MAGGIO 2020
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PALERMO

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Il Centro Culturale Islamico messinese non riaprirà domenica 24 maggio

A Messina distribuite buste dono per la fine del Ramadan

Una preghiera comune sostituirà la chiusura del  Ramadan e la festa di Eid al-Fitr

 

La Comunità Islamica messinese si è allineata  alle direttive nazionali dell’UCOII e alla volontà espressa dal presidente Yassine Lafram, che ha confermato:A causa della pandemia, non riapriremo i nostri luoghi di culto. La nostra è una scelta di responsabilità e con rammarico, rimarremo chiusi per l’ultimo periodo del Ramadan e per Eid al-Fitr, la festa di chiusura del sacro mese del digiuno“.  La firma degli accordi del presidente Yassine Lafram, con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è  avvenuta a Roma lo scorso 15 maggio.

 Il Ramadan è per i musulmani e le musulmane di tutto il mondo una straordinaria occasione per ricordare, tramite il digiuno, il momento di Grazia in cui Dio ha rivelato al Profeta Muhammad  il Sacro Corano. La prima ragione del digiuno è dunque commemorativa e festosa, al tempo stesso.  Gli ultimi giorni del mese benedetto sono contraddistinti da particolare fervore e dalla zakat al-fitr ovvero l’elemosina rituale prima del momento conclusivo del digiuno, costituito dall’Id-al-fitr (la festa comunitaria della rottura del digiuno).

 Mohamed Refaat, responsabile della Comunità Islamica messinese e artefice di tante iniziative interreligiose, ha dichiarato: “A causa del Covid19 stiamo vivendo un momento particolare, in cui il distanziamento diventa essenziale, pertanto il Centro Culturale con annessa la Moschea sita in via Gaetano Alessi, riaprirà soltanto nel pomeriggio di sabato 23 maggio, per consegnare delle buste dono alle famiglie bisognose della comunità. Confermo che domenica 24 il Centro rimarrà chiuso ai fedeli. La scelta è stata dolorosa ma abbiamo l’obbligo di tutelare la salute dei nostri fedeli e della comunità. Stiamo valutando in linea con l’UCOII una riapertura graduale, inoltre speriamo di organizzare nei prossimi giorni un momento di preghiera comune assieme alle autorità civili e religiose della città”.

Ramadan doni a Messina

Ramadan doni a Messina

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Oltre…i 100 METRI DI SOLIDARIETÀ Petralia Sottana – Presso L’Ente Parco delle Madonie sono state consegnate altre mascherine utili all’esigenze di chi lavora in questa fase di emergenza COVID-19, a stretto contatto e al servizio di chi ha bisogno. Il 14 aprile sono state ritirate presso il laboratorio-sartoria Coppole e Maglie – di Antonio Casserà. Il dipendente dell’Ente Parco delle Madonie Calogero Casserà che sta coordinando le attività di distribuzione ha consegnato a Mariano Gitto direttore nazionale dei Centri di primo ascolto e orientamento CAO e a Sandy Villari responsabile regionale dei centri CAO Sicilia e addetta alla comunicazione CAO Nazionale 100 mascherine realizzate con l’aiuto di molti volontari madoniti, il cui tessuto è stato donato dalla Startex, azienda tessile che svolge la sua attività imprenditoriale presso il comune di Calatabiano in provincia di Catania. Le mascherine serviranno per i volontari dei Centri CAO presenti su tutto il territorio regionale e che stanno svolgendo attività di distribuzione di alimenti a favore delle famiglie bisognose. In particolare nelle province di Messina e Palermo. Afferma il Commissario Salvatore CaltagironeI responsabili dei centri CAO della Sicilia hanno collaborato fin dall’inizio per realizzare questa bella esperienza di solidarietà facendo da ponte fra le province di Catania e Palermo. Un lavoro in perfetta sinergia anche con il Corpo Forestale. A tutti loro va il mio sentito ringraziamento. Ancora una volta l’associazionismo attivo e la condivisione d’intenti solidali, hanno azionato una macchina produttiva dai grandi valori sociali e culturali come sottolinea la responsabile dei centri CAO Sicilia Sandy Villari che dichiara -rivolgo apprezzamento e gratitudine a tutte le parti coinvolte per il lavoro di solidarietà svolto, un grazie che desidero filtrare attraverso una scritta presente nel laboratorio-sartoria “Coppole e Maglie” dell’artigiano Antonio Casserà, che riporta: “IL PROGRESSO È NELLA TRADIZIONE”, e con certezza affermo, che è proprio dal passato, dalla tradizione che bisogna rigenerarsi. La Sicilia e tutta la Nazione deve mantenere viva la memoria, fonte inesauribile di conoscenze e saperi antichi da farne tesoro e ricchezze per una ripresa economica di domani a partire dal km 0. Il nostro Made in Italy non deve essere solo una scritta ma una realtà da tutelare; tutela che nei nostri Centri CAO è di primaria importanza. Il poter dare un servizio, atto alla rivalutazione e alla ripresa settoriale soprattutto artigianale, è per noi un dovere di cittadini italiani vendere e acquistare il prodotto “nostrum”.

La consegna delle  mascherine

La consegna delle mascherine

La consegna delle mascherine

La consegna delle mascherine

Le mascherine  consegnate

Le mascherine consegnate

Sandy Villari

Sandy Villari

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«Gli uccelli» di Hitchcock, il progresso che implode e le logiche del virus

 di Carlo Ruta

(storico e saggista)

 Ricordate «Gli uccelli» di Hitchcock? Quel film uscito nel 1963, tratto dall’omonimo racconto di Daphne du Maurier del 1953, fu un vero colpo di genio. Non fu tanto compreso dalla critica del tempo, mentre le sale si riempivano, per i suoi scenari orridi ma attraenti, la spettacolarità delle immagini e forse anche per la trama inusuale, lasciata quasi in sospeso, come se la fine, solo implicita, la si dovesse ricercare altrove. Lo stesso Hitchcock, come rimarcano le locandine del tempo, lo considerava il film forse più impressionante tra quelli che aveva diretto, che pure includevano quel caso fenomenale e inquietante che era divenuto Psycho, uscito tre anni prima. Le letture sono state tante, ma il senso ultimo dell’opera credo che si possa ravvisare nelle parole sentenziose dell’alcolizzato del villaggio, che tanto più oggi appaiono profetiche. Quell’uomo «finito», ultimo nella scala sociale degli States, annunciava a suo modo, citando la Bibbia, quel che adesso, 58 anni dopo, è a tutti drammaticamente chiaro: la natura, piegata dalle bizzarrie di questa modernità, tecnologica e violenta, è pronta a passare al contrattacco.

La storia umana è stata attraversata da epidemie letali, come la peste, la lebbra, il vaiolo e il colera, per dire delle maggiori e delle più ricorrenti, legate essenzialmente alla scarsità endemica di risorse, alle cattive condizioni di vita dei popoli, alla promiscuità, alle carestie, alle guerre, ai grandi disastri naturali. Ma la tarda modernità presenta un quadro epidemico diverso e più ampio, con infezioni che rompono in qualche modo il cliché storico. Sono i casi, ad esempio, dell’aviaria e della suina che, manifestatesi con virulenza solo negli ultimi decenni, hanno indotto scienziati e organismi internazionali a denunciare le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi per l’industria alimentare. Ma è il covid 19 a fornire il riscontro decisivo di questa rottura, infettando paesi e sistemi come mai era avvenuto da quasi un secolo, in maniera emblematica e seguendo tragitti che lasciano intravedere perfino un senso, una logica.

Gli epidemiologi hanno documentato che il contagio ha preso le mosse soprattutto dai famigerati wet market, ambienti asiatici in cui cani, gatti, galline, capre ed esemplari di altre specie, ammassati in gabbie strette e malsane, vengono macellati a vista, per essere venduti o serviti a tavola. È un dettaglio della Cina di oggi, che con il suo il suo gigantismo industriale non evoca più la Via della seta, né gli itinerari delle spezie, né il Catai di Marco Polo. È, più in particolare, la Cina dell’Hubei, la popolosa provincia che fa capo a Wuhan, megalopoli di circa 12 milioni di abitanti, interconnessa con le aree più avanzate della Terra. Muovendo da tale «finestra» spalancata sul mondo, maggiormente in direzione ovest, il virus finisce con il seguire allora un canovaccio selettivo. I maggiori focolai si attestano infatti nelle aree più industrializzate dei paesi: la Lombardia in Italia, la Catalogna in Spagna, la regione parigina in Francia, la Renania in Germania, lo Stato di New York negli USA. A dispetto delle previsioni di non pochi osservatori, l’infezione fa fatica ad attecchire invece nell’Africa più profonda, che ha conosciuto pochi anni fa l’Ebola, il più «tradizionale» dei nuovi morbi, mentre progredisce leggermente in Sudafrica, lo Stato più facoltoso ed estroverso del continente, e in alcune aree relativamente connesse con l’Europa mediterranea, come l’Algeria e l’Egitto.

Continua a cedere perciò, in un quadro di omologazioni che non conoscono limiti, l’immagine di un Occidente e un Oriente distanti e polarizzati, ossia di due concezioni irriducibili della modernità e della tradizione. L’Asia in questa drammatica vicenda finisce con il rappresentare in sostanza l’interconnessione più spavalda del mondo contemporaneo, cioè il tutt’uno del globale. Si rovescia inoltre lo schema corrente secondo cui il contagio virale, quasi per una legge di natura, che in realtà non esiste, dovrebbe muovere dal mondo «povero» al mondo «ricco», in un ordine concettuale in cui contano più le risorse tecnologico-industriali di quelle morali e, soprattutto, solidali, che nel mondo degli «ultimi» costituiscono per forza di cose il pilastro fondamentale della vita sociale. Pensiamoci: solo dai Tuareg e da popoli della stessa tempra, vissuti per secoli tra le stesse difficoltà, poteva nascere una massima come quella, davvero spettacolare, che afferma: «il tuo nemico è l’amico che non conosci». E si sta parlando di una terra, l’Africa, che ha vissuto, vive e vivrà ancora, chissà per quando, in un’ecatombe di guerre, carestie, epidemie letali dal timbro antico, siccità e ogni genere di calamità civile.

La realtà, sovvertendo non pochi luoghi comuni, inscena insomma paradossi, a fronte della catastrofe che stanno vivendo i paesi ad economia avanzata, che alla fine, come ormai appare evidente, conteranno centinaia di migliaia di morti, se non addirittura milioni, e dovranno fare i conti con un dopo non meno difficoltoso. Il fatto che il virus non stia scatenandosi nei luoghi-simbolo della povertà ma, di preferenza, nel mondo bene ordinato dei sistemi egemoni, come i corvi nella cittadina di Bodega Bay nell’area metropolitana di San Francisco di cui narrava Hitchcock, ci permette di capire qual è il messaggio e, più ancora, chi è il destinatario.

Il mondo ricco e potente delle metropoli industriali e finanziarie è chiamato oggi a risposte cruciali, che non appaiono tuttavia neppure sottintese in questi giorni drammatici, in cui la partita, in Europa ad esempio, si gioca tra l’interesse egemonico-politico e il ricatto finanziario. L’impressione è quella di mondi che, pur dominatori del PIL mondiale, appaiono sempre meno capaci di leggere la storia e il presente, mentre si parla, sempre più a sproposito al cospetto dei tanti morti, di «occasione storica». Si sente dire che niente sarà più come prima, ma ci si rapporta alla realtà con gli appetiti di sempre, mentre irrompono in scena, appunto, i veri «padroni del vapore». Non si è più lucidi in realtà di quel Luigi XVI che alla notizia della caduta della Bastiglia, nel 1789, domandò al duca di Liancourt se fosse in atto una «rivolta», per sentirsi rispondere che si trattava di una «rivoluzione».

Da decenni viene documentato che si è oltre il livello di guardia. E c’è chi lo ha spiegato in maniera esemplare, con una messe di argomenti, come il pensatore tedesco-statunitense Hans Jonas, quando ha sottolineato le responsabilità dei sistemi contemporanei rispetto alla natura, alle generazioni ancora non nate e a tutti i viventi. Si pensino bene allora le mosse da compiere, perché lo scaccomatto, corroborato dalle stoltezze di chi insiste a credersi invulnerabile, rischia di essere davvero dietro l’angolo.

Carlo Ruta

Carlo Ruta

Lo storico e saggista Carlo Ruta

Lo storico e saggista Carlo Ruta

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CORONAVIRUS, BUIA: “SUBITO AMMORTIZZATORI SOCIALI PER LE IMPRESE E SNELLIRE LE PROCEDURE SUL MODELLO DELLA NAPOLI-BARI. LA VELOCITA’ SIA LA NORMALITA’: RIDURRE I TEMPI DELLE AUTORIZZAZIONI E SPENDERE 70 MLD DISPONIBILI, DI CUI 16 AL SUD”

MUSUMECI: “I BUROCRATI REGIONALI HANNO UN’ETA’ MEDIA ELEVATA, MOLTI SI PREOCCUPANO DELL’ANAC E SONO LENTI: HO CHIESTO A PALAZZO CHIGI UN PIANO DI INTERVENTI AL SUD CON POTERI COMMISSARIALI TIPO GENOVA PER APRIRE I CANTIERI”

FALCONE; “CI SONO IN CAMPO GRANDI OPERE PER 1,2 MLD, MA LE IMPRESE SONO FRAGILI E I CANTIERI PRODUCONO MENO DEL 24%: VANNO AIUTATE”

 

Palermo, 5 marzo 2020“Nelle zone rosse i cantieri sono fermi, in quelle gialle sono rallentati dal tardato arrivo delle forniture. In Italia il settore delle costruzioni, che attiva l’80% del sistema industriale nazionale e si concentra per il 70% sul mercato interno, si sta bloccando, con gravi conseguenze negative per il Pil del Paese”.

E’ l’allarme lanciato da Gabriele Buia, presidente nazionale dell’Ance, nell’incontro a Palermo con le imprese dell’Ance Sicilia e col governo regionale. Buia, riferendosi al confronto in corso col governo nazionale sull’impatto economico dell’emergenza coronavirus, ha illustrato la piattaforma Ance: “Chiediamo subito ammortizzatori sociali in deroga per le imprese, la sospensione dei pagamenti fiscali e contributivi e la riapertura dei cantieri per spendere 70 mld già disponibili, di cui 16 per il Sud”.

Il problema, gli è stato chiesto dai giornalisti, è come farlo, dato che la burocrazia poi blocca tutto: “Nel governo si parla di commissari straordinari e di modello Genova ha risposto Buia - . Abbiamo detto al premier Conte che se oggi ci vogliono 10-15 anni per fare una grande opera, i due terzi del tempo passano per le autorizzazioni fra il progetto e il bando di gara. Quindi bisogna snellire questo percorso, piuttosto che derogare alle norme sulle gare. Per noi – ha continuato Buia – ricorrere a misure straordinarie non significa derogare al Codice degli appalti come hanno fatto per il commissario di Genova, perché simili procedure vanno bene in caso di disastri che richiedono risposte immediate. Non va bene neppure il modello utilizzato per il cratere del terremoto, il cui commissario di fatto non ha poteri e non ha potuto spendere nulla. Secondo noi – ha sottolineato Buia – per l’emergenza in corso occorre semmai che la velocità diventi la normalità. Cioè, ridurre i tempi delle procedure a monte della gara, con un modello commissariale tipo quello adottato per la Napoli-Bari, col quale, all’interno del Codice degli appalti e con regole chiare e procedure trasparenti, si è riusciti a ridurre di 2 anni l’iter burocratico per le autorizzazioni fra i progetti e i bandi, ambito circoscritto alla sola pubblica amministrazione nel quale non intervengono né le imprese né si corre il rischio di corruzione. Poi si facciano le gare regolarmente, a norme vigenti e con tutti i dovuti controlli, perché non vogliamo scorciatoie alle procedure di aggiudicazione. Anzi, reiteriamo la richiesta di qualificare le stazioni appaltanti e di avere nelle commissioni di gara due funzionari pubblici e uno dell’Anac”.

Oggi si blocca tuttosecondo Buia perchè i funzionari, col ginepraio di leggi e interpretazioni, temono di incappare nel reato di abuso d’ufficio e nel danno erariale e prima di firmare aspettano una sentenza del giudice. E, soprattutto, si preoccupano di eventuali interventi dell’Anac. Non si può bloccare l’intera filiera in attesa delle autorizzazioni. Per prevenire tutto ciò, chiediamo al legislatore di ridefinire i parametri dell’abuso d’ufficio e del danno erariale, e che l’Anac non intervenga prima del bando, ma venga nei cantieri, accanto alle imprese durante l’esecuzione dei lavori”.

Infine, Gabriele Buia sollecita l’avvio di un piano straordinario per le piccole e medie opere, per le manutenzioni degli edifici pubblici, per il rischio sismico e idrogeologico e, in particolare in Sicilia, anche per il completamento del piano delle fognature e dei depuratori.

Da parte sua, il governatore Nello Musumeci ha dichiarato chein Sicilia i nemici sono la legge nazionale vigente e la burocrazia. Alla Regione l’ultimo concorso risale al 1991: su 13mila dipendenti regionali il più giovane ha 51 anni. Per lo più sono poco motivati, si preoccupano dell’Anac e sono lenti. Per ovviare, almeno sul fronte della viabilità disastrata, provai un anno e mezzo fa a chiedere al governo nazionale o di restituire poteri e fondi alle province o di nominare un commissario: l’allora ministro mi chiese di indicare un nome, feci quello del provveditore regionale Gianluca Ievolella, un dirigente statale, ma da allora non si è fatto nulla”.

Ecco che oggi ha incalzato Musumecidi fronte a questa nuova emergenza torno a chiedere a Palazzo Chigi un piano straordinario di investimenti pubblici al Sud e in Sicilia con la concessione di poteri commissariali tipo Genova per la riapertura dei cantieri, non solo di quelli delle incompiute, ma anche di tutte le nuove opere finanziate con i fondi Ue, Fsc e dell’edilizia scolastica”.

Musumeci è convinto che “l’Anas non sia più in grado di risolvere situazioni di emergenza in tempi brevi: il ponte Himera interrotto da 5 anni è l’emblema della sua inefficienza”.

Infine, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, nell’elencare alcune importanti interventi che la Regione conta di porre in gara entro giugno, ha osservato: “Ci sono in campo grandi opere per 1,2 mld, ma in questi cantieri la produzione non raggiunge il 24% perché il sistema delle imprese è fragile, vanno aiutate”.

Intervento di Musumeci

Intervento di Musumeci

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Trasparenza nella PA regionale: in epoca di repentini cambiamenti socio-economici la Regione Siciliana mette online, con aggiornamento in tempo reale, il suo Annuario Statistico

Nell’ambito della strategia di massima trasparenza nell’operato della Pubblica Amministrazione regionale, il Governo Musumeci aggiorna la piattaforma per la fruizione dei dati statistici che riguardano l’andamento demografico ed economico dell’Isola, mettendo online l’Annuario Statistico con aggiornamento in tempo reale. Stamattina la presentazione alla stampa.

PALERMO, 26 Febbraio 2020Il Servizio Statistica della Regione Siciliana, insediato presso l’Assessorato regionale dell’Economia ha realizzato con la sede territoriale dell’Istat per la Sicilia una sezione del portale “HUB della statistica pubblica” per focalizzare sul territorio dell’Isola l’informazione che la statistica pubblica rende in ogni momento disponibile. Questo percorso consente oggi di fruire del “Nuovo Annuario Statistico Regionale On Line(ASR)organizzato sulle diverse materie di una pubblicazione statistica generale:

La piattaforma, che sostituisce l’Annuario Statististico Regionale cartaceo non più edito dal 2016, risulta automaticamente alimentata per la parte di fonte Istat, ma anche per la parte regionale ed extraregionale (altre fonti Sistan) ed è continuamente estendibile ed integrabile, previa verifica della qualità, con nuove informazioni.

Il Nuovo Annuario Statistico Regionale On Line (ASR) – ha dichiarato il Vicepresidente ed Assessore per l’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao – rappresenta un utile strumento di analisi e riflessione non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per l’intero tessuto sociale e produttivo siciliano. L’analisi statistica della presente edizione, disponibile online con aggiornamenti in tempo reale, è basata sui nuovi e più concreti metodi di rilevazione, con particolare attenzione alle nuove generazioni ed alle loro legittime aspettative di efficienza e trasparenza della Pubblica Amministrazione, ma soprattutto alle dinamiche, sempre più gravi, del divario economico-sociale che divide il Paese e che penalizza la Sicilia.

Accedendo alla pagina web del nuovo ASR è possibile visionare e scaricare le 112 tavole elencate nell’Indice. Si riporta di seguito il quadro attuale più aggiornato, che è stato rappresentato nel corso della conferenza stampa di oggi:

Imprese: secondo gli ultimi dati Istat (2017), le unità locali delle imprese attive, divise per classe di addetti, sono concentrate in Sicilia nelle piccole dimensioni (0-9 addetti) per il 96,3%. Il dato nazionale è leggermente inferiore (94,6%), ma testimonia comunque della polverizzazione delle strutture produttive del paese. Gli addetti operano nelle strutture minori per il 61,9%, contro il 48,5% dell’Italia in complesso, che a sua volta impiega il 27,4% dei propri occupati in strutture con più di 50 dipendenti. Tale quota invece in Sicilia scende al 17,3%. Secondo i registri delle Camere di commercio al 31 dicembre 2019, lo stock delle imprese attive in Sicilia risulta pari a 370.083 unità1, in leggero aumento (0,3%) sul 2018, con una quota di circa il 60% appartenente al settore dei servizi.

Popolazione e famiglie: Attraverso i valori di alcuni indicatori demografici (anno 2018) è possibile individuare i territori in cui i fenomeni si presentano in maniera più marcata. L’indice di vecchia più elevato si riscontra in Sicilia nella provincia di Messina: 181,1 persone con più di 64 anni su 100 persone fra 0 e 14 anni. Il valore medio dell’Italia è 168,9. A Catania si ha la maggiore natalità (8,8 nati per mille residenti) e a Enna e Messina la più alta mortalità (11,4) in rapporto alla popolazione. La speranza di vita alla nascita è minore, rispetto alla media nazionale, in tutte le province siciliane. Palermo, Catania e Ragusa sono le province con più figli per donna (1,4), mentre il saldo migratorio totale è negativo in tutta la Sicilia, come effetto di un saldo con le altre regioni fortemente deficitario (-3,6 per mille) e di un saldo con l’estero positivo ma poco elevato (1,4).

Sanità e salute: in materia di incidenti stradali, i morti e i feriti della Sicilia per tale causa rapportati alla popolazione sono 3,3 per mille abitanti nel 2018, meno frequenti della media nazionale di 4,1. La spiegazione non è da ricercare nelle dimensioni del parco veicolare regionale, che anzi risulta pari 0,89 mezzi per abitante rispetto a 0,85 dell’Italia, ma in altre cause, come la minore densità di traffico o la più ridotta velocità di percorrenza dovuta alle condizioni del sistema viario.

Assistenza e previdenza: riguardo all’assistenza, i posti letto operativi per target di utenza nel 2016, rapportati a 100 mila abitanti, registrano valori della Sicilia nel complesso inferiori alla media nazionale. Fanno eccezione i posti particolarmente dedicati ai minori, agli immigrati (per l’ovvia intensità dei soccorsi conseguenti agli sbarchi) e agli adulti con disagio sociale o problemi di salute mentale.

Istruzione: nelle scuole statali della regione, si registra una limitata presenza di alunni stranieri: 3,4% sul totale contro una media nazionale del 9,7%. Il dato è del 2017 e si spiega con la minore dinamica del mercato del lavoro che in Sicilia attira meno stranieri (in quell’anno il 3,7% dei residenti) rispetto al resto d’Italia (8,3% dei residenti).

Giustizia e sicurezza: un indicatore sintetico come i delitti per 100 mila abitanti (anno 2018) rende abbastanza efficacemente lo stato reale della sicurezza dei cittadini nei territori. I valori sono riferiti ad alcune tipologie e alle province in confronto con il dato nazionale: Siracusa ha il valore più elevato dei furti in abitazione (327,6) e delle lesioni dolose (145,5); Catania registra 596,1 furti di autovetture per Italia = 171,2 ed è pure la prima in Sicilia per delitti informatici (26,2) e rapine (67.7); Palermo è la prima come numero di estorsioni (25,1), Agrigento per gli omicidi (1,4) e Messina per le violenze sessuali (10,7). Come numero totale rispetto alla popolazione, tutte le province hanno un valore dell’indicatore inferiore alla media nazionale (3.925,4).

Servizi: come esempio di indicatore statistico nel settore economico dei servizi, è stata scelta la numerosità degli sportelli bancari in serie storica fra il 2011 e il 2018. La contrazione è una tendenza generale dovuta alla ristrutturazione seguita alla digitalizzazione delle operazioni e alla diffusione dell’home banking. Essa è stata tuttavia più forte nel Nord-Est del paese (-30,7%). La Sicilia, con -26,8%, registra la maggiore riduzione nel Mezzogiorno.

Pubblica Amministrazione: la composizione per genere degli amministratori degli EE. LL. è uno degli indicatori che l’ASR fornisce in materia di settore pubblico. Il dato si riferisce all’anno 2017 e rileva un valore della presenza femminile fra gli amministratori della provincia di Siracusa superiore alla media nazionale per la carica di Sindaco (1a,3%), cui segue Agrigento con l’11,9%, mentre la provincia di Caltanissetta affianca Siracusa per la carica di Assessore (36,0%) contro il dato nazionale del 38,4%.

Lavoro: il tasso di occupazione, misurato dal numero di occupati sulla popolazione in età di lavoro (15-64 anni), mostra tradizionalmente in Sicilia valori molto ridotti. La provincia di Trapani registra il calo più sensibile negli ultimi anni, mentre la provincia di Ragusa ha il valore più elevato del tasso femminile (37,3%) contro un valore nazionale del 49,5 per cento e uno regionale del 29,1.

L’Annuario regionale online è disponibile al sito http://sistanhub.istat.it/asrsicilia oppure dalla pagina web del Servizio Statistica e Analisi economica della Regione Siciliana:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_AssessoratoEco nomia/PIR_DipBilancioTesoro/PIR_Areetematiche/PIR_ServizioStatistica

Il Presidente della Regione Nello Musumeci

Il Presidente della Regione Nello Musumeci

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PALERMO – Presso l’Assessorato regionale dell’Economia, in occasione del quarantennale dell’assassinio di Piersanti Mattarella ed a ricordo della sua presenza quale Assessore con delega al bilancio per sette anni, è stato collocato un grande quadro raffigurante “Il muro del mare per l’autonomia” del Maestro Piero Guccione ed una targa commemorativa.

Piersanti Mattarella ricoprì la carica di Assessore nella sede di via Notarbartolo, dall’agosto 1971 al marzo 1978, rendendosi artefice di importanti riforme finanziarie e contabili, della riqualificazione del bilancio e dell’approvazione dei rendiconti arretrati, dell’introduzione della programmazione pluriennale, del rafforzamento del controllo sul sistema delle banche.

Un’azione politico-amministrativa di modernizzazione e trasparenza volta al superamento del divario economico-sociale ed al rilancio del ruolo della Sicilia nel Sud, in cui egli da regionalista e meridionalista convinto credeva fortemente, che poi proseguì, da Presidente della Regione, sino al 6 gennaio 1980 quando fu barbaramente ucciso dalla mafia per i cui interessi ormai costituiva un ostacolo insopportabile.

Ai primi di febbraio, presso l’Assessorato dell’Economia, si terrà un seminario di studi su quell’esperienza di riforma e buona amministrazione nel quale saranno ripercorsi gli assi principali dell’azione innovativa di Mattarella ed al quale parteciperanno, oltre a studiosi e politici, anche i suoi principali collaboratori del tempo.

Targa Commemorativa a Mattarella

Targa Commemorativa a Piersanti Mattarella

Il Quadro di Guccione

Il Quadro di Guccione

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L'Assessore Bernardette Grasso

L’Assessore Bernardette Grasso

Le attività di informazione e comunicazione, purché esercitate da specialisti e professionisti, anche mediante apposita formazione di dipendenti interni all’Ente, rappresentano per i comuni una possibilità da utilizzare, sia per far fronte ad esigenze di legge quali la trasparenza, che come leva di promozione del territorio e dell’azione amministrativa”. E’ quanto sostiene l’assessore alla Autonomie Locali e Funzione Pubblica della Regione Siciliana, Bernardette Grasso intervenuta al convegno “Le PA Social hanno una marcia in più. Uso e diffusione dei social media pubblici” organizzato dall’associazione nazionale PA Social, con il patrocinio della Regione Siciliana, dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, dell’Assostampa e di Anci Sicilia Giovani.

L’assessore Grasso ha annunciato che per agevolare i collegamenti in rete dei Comuni, alcuni dei quali ancora oggi non in grado di poter sfruttare le attuali tecnologie, è in fase di realizzazione l’estensione della banda larga sul territorio regionale.

L’Assessore Grasso si è resa disponibile ad incontrare nei prossimi mesi il coordinamento regionale di PA Social per verificare la possibilità di dare il via ad una collaborazione mirata alla formazione e ad indirizzare i Comuni siciliani al corretto utilizzo dei social network, avviando buone pratiche ed una campagna di promozione per la diffusione di professionisti dell’informazione e della comunicazione nei Comuni.

Bisogna fare una campagna di promozione e questo spetta a voi» dice l’assessore rivolgendosi ai referenti di Pa Social. Mi auguro” – ha concluso l’assessore regionale – “che queste iniziative e momenti formativi vengano proposti anche nei singoli Comuni, a livello locale. I Comuni possono organizzarsi con Anci e sforzarsi per prevedere risorse destinate alla Comunicazione perché sono risorse ben spese che promuovono gli Enti dandogli visibilità. E’ un nuovo modo di fare amministrazione e di rapportarsi al cittadino. Ritenetemi a vostra disposizione“, ha concluso Grasso.

A palazzo D’Orleans era presente il presidente nazionale di PA Social, Francesco Di Costanzo che dopo aver presentato le varie attività di PA Social: eventi, convegni, formazione, ricerca con l’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale, la PA Social Academy, il tour con Linkedin, i percorsi formativi con Anci nazionale, ha puntualizzato: “Non bisogna più parlare di nuova comunicazione istituzionale in quanto le attività sui social rappresentano una realtà della nostra vita quotidiana già da diversi anni. E’ necessario superare l’ostacolo dell’attuale approccio culturale; i social sono straordinari strumenti di utilità e di servizio pubblico con un impatto immediato verso i cittadini; occorre avere un approccio di comunicazione più esterno che interno per arrivare ad un prodotto finale al cittadino efficace, efficiente, rapido, al passo coi tempi”.

Di Costanzo ha annunciato la data dell’assemblea nazionale di PA Social il prossimo 14 novembre e Gli Stati generali della Nuova Comunicazione previsti a Torino l’11 ottobre prossimo.

L’80% dei cittadini vogliono essere informati ed avere servizi mediante social network, chat ed altri strumenti di comunicazione social. Il Web ha superato di gran lunga la carta stampata ed è vicino a prendere il primo posto dopo i TG” – dice Di Costanzo – “risulta dai dati del nostro Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale creato da PA Social con l’istituto Piepoli”.

Di Costanzo conclude il suo intervento sottolineando la forza di PA Social, prima associazione a puntare sui temi della nuova comunicazione, riconosciuto anche dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e lanciando l’appello ad ospitare gli Stati Generali della nuova comunicazione pubblica in Sicilia nel 2021. Ha poi concluso evidenziando il lavoro che sta portando avanti l’associazione per la scrittura della cosidetta “Legge 151” che ri-organizzi le attività di informazione e comunicazione previste dalla Legge 150/2000 alla luce delle innovazioni della comunicazione, prevedendo negli enti un apposito servizio formato da giornalisti, comunicatori e social media manager in un’ottica organizzativa da redazione unica.

Il presidente di PA Social ha raccontato l’attività del comitato scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale di PA Social, di cui fa parte anche il sociologo Francesco Pira, professore di comunicazione all’Università degli Studi di Messina.

Da tanti anni parliamo di comunicazione istituzionale eppure ancora non si riesce a comprendere perché cittadini ed istituzioni non parlano tra loro” – ha detto Pira – “E’ necessario uscire fuori dall’equivoco che i social network sono dei giochetti e non validi strumenti da usare. È impossibile pensare ad un reale cambiamento della PA senza usare le tecnologie che il mercato ci offre e senza puntare sulla formazione, sulle buone prassi e sui processi di lavoro. Pensate che l’unico vademecum che esiste per l’uso e gestione della comunicazione social” – sottolinea Pira –  “è un vademecum realizzato dal Formez nel lontano 2011, quanto è cambiato da allora!“.

Al convegno erano presenti anche Tony Siino, social media strategist della Regione Siciliana, nuovo socio di PA Social, che ha illustrato il modo di comunicare social della Regione Siciliana, Sara la Rosa, componente PA social Sicilia, assessore al Comune di Capo D’Orlando, che ha illustrato ai presenti quale è la reputazione della PA tra comunicazione, formazione e social.

Ha messo in evidenza pro e contro, rischi ed opportunità dell’uso dei social, dal Datagate al GDPR, Marco La Diega – DPO e Consulente per la transizione al digitale di diversi Comuni siciliani, il punto di vista dei giornalisti tra “informazione, social e autocontrollo”, è stato offerto da Giovanni Villino, giornalista del gruppo GdS ed esperto dei temi legati all’innovazione digitale, Alessandro Lombardi, responsabile dell’Ufficio Rapporti con la Cittadinanza attraverso il web e i social network del Comune di Palermo ha illustrato le prospettive di sviluppo per Social media, Cittadini e amministrazioni sottolineando anche come procedere ad analizzarne il corretto uso.

Come si comunica il rischio anche attraverso i social è l’argomento affrontato da Gino Morabito, funzionario del dipartimento di Protezione civile della Regione Sicilia. A coordinare il convegno la giornalista Marina Mancini, vice presidente GUS Sicilia e coordinatrice regionale di PA Social insieme a Rosario Gullotta.

La foto di gruppo con gli organizzatori del convegno di Palermo

La foto di gruppo con gli organizzatori del convegno di Palermo

Francesco Di Costanzo

Francesco Di Costanzo

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INTERVENTO di  GAETANO  ARMAO  Vicepresidente ed Assessore all’economia della Regione siciliana

-“Ex alunno dell’Istituto ‘Gonzaga’ e dell’Istituto ‘Pedro Arrupe’ di Palermo. Quel che vorrei ricordare dell’insegnamento di Padre Pintacuda, della cifra del suo impegno di uomo di cultura e di fede, é la costante attenzione alla formazione ed alla crescita spirituale e professionale, ma anche il rigore verso le derive delle istituzioni. Soprattutto in un tempo nel quale va affermato che il crescente divario nel Paese – recentemente sottolineato nei rapporti della SVIMEZ e della Banca d’Italia -, va affrontato con politiche pubbliche incisive che attivino un impiego massiccio di risorse pubbliche, cominciando dalla revisione delle politiche U.E. sull’austerità e da un aumento della capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche. E qui torna l’attualità dell’impegno di Pintacuda in un dibattito che per troppo tempo ha posto ai margini la questione delle amministrazioni del Sud. Ovvero, che per progettare e realizzare politiche pubbliche all’altezza della pesante crisi in atto è assolutamente necessario che le amministrazioni pubbliche siano dotate delle professionalità necessarie. Lui che oltre che studioso e docente, era anche dipendente pubblico. 2È necessaria una scelta strategica, una decisione istituzionale di fondo per mettere in campo politiche pubbliche che sappiano investire sulle capacità, sui talenti sulle energie. La preminenza delle decisioni finanziarie ha fatto sin troppi danni cui occorre riparare proprio seguendo quell’insegnamento che individuava in un’amministrazione competente ed innovativa la leva per garantire sviluppo e progresso attraverso il buon funzionamento istituzionale. Senza questo approccio, come ricordato per troppo tempo sacrificato con effetti depressivi dell’efficienza dell’amministrazione e delle strutture burocratiche, anche risorse ingenti – e comunque il Sud e la Sicilia ne hanno ricevuto meno del dovuto come addirittura contestato all’Italia dalla Commissione UE – non possono essere impiegate in modo efficiente e tempestivo. L’impegno nella formazione amministrativa e politica di Padre Pintacuda dal Gonzaga, all’Istituto di scienze amministrative, diretto da padre Giuseppe Noto, al Centro “Studi sociali”, che poi ospiterà l’Istituto di formazione politica “Pedro Arrupe”, diretto da padre a Bartolomeo a Sorge, alla Libera Università della Politica sino al CERISDI offre la cifra della Sua personalità, consentendo di tracciare una traiettoria che è ancora oggi di riferimento per una Sicilia che cerca il proprio riscatto, liberandosi da malaffare, inefficienze ed abusi della politica clientelare.”

Relazione al Convegno commemorativo, Memorial Pintacuda, tenutosi all’Assemblea Regionale Siciliana, Sala 1 Mattarella, Palermo, Venerdì 15 Novembre 2019. In tal senso si ricordino i sui scritti in materia pubblicati dalla Rivista Aggiornamenti sociali: Pubblica 2 Amministrazione: tentativi di riforma: 2/1967, 101 e ss., Efficienza e retribuzioni nella Pubblica Amministrazione, 6/1967; 455 e ss.; Efficienza e controllo nella Pubblica Amministrazione, 11/1967; 601 e ss. ma anche più recenti interventi come quello tenuto alla 1a Giornata della Formazione Manageriale ASFOR a Milano, l’11 Dicembre 2002, nel quale osservò “credo che noi dobbiamo tornare, più che alla formazione di management a quella, più complessiva e strategica, di classe diri-gente; la formazione di una classe dirigente che comporta una varia segmentazione nel sistema che è quello sociale, economico e politico”, https://www.asfor.it/aree-attivita/pubblicazioni-asfor/lettera-asfor/download-lettera-asfor/ 106-rassegna-stampa-2013/download/1035_543600acf8f493e27a784809864d271b, 26. 1

In questo senso appare emblematica la dura critica che Pintacuda rivolse alla pratica, diffusa quanto deteriore, del voto segreto all’Assemblea regionale siciliana, che stigmatizzò sempre come fenomeno di “malcostume” e di degenerazione del dibattito politico , applicato alle più disparate decisioni legislative, a partire da 3 quelle di bilancio. Pratica che allora come oggi – e le cronache regionali degli ultimi giorni lo dimostrano – agita il confronto politico, istituto che se garantito nella sua attuale ed indiscriminata utilizzazione (che giova ricordare non ha eguali in assemblee legislative regionali) persegue soltanto l’obiettivo di alimentare l’instabilità politica, l’esercizio delle scelte clientelari e la negoziazione continua con ogni singolo parlamentare. 2. In questo senso la Sua figura si collega a quella di un altro straordinario gesuita, Papà Francesco per il quale “Di fronte alla cultura della illegalità, della corruzione e dello scontro, voi siete chiamati a dedicarvi al bene comune, anche mediante quel servizio alle gente che si identifica nella politica. Essa, come affermava il beato Paolo VI, ‘è la forma più alta ed esigente della carità’. Se i cristiani si disimpegnassero dall’impegno diretto nella politica, sarebbe tradire la missione dei fedeli laici, chiamati ad essere sale e luce nel mondo anche attraverso questa modalità di presenza” (Papa Francesco, Discorso alle CVX, 30 aprile 2015). Questo pensiero costituisce la sintesi del loro pensiero religioso, sociale e politologico. Il messaggio di una fede che si misura con le contraddizioni e le provocazioni dei tempi, espresso con quella ‘dolcezza sovversiva’ che, per che ha avuto la fortuna di essergli vicino, egli manifestava nei colloqui personali, ben al di là del tratto severo che ne delineavano giornalisti e politici, spesso alle strette con un uomo che non amava giri di parole. E vorrei ricordarne la figura, oltre la presenza in importanti vicende di vita, rievocando i momenti di sintonia e quelli di confronto serrato che vissi con Lui e per l’insegnamento che ancora porto dentro di me. Lo incontrai per la prima volta tra i banchi di scuola del Gonzaga alla fine degli anni ’70. Svolgeva compiti di assistenza spirituale ed era attento alle speranze dei giovani per una Palermo diversa, innovativa, che voleva voltare le spalle a quella mafia che aveva spadroneggiato anche grazie alle sponde che le istituzioni offrivano ai poteri criminali. Giunse come un fulmine l’omicidio del Presidente Mattarella e divenne per tanti di noi quasi inevitabile affiancare all’impegno nell’associazionismo cattolico quello sociale e politico. Mentre la Chiesa palermitana, guidata dal Card Pappalardo, ma con la spinta di tanti sacerdoti e laici, segnava un profondo cambio di passo nella reazione ai poteri criminali ed alle pratiche spartitorie. Nasceva in quegli anni, artefici i Padri Rizzo e Pintacuda, nel solco dell’intuizione di G.Lazzati, “Università per l’Uomo” movimento nel quale tanti si impegnarono nella vita universitaria e poi, alle elezioni per i Consigli di quartiere a Palermo, “Città per l’Uomo”. Lo ricordo così agli incontri con il ‘Gruppo Politica Giovani‘ che fondammo agli inizi degli anni ’80, con Luca Orlando e Sergio Mattarella, con l’indimenticabile Alessandra Siragusa, Manlio Mele, Steni Di Piazza, Vincenzo Morgante, Angelo Cuva, Antonio Piraino, Giovanni Maniscalco, Giuseppe Cicero, Sergio Russo e tant (E. Pintacuda, Elezioni e Governo regionale in Sicilia, in Aggiornamenti sociali, 11/1967, 561 3)  altri colmi di entusiasmo, ribelli ad una società ancora troppo vischiosa ed indifferente ed ad una politica schiacciata dalla partitocrazia e dal clientelismo. Parole come rinnovamento, discontinuità, rottura delle appartenenze, acquisivano un valore nuovo per una Sicilia nella quale la mafia, per consolidare il proprio potere, passava per le armi servitori dello Stato, politici, sindacalisti, imprenditori, sacerdoti come don Puglisi e la voce di condanna di Padre Ennio si levava nitida contro il “comitato di affari trasversale” che favoriva quei misfatti. Subito dopo nasce l’esperienza dell’Istituto ‘Pedro Arrupe‘, che prendeva il nome dal Generale della Compagnia di Gesù che guidò l’ordine dopo il Concilio Vaticano II reinterpretandone la missione come servizio della fede e promozione della giustizia, la cui “sorte fu quella del profeta: essere non solo annunciatore dei tempi nuovi dello Spirito, ma anche “segno di contraddizione”» (cfr SORGE B., Padre Arrupe, testimone profetico dei tempi nuovi, in Agg. Sociali,2001, 285). Frequentai il primo corso di formazione politica promosso da Padre Sorge nel quale Padre Pintacuda, che ne fu l’altro ispiratore, insegnava sociologia e da quella esperienza Egli trasse la consapevolezza di quanto un percorso di consolidamento cultuale e valoriale fosse necessario per irrobustire la (ancora) troppo debole società civile siciliana. L’idea che anche all’interno della democrazia e non contro di essa dovessero trovarsi gli strumenti per nuove sintesi, per costruire una società libera, non poteva che trovare nella formazione dei giovani la sua leva essenziale. L’impegno sociale, quello culturale e poi quello politico crescevano, da discente divenni docente, e Lui c’era sempre a dare consigli, a stimolare nuovi percorsi di ricerca, a suscitare uno spirito comune di riscossa per Palermo e la Sicilia, per affrancarla da quella che egli definiva una “classe dirigente di nani“. Poi arrivarono gli anni del movimento della “Rete“. Un’esperienza che, da cattolico-liberale non potei seguire ritenendola personalistica ed estremistica, una fuga in avanti che avrebbe sfilacciato un grande movimento di cambiamento che doveva puntare, al contrario, a tenere coesi i suoi protagonisti e non a dividerli. Così come purtroppo accadde e come dovette constatare, con grande amarezza, anche Padre Pintacuda che se ne distaccò successivamente senza lesinare critiche e constatare fallimenti che irreversibili erano ed irreversibili restano. Pur di fronte a quella scelta non mancarono mai gli inviti a partecipare da relatore alla straordinaria esperienza della Libera Università della Politica a Filaga che fecero di quel piccolo luogo ameno un centro vibrante di idee e di confronto, e dal quale partiva un messaggio di rinnovamento e di speranza per la nostra Terra. Ne seguì l’apertura dell’impegno di Pintacuda verso i rinnovati valori del meridionalismo, dell’autonomismo e del federalismo sturziano con l’intento di rilanciare la Sicilia delle ‘carte in regola’ di Mattarella e Nicoletti, di ridarle un sussulto di rinnovamento, liberandola dagli ascari. Messaggio che di fronte alla “palude” – termine che Egli spesso evocava – in cui si trovano ancor più oggi il Sud e la Regione siciliana appare sempre attuale. Ci ritrovammo alla metà degli anni ’90, quelli dell’avvento del centro-destra. Pur senza parlarne avevamo maturato l’idea che piuttosto che lo schieramento andasse privilegiato il rapporto con le persone che la Sicilia intendevano modernizzare indipendentemente dalla collocazione partitica. Videro così la luce – con la Sua consueta determinazione – le prime iniziative istituzionali di contrasto all’usura con la Provincia di Palermo, allora presieduta da F. Musotto. 3 Insegnavo già all’Università ed al CERISDI e fu di grande conforto vederlo guidare quella Scuola nell’ultima stagione di motivazione culturale, poi soppressa dall’insipienza della politica nel 2016. Mi piace ricordare un convegno al Castello Utveggio, da Lui aperto nel 2001, sulla finanza di progetto al quale parteciparono studiosi ed imprenditori italiani e che offriva le linee per far partire, proprio dalla Sicilia, un nuovo modello di sviluppo delle infrastrutture. E poi lo sguardo rivolto all’Euro-mediterraneo, alla Sicilia più cerniera che frontiera, con il varo di programmi formativi che alla Sua morte sono stati progressivamente abbandonati per prediligere un formazione di risulta, spesso più utile ai formatori che ai formati. Sino a quella mattina di quasi quindici anni fa nella quale giunse la telefonata di Pierluigi Matta che mi comunicava della Sua scomparsa. 3. Resta il ricordo di un sacerdote libero, di un siciliano coraggioso, di un attento studioso. Nell’omelia per le sue esequie Padre Beneduce, suo confratello ed amico, ne ha ricordato così il legato: “l’eredità che lascia a tutti noi nella misura in cui l’abbiamo avuto confratello, parente, amico, conoscente, collaboratore: è indiscutibilmente, la sua passione per la politica, per la polis…questo impegno del padre Ennio non era, come dire, un suo interesse che ha sviluppato da solo, ma sicuramente ha la sua radice nella Parola, nella tradizione cattolica, e più in particolare nel suo essere gesuita.”. Quel lascito si salda, ed oggi è possibile scorgere questa trama, con l’insegnamento di un grande confratello gesuita, divenuto Papa Francesco.

Padre Pintacuda con Armao

Padre Pintacuda con Armao

Ass. Gaetano Armao

Ass. Gaetano Armao

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PALERMO– “Tempi di transizione. Sostenere le transizioni del bambino e dell’adolescente in condizioni pediatriche” è il titolo del secondo congresso internazionale della Società italiana di psicologia pediatrica che si terrà a Palermo dal 7  al 9 novembre presso la sede dell’Ordine dei Medici a Villa Magnisi.

Organizzato dalla S.I.P.Ped. e dall’Ordine degli psicologi della Sicilia in collaborazione con l’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione della Regione Siciliana e Formez PA nell’ambito del PO FSE 2014-2020, l’evento intende aprire una riflessione sui percorsi intrapresi negli ultimi anni dai professionisti che operano nel settore e approfondire i cambiamenti evolutivi dei bambini.

Si tratta infatti di una kermesse di promozione scientifica, culturale e gestionale, che affronta, in termini di prevenzione e di supporto, le difficoltà della crescita che sorgono durante una patologia e ha l’obiettivo di portare all’attenzione degli operatori del settore (psicologi, pediatri, neuropsichiatri infantili, ginecologi, infermieri, ecc.) come tali problematiche possano iscriversi tra i fattori di rischio dell’infanzia e dell’adolescenza che hanno, poi, ricadute sociali preoccupanti come instabilità, depressione, problemi scolastici e difficoltà nell’inserimento del mondo del lavoro.

“La tematica analizzata – afferma l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla – pone una complessità di variabili che il congresso, attraverso le scelte fatte in termini di presenze, di sessioni di lavoro e d’individuazione dell’utenza, esamina a livello biologico, neuropsicologico, sanitario, educativo e sociale. Un incontro che costituisce, quindi, l’occasione di ripensare e ridefinire anche alcuni aspetti della formazione nel settore”.

Per Giovanna Perricone, presidente della Società italiana di psicologia pediatrica, “è sempre più necessaria la presenza degli psicologi in sanità, soprattutto per quanto riguarda i bambini. Basti pensare che oltre il 10% dei minori di età compresa tra 0 e 14 anni in Italia soffre di almeno una malattia cronica. E ci colpiscono per esempio i circa 10.000 bambini che ogni anno si ammalano di una malattia reumatica, o i 20.000 bambini e adolescenti con nefropatia. E ancora appaiono particolarmente preoccupanti i dati relativi alla percentuale di coloro che ogni anno nascono con una patologia rara (circa il 70% dei malati in Italia), così come la rilevazione che su 1000 nati vivi tra i 6 e gli 8 nascono con una cardiopatia congenita, spesso peraltro una delle principali cause di mortalità infantile, o le cifre sull’incidenza delle patologtumorali in età pediatrica: ogni anno oltre 160 nuove diagnosi in minori tra i 0 e i 14 anni. A tutto ciò, come ci suggeriscono diversi studi del settore, si aggiunge la considerazione della crescente associazione tra malattie croniche o severe in età pediatrica e la presenza di sintomi psicopatologici, in particolare di ansia e depressione. Per queste, e per altre ragioni – conclude Perricone –, durante il congresso discuteremo anche sui metodi da adottare per sostenere il cammino di crescita di ogni bambino e di ogni adolescente che deve affrontare una malattia”.

Numerosi saranno i temi dai risvolti scientifici e sociali che saranno affrontati da relatori autorevoli. Dopo l’incontro di inaugurazione, previsto per domani alle ore 15 con i saluti istituzionali degli assessori regionali alla Salute e all’Istruzione, Ruggero Razza e Roberto Lagalla, del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e del rettore dell’Università del capoluogo, Fabrizio Micari, nel corso del congresso interverranno Giuseppe Masera, pediatra di fama internazionale e padre dell’onco-ematologia pediatrica, già direttore della UOC dell’ospedale San Gerardo di Monza; Massimo Ammaniti, professore onorario di Psicopatologia dello sviluppo dell’Università La Sapienza di Roma e Massimiliano Oliveri, ordinario di Neuroscienze cognitive dell’Università di Palermo e con loro tanti altri docenti di atenei italiani, europei e americani.

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Il Progetto C.A.O. apre a Palermo  un Centro di primo Ascolto e Orientamento di utilità socio-economica  Sabato 26 ottobre 2019 alle ore 17:30 a Palermo in via Noce n. 81/A s’inaugura la  sede provinciale del Centro di primo Ascolto e Orientamento C.A.O.

Un sistema innovativo che ingloba soluzioni nell’immediato per attenuare e/o  risolvere  i disagi dei cittadini, problematiche imprenditoriali e familiari.

Innumerevoli sono le azioni di  sostegno sociale ed economico che un Centro di  primo Ascolto e Orientamento offre ai suoi utenti con un’attenzione alla persona e al  diritto costituzionale sulinclusione lavorativa, un punto di riferimento socio-assistenziale concreto ed esaustivo, attraverso la professionale conoscenza, esperienza e capacità.

“Riteniamo -spiega il  direttore nazionale dei Centri C.A.O. Mariano Gitto  – che  una realtà di pluriservizi, rappresentati e garantiti a livello nazionale da un unico  marchio, riesca ad essere più efficace sul territorio dove si sviluppa, potenziandone notevolmente il sistema d’integrazione pubblico-privato ; una nuova linfa che offre interessanti e in gran parte inesplorate, risposte alle molteplici necessità del quotidiano sociale ed economico”.

Il C.A.O. è un Centro di primo Ascolto e Orientamento, nato a Roma ed in  espansione in tutta Italia, un progetto di utilità socio-economica che presta  un reale sostegno alle famiglie, alle imprese, ai soggetti svantaggiati, ai giovani, e a tutte quelle  persone che ne fanno richiesta.

Il centro rappresenta il primo filtro di orientamento dei servizi offerti dall’Associazione di Promozione Sociale “Progetto CAO” e dall’azienda partner “Eurosystems Network Management S.r.l.”,

uno spazio inclusivo rivolto a coloro che   hanno necessità di un sostegno sociale e/o economico, con la possibilità di accedere  al servizio convenzionato che ingloba  professionisti e aziende di comprovate competenze e qualità.

Presso i Centri C.A.O. è possibile ricevere aiuto per affrontare le difficoltà del vivere quotidiano, risollevare o progettare impresa,

individuare risorse e soluzioni anche occupazionali.

Plurimi sono i servizi offerti: si spazia dal segretariato sociale al supporto e sostegno a minori e famiglie, dall’assistenza ad anziani e disabili, dal Caf al patronato. I centri forniscono anche attività laboratoriali, di formazione e    counseling.

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