta sintonia con i temi della serata.

La prof. Cristina Tornali legge la poesia di Yeats

La prof. Cristina Tornali legge la poesia di Yeats

L'intervento di Cristina Tornali

L’intervento di Cristina Tornali

 

 

 

 

 

 

 

 

L’inizio della lectio magistralis del prof. Enzo Farinella è stato preceduto dal’omaggio musicale del giovane musicista di Roccalumera Francesco Cucinotta il quale ha riprodotto in modo acustico, ovvero “unplugged” un famoso brano della cantautrice Fiorella Mannoia dal titolo “I cieli d’Irlanda”.

Il giovane cantante Francesco Cucinotta

Il giovane cantante Francesco Cucinotta

 

 

 

 

 

 

 

 

La Lectio Magistralis del prof. Enzo Farinella      

“Cento anni  fa’ (1916-2016)” ha esordito il prof. Enzo Farinella  “un pugno di irlandesi iniziarono la rivoluzione contro l’Impero Britannico. La visione dell’Irlanda post-rivoluzione di Yeats fu mitica, romantica, veramente eroica e bella, come disse qualche tempo fa Bob Geldof, il leader dei Boomtown Rats e del Band Aid del 1986L’Irlanda celebra quest’anno i suoi 100 anni dalla Rivoluzione, quando e’ iniziato il suo lungo cammino verso il Libero Stato Irlandese, coronato con la proclamazione della Repubblica d’Irlanda nel 1936.     “A terrible beauty was born” – “una terrificante/selvaggia bellezza e’ nata” – ha scritto in tale occasione William B. Yeats dall’Inghilterra, dove si trovava in quel periodo, da assertore e pomotore dell’indipendenza della sua patria. La rivoluzione e’durata solo sei giorni, ma quella settimana di Pasqua ha cambiato tutto e una straordinaria bellezza ne e’ nata. La bellezza di immaginare e la liberta’ di andare dove l’immaginazione porta.

Il 1916, eroico in se stesso, anche se destinato a fallire, ci ha permesso di sognare di nuovo e di immaginare, nelle parole di George Bernard Shaw – un altro irlandese, insignito del Premio Nobel per la Letteratura -, “cose mai esistite e chiederci perche’ no?” Voi vedete cose e dite ‘Perche?’ Ma io sogno cose mai esistite e dico “Perche’ no?” George Bernard Shaw, Back to Methuselah, atto I, Selected Plays with Prefaces, vol. 2, p. 7 (1949), dove il serpente dice queste parole a Eva.  Il Presidente John F. Kennedy ha citato queste stesse parole quando ha parlato al Parlamento irlandese a Dublino, il 28 giugno 1963, pochi mesi prima della sua tragica scomparsa. Suo fratello Robert uso’ una simile espressione come tema della campagna elettorale del 1968 per la sua nomina presidenziale: “alcuni vedono cose come sono e si chiedono ‘perche’; Io sogno cose mai viste e dico, perche’ no”? Quel Lunedi’ di Pasqua del 1916 e’ stato il primo tentativo concredo verso l’indipendenza dell’Irlanda, pur se soffocato in una scia di sangue, con 17 dei suoi leaders, giustiziati sommariamente. Secondo Bob Geldof” ha spiegato Farinella “Yeats merita un posto nella storia prima dei martiri del 1916, perche’ piuttosto di sacrificare la sua vita per l’Irlanda, egli e’ rimasto vivo per battersi per un’Irlanda secolare, giusta e pluralistica. Lo ha dichiarato il cantante irlandese in un programma “Un cuore fanatico o vanesio” trasmesso dalla radio televisione irlandese e inglese. Il 1916 fu un “rendevous con il destino. Gia nei moti rivoluzionari irlandesi del 1798, anch’essi andati in fallimento, si vide un nuovo modo di essere della societa’, un modo che promise un maggiore rispetto e una piu’ giusta considerazione per la dignita’ e la liberta’ della persona umana”

Dai due fallimenti militari, 1978 e 1916, ha spiegato ancora Farinella, l’Irlanda ha ricevuto un nuovo impeto. L’ex Primo Ministro irlandese, Garrett Fitzgerald, riflettendo sul cinquantenario della Rivolta 1916 scrisse che “e’ stata pianificata da uomini i quali temevano che senza un drammatico gesto di tale natura il senso dell’identita’ nazionale che era sopravvisuto alle vicissitudini di secoli – 800 per l’esatezza – sarebbe scomparso ignominiosamente durante la loro generazione, abbandonando l’Irlanda psicologicamente e legalmente come parte integrante del Regno Unito”. I sei giorni del 1916 invece hanno “cambiato tutto e ua nuova bellezza ne e’ nata”, per dirla con le parole di Yeats, producendo un fenomeno di enorme potenza emotiva.  I rivoluzionari del 1916 sognarono un nuovo ordine sociale, posto sotto la protezione di “Dio Onnipotente”, come essi proclamarono. Loro sono stati immolati, ma la loro memoria, il loro amore per la patria, la liberta’ e la loro fede nell’ideale di una nuova Irlanda sono vivi ancora oggi.   “Il 1916 si e’ rivelato un anno di trasformazione e ispirazione: ha cambiato la patria, ha cambiato gli irlandesi.” sottolinea Enzo Farinella il quale ha continuato dicendo:” La Settimana di Pasqua del 1916 ha immesso il popolo irlandese su un nuovo cammino, su un rendezvous con il destino, da uomini liberi, dopo circa 800 anni di dominazione e oppressione da parte dei loro vicini, che, crudelta’ della storia, secoli prima, avevano ricevuto cultura e valori dagli stessi irlandesi.100 anni dopo la Rivoluzione, il popolo irlandese scrive ancora la propria storia e cerca di conquistare le promesse e il sogno del 1916, battendosi per il benessere e prosperita’ di tutta la nazione

William Butler Yeats, Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 è stato indicato come uno dei simboli della rivoluzione irlandese “per la sua poesia sempre ispirata, che in una forma altamente artistica da’ espressione all’intera nazione irlandese esplorando il mondo dell’era d’oro dell’Irlanda, lo stesso esaminato e descritto anche da Enzo Farinella, nei suoi libri: Sulle Strade del Mondo – Monaci irlandesi in Europa e in Italia e Dall’Atlantico al Mediterraneo – Santi e Studiosi irlandesi alle Origini della Storia.

E proprio della storia dei Santi e dei Monaci Irlandesi che il prof. Farinella ha intrattenuto il pubblico nella seconda parte del suo articolato intervento.   

IL MONACHESIMO  IRLANDESE

Quei deputati europei” ha esordito nella seconda parte della lectio magistralis Enzo Farinella  “purtroppo molti, che non hanno voluto dichiarare in un documento che l’Europa è la sintesi di valori che affondano nella storia e nella cultura giudeo-cristiana, dovrebbero avere l’umiltà e la saggezza di leggere la storia del monachesimo irlandese il quale, irradiatosi fin dal VI secolo, ha costruito le basi religiose, filosofiche e persino economiche del Vecchio Continente.” Si tratta di temi che il professore siciliano conosce bene poichè con i suoi libri ha fatto rivivere l’immenso contributo religioso e culturale che santi irlandesi, studiosi e monaci hanno dato all’Europa ed in particolare all’Italia.

Il relatore, attraverso la proiezione di slide proiettate dalla moglie, la giornalista ungherese Barbara Pehi  ha affascinato il pubblico presente raccontando le storie di mosaci e santi irlandesi che hanno segnato la nostra storia europea a cominciare dal beato John Henry Newman (1801-1890), cardinale, teologo e filosofo inglese, il quale parlando dei monaci irlandesi, ebbe a dire che «i loro monasteri sono divenuti il deposito del passato e il punto di partenza per il futuro». L’abate Dom Louis Gougaud, uno dei maggiori studiosi del monachesimo, in un testo del 1928, scrive che «per circa 400 anni santi irlandesi, ripieni di un divorante spirito missionario, hanno lavorato incessantemente per diffondere la fede cristiana e la disciplina monastica in Francia, Belgio, Alsazia, Germania, Svizzera, Franconia e Italia lungo il corso del Danubio e la valle del Reno».

Dopo la caduta dell’Impero Romano” ha spiegato Farinella “mentre l’Europa vagava nel sonno del Medio Evo, importanti scuole monastiche – vere università, come Clonmacnoise, Lismore, Bangor, Glendalough – sorgevano in Irlanda. Da esse cultura e valori sono stati portati alla nostra Italia e alla maggior parte delle nazioni europee».

Tracce di giganteschi santi irlandesi sono tuttora presenti nel nostro come in altri Paesi europei. Colombano, Cataldo, Frediano, Donato, Gallo e tanti altri fondarono monasteri che sarebbero diventati città come Bobbio, Fiesole, Lucca, Liège, Wurzburg, Regensburg, Salzburg, Vienna, San Gallo. Di san Colombano (ca. 543 – 615), fondatore della monumentale abbazia di Bobbio, è certa la presenza in Valtellina, sulla sponda orientale del lago di Como e nel Milanese per almeno tre anni nel primo decennio del VII secolo.

Accolto con favore dalla corte longobarda della cattolica regina Teodolinda, san Colombano avrebbe soggiornato anche presso il castello di Domofole, fra Traona e Mello, residenza estiva della sovrana. La devozione al Santo non è viva solo a Traona, dove si trova una chiesetta a lui dedicata. Anche in alta Valtellina venne edificata una chiesetta dedicata a San Colombano ed ha la particolarità, posta com’è a 2.484 metri al passo di San Colombano, di essere la più alta nel territorio della provincia di Sondrio. In realtà la prima chiesa dedicata al Santo, già attestata nel Trecento, venne costruita più in basso; l’attuale risale al 1616 e fu, per secoli, meta di pellegrinaggio da parte soprattutto di donne che salivano ad essa da tutti i paesi del Bormiese.

Yeats in Sicilia

Ritornando a parlare  del Premio Nobel Irlandese il prof. Farinella ha concluso con un contributo su Yeats ed i suoi rapporti con l’Italia ed in particolare con la Sicilia.

“William Butler Yeats ebbe una particolare relazione con la Sicilia e con l’Italia” ha spiegato Farinella  “Nella nostra isola e’ venuto nel 1925, due anni dopo aver ricevuto il Premio Nobel. Qui il poeta irlandese ne ammirò le glorie classiche e la sua bellezza naturale.   Yeats era allora Senatore del Libero Stato Irlandese, nato appena nel 1922, sei anni dopo la rivoluzione del 1916. Fra i suoi compiti di Senatore figurava il conio delle monete del nuovo Stato. Visitando il Museo Archeologico di Siracusa sotto la guida di Paolo Orsi, venne colpito dalle monete greco-sicule con un animale da una parte e il loro valore dall’altra. Al suo rientro in patria, le diede ai coniatori. Tali  monete sono state nelle tasche degli irlandesi dal 1927 fino all’avvento dell’Euro.  Durante il suo soggiorno siciliano, Lucio Piccolo ebbe l’onore di fare da guida al Premio Nobel irlandese. Egli condivise con lui la passione per la poesia mistica e intrattenne anche un’intensa corrispondenza con Yeats, già pubblicata da Natale Tedesco. E’ stato lui con la sua cultura alchemica e misterica che ha introdotto il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore di Il Gattopardo, nel mondo di Yeats e fu lui che guidò Yeats ed Ezra Pound durante la loro visita in Sicilia. Si deve a questo incontro lo studio del Lampedusa: W.B.Yeats e il risorgimento irlandese, apparso in Le opere e i giorni.  Yeats ammirò anche altri letterati siciliani, come Luigi Pirandello, anche lui Premio Nobel per la Letteratura – “l’unico dei drammatisti viventi che possiede materiale importante e inesauribile, descrive la transizione dall’individualismo alla plasticità universale” (Lettere) e Giovanni Gentile di cui possedeva nella sua biblioteca La teoria della mente come atto puro e La riforma dell’istruzione”.

Nel concludere il suo intervento il prof. Farinella dopo aver ricordato al pubblico presente che la mostra su Yeats potrà essere vista  fino a domenica 4 settembre all’Hotel Hilton  ha ringraziato Angela Lombardo, Gianni Saglimbeni e il Sindaco Lo Turco “per aver voluto questa mostra su Yeats nel proprio territorio, convinti che la cultura possa creare ponti e rinsaldare nuovi legami d’amicizia con il popolo irlandese, come già è accaduto  con vari gemellaggi da me promossi con altre città italiane “.

           ROSARIO  MESSINA

 

ALTRE  FOTO DEL CONVEGNO di Rosario Messina

1 Convegno di Roccalumera

Il Convegno su Yeats a Roccalumera

Farinella a Roccalumera

Farinella a Roccalumera

Gianni Saglimbeni, Angela Lombardo e Enzo  Farinella

Gianni Saglimbeni, Angela Lombardo e Enzo Farinella

Angela Lombardo conduce la serata

Angela Lombardo conduce la serata

L'intervento del Sindaco Pancrazio Lo Turco

L’intervento del Sindaco Pancrazio Lo Turco

Enzo Farinella e Angela Lombardo

Enzo Farinella e Angela Lombardo

L'intervento di Gianni Saglimbeni

L’intervento di Gianni Saglimbeni

Intervento di Saglimbeni

Intervento di Saglimbeni

Foto dei relatori

Foto dei relatori

Slide sulla moneta di Naxos

Slide sulla moneta di Naxos

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Giardini Naxos (Me) – Il 28 agosto 2016 in occasione del centenario della Rivoluzione irlandese contro la Gran Bretagna, l’associazione scientifico culturale Mea Lux presieduta da Angela Lombardo e l’associazione culturale Mediterraneo presieduta da Giovanni Saglimbeni, organizzano con il patrocinio del Comune di Giardini Naxos, la mostra itinerante dedicata alla vita e le opere dello scrittore irlandese premio nobel (nel 1923) per la letteratura William B. Yeats. Per l’occasione saranno esposti 13 pannelli sulla sua vita e le sue opere. La manifestazione di apertura si svolgerà domenica 28 agosto all‘Hotel Hilton di Giardini Naxos alle ore 19,00. Interverrà per l’occasione il giornalista prof. Enzo Farinella direttore di Casa Italia Cultural Centr di Dublino.

La locandina

La locandina

LA RIVOLUZIONE IRLANDESE

Cento anni  fa’ (1916-2016) un pugno di irlandesi iniziarono la rivoluzione contro l’Impero Britannico. La visione dell’Irlanda post-rivoluzione di Yeats fu mitica, romantica, veramente eroica e bella, disse Bob Geldof, il leader dei Boomtown Rats e del Band Aid del 1986.

L’Irlanda celebra quest’anno i suoi 100 dalla Rivoluzione, quando e’ iniziato il suo lungo cammino verso il Libero Stato Irlandese, coronato con la proclamazione della Repubblica d’Irlanda nel 1936.     “A terrible beauty was born” – “una terrificante/selvaggia bellezza e’ nata” – ha scritto in tale occasione William B. Yeats dall’Inghilterra, dove si trovava in quel periodo, da assertore e pomotore dell’indipendenza della sua patria. La rivoluzione e’durata solo sei giorni, ma quella settimana di Pasqua “ha cambiato tutto e una straordinaria bellezza ne e’ nata”. La bellezza di immaginare e la liberta’ di andare dove l’immaginazione porta.

Il 1916, eroico in se stesso, anche se destinato a fallire, ci ha permesso di sognare di nuovo e di immaginare, nelle parole di George Bernard Shaw – un altro irlandese, insignito del Premio Nobel per la Letteratura -, “cose mai esistite e chiederci perche’ no?” Voi vedete cose e dite ‘Perche?’ Ma io sogno cose mai esistite e dico “Perche’ no?” George Bernard ShawBack to Methuselah, atto I, Selected Plays with Prefaces, vol. 2, p. 7 (1949), dove il serpente dice queste parole a Eva.

Il Presidente John F. Kennedy ha citato queste stesse parole quando ha parlato al Parlamento irlandese a Dublino, il 28 giugno 1963, pochi mesi prima della sua tragica scomparsa. Suo fratello Robert uso’ una simile espressione come tema della campagna elettorale del 1968 per la sua nomina presidenziale: “alcuni vedono cose come sono e si chiedono ‘perche’; Io sogno cose mai viste e dico, perche’ no”?

Quel Lunedi’ di Pasqua del 1916 e’ stato il primo tentativo concredo verso l’indipendenza dell’Irlanda, pur se soffocato in una scia di sangue, con 17 dei suoi leaders, giustiziati sommariamente.

Secondo Bob Geldof, Yeats merita un posto nella storia prima dei martiri del 1916, perche’ piuttosto di sacrificare la sua vita per l’Irlanda, egli e’ rimasto vivo per battersi per un’Irlanda secolare, giusta e pluralistica. Lo ha dichiarato il cantante irlandese in un programma “Un cuore fanatico o vanesio” trasmesso dalla radio televisione irlandese e inglese.

Comunque il 1916 fu un “rendevous con il destino”. Gia nei moti rivoluzionari irlandesi del 1798, anch’essi andati in fallimento, si vide un nuovo modo di essere della societa’, un modo che promise un maggiore rispetto e una piu’ giusta considerazione per la dignita’ e la liberta’ della persona umana.

Dai due fallimenti militari, 1978 e 1916, l’Irlanda ha ricevuto un nuovo impeto. L’ex Primo Ministro irlandese, Garrett Fitzgerald, riflettendo sul cinquantenario della Rivolta 1916 scrisse che “e’ stata pianificata da uomini i quali temevano che senza un drammatico gesto di tale natura il senso dell’identita’ nazionale che era sopravvisuto alle vicissitudini di secoli – 800 per l’esatezza – sarebbe scomparso ignominiosamente durante la loro generazione, abbandonando l’Irlanda psicologicamente e legalmente come parte integrante del Regno Unito”.

I sei giorni del 1916 invece hanno “cambiato tutto e ua nuova bellezza ne e’ nata”, per dirla con le parole di Yeats, producendo un fenomeno di enorme potenza emotiva.

I rivoluzionari del 1916 sognarono un nuovo ordine sociale, posto sotto la protezione di “Dio Onnipotente”, come essi proclamarono. Loro sono stati immolati, ma la loro memoria, il loro amore per la patria, la liberta’ e la loro fede nell’ideale di una nuova Irlanda sono vivi ancora oggi.

Il 1916 si e’ rivelato un anno di trasformazione e ispirzione: ha cambiato la patria, ha cambiato gli irlandesi.

La Settimana di Pasqua del 1916 ha immesso il popolo irlandese su un nuovo cammino, su un rendezvous con il destino, da uomini liberi, dopo circa 800 anni di dominazione e oppressione da parte dei loro vicini, che, crudelta’ della storia, secoli prima, avevano ricevuto cultura e valori dagli stessi irlandesi.

100 anni dopo la Rivoluzione, il popolo irlandese scrive ancora la propria storia e cerca di conquistare le promesse e il sogno del 1916, battendosi per il benessere e prosperita’ di tutta la nazione.

William Butler Yeats, Premio Nobel per la Letteratura nel 1923, – “per la sua poesia sempre ispirata, che in una forma altamente artistica da’ espressione all’intera nazione irlandese” – esploro’ il mondo dell’era d’oro dell’Irlanda, mondo esaminato e descritto anche dal siciliano, Enzo Farinella, nei suoi libri: Sulle Strade del MondoMonaci irlandesi in Europa e in Italia e Dall’Atlantico al MediterraneoSanti e Studiosi irlandesi alle Origini della Storia Europea, 2015, presentati a Roccalumera, all’Hotel Baia Taormina e a Giardini Naxos,  in occasione della mostra sul Poeta e Premio Nobel irlandese.

Enzo.farinella@gmail.com

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Gli irlandesi della Contea di Mayo, attendono una risposta a tale domanda

Castelbar

Castelbar

Sicilia-Irlanda . Un territorio mozzafiato quello della Contea di Mayo, all’Ovest dell’Irlanda. Campi di torba si alternano a paddocks verdi sotto un cielo grigio. Raggi di sole spesso li illuminano di un raro e indescrivibile splendore dorato. Bovini e ovini vi pascolano indisturbati, senza la presenza di alcun pastore. Accanto la vita di piccoli borghi e case rurali, disseminati tra colline gentili, scorre quasi fuori dal tempo, scandito da una pigra pioggerellina. Centri più popolati si stagliano nella notte tra laghi e monti che si profilano in lontananza. Su tutti si eleva il Croagh Patrick, il monte su cui S. Patrizio:– si dice – abbia digiunato per 40 gorni e 40 notti, prima di iniziare la sua attivita’ missionaria in Irlanda.
Il maestoso e piramidale Croagh Patrick richiama un po’ l’Etna. Un punto in comune tra le due isole d’Irlanda e Sicilia. Un simile legame lo si ritrova nei due mari: il Mediterraneo e l’Oceano Atlantico dalle cui acque nascono queste montagne.
Fu ai bordi di Lough Furnace, nel recinto dell’abazia di Burrishole, con Croagh Patrick all’orizzonte, appena 30 km lontano, che abbiamo ascoltato una storia, racchiusa in affreschi del lussoso S. Domenico Palace Hotel di Taormina, protetto dalla grande piramide dell’Etna. Le rovine dell’abazia si ergono ancora accanto al ruscello che, sgorgando da Lough Furnace, forma la mistica baia di Clew, un tempo teatro di navi e commercianti, per perdersi poi nell’Atlantico. Il nobiluomo Richard ‘in iron’ de Burgo la fondo’ su terreno di sua proprieta’ per i Frati Domenicani nel 1469. Lui stesso vi si ritiro’ nei giorni della sua vecchia e vi mori’. Lo splendore di questa abazia doveva essere particolare, a giudicare dal meraviglioso calice d’argento di cui le fecero dono Thomas de Burgo, nipote di Richard, e la moglie Grainne. Questo calice adesso lo si puo’ ammirare nel Museo Nazionale di Dublno.
Duecento anni dopo la fondazione del sito monastico di Burrishole, due nobil donne, Honoria de Burgo ed Honoria Magaen, divennero Sorelle del Terzo Ordine di S. Domenico. E’ proprio la storia di queste due consorelle che l’hotel S. Domenico protegge e tramanda.
La cornice storica e’ quanto mai interessante. Siamo durante le cosiddette Leggi Penali in Irlanda, quando i dominatori inglesi non permettevano agli irlandesi di esercitare la propria liberta’ religiosa e i propri diritti fondamentali. Anzi non poteva esistere, secondo tali leggi, un irlandese cattolico con un reddito superiore alle cinque sterline, cioe’ 12.500 lire di un tempo o sei Euro di oggi. Clero e prelati erano perseguitati. A chi li scovava, gli inglesi davano £5 (sterline) per la testa di un prete o di un lupo e £10 per la testa di un vescovo. E tanti erano allora i cacciatori di teste! Nel cimitero accanto all’abazia di Ballintubber, situata a circa 11 km da Castlebar, la capitale della Contea o Provincia di Mayo, e vicina a quella di Burrishoole, esiste ancora la tomba di uno di questi procacciatori di teste.
In una gelida giornata del febbraio 1652 i soldati di Cromwell misero a ferro e fuoco questo territorio, distruggendo abazie e luoghi di culto. Un anno dopo essi tentarono di abbattere anche l’abazia di Ballintubber. Una descrizione di quegli eventi ce l’ha lasciata il Priore della medesima: Non e’ sfuggita neppure una singola localita’ in tutta la nazione alla loro furia. Attaccarono anche il nostro convento, ma vennero respinti per ben due volte. Al terzo attacco entrarono. Uccisero tutti i soldati che avevo con me. Dei religiosi, alcuni sono stati fatti prigionieri, altri feriti, altri sono fuggiti sulle montagne. Io stesso e un ragazzo abbiamo trovato un guscio d’albero e in quella piccola imbarcazione ci siamo lanciati nelle profondita’ dell’acqua. Ho preferivo mille volte affidarmi alle merce’ delle onde – e quelle atlantiche sono particolarmente pericolose – anziche’ alla pazza rabbia dei cromwelliani assetatai di sangue. Quando tutti pensavano che io ero certamente annegato in quella piccola canoa fatta di un solo guscio d’albero, raggiunsi Clare Island. Qui ho trovato alcuni soldati ed anche alcuni nobili ed ecclesiastici che durante molti mesi, per la loro Fede, avevano affronato i rigori delle montagne e delle foreste e gli attacchi del nemico prima di fuggire in quest’isola.
Le due suore del Terzo Ordine dei Domenicani, gia’ in eta’ avanzata, per sfuggire alla violenza dei soldati di Cromwell, cercarono rifugio in un vicino isolotto in Luogh Furnace. I soldati comunque riuscirono a scovarle, denudandole e massacrandole di santa ragione. Honoria de Burgo e’ morta sotto le percorse, ma Honoria Magaen riusci’ a sottrarsi alla loro rabbia satanica, nascondendosi dentro la cavita’ di un albero. Il giorno seguente la sua serva fedele la trovo’ stecchita per assideramento dentro il tronco dell’albero. La riporto’ in abazia e ne seppelli’ il corpo accanto alla sua amica. Ma la storia di Honoria Magaen raggiunse anche la Sicilia, dove si trovano tanti legami con l’isola d’Irlanda, illuminati dal libro: Sicilia e Irlanda: Legami culturali.
Taormina, tra le tante regine, principesse e stelle del cinema e del teatro che ha ospitato attraverso i secoli, ricorda ancora oggi questo momento tragico della storia irlandese e l’umile suora del Terz’Ordine di S. Domenico, Honoria Magaen, in due affreschi all’interno del suo piu’ prestigioso hotel.
Come sia potuto accadere tutto questo?
Sappiamo che S. Domenico fu un convento, fondato nel 1430, da una famiglia principesca per i Frati Domenicani. Rimase tale fino al 1896 quando divenne hotel, dopo la secolarizzazione che l’allora massonico Governo italiano opero’ subito dopo il 1870. Al suo interno si trova una sequenza di affreschi di Suore Domenicane e tra queste precisamente l’ovale che riproduce Beata Honoria Magaen, proveniente dall’Hibernia ossia dall’Irlanda, in un atteggiamento di preghiera. Un altro, piu’ nascosto, la ritrae nella cavita’ dell’albero in cui si era rifugiata nel tentativo di salvarsi.
Si pensa che le due Honorie del Terz’Ordine Domenicano siano state commemorate dal Capitolo Generale dell’Ordine dei Domenicani, tenutosi nel 1656 e, quindi, immortalate in affreschi di artista ignoto, a ricordo della loro triste storia. Ma, dov’e’ l’affresco di Honoria de Burgo? Non meritava anche lei un affresco non solo per il suo lignaggio aristocratico, ma anche perche’ morta da martire? Gli storici del S. Domenico di Taormina potranno rispondere – si spera - ai tanti amici irlandesi della Contea di Mayo in Irlanda, che ancora attendono una risposta a simili domande.

                    Enzo.farinella@gmail.com

Mayo Ireland Burrishoole Abbey

Mayo Ireland Burrishoole Abbey

3X Croagh Patrick con neve

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