LUGLIO 2020
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PALERMO

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PALERMO, 19 Novembre 2020 – Sono aperti i termini per la presentazione delle domande per i voucher del MISE relativi all’acquisto di un tablet o PC e di servizi di connettività in banda ultra-larga a favore delle famiglie siciliane con basso reddito, finanziati con anche con risorse messe a disposizione dalle Regioni.

 “In questo periodo di emergenza COVID-19 – dichiara il Vicepresidente ed Assessore per l’Economia della Regione Siciliana Gaetano Armao – ogni famiglia siciliana si è confrontata con esigenze, accresciute in termini di dotazione informatica e connettività internet, per soddisfare le nuove necessità dettate dal lavoro agile e dalla didattica a distanza. Il Piano Voucher offre un contributo alle famiglie con basso reddito ISEE per l’acquisto di un tablet o PC di ultima generazione e di una linea internet domestica a banda ultra-larga con cui affrontare meglio le sopravvenute necessità.”

 La banda ultra-larga è ampiamente presente e fruibile in tutta la SiciliaGià l’anno scorso l’I-Com BroadBand Index dell’Istituto per la Competitività, certificava una copertura in Banda ultra-larga del territorio siciliano al 90% della superficie cablabile. Un risultato ottenuto grazie alla strategia digitale attuata dal Governo Musumeci che ha portato l’Agenda Digitale siciliana ad essere oggi la seconda a livello europeo per dimensioni”. Aggiunge il Vicepresidente Armao.

 Il piano voucher prevede un contributo massimo di 500 euro, alle famiglie con ISEE inferiore ai 20.000 euro, che potrà essere richiesto tramite qualsiasi canale di vendita reso disponibile dagli operatori accreditati dal MISE. Il contributo, erogato sotto forma di rimborso previa verifica della regolarità dell’attivazione, sarà attivo fino all’esaurimento delle risorse disponibili per ogni regione.

Ass. Gaetano Armao

Ass. Gaetano Armao

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Sul documento dello studioso italiano per l’innovazione della conoscenza storica prendono posizione i massimi protagonisti della storia e della cultura mondiale, dal britannico Peter Burke, fondatore della «New cultural history», alla statunitense Pamela Kyle Crossley, capofila e teorica della «Globlal History»   

Quella di Carlo Ruta, storico che non ha mai smesso di documentare il ruolo strategico della conoscenza storica nella vita delle società civili contemporanee, è stata un’impresa davvero difficile, tanto più nel pieno delle attuali contingenze pandemiche. Ma con la forza dei suoi argomenti, paradigmatici, lo studioso è riuscito ad aprire varchi importanti di discussione, che hanno superato di gran lunga i confini italiani. Diramato nella prima metà dello scorso settembre, il suo Manifesto, intitolato in maniera esortativa La storia cambi passo, ha richiamato e coinvolto studiosi tra i più eminenti a livello globale, in campo storico, antropologico, archeologico sociologico, filosofico e di altre discipline.

Adesso questa discussione, dipanatasi per un mese e mezzo quasi in sordina, diventa pubblica e fruibile con pienezza perché raccolta in un libro di 220 pagine, intitolato Dibattito sulla storia. Il manifesto di Carlo Ruta e il dibattito in Europa e oltre, appena pubblicato dalle Edizioni di storia e studi sociali. Solo adesso emergono perciò, in maniera sorprendente, le misure di un dibattito intenso, che di certo finirà per accenderne altri, per il valore aggiunto culturale e scientifico, per certi versi perfino spiazzante, che riesce a fornire.

Da vari Paesi e da ambienti di profilo altissimo si è deciso di interagire in sostanza con le argomentazioni del Manifesto, con condivisioni nodali, laddove lo storico italiano parla, ad esempio, di «fenomenologie del pregiudizio» di «mobilità del punto di vista», di «dimensione dell’incerto», di «chiusure iper-identitarie» di nuovi patti tra scienze sociali e naturali e di nuovi incontri tra società e storia. Evidentemente, non scorre in rassegna una storia «calibrata», cattedratica, rinserrata nei gusci ma una storia audace, progressiva, utile e spendibile sul piano civile, come viene sottolineato ampiamente da Carlo  Ruta e da altri studiosi intervenuti.

Alcuni nomi, allora, per dare un’idea concreta sul tipo di risonanze che ha avuto il Manifesto dello studioso italiano. Tra i partecipanti al dibattito troviamo Peter Burke, storico della Cambridge University e fondatore della «New cultural history», che, con quella annalistica francese, ha segnato una delle maggiori svolte storiografiche del Novecento. Troviamo Pamela Kyle Crossley, storica statunitense della Cina e dell’Asia, oggi capofila e teorica della «Global History»: altra vicenda epica in campo storico, che ha aggiornato alcune mappe delle Annales francesi, aggiungendone di nuove. Troviamo Carlo Sini, tra i massimi filosofi italiani viventi, che ha segnato un punto di confluenza tra fenomenologia, ontologia ed ermeneutica. Troviamo Jean Guilaine, paletnologo francese i cui studi sul Neolitico e sulla Protostoria da decenni fanno scuola in tutti i continenti. Troviamo, ancora, Clemente Marconi, docente della New York University e dell’Università Statale di Milano, archeologo post-processualista tra i più brillanti oggi a livello internazionale, e che ancora oggi gli States americani contendono all’Italia.

Ed ecco i nomi degli altri partecipanti: Michael F. Feldkamp, storico tedesco di Berlino, esperto di storia delle relazioni fra Santa Sede e Germania e tra i massimi rappresentanti del cattolicesimo in Germania; Sébastien Nadot, storico, esperto di reti sociali e politico francese, dal 2017 deputato all’Assemblea Nazionale, Parigi; Vincenzo Guarrasi, geografo, direttore dell’Istituto di Scienze antropologiche e geografiche e docente di Geografia all’Università degli Studi di Palermo; Giuseppe Varnier, epistemologo italiano, docente di Epistemologia e Philosophy of Mind all’Università di Siena; Alberto Cazzella, paletnologo, docente di Paletnologia e direttore della Scuola di Dottorato in Archeologia della Sapienza Università di Roma; Giorgio Manzi, biologo, docente di Evoluzione umana e Storia naturale dei primati della Sapienza Università di Roma; Giorgio Chinnici, fisico e scrittore hoepliano; Sandra Origone, storica, docente di Storia medievale e di Storia del Mediterraneo medievale e dell’Oriente bizantino all’Università di Genova; Luigi Loreto, storico, docente di Storia Romana presso la Seconda Università degli Studi di Napoli; Roberto Cipriani, sociologo, docente di Sociologia presso l’Università Roma Tre; Simona Marchesini, linguista, archeologa ed etruscologa italiana; Liborio Dibattista, storico della scienza, docente di Storia della medicina e Filosofia della scienza all’Università degli studi di Bari; Salvatore Perri, economista, docente di Politica economica all’Università della Magna Graecia di Catanzaro e stretto collaboratore dell’analista economico statunitense John Komlos; infine, François Dosse, storico francese proveniente dall’esperienza delle Annales, tra i più acuti interpreti di Foucault, docente emerito Università di Parigi 12 e docente di storia moderna presso l’Institut Universitaire de Formation des Maîtres a Créteil.

Come si spiega allora questo grande ed esteso interesse suscitato? «Credospiega Carlo Ruta di aver interpretato un’esigenza comune, una avvertita necessità di cambiamento. Servono nuove concettualizzazioni e ho cercato di fornire dei contributi in questa direzione, che, evidentemente, non sono caduti nel vuoto, tutt’altro. Avvertivo peraltro già da prima questo interesse, che spero sia il ‘sintomo’ di un mutamento di prospettiva. Le società vivono forti crisi d’identità, rischiano di rifluire nei nichilismi, nelle chiusure iper-identitarie, che hanno infestato un’epoca e che diventano sempre più aggressive. E di certo un nuovo modo di produrre conoscenza storica può avere effetti importanti, direi dirompenti, sulla contemporaneità. Si tratta di ricercare allora nuovi paradigmi, nuovi parametri, nuovi accostamenti alle cose». «Ma continua lo storicotutto ciò è possibile a condizione che i saperi storici e sociali siano pronti a ‘rinegoziare’ il rapporto con le società attraverso un ‘patto’ che ne elevi la funzione, in cambio di un rinnovato impegno a mettersi e a mettere in discussione, che porti ad una erogazione più sostenuta sul piano scientifico, ad una ridefinizione dei compiti, che dovrebbe coinvolgere anche le scienze naturali, in una logica di aperture e dialoghi a tutto campo». E aggiunge: «Credo non sia inutile ricordare che nella dimensione discorsiva, di un dialogo incalzante e serrato tra saperi scientifici, si aprivano, con l’esperienza galileiana in modo particolare, gli orizzonti scientifici e culturali della modernità».

Il Prof. Carlo Ruta

Il Prof. Carlo Ruta

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Capaci (Pa)Il corteo delle anime sante sfila – online – in abiti del 1920 fra le vie del paese di Capaci. I Teatranti Instabili hanno deciso di proseguire per il terzo anno di fila  La Notte Delle Anime Sante (R). Come? Grazie ad un sapiente studio degli scenari e ad una attenta realizzazione a cura di Maria Ansaldi (direttrice artistica della compagnia). Attenendosi a tutte le norme previste dal nuovo decreto il pubblico potrà assistere all’evento solo online tramite la pagina dell’associazione su facebook in première, dalle 23,58 dell’1 novembre.

2020 non più 2020, così direbbe, parafrasando la sua più famosa terzina, Nostradamus, nei confronti de I Teatranti Instabili che, portano in scena per il terzo anno di fila La Notte Delle Anime Sante (R), rievocando la pandemia non ancora lontana denominata “La Spagnola”, che colpì l’intero mondo dal 1918 al 1920. Proprio per questo centenario, in concomitanza alla pandemia in corso, il corteo sfilerà in abiti del 1920 fra le vie del paese di Capaci. Il corteo seguirà ad un cortometraggio, realizzato per mantenere viva la tradizione, che ha al suo interno un messaggio di sensibilizzazione all’uso delle mascherine e al mantenimento delle distanze di sicurezza, intitolato “L’armuzzi santi” (le anime sante), interpretato da Mattia Grimaldi e Grazia Bruno nei panni di nipotino e nonna (testo Maria Ansaldi, regia Ansaldi&Davì).

A sfilare saranno I Teatranti Instabili Senior e Junior. A chiudere questa performance artistica durante il delicato periodo che stiamo vivendo, il presidente dell’associazione, Giuseppe Costanzo, che interpreterà una composizione del drammaturgo Franco Scaldati dal titolo “L’omino dei sogni”, che farà da tappeto sonoro  all’installazione delle foto di Ornella Mazzola.

La Notte delle anime Sante

La Notte delle anime Sante

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Premiata la redazione satirica di Lercio alla prima edizione del premio ComBag dedicato alla comunicazione digitale, dopo il convegno sull’informazione e disinformazione online, martedì 11 agosto a Villa San Cataldo, Bagheria, a partire dalle 18,00. Evento formativo riconosciuto dall’Ordine dei giornalisti.

Martedì 11 Agosto alle 18.00, a Villa San Cataldo a Bagheria, si svolgerà la prima edizione del Premio dedicato alla comunicazione digitale, organizzato dal Comune Di Bagheria, in collaborazione con Bocs Arci e il patrocinio di PA Social. Durante la giornata ci sarà in programma anche un confronto su misinformazione,disinformazione e fake news con giornalisti ed esperti digitali.

Premio ComBag Città di Bagheria: la giunta comunale ha approvato l’istituzione del riconoscimento annuale su proposta dell’associazione Bocs Arci, sostenuta dall’assessore alla Cultura Daniele Vella che ha coinvolto l’ufficio stampa comunale nell’organizzazione del Premio 2020. Il Comune di Bagheria a partire da quest’anno vuole organizzare ogni anno l’evento per premiare le testate giornalistiche, le associazioni, gli enti che producono informazione utilizzando in maniera innovativa la comunicazione digitale ed i social.

Per l’edizione 2020 la Commissione del premio ComBag, su proposta di Bocs Arci, condivisa dall’amministrazione comunale di Bagheria e da PA Social, ha voluto premiare la redazione di Lercio, il sito cult di finte notizie, che spesso meglio di quelle vere fanno capire il mondo di oggi.

La consegna del premio avverrà dopo il convegno, con inizio alle 18:00, su “Misinformazione, disinformazione, fake news: come orientarsi nell’informazione on line.”

Per la Commissione che, di anno in anno, valuterà il soggetto cui concedere il riconoscimento, il Comune, in accordo con l’associazione Bocs ha voluto coinvolgere anche l’associazione nazionale PA Social che è la prima comunità nazionale di professionisti e addetti ai lavori che  si occupa di informazione, comunicazione digitale, social network, web, chat e intelligenza artificiale. Associazione di cui è socia, quale primo Comune in Sicilia, la Città di Bagheria.
Il presidente di PA Social Francesco Di Costanzo e il coordinamento siciliano di hanno apprezzato la proposta dell’Ente e aderito all’iniziativa.
Per l’edizione 2020 la proposta di Bocs Arci, condivisa dall’amministrazione comunale di Bagheria e da PA Social ha voluto premiare la redazione di Lercio, il sito cult di finte notizie, ma che spesso meglio di quelle vere fanno capire il mondo di oggi.
La manifestazione di riconoscimento del premio a Lercio, che si svolgerà a villa San Cataldo, all’aperto, nel rispetto delle normative anti-covid è stata inserita anche tra gli appuntamenti formativi per i giornalisti – è già possibile inscriversi tramite la piattaforma Sigef.

Parteciperanno il sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, l’assessore alla Cultura Daniele Vella ed il referente di BOCS Arci Angelo Aiello.
Relazioneranno il giornalista del Giornale di Sicilia e direttore di Redat24.com, Giovanni Villino, l’esperto di innovazione digitale, Marco La Diega,  il professor dell’università di Messina,  Francesco Pira, sociologo e  membro dell’Osservatorio nazionale Sulla Comunicazione digitale PA, docente all’Università di Messina.

Coordina: la giornalista Marina Mancini, responsabile ufficio stampa Comune di Bagheria, coordinatrice PA Social Sicilia. 
Saranno presenti inoltre il segretario regionale di Assostampa Siciliana, il giornalista Roberto Ginex e il giornalista Gino Morabito, referente della comunicazione del dipartimento Protezione civile siciliana.

Per la redazione di Lercio che ha conquistato un pubblico ormai vastissimo, saranno presenti a ritirare la targa premio: Vittorio Lattanzi, Davide Paolino e Giuseppe Coppola. 

«Ringraziamo l’amministrazione comunale e in particolare l’assessore Vella, che ci hanno permesso di ospitare la redazione di Lercio – dice Angelo Aiello referente di BOCS Arci – Una delle missioni più importanti della nostra associazione è stata sempre quella di far conoscere realtà “altre” in questo territorio e grazie alla collaborazione con le istituzioni e alla disponibilità degli amici di Lercio, siamo felicissimi di offrire un confronto anticonvenzionale e di qualità».
«E’  interesse dell’Amministrazione Comunale di Bagheria, promuovere gli strumenti di comunicazione, resi disponibili dalle nuove tecnologie, per fornire una migliore informazione sull’attività e sui servizi comunali, l’indizione di un riconoscimento dedicato a queste attività ci sembra un ottimo modo per promuoverle  – dice il sindaco 
Filippo Maria Tripoli. 

«L’innovazione tecnologica offre oggi, strumenti di comunicazione già abbondantemente diffusi e conosciuti, quali Facebook, Instagram, telegram, youtube, whatsapp, tik tok, attraverso i quali anche le aziende e le Istituzioni creano account e pagine per offrire informazioni, servizi, e/o promuovere turisticamente le città attraverso una puntuale informazione trasparente, in funzione di una maggiore partecipazione,esigenza sempre più crescente da parte dei cittadini, che comunque deve essere riconosciuta» – aggiunge l’assessore Daniele Vella – «siamo lieti, per questa prima edizione di partire con un’esperienza, quella di Lercio che evidenzia anche la cattiva informazione, le fake news in maniera ironica e con mordente. Ringrazio pertanto Bocs Arci, Pa Social e la redazione di Lercio per aver accettato il nostro invito».

«Con molto piacere come Associazione PA Social aderiamo all’iniziativa – spiega Francesco Di Costanzo, presidente PA Social – ringraziamo il Comune di Bagheria, il coordinamento regionale PA Social Sicilia e tutti i promotori dell’evento. L’importanza e l’utilità di una comunicazione e informazione digitale di qualità è ormai evidente, come Associazione sia a livello nazionale che locale lavoriamo costantemente su divulgazione, formazione, ricerca, scambio di buone pratiche, riconoscimento delle professionalità. È importante promuovere quotidianamente una cultura digitale, per questo credo che questa iniziativa sia molto utile per il territorio siciliano e non solo».

La locandina dell'evento

La locandina dell’evento

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Giuseppe Paternò con il Rettore dell'Università

Giuseppe Paternò con il Rettore dell’Università Prof. Fabrizio Micari (Foto del sito Fb dell’università di Palermo)

Palermo - D’ora in avanti la Sicilia può vantare un altro record, quello  di avere uno studente modello, gagliardo e caparbio che si è laureato all’età di 97 anni e non solo, ma con 110 e lode e, in perfetta regola con gli studi (tre anni appena). Una notizia straordinaria che sta facendo il giro del mondo.  Il nonnino record è lo studente più anziano d’Italia, e chissà, probabilmente anche del mondo. Protagonista di questa straordinaria vicenda è Giuseppe Paternò, classe 1923. Al neolaureato in “Studi Filosofici e Storici“, proclamato dottore dal Rettore dell’Università prof. Fabrizio Micari, sono andate le congratulazioni di tutta la Comunità accademica di Palermo. Lo studente modello ha conseguito la triennale con una tesi sui “Luoghi storici della città di Palermo”. Giuseppe Paternò, geometra, era un dipendente delle Ferrovie dello Stato. Il suo era  un sogno che coltivava sin da quando era andato in pensione ed aveva più tempo per studiare. Rimasto vedovo, a “soli” 94 anni inizia il percorso universitario che ha completato in perfetta regola in tre anni. Alla laurea erano presenti i figli ed i nipoti. Adesso pare che voglia continuare gli studi con la specialistica e quindi potrebbe conseguire un altro record  a 99 anni. Tutta la redazione augura che questo accada affinchè possa essere d’esempio a tanti giovani e meno giovani (che frequentano l’università della terza età).

A questo punto non ci resta che fare un grande augurio al nonnino record che fa onore alla nostra Sicilia per lo straordinario risultato conseguito. Ad Maiora!

 

 ROSARIO MESSINA

 

La consegna della pergamena di laurea

La consegna della pergamena di laurea

Il nonnino appena laureato con il Rettore

Il nonnino appena laureato con il Rettore

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‘’Legami tra due stelle d’Europa’’ Amazon, 2020, primo della Collana “New Horizons” ripercorre la storia dei legami tra Irlanda e Italia attraverso le gesta dei monaci irlandesi diffusori di cultura nella vecchia Europa medievale oscurata dall’orda travolgente della barbarie. Il siciliano Enzo Farinella per quant’anni docente nell’Università irlandese, esponente del mondo culturale a Dublino, nel suo volume narra anche di italiani illustri autori e fautori di interconnessioni virtuose tra Italia e Irlanda. Per Guglielmo Marconi Premio Nobel per la fisica, scienziato inventore della radio su onde lunghe tutto ha inizio da Valentia – Ballybunion nella Contea di Kerry ……….

recensione a cura di Mimma Cucinotta

Enzo Farinella e la copertina del libro

Enzo Farinella e la copertina del libro

Mentre una cappa nera e maleodorante di cenere e sangue avvolgeva  l’era medievale, un bagliore sempre più chiaro si faceva  spazio nel tunnel buio dell’epoca, vivificando secoli di storia oscurati dall’orda travolgente della barbarie.

La luminosità del monachesimo irlandese trascinante e salvifico si espandeva  nei territori della vecchia Europa portando con se, conoscenza e cultura,  lasciandosi alle spalle vichinghi e saccheggi nei monasteri dell’isola d’Irlanda.

Incamminandosi così in un lungo viaggio dall’Atlantico all’Europa continentale, i monaci irlandesi esportarono civiltà e cultura in Francia, Germania, in Belgio, Austria e Italia.

“Italy and Ireland:Links between two stars of Europe”Legami tra due stelle d’Europa,  il nuovo saggio di Enzo Farinella , primo della Collana “New Horizons Amazon 2020 , descrive abilmente, legami storici, culturali e artistici tra Italia e Irlanda.

Un fascinosa ricerca delle profonde connessioni tra i due Paesi  narrata dallo studioso con sapiente  meticolosità. Enzo Farinella per lunghi anni docente di Antropologia filosofica nell’Università di Dublino, declina nel testo, l’intellettualità storica dei monaci irlandesi dal VI al XIV secolo, tra le pietre miliari della storia universale.

L’Irlanda piccola nazione, ma immensa, nei secoli passati  per impulso e slancio culturale in Europa e nel mondo incarna la sua opera negli instancabili  monaci irlandesi, impegnati a far germogliare i semi del  sapere restituendo cultura e valori a tutta l’Europa.

William Butler Yeats

William Butler Yeats

Iris Margaret Origo

Iris Margaret Origo

Dal periodo che seguì il disfacimento dell’Impero Romano, la storia del monachesimo ha ispirato la formazione di intellettuali di fama internazionale,  come  il poeta,drammaturgo, scrittore e mistico irlandese William Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roccabruna Cuneo, 28 gennaio 1939) Premio Nobel per la Letteraturatura (1923), la scrittrice anglo – irlandese Iris Margaret Origo  (Birdlip, 15 agosto 1902 – Siena, 28 giugno 1988). I due umanisti  affascinati dall’Italia imprimeranno la loro influenza culturale alla letteratura italiana.

Ed ancora, come accennavamo, mentre l’ombra della barbarie avvolgeva l’Europa dell’età medievale, in Irlanda fiorivano scuole speciali paragonabili ad universitá, baluardo di civiltà e cultura nel nostro continente. La loro diffusione fu così straordinaria da permeare conquistando l’animo di Re e Imperatori di diverse nazioni europee. Affascinati dalla sapienza dei monaci d’Irlanda, questi ultimi divennero  loro consiglieri.

Italy and Ireland:Links between two stars of Europe,  il volume ispirato dalla meravigliosa opera del monachesismo irlandese, incanta e cattura il lettore pagina dopo pagina in un volteggiare di storie spesso sconosciute. Un contributo storico importante  che si aggiunge ai precedenti lavori del professore Farinella, di ricerca e approdondimento sull’ influenza culturale in Europa dei monaci d’Irlanda.

Il volume propone  una guida agli itinerari italiani in Irlanda e a quelli irlandesi in Italia. In  un ampio capitolo tratteggia il contributo medievale dei “Pellegrini” irlandesi all’Italia e all’Europa  indicando diversi gemellaggi che unendo cittadine dei due Paesi si prefiggono la costruzione di un’Europa più umana e più solidale.

San Colombano

San Colombano

San Colombanomonaco missionario  ed evangelizzatore irlandese, noto per la fondazione di importanti centri monastici in Europa, da Annegray, Luxeuil e Fontaines in Francia all’abbazia di Bobbio in Italia, fu definito  da Robert Schuman tra i padri fondatori dell’Unione europea autore della dichiarazione del 9 maggio 1950, il maggiore rappresentante  dell’ascetismo irlandese, il “padre dell’Europa moderna” e il Santo Protettore di coloro che posero le basi alla costruzione  di un’Europa Unita”.

 Dante Alighieri,citato nel libro, Signore de ‘al principio del cammin di Italiana lingua,  nella Divina Commedia fu guidato da visioni dell’aldilà da monaci medievali irlandesi autori del Rinascimento,

Enzo Farinella, siciliano di Gangi in provincia di Palermo da quarant’anni e più  in Irlanda, nel nuovo lavoro diffonde legami e rapporti che influenzano e intrecciano Italia e l’Isola irlandese. Lo studioso, protagonista egli stesso del mondo culturale a Dublino, annovera nel volume personaggi illustri del passato che dalle coste verdeggianti d’Irlanda resero omaggio italiana patria.

Tra i ‘’Legami tra due stelle d’Europa’’ spiccano, Cristoforo Colombo che nei lunghi viaggi transoceanici alla scoperta dell’America,  intorno al 1476 approdò a Galway in Irlanda da cui salpò per raggiungere l’Islanda e continuare le sue rotte.

Guglielmo Marconi

Guglielmo Marconi

Anche per Guglielmo Marconi , tutto parte in terra d’Irlanda, cui  era legato “per madre e per sposa”. La prima,  Annie Jameson figlia di John Jameson, fondatore della distilleria del famoso omonimo whisky a Dublino, fin dal 1780, la seconda, Beatrice O’Brien degli Inchiquinn una nobildonna irlandese, sua prima moglie.

Marconi, scienziato inventore della radio e premio Nobel per la fisica, Il 19 marzo 1919 avviava  da Valentia Island, isola irlandese al largo delle coste della Contea di  Kerry,  i primi collegamenti transatlantici radiofonici  su onde lungheorganizzando l’utilizzo mondiale e commerciale della radio.

Nelle interconnessioni storiche che influenzano positivamente i rapport tra le due ‘Stelle’, il comasco Carlo M. Bianconi nel 1802 giunto in Irlanda.  Il sistema dei trasporti irlandese fu rivoluzionato da quest’uomo con vetture trainate da cavalli. Durante le operazioni di trasporto e di guerra, comprò un cavallo e una cocchio dando inizio alla sua famosa flotta di carrozze che iniziarono a collegare le aree d’Irlanda. Nel 1837 Carlo Bianconi disponeva già di 900 cavalli e  67 carrozze.

Ritenuto  ‘’Molto interessante’’ dall’Ambasciatore Italiano a Dublino Paolo Serpi, il saggio di Enzo Farinella ha raccolto anche l’apprezzamento di Colm Ó Floinn Ambasciatore irlandese a Roma secondo cui il volume  ‘’offre un valido contributo allo studio dei collegamenti storici, culturali e religiosi tra Irlanda e Italia”.

Entrambi i due diplomatici hanno curato la prefazioni al libro. 

Enzo Farinella

Enzo Farinella

Enzo Farinella, nato a Gangi in provincia di Palermo,  già docente di Antropologia filosofica nell’Università di Dublino, studioso di monachesimo irlandese in Europa, giornalista corrispondente per ANSA  e Radio Vaticana dall’Irlanda, dove vive da 45 anni.  Per 20 anni Addetto Culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura a  Dublino, in atto fondatore e direttore di Casa Italia, organismo diretto agli scambi culturali Italia – Irlanda. Priore d’Irlanda per l’Ordine Capitolare  dei Cavalieri della Concordia, referente a Dublino del’Associazione di Volontariato: I Cittadini contro le mafie e la corruzione.

Alcune pubblicazioni sull’Irlanda

Through Mountains and Valleys , l’ultimo volume presentato da Enzo Farinella il 16 maggio 2019 all’ Ambasciata d’Irlanda a Vienna, su espresso invito dell’Ambasciatore Tom Hanney, in occasione della cerimonia del 50° Anniversario dell’Associazione Austro-Irlandese. 

Italia – Irlanda: Cultura e valori, – Alle radici dell’umanesimo personalistico europeo; Ireland andItaly: Culture and values – At the roots of the European personalistic humanism, Szombathely, 2009

Biografia completa http://www.paeseitaliapress.it/album_18_Enzo-Farinella-biografia.html

La copertina del libro

La copertina del libro

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Il Centro Culturale Islamico messinese non riaprirà domenica 24 maggio

A Messina distribuite buste dono per la fine del Ramadan

Una preghiera comune sostituirà la chiusura del  Ramadan e la festa di Eid al-Fitr

 

La Comunità Islamica messinese si è allineata  alle direttive nazionali dell’UCOII e alla volontà espressa dal presidente Yassine Lafram, che ha confermato:A causa della pandemia, non riapriremo i nostri luoghi di culto. La nostra è una scelta di responsabilità e con rammarico, rimarremo chiusi per l’ultimo periodo del Ramadan e per Eid al-Fitr, la festa di chiusura del sacro mese del digiuno“.  La firma degli accordi del presidente Yassine Lafram, con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è  avvenuta a Roma lo scorso 15 maggio.

 Il Ramadan è per i musulmani e le musulmane di tutto il mondo una straordinaria occasione per ricordare, tramite il digiuno, il momento di Grazia in cui Dio ha rivelato al Profeta Muhammad  il Sacro Corano. La prima ragione del digiuno è dunque commemorativa e festosa, al tempo stesso.  Gli ultimi giorni del mese benedetto sono contraddistinti da particolare fervore e dalla zakat al-fitr ovvero l’elemosina rituale prima del momento conclusivo del digiuno, costituito dall’Id-al-fitr (la festa comunitaria della rottura del digiuno).

 Mohamed Refaat, responsabile della Comunità Islamica messinese e artefice di tante iniziative interreligiose, ha dichiarato: “A causa del Covid19 stiamo vivendo un momento particolare, in cui il distanziamento diventa essenziale, pertanto il Centro Culturale con annessa la Moschea sita in via Gaetano Alessi, riaprirà soltanto nel pomeriggio di sabato 23 maggio, per consegnare delle buste dono alle famiglie bisognose della comunità. Confermo che domenica 24 il Centro rimarrà chiuso ai fedeli. La scelta è stata dolorosa ma abbiamo l’obbligo di tutelare la salute dei nostri fedeli e della comunità. Stiamo valutando in linea con l’UCOII una riapertura graduale, inoltre speriamo di organizzare nei prossimi giorni un momento di preghiera comune assieme alle autorità civili e religiose della città”.

Ramadan doni a Messina

Ramadan doni a Messina

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Oltre…i 100 METRI DI SOLIDARIETÀ Petralia Sottana – Presso L’Ente Parco delle Madonie sono state consegnate altre mascherine utili all’esigenze di chi lavora in questa fase di emergenza COVID-19, a stretto contatto e al servizio di chi ha bisogno. Il 14 aprile sono state ritirate presso il laboratorio-sartoria Coppole e Maglie – di Antonio Casserà. Il dipendente dell’Ente Parco delle Madonie Calogero Casserà che sta coordinando le attività di distribuzione ha consegnato a Mariano Gitto direttore nazionale dei Centri di primo ascolto e orientamento CAO e a Sandy Villari responsabile regionale dei centri CAO Sicilia e addetta alla comunicazione CAO Nazionale 100 mascherine realizzate con l’aiuto di molti volontari madoniti, il cui tessuto è stato donato dalla Startex, azienda tessile che svolge la sua attività imprenditoriale presso il comune di Calatabiano in provincia di Catania. Le mascherine serviranno per i volontari dei Centri CAO presenti su tutto il territorio regionale e che stanno svolgendo attività di distribuzione di alimenti a favore delle famiglie bisognose. In particolare nelle province di Messina e Palermo. Afferma il Commissario Salvatore CaltagironeI responsabili dei centri CAO della Sicilia hanno collaborato fin dall’inizio per realizzare questa bella esperienza di solidarietà facendo da ponte fra le province di Catania e Palermo. Un lavoro in perfetta sinergia anche con il Corpo Forestale. A tutti loro va il mio sentito ringraziamento. Ancora una volta l’associazionismo attivo e la condivisione d’intenti solidali, hanno azionato una macchina produttiva dai grandi valori sociali e culturali come sottolinea la responsabile dei centri CAO Sicilia Sandy Villari che dichiara -rivolgo apprezzamento e gratitudine a tutte le parti coinvolte per il lavoro di solidarietà svolto, un grazie che desidero filtrare attraverso una scritta presente nel laboratorio-sartoria “Coppole e Maglie” dell’artigiano Antonio Casserà, che riporta: “IL PROGRESSO È NELLA TRADIZIONE”, e con certezza affermo, che è proprio dal passato, dalla tradizione che bisogna rigenerarsi. La Sicilia e tutta la Nazione deve mantenere viva la memoria, fonte inesauribile di conoscenze e saperi antichi da farne tesoro e ricchezze per una ripresa economica di domani a partire dal km 0. Il nostro Made in Italy non deve essere solo una scritta ma una realtà da tutelare; tutela che nei nostri Centri CAO è di primaria importanza. Il poter dare un servizio, atto alla rivalutazione e alla ripresa settoriale soprattutto artigianale, è per noi un dovere di cittadini italiani vendere e acquistare il prodotto “nostrum”.

La consegna delle  mascherine

La consegna delle mascherine

La consegna delle mascherine

La consegna delle mascherine

Le mascherine  consegnate

Le mascherine consegnate

Sandy Villari

Sandy Villari

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«Gli uccelli» di Hitchcock, il progresso che implode e le logiche del virus

 di Carlo Ruta

(storico e saggista)

 Ricordate «Gli uccelli» di Hitchcock? Quel film uscito nel 1963, tratto dall’omonimo racconto di Daphne du Maurier del 1953, fu un vero colpo di genio. Non fu tanto compreso dalla critica del tempo, mentre le sale si riempivano, per i suoi scenari orridi ma attraenti, la spettacolarità delle immagini e forse anche per la trama inusuale, lasciata quasi in sospeso, come se la fine, solo implicita, la si dovesse ricercare altrove. Lo stesso Hitchcock, come rimarcano le locandine del tempo, lo considerava il film forse più impressionante tra quelli che aveva diretto, che pure includevano quel caso fenomenale e inquietante che era divenuto Psycho, uscito tre anni prima. Le letture sono state tante, ma il senso ultimo dell’opera credo che si possa ravvisare nelle parole sentenziose dell’alcolizzato del villaggio, che tanto più oggi appaiono profetiche. Quell’uomo «finito», ultimo nella scala sociale degli States, annunciava a suo modo, citando la Bibbia, quel che adesso, 58 anni dopo, è a tutti drammaticamente chiaro: la natura, piegata dalle bizzarrie di questa modernità, tecnologica e violenta, è pronta a passare al contrattacco.

La storia umana è stata attraversata da epidemie letali, come la peste, la lebbra, il vaiolo e il colera, per dire delle maggiori e delle più ricorrenti, legate essenzialmente alla scarsità endemica di risorse, alle cattive condizioni di vita dei popoli, alla promiscuità, alle carestie, alle guerre, ai grandi disastri naturali. Ma la tarda modernità presenta un quadro epidemico diverso e più ampio, con infezioni che rompono in qualche modo il cliché storico. Sono i casi, ad esempio, dell’aviaria e della suina che, manifestatesi con virulenza solo negli ultimi decenni, hanno indotto scienziati e organismi internazionali a denunciare le condizioni di vita degli animali negli allevamenti intensivi per l’industria alimentare. Ma è il covid 19 a fornire il riscontro decisivo di questa rottura, infettando paesi e sistemi come mai era avvenuto da quasi un secolo, in maniera emblematica e seguendo tragitti che lasciano intravedere perfino un senso, una logica.

Gli epidemiologi hanno documentato che il contagio ha preso le mosse soprattutto dai famigerati wet market, ambienti asiatici in cui cani, gatti, galline, capre ed esemplari di altre specie, ammassati in gabbie strette e malsane, vengono macellati a vista, per essere venduti o serviti a tavola. È un dettaglio della Cina di oggi, che con il suo il suo gigantismo industriale non evoca più la Via della seta, né gli itinerari delle spezie, né il Catai di Marco Polo. È, più in particolare, la Cina dell’Hubei, la popolosa provincia che fa capo a Wuhan, megalopoli di circa 12 milioni di abitanti, interconnessa con le aree più avanzate della Terra. Muovendo da tale «finestra» spalancata sul mondo, maggiormente in direzione ovest, il virus finisce con il seguire allora un canovaccio selettivo. I maggiori focolai si attestano infatti nelle aree più industrializzate dei paesi: la Lombardia in Italia, la Catalogna in Spagna, la regione parigina in Francia, la Renania in Germania, lo Stato di New York negli USA. A dispetto delle previsioni di non pochi osservatori, l’infezione fa fatica ad attecchire invece nell’Africa più profonda, che ha conosciuto pochi anni fa l’Ebola, il più «tradizionale» dei nuovi morbi, mentre progredisce leggermente in Sudafrica, lo Stato più facoltoso ed estroverso del continente, e in alcune aree relativamente connesse con l’Europa mediterranea, come l’Algeria e l’Egitto.

Continua a cedere perciò, in un quadro di omologazioni che non conoscono limiti, l’immagine di un Occidente e un Oriente distanti e polarizzati, ossia di due concezioni irriducibili della modernità e della tradizione. L’Asia in questa drammatica vicenda finisce con il rappresentare in sostanza l’interconnessione più spavalda del mondo contemporaneo, cioè il tutt’uno del globale. Si rovescia inoltre lo schema corrente secondo cui il contagio virale, quasi per una legge di natura, che in realtà non esiste, dovrebbe muovere dal mondo «povero» al mondo «ricco», in un ordine concettuale in cui contano più le risorse tecnologico-industriali di quelle morali e, soprattutto, solidali, che nel mondo degli «ultimi» costituiscono per forza di cose il pilastro fondamentale della vita sociale. Pensiamoci: solo dai Tuareg e da popoli della stessa tempra, vissuti per secoli tra le stesse difficoltà, poteva nascere una massima come quella, davvero spettacolare, che afferma: «il tuo nemico è l’amico che non conosci». E si sta parlando di una terra, l’Africa, che ha vissuto, vive e vivrà ancora, chissà per quando, in un’ecatombe di guerre, carestie, epidemie letali dal timbro antico, siccità e ogni genere di calamità civile.

La realtà, sovvertendo non pochi luoghi comuni, inscena insomma paradossi, a fronte della catastrofe che stanno vivendo i paesi ad economia avanzata, che alla fine, come ormai appare evidente, conteranno centinaia di migliaia di morti, se non addirittura milioni, e dovranno fare i conti con un dopo non meno difficoltoso. Il fatto che il virus non stia scatenandosi nei luoghi-simbolo della povertà ma, di preferenza, nel mondo bene ordinato dei sistemi egemoni, come i corvi nella cittadina di Bodega Bay nell’area metropolitana di San Francisco di cui narrava Hitchcock, ci permette di capire qual è il messaggio e, più ancora, chi è il destinatario.

Il mondo ricco e potente delle metropoli industriali e finanziarie è chiamato oggi a risposte cruciali, che non appaiono tuttavia neppure sottintese in questi giorni drammatici, in cui la partita, in Europa ad esempio, si gioca tra l’interesse egemonico-politico e il ricatto finanziario. L’impressione è quella di mondi che, pur dominatori del PIL mondiale, appaiono sempre meno capaci di leggere la storia e il presente, mentre si parla, sempre più a sproposito al cospetto dei tanti morti, di «occasione storica». Si sente dire che niente sarà più come prima, ma ci si rapporta alla realtà con gli appetiti di sempre, mentre irrompono in scena, appunto, i veri «padroni del vapore». Non si è più lucidi in realtà di quel Luigi XVI che alla notizia della caduta della Bastiglia, nel 1789, domandò al duca di Liancourt se fosse in atto una «rivolta», per sentirsi rispondere che si trattava di una «rivoluzione».

Da decenni viene documentato che si è oltre il livello di guardia. E c’è chi lo ha spiegato in maniera esemplare, con una messe di argomenti, come il pensatore tedesco-statunitense Hans Jonas, quando ha sottolineato le responsabilità dei sistemi contemporanei rispetto alla natura, alle generazioni ancora non nate e a tutti i viventi. Si pensino bene allora le mosse da compiere, perché lo scaccomatto, corroborato dalle stoltezze di chi insiste a credersi invulnerabile, rischia di essere davvero dietro l’angolo.

Carlo Ruta

Carlo Ruta

Lo storico e saggista Carlo Ruta

Lo storico e saggista Carlo Ruta

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CORONAVIRUS, BUIA: “SUBITO AMMORTIZZATORI SOCIALI PER LE IMPRESE E SNELLIRE LE PROCEDURE SUL MODELLO DELLA NAPOLI-BARI. LA VELOCITA’ SIA LA NORMALITA’: RIDURRE I TEMPI DELLE AUTORIZZAZIONI E SPENDERE 70 MLD DISPONIBILI, DI CUI 16 AL SUD”

MUSUMECI: “I BUROCRATI REGIONALI HANNO UN’ETA’ MEDIA ELEVATA, MOLTI SI PREOCCUPANO DELL’ANAC E SONO LENTI: HO CHIESTO A PALAZZO CHIGI UN PIANO DI INTERVENTI AL SUD CON POTERI COMMISSARIALI TIPO GENOVA PER APRIRE I CANTIERI”

FALCONE; “CI SONO IN CAMPO GRANDI OPERE PER 1,2 MLD, MA LE IMPRESE SONO FRAGILI E I CANTIERI PRODUCONO MENO DEL 24%: VANNO AIUTATE”

 

Palermo, 5 marzo 2020“Nelle zone rosse i cantieri sono fermi, in quelle gialle sono rallentati dal tardato arrivo delle forniture. In Italia il settore delle costruzioni, che attiva l’80% del sistema industriale nazionale e si concentra per il 70% sul mercato interno, si sta bloccando, con gravi conseguenze negative per il Pil del Paese”.

E’ l’allarme lanciato da Gabriele Buia, presidente nazionale dell’Ance, nell’incontro a Palermo con le imprese dell’Ance Sicilia e col governo regionale. Buia, riferendosi al confronto in corso col governo nazionale sull’impatto economico dell’emergenza coronavirus, ha illustrato la piattaforma Ance: “Chiediamo subito ammortizzatori sociali in deroga per le imprese, la sospensione dei pagamenti fiscali e contributivi e la riapertura dei cantieri per spendere 70 mld già disponibili, di cui 16 per il Sud”.

Il problema, gli è stato chiesto dai giornalisti, è come farlo, dato che la burocrazia poi blocca tutto: “Nel governo si parla di commissari straordinari e di modello Genova ha risposto Buia - . Abbiamo detto al premier Conte che se oggi ci vogliono 10-15 anni per fare una grande opera, i due terzi del tempo passano per le autorizzazioni fra il progetto e il bando di gara. Quindi bisogna snellire questo percorso, piuttosto che derogare alle norme sulle gare. Per noi – ha continuato Buia – ricorrere a misure straordinarie non significa derogare al Codice degli appalti come hanno fatto per il commissario di Genova, perché simili procedure vanno bene in caso di disastri che richiedono risposte immediate. Non va bene neppure il modello utilizzato per il cratere del terremoto, il cui commissario di fatto non ha poteri e non ha potuto spendere nulla. Secondo noi – ha sottolineato Buia – per l’emergenza in corso occorre semmai che la velocità diventi la normalità. Cioè, ridurre i tempi delle procedure a monte della gara, con un modello commissariale tipo quello adottato per la Napoli-Bari, col quale, all’interno del Codice degli appalti e con regole chiare e procedure trasparenti, si è riusciti a ridurre di 2 anni l’iter burocratico per le autorizzazioni fra i progetti e i bandi, ambito circoscritto alla sola pubblica amministrazione nel quale non intervengono né le imprese né si corre il rischio di corruzione. Poi si facciano le gare regolarmente, a norme vigenti e con tutti i dovuti controlli, perché non vogliamo scorciatoie alle procedure di aggiudicazione. Anzi, reiteriamo la richiesta di qualificare le stazioni appaltanti e di avere nelle commissioni di gara due funzionari pubblici e uno dell’Anac”.

Oggi si blocca tuttosecondo Buia perchè i funzionari, col ginepraio di leggi e interpretazioni, temono di incappare nel reato di abuso d’ufficio e nel danno erariale e prima di firmare aspettano una sentenza del giudice. E, soprattutto, si preoccupano di eventuali interventi dell’Anac. Non si può bloccare l’intera filiera in attesa delle autorizzazioni. Per prevenire tutto ciò, chiediamo al legislatore di ridefinire i parametri dell’abuso d’ufficio e del danno erariale, e che l’Anac non intervenga prima del bando, ma venga nei cantieri, accanto alle imprese durante l’esecuzione dei lavori”.

Infine, Gabriele Buia sollecita l’avvio di un piano straordinario per le piccole e medie opere, per le manutenzioni degli edifici pubblici, per il rischio sismico e idrogeologico e, in particolare in Sicilia, anche per il completamento del piano delle fognature e dei depuratori.

Da parte sua, il governatore Nello Musumeci ha dichiarato chein Sicilia i nemici sono la legge nazionale vigente e la burocrazia. Alla Regione l’ultimo concorso risale al 1991: su 13mila dipendenti regionali il più giovane ha 51 anni. Per lo più sono poco motivati, si preoccupano dell’Anac e sono lenti. Per ovviare, almeno sul fronte della viabilità disastrata, provai un anno e mezzo fa a chiedere al governo nazionale o di restituire poteri e fondi alle province o di nominare un commissario: l’allora ministro mi chiese di indicare un nome, feci quello del provveditore regionale Gianluca Ievolella, un dirigente statale, ma da allora non si è fatto nulla”.

Ecco che oggi ha incalzato Musumecidi fronte a questa nuova emergenza torno a chiedere a Palazzo Chigi un piano straordinario di investimenti pubblici al Sud e in Sicilia con la concessione di poteri commissariali tipo Genova per la riapertura dei cantieri, non solo di quelli delle incompiute, ma anche di tutte le nuove opere finanziate con i fondi Ue, Fsc e dell’edilizia scolastica”.

Musumeci è convinto che “l’Anas non sia più in grado di risolvere situazioni di emergenza in tempi brevi: il ponte Himera interrotto da 5 anni è l’emblema della sua inefficienza”.

Infine, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, nell’elencare alcune importanti interventi che la Regione conta di porre in gara entro giugno, ha osservato: “Ci sono in campo grandi opere per 1,2 mld, ma in questi cantieri la produzione non raggiunge il 24% perché il sistema delle imprese è fragile, vanno aiutate”.

Intervento di Musumeci

Intervento di Musumeci

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