GIUGNO 2019
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Si sono astenuti dal lavoro per tre  giorni in segno di protesta per chiedere la stabilizzazione.  Stiamo parlano dei cinquemila lavoratori Asu siciliani che hanno proclamato la prima azione di sciopero generale regionale il 26, 27 e 28 febbraio. Numerosi  sindaci hanno sostenuto la protesta. Tra i socialmente utili c’è chi non riceve l’assegno da ottobre. In sintesi, le motivazioni della protesta sono quelle elencate in occasione dell’indizione dello stato d’agitazione lo scorso 26 gennaio, a partire dai sistemi di pagamento degli assegni di utilizzazione insicuri e non puntuali da parte dell’assessorato al Lavoro. E poi la mancata applicazione delle norme vigenti da parte dello stesso assessorato e la mancata stabilizzazione, come prevista dalle norme vigenti.

Alcuni scioperanti Asu del Comune di Giardini Naxos assieme (al centro) il Presidente del Consiglio Danilo Bevacqua

Alcuni scioperanti Asu del Comune di Giardini Naxos assieme (al centro) il Presidente del Consiglio Danilo Bevacqua

 

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PALERMO – Grande partecipazione di pubblico al “Digital day”, una giornata di dibattiti e tavole rotonde sull’Agenda digitale siciliana, organizzate a Palermo dal vicepresidente e assessore all’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao, con i maggiori esponenti ed esperti del settore della digitalizzazione al fine di spingere sul pedale dell’innovazione. “Il Governo Musumeci ho individuato la priorità strategica dell’Agenda digitale per lo sviluppo della Sicilia, dei suoi territori e delle sue imprese – ha detto Armao -. Proseguiremo negli investimenti per recuperare il divario digitale e garantire la qualità dei servizi ai siciliani: da quelli amministrativi alla tutela della salute e offrire opportunità di lavoro ai giovani. Questo anno sono 106 i milioni impegnati, ovvero un terzo dell’intera agenda digitale, che ammonta a 342 milioni da impegnare entro il 2020.

Tanti gli interventi che si sono alternati a Villa Malfitano per illustrare i progetti: banda ultra larga, data center regionale, digitalizzazione dei musei, sportello digitale del cittadino, cartella clinica e fascicolo sanitario elettronico.

Priorità dell’Agenda digitale è la Banda ultra larga. La Sicilia è la prima regione a livello nazionale ad aver fatto partire i cantieri per un accesso a Internet veloce e superveloce e la realizzazione di una nuova infrastruttura in fibra ottica nelle aree bianche, zone, cioè, ancora sprovviste di connessione. Un maxi investimento che ammonta complessivamente a 265 milioni.

Ad occuparsene è Open Fiber (OF), società costituita da Enel e Cassa Depositi e Prestiti nel dicembre 2015 che si è aggiudicata la gara bandita da Infratel, società in-house del ministero dello Sviluppo Economico. Dall’inizio dell’anno sono stati aperti 62 cantieri per la posa della fibra ottica. Buone notizie vengono dal Catanese e dalla provincia di Messina: nel giro di pochissimi mesi, in 4 Comuni i lavori, iniziati tra aprile e giugno, sono già stati completati. Si tratta di Trecastagni (Ct), Floresta (Me), Tremestieri etneo e San Gregorio, in provincia di Catania. Il cronoprogramma prevede che entro la fine del 2018 i cantieri aperti saranno 88, solo a novembre progettisti al lavoro in 26 Comuni.

A rappresentare Open fiber sono stati Stefano Paggi e Andrea Falessi, rispettivamente responsabile Network & Operations Cluster C/D e direttore delle relazioni esterne. “In Sicilia abbiamo trovato un bel clima di collaborazione istituzionale, contesto che sta permettendo di gestire al meglio il complesso iter delle autorizzazioni”, ha detto Paggi. “A Palermo sono state già cablate poco meno di 219 mila unità immobiliari a fronte di un obiettivo target di 224 mila, con la conclusione dei lavori inizialmente prevista ad aprile del 2019. Risultato che fa il paio con Catania, dove l’obiettivo target di 110 mila unita’ immobiliari cablate e’ stato raggiunto con largo anticipo rispetto al cronoprogramma”, ha sottolineato Falessi.

Soddisfatta anche Bernadette Grasso, assessore regionale agli Enti locali: “La banda larga consentirà ai comuni di realizzare strategie di sviluppo territoriale. La Sicilia è fra le ultime regioni d’Italia per infrastrutture ma l’agenda digitale vuol dire connessione fra le pubbliche amministrazioni, Regione ed enti locali, e fra cittadini e pubbliche amministrazioni con la possibilità di servizi migliori”. E quanto ai ritardi autorizzativi l’assessore agli Enti locali tranquillizza. “L’assessorato all’economia emanerà una circolare per fissare i tempi per la realizzazione dei lavori nei Comuni, certamente se sarà necessario sollecitare i Comuni il mio assessorato interverrà per farlo”.

L’assessore alla Salute, Ruggero Razza ha ricordato gli interventi che riguardano il settore sanitario: “Il fascicolo sanitario elettronico aiuterà il cittadino ad accedere ai propri dati sanitari da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento; il Sovracup, Centro Unico di Prenotazione per le prestazioni sanitarie in tutta la Sicilia, sostituirà, i numeri verdi delle Asp”.

Il Garante per la protezione dei dati personali, Cosimo Comella, ha raccomandato “alla Regione siciliana che si avvia a intraprendere il processo di digitalizzazione di mantenere alto il livello di vigilanza sui trattamenti di tutti dati. La Regione si è mossa per tempo, ha messo in atto tutte le procedure e segnalato un responsabile per il trattamento dei dati entro i termini previsti, molte amministrazioni italiane invece sono in ritardo”.

Interessante anche l’intervento di Giuseppe Lo Re, docente al dipartimento di Ingegneria dell’Università di Palermo: “Per gestire la rivoluzione del digitale servono competenze e professionalità e queste professionalità sono i nostri giovani, molti laureandi che hanno già acquistato il biglietto per andare a lavorare a Milano, Roma o altrove, lasciando la Sicilia nel solito immobilismo. La politica deve fare in modo che questa emorragia di cervelli si blocchi: come tutti gli enti locali hanno uffici tecnici per qualsiasi necessità, ci devono essere uffici tecnici informatici in ogni comune siciliano per avviare la rivoluzione del digitale”.

I relatori

I relatori

Il pubblico presente al Digital Day

Il pubblico presente al Digital Day

Intervista all'Assessore Armao

Intervista all’Assessore Armao

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I DETTAGLI DEL PROGETTO dell’AGENDA DIGITALE SICILIANA

PALERMO – Banda ultra larga in Sicilia, data center regionale, digitalizzazione dei musei, sportello digitale del cittadino, cartella clinica e fascicolo sanitario elettronico. La Regione siciliana accelera sull’Agenda digitale siciliana, impegnando 106 milioni di euro già nel 2018, su un complesso di 342 milioni , fondi europei da impiegare entro il 2020.

Un piano ambizioso – che ha l’obiettivo di colmare il ritardo digitale che separa la Sicilia al resto del Paese sia sul piano infrastrutturale che su quello dei servizi per la pubblica amministrazione, imprese e cittadini in genere – illustrato durante il Digital day, una giornata di dibattiti e tavole rotonde organizzate a Palermo dal vicepresidente e assessore all’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao, con i maggiori esponenti ed esperti del settore della digitalizzazione al fine di spingere sul pedale dell’innovazione.

 “La strategia digitale costituisce una grande opportunità per la proiezione strategica della Sicilia, delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e dei cittadini – ha spiegato Armao -. Stiamo recuperando il divario digitale che ha isolato la Sicilia rispetto al resto del Paese. Le imprese per essere competitive devono poter conseguire competenze digitali ed utilizzare al meglio le infrastrutture realizzate da Agenda digitale”, ha sottolineato, precisando che “la Regione punta sul digitale per valorizzare la nuova centralità che riveste nel Mediterraneo quale snodo delle più importanti dorsali, le autostrade dei dati”.

Il vicepresidente ha ricordato l’impegno del governo Musumeci per lo sviluppo dell’Isola: “L’agenda digitale siciliana stanzia 342 milioni di investimenti, di cui 232 sulla Banda ultra larga. Trovata a zero la spesa di una versione di Agenda subito rivista ed ampliata, da quest’anno siamo Polo strategico nazionale, é iniziata la realizzazione di un grande Data center a Palermo e nel 2020 completeremo la rete divenendo l’area più digitalizzata del Mediterraneo, una grande opportunità per imprese, giovani ed anziani siciliani”.

A coordinare gli interventi e le missioni di Agenda digitale siciliana è l’Autorità regionale per l’Innovazione tecnologica, guidata da Maurizio Pirillo con la supervisione dell’esperto dell’assessore all’Economia in materia informatica, Serafino Sorrenti.

Dopo la prima accelerazione sulle infrastrutture digitali stiamo puntando sui servizi ai cittadini attraverso l’amministrazione digitale – ha detto Pirillo - entro pochi mesi saranno utilizzabili nuove piattaforme e portali per imprese e cittadini. Sarà compito dei siciliani utilizzare al meglio le opportunità che si prospettano grazie ad Agenda digitale”.

Ecco in dettaglio gli assi portanti della programmazione e degli investimenti:

 

Banda ultra Larga (Bul)

La Sicilia è la prima regione a livello nazionale ad aver fatto partire i cantieri per un accesso a Internet veloce e superveloce e la realizzazione di una nuova infrastruttura in fibra ottica nelle aree bianche, zone, cioè, ancora sprovviste di connessione.

Un maxi investimento che ammonta complessivamente a 265 milioni, di cui 232 sono fondi Fesr 2014/20, 13 milioni fondi Feasr 2014/20, altri 17 fondi Pon per imprese e competitività. Solo nel 2018 sono stati stanziati ben 86 milioni, tra la prima e la seconda fase di intervento.  Ad occuparsene è Open Fiber (OF), società costituita da Enel e Cassa Depositi e Prestiti nel dicembre 2015 che si è aggiudicata la gara bandita da Infratel, società in-house del ministero dello Sviluppo Economico, con l’obiettivo di realizzare l’installazione, la fornitura e l’esercizio di reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica su tutto il territorio nazionale.

Dall’inizio dell’anno sono stati aperti 62 cantieri per la posa della fibra ottica. (Nella cartella stampa il dettaglio dei Comuni coinvolti). Buone notizie vengono dal Catanese e dalla provincia di Messina: nel giro di pochissimi mesi, in 4 Comuni i lavori, iniziati tra aprile e giugno, sono già stati completati. Si tratta di Trecastagni (Ct), Floresta (Me), Tremestieri etneo e San Gregorio, in provincia di Catania. Il cronoprogramma prevede che entro la fine del 2018 i cantieri aperti saranno 88, solo a novembre progettisti al lavoro in 26 Comuni.

Per accelerare i processi autorizzativi, l’assessorato ha pronta per l’invio una circolare alle amministrazioni comunali, perché la progettazione è completa ma i cantieri per partire devono essere celermente autorizzati dagli enti locali, che hanno sottoscritto le convenzioni con la Regione e Infratel.

Data center regionale

Al centro dell’operazione della digitalizzazione della Regione c’è la realizzazione di un Data center regionale per consolidare tutti i sistemi informativi nel Polo strategico nazionale, previsto dal progetto dell’Agenda digitale nazionale, in grado di ospitare l’infrastruttura di rete, i server degli assessorati regionali e di tutta la pubblica amministrazione siciliana, dai Comuni alle ex province, dagli enti alle aziende sanitarie, utilizzando anche le tecnologie in cloud che velocizzeranno questo processo.

Archiviata finalmente la vicenda dei dati dislocati in Val d’Aosta, la Regione mira alla razionalizzazione della spesa: anziché gestire tante piccole banche dati, tutti i dati multimediali verranno concentrati in un’unica grande struttura a servizio del territorio insieme ad un disaster recovery a Catania.

Il progetto è di 25 milioni di euro: 9 milioni del PO Fesr, 8 sono fondi regionali per l’adattamento infrastrutturale dell’immobile e altri 8 a valere sul Pon legalità per garantire la cyber security, la sicurezza dei dati informatici contenuti nelle varie banche dati, in collaborazione con le forze di polizia impegnate in questa nuova frontiera della sicurezza.  Il data center sorgerà nel centro direzionale (ex Asi) di Brancaccio acquisito al patrimonio regionale e di cui é stata avviata la ristrutturazione. La Regione prevede di realizzarlo in venti mesi, dal momento in cui l’Agid, Agenzia per l’Italia digitale, validerà la localizzazione del data-center nell’immobile regionale.

 

Sportello digitale del cittadino

Basta file negli uffici. Per snellire gli iter burocratici e facilitare la vita di imprese e famiglie, la Regione nel 2018 ha stanziato 1,5 milioni per la creazione dello “Sportello digitale del cittadino”. Anziché presentare le istanze nei vari assessorati regionali, tramite una piattaforma web si potrà chiedere il rilascio di migliaia di autorizzazioni, avere subito il protocollo e la posta certificata. Solo per fare qualche esempio: le autorizzazioni per gli impianti eolici e fotovoltaici, la concessione di un pozzo e quelle demaniali si potranno avere via web. L’Autorità regionale per l’innovazione tecnologica prevede di far partire il progetto entro il 2018 tramite la convenzione Consip per portali e interoperabilità.

 

Digitalizzazione del patrimonio museale

Ci sono opere d’arte magnifiche che a volte è complicato poter ammirare, capolavori che meriterebbero un vasto pubblico e sono invece alla portata di pochi. E’ per il desiderio di aprire le porte a tutti che la Regione ha stanziato 1,9 milioni di euro per digitalizzare le informazioni di tutti i musei siciliani e creare un nuovo sistema che permetterà di renderli visitabili virtualmente. Con un semplice “clic” si potranno visitare i templi di Agrigento e Selinunte o entrare al Museo Riso di Palermo, solo per fare qualche esempio.  Iniziato sei mesi fa, il progetto sarà realizzato entro il 2020.

 

Open data e Open Government

Anche la Regione siciliana preme l’acceleratore sul fronte della trasparenza e della pubblicazione online dei dati pubblici. Il nuovo portale “Sicilia Open data” vuole essere uno strumento in cui confluisce tutto il patrimonio informativo della pubblica amministrazione siciliana, in maniera tale da aiutare il cittadino a potere accedere in maniera telematica alle informazioni che gli servono.

Un progetto poderoso per il quale sono stati stanziati 1,6 milioni nel 2018.

Sanità digitale

Per quanto riguarda il settore sanitario sono diversi gli interventi innovativi previsti da Agenda digitale. Il fascicolo sanitario elettronico aiuterà il cittadino ad accedere ai propri dati sanitari da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento; il Sovracup, Centro Unico di Prenotazione per le prestazioni sanitarie in tutta la Sicilia, sostituirà, i numeri verdi delle Asp e prevede un investimento di 2,7 milioni nel 2018. L’implementazione dell’attuale anagrafe digitale migliorerà la governance dell’assistenza sanitaria anche attraverso un fascicolo sanitario elettronico e la cartella clinica elettronica, con la possibilità di scegliere e revocare on line il medico di famiglia.

L’investimento sarà agganciato al Sistema Nazionale impostato da Sogei, partecipata del ministero delle Finanze che cura l’interoperabilità di tutti i sistemi sanitari regionali, tramite una convenzione con la Regione siciliana firmata recentemente dall’assessorato Sanità. Quelli già elencati costituiscono la fase 1 del piano di investimenti, a cui è stata assegnata priorità e per i quali si prevede un tempo massimo di realizzazione di 24 mesi, con una pianificazione che partirà già dal 2018 e un investimento calcolato in 15 milioni di euro a valere sul PoFesr.

Per l’intera realizzazione di tutti gli obiettivi del Piano Strategico per la Salute, che seguiranno a quelli della fase 1, l’investimento calcolato è invece di 50 milioni.

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Taormina (Me) – In una sala affollatissima dell’hotel Miramare di Taormina , in presenza di un pubblico emozionato e attento, è stata ufficialmente tenuta a battesimo la nascita della Associazione culturale ” Donne con Nello Musumeci. Oltre il 5 novembre”. Il progetto, nato in occasione della recente tornata elettorale, è stato concepito, come da sempre sottolineato, per andare oltre il 5 novembre, allo scopo di costituire  un laboratorio permanente gestito da donne, di tutta la Sicilia, provenienti da tutte le formazioni politiche che si sono riconosciute nell’ area di supporto al progetto politico di Nello Musumeci. 
L’incontro diTaormina è stato un esempio virtuoso di un esperimento di pluralismo attivo, operoso e solidale che vede la partecipazione di professioniste, amministratrici, donne impegnate nel terzo settore, accomunate dal desiderio di consegnare le proprie esperienze e competenze ad un percorso comune di militanza. Questa una delle parole chiave più pronunciate nella seduta del 26, “parola, come dice Fulvia Toscano, ideatrice del progetto, forse considerata obsoleta nell’ immaginario, ma da noi ritenuta indispensabile per declinare il modo con cui intendiamo affrontare questa avventura. Tutta la vita delle donne, in fondo, è militanza, più o meno narrata e visibile“.  Una militanza che si unisce alla Cura, altra parola guida, intesa come quel modo di sentire ed entrare nella realtà, che connota più specificamente il mondo delle donne.
All’ incontro, aperto dall’ assessore alle Politiche sociali di Taormina, Pina Raneri e coordinato da Fina Maltese e Federica d’Adamo, del Comitato di Messina, hanno partecipato le presidenti degli altri comitati provinciali: Sabrina Figuccia per Palermo; Franca Nicita per Ragusa; Alessandra Cascio per Trapani; Stefania Scoglio per Catania. Mila Caldarella, presidente del comitato di Siracusa, ha inviato un intenso messaggio per il tramite delle delegate della provincia presenti.
Tantissime le donne partecipanti, da tutta la Sicilia, che hanno potuto e voluto dare il loro contributo, con diversi interventi, programmati nella sessione pomeridiana dell’ incontro.  All’ evento sono stati invitati  i deputati del centro destra eletti. Tra questi ha partecipato, con un sentito contributo, l’ On.Pino Galluzzo, mentre per l’ On. Bernadrette Grasso, ha portato i saluti una sua portavoce, la Staiti, facente parte del Comitato di Messina.
A questi si è aggiunta la presenza di molte donne candidate alle recenti regionali, tra cui hanno preso la   Mariella Grimaudo di Alcamo e Natascha Pisano di Ragusa. Alla manifestazione hanno anche voluto portare il saluto alcuni esponenti della amministrazione di Taormina, fra cui l’ assessore al turismo, Salvo Cilona, e il vice presidente del Consiglio, Vittorio Sabato e esponenti del mondo del sindacato, come Giuseppe Messina, presidente regionale UGL.
L’ assemblea, che ha eletto come presidente regionale Fulvia Toscano e come coordinatore regionale Fina Maltese,  ha assunto importanti decisioni in merito alla struttura  della Associazione, che intende operare capillarmente sui territori, con lo sguardo, però rivolto alle dinamiche politiche-sociali e culturali anche nazionali.  È toccato a Sonia Licciardello illustrare le forme statutarie pensate per la neonata associazione
Fra i progetti approvati che partiranno nel 2018 citiamo un progetto di Formazione, destinato alle donne che vogliano arrivare consapevolmente preparate ad eventuali scelte di candidature politiche, progetto illustrato da Claudia Viola,  e la creazione di una banca dati di competenze di donne della nostra isola, allo scopo di mettere in rete e fare circolare idee e saperi, in modo solidale.
Le presidenti dei comitati provinciali, hanno evidenziato la necessità di un continuo confronto con le esigenze e le emergenze delle singole realtà, plaudendo, altresì, alla grande potenzialità che la associazione costituita può rappresentare, come strumento di coesione, confronto e, soprattutto, proposizione.
Insomma un grande progetto di donne, ma non solo per le donne, che intende vedere in Nello Musumeci un interlocutore attivo e sensibile, che vuole porsi come costante pungolo di riflessione e proposta, senza mai abbassare la guardia su temi forti, ormai imprescindibili, come la esigenza di una maggiore rappresentanza delle donne nei luoghi delle decisioni, le politiche familiari che possano creare condizioni di agevolazione alla partecipazione delle donne, la scommessa quindi della conciliazione sociale e la lotta alla violenza sulle donne, da affrontare come problema culturale e condiviso, le sfide etiche che attendono la nostra società, tra difesa di valori e capacità di ascolto nei confronti delle mutate dinamiche sociali, la sfida della parità nel mondo del lavoro etc…insomma un programma importante che camminera’ sulle gambe di donne  competenti e motivate, battagliere e, solidali. “Un progetto che, come ancora dice la Toscano,  ha uno sguardo moderno e sul futuro, ma con un cuore antico. Un progetto fatto di idee e di storie di donne che vengono da anni di militanza, spesso di faticosa resistenza, ma sempre pronte a mettersi in gioco per il bene comune. Donne  tra di loro diverse, frutto di storie e scelte diverse, che sapranno fare di questa diversità un punto di forza per la costruzione di una Sicilia più solidale, sociale e pronta alle sfide del futuro.
Il direttivo

Il direttivo

I partecipanti

I partecipanti

Fina Maltese e Fulvia Toscano

Fina Maltese e Fulvia Toscano

La coordinatrice Fina Maltese

La coordinatrice Fina Maltese

Claudia Viola

Claudia Viola

Fina Maltese e

Fina Maltese e Stefania Scoglio

Federica D'Adamo

Federica D’Adamo

On. Pino Galluzzo

On. Pino Galluzzo

14 Sabrina Figuccia

Sabrina Figuccia

Fina Maltese e Alessandra Cascio

Fina Maltese e Alessandra Cascio

Franca Nicita

Franca Nicita

Le delegate di Siracusa che hanno portato il messaggio di Mila Caldarella la presidente del Comitato della provincia di Siracusa

Le delegate di Siracusa che hanno portato il messaggio di Mila Caldarella la presidente del Comitato della provincia di Siracusa

 

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Giardini Naxos (Me) – Il Vicesindaco del Comune di Giardini Naxos Carmelo Giardina, delegato dal Sindaco Pancrazio Lo Turco, ha aderito a Milano all’invito della Eap Fedarcom Regione Sicilia, su richiesta dell’Associazione CPAFFC (Associazione Chinese People Association for Friendship with Foreign Counties), uno dei tre principali Enti di Diplomazia Estera della Repubblica Cinese. Fondata nel 1954 e diffusa in tutta la Cina, l’Associazione per l’Amicizia del Popolo Cinese con l’Estero è incaricata dal Consiglio di Stato Cinese di coordinare e amministrare il lavoro di gemellaggio con l’estero: alla fine del 2012 CPAFFC aveva attivato 1986 gemellaggi con 131 paesi, inclusi 64 gemellaggi con Regioni, Province e Comuni d’Italia. L’incontro, patrocinato dalla Regione Lombardia, ha avuto luogo presso il Palazzo Regione Lombardia, con la partecipazione di 38 delegazioni di Sindaci e Autorità Governative Italiane tra le quali l’On. Davide Caparini (Ufficio di Presidenza Camera dei Deputati Governo Italiano), il dott. Carlo Capria (Dirigente Presidenza del Consiglio dei Ministri), il dott. Giovanni Di Giorgi (Vice Presidente ANCI), Francesca Brianza (Assessore Post Expo e alla Città Metropolitana), la dott.ssa Maria Moreni (Presidente Associazione Physeon). Presenti per la Delegazione Siciliana il Vicesindaco Carmelo Giardina (Comune di Giardini Naxos), il dott. Salvatore Ferro (delegato del On. Gianluca Miccichè della Regione Sicilia), la dott.ssa Floriana Ippolito (Responsabile sportello UE dell’Associazioni Albergatori Giardini-Naxos e Taormina), il dott. Andrea Cafà (Presidente CIFA- Fonarcom), la dott.ssa Angela Amico (della EAP-Fedarcom). Relatore per la Delegazione cinese è stato Mr. Shen Xin di CPAFFC (Vice Direttore Generale di Dipartimento Europeo). Sono stati trattati argomenti sul futuro delle relazioni di amicizia, cooperazione, diplomazia people to people tra Italia e Cina: scenari,prospettive e opportunità. In particolare, è stata firmata una proposta di accordo di amicizia, tra la CPAFFC, la Regione Sicilia, il Comune di Giardini Naxos, EAP Fedarcom, e CIFA-Fonarcom, volta ad implementare una stretta collaborazione per incoraggiare gemellaggi, visite, scambi, incontri tra imprenditori e professionisti, una migliore reciproca conoscenza dei sistemi culturali e sociali di Cina e Sicilia, facilitare la conoscenza tra sistemi di impresa di Cina e Sicilia, divulgare la conoscenza del territorio comprensoriale di Giardini Naxos e della Sicilia in generale per possibili futuri investimenti Cinesi, programmi di formazione, attività culturali, esperienze enogastronomiche tradizionali e ogni altro evento ritenuto idoneo a valorizzare il nostro territorio. Nel corso dell’incontro, la Delegazione Siciliana ha esposto le ricchezze naturali, paesaggistiche, storiche e culturali del territorio Siciliano. In particolare è stato presentato, dal Vicesindaco e dalla Dott.ssa Ippolito, ognuno per la parte di propria competenza, il territorio di Giardini Naxos e del suo comprensorio, le sue peculiarità e le ricchezze naturali verso le quali i Delegati Cinesi hanno manifestato particolare interesse. L’incontro è continuato  con la presentazione di CAWE ( China Association of Women Entrepreneurs), 18 Imprese, tutte dirette da Imprenditrici Cinesi. Dopo una breve introduzione della Sig.ra JIANG Hua (Vice Presidente dell’Associazione), le 18 impresarie Cinesi hanno presentato i loro prodotti e mostrato una attenzione particolare verso l’Italia e la Sicilia inoltrando richieste di mercato per quanti, interessati alle loro attività, volessero intraprendere rapporti di lavoro. Sono state intraprese iniziative con alcune di loro interessate all’attività turistica nel nostro territorio.

Al centro Floriana Ippolito,  Mr. Shen Xin di CPAFFC e Carmelo Giardina

Al centro Floriana Ippolito, Mr. Shen Xin di CPAFFC e Carmelo Giardina

Il Vicesindaco Giardina mostra depliant su Giardini Naxos

Il Vicesindaco Giardina mostra depliant su Giardini Naxos

L'accordo siglato (pag. 1)

L’accordo siglato (pag. 1)

L'accordo siglato pag. 2

L’accordo siglato pag. 2

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Giardini Naxos (Me) – “Quando la solidarietà verso le persone diversamente abili, diventa concretezza“. Potrebbe essere questo lo slogan per denominare il progetto “Sun” che l’amministrazione comunale di Giardini Naxos del Sindaco Pancrazio Lo Turco ha reso operativo. A spiegare i termini del nuovo servizio è l‘assessore ai Servizi Sociali Sandra San Filippo che ha curato l’iniziativa la quale dice: ” Il progetto Sun è stato attivato a partire dal 23 novembre. Avrà la durata di un anno e garantirà l’assistenza domiciliare a tre utenti portatori di handicap residenti nel Comune di Giardini Naxos. Porterà ai destinatari e, alle loro famiglie, un sostegno che possa alleviare la loro situazione già difficile a causa del loro stato di disabilità.
L’iter che ha portato all’approvazione del progetto era iniziato circa un anno fa, con la pubblicazione da parte della Regione, di un avviso (con D.A. 76 del 29/01/2015) in base al quale si potevano presentare dei progetti di assistenza per disabili in situazione di compromissione funzionale o minori disabili che svolgono attività di socializzazione che vengono assistiti all’interno del nucleo familiare. Il progetto, è stato approvato ed ammesso a finanziamento, il sei ottobre 2015 con il D.D. n. 2381 della Regione Sicilia. A predisporlo e metterlo in atto è stata la Società Cooperativa Delfino di Catania che opera nel settore da circa venti anni accumulando esperienza e professionalità ad alti livelli. Sono gli operatori della Delfino a prestare l’assistenza ai tre disabili destinatari del servizio. La realizzazione del progetto sun è stata attuata con la collaborazione dell’assessore ai Sevizi Sociali del Comune di Giardini Naxos, Sandra Sanfilippo la quale ha dimostrato grande sensibilità verso le persone con disabilità e soprattutto verso le loro famiglie che sono di fatto i principali ammortizzatori sociali delle nostre comunità le quali spesso sono costrette ad affrontare sacrifici enormi per assistere i loro familiari portatori di handicap.

Il parco archeologico di Naxos

Il parco archeologico di Naxos

Giardini Naxos (Me). Il Parco Archeologico di Naxos che conserva i resti della prima colonia greca di Sicilia fondata dai Calcidesi nel 734 a.c. è diventato autonomo.  L’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Antonio Purpura, ha firmato il Decreto che disciplina il funzionamento organizzativo e la gestione con autonomia amministrativa e finanziaria del Parco, tramite un apposito Regolamento di organizzazione e, amministrativo-contabile. Si tratta di un importante riconoscimento per quella che è a tutti gli effetti la terza area archeologica in Sicilia, dopo la Valle dei Templi di Agrigento e il Parco di Selinunte. Il Parco archeologico di Naxos, era stato istituito il 13 luglio del 2007 col Decreto Assessoriale n. 6640 a firma dell’allora assessore Nicola Leanza. Esso comprende, oltre i resti dell’antica colonia greca, anche il Museo archeologico regionale di Naxos; il Teatro antico, Villa Caronia ed il Museo naturalistico dell’Isolabella  ricadenti nel territorio di Taormina, l‘area archeologica del comune di  Francavilla di Sicilia (Me). Un traguardo che parte da lontano quello dell’iter del Parco di Naxos iniziato nel 2007 con la sua istituzione. A  trasmettere la documentazione a Palermo per il riconoscimento dell’autonomia erano stati i sindaci di Giardini Naxos (Pancrazio Lo Turco), Taormina (Eligio Giardina), Francavilla (Lino Monea) assieme alla direttrice del Parco Archeologico Maria Costanza Lentini.  Appresa la notizia,  il Sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco ha espresso grande soddisfazione per l’importante riconoscimento: “Da questo momento” afferma Lo Turco “i proventi inerenti il Parco,verranno gestiti direttamente nel nostro territorio e non più a Palermo. E’ un traguardo storico aver ottenuto il decreto di reale autonomia gestionale e finanziaria che avrà benefici per tutto il territorio. Siamo convinti che il riconoscimento formale del Parco di Naxos possa rappresentare un segnale forte nella prospettiva di un rilancio del prodotto turistico  del nostro territorio nella sua interessa al quale tutti guardiamo con identiche aspettative. Insieme ai nostri amici di Taormina e Francavilla auspico  un percorso a lungo termine fatto di sinergie e condivisione delle politiche del territorio“.

 

Il Parco Archeologico di Naxos

Il Parco Archeologico di Naxos

L’Iter amministrativo che ha caratterizzato l’istituzione del Parco Archeologico di Naxos

E’ nel 2001 che comincia il complesso iter amministrativo che porterà, qualche anno dopo, alla istituzione del Parco. Il primo atto formale fu il Decreto Assessoriale n. 6263 con il quale l’Assessorato dei Beni Culturali ed Ambientali e della Pubblica Istruzione istituì nel 2001 il sistema dei parchi archeologici siciliani. Il Decreto venne pubblicato nella  G.U.R.S. 21 settembre 2001, n. 46.

Il nuovo sistema dei parchi archeologici siciliani, venne istituito ai sensi dell’art. 20, 1° comma, della legge regionale 3 novembre 2000, n. 20 e comprendeva le aree archeologiche di Gela, Sabucina, Morgantina, Isole Eolie, Naxos, Himera, Iato, Solunto, Kamarina, Cava d’Ispica, Lentini, Eloro e Villa del Tellaro, Siracusa, Pantelleria, Selinunte e Cave di Cusa, Segesta.

Nel 2004 la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina avanzò alla Regione la proposta di istituzione del Parco Archeologico di Naxos alla quale si associa anche il Comune di Giardini Naxos.

Nel 2007 il sito archeologico della prima colonia greca venne istituito con il Decreto assessoriale n. 6640 a firma dell’allora assessore dei Beni Culturali Nicola Leanza.  Nel Decreto si legge “Si ritiene di dover provvedere all’istituzione del Parco Archeologico di Naxos, in considerazione della sua importanza strategica ai fini della gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico e ambientale del territorio, costituito dall’antica città di Naxos, prima colonia greca della Sicilia, fondata nel 734-733 a.C. all’imbocco meridionale dello Stretto di Messina, da Thoukles a capo di un contingente di Calcidesi dall’isola di Eubea e di Nassi dall’Isola Cicladica di Naxos; Tenuto conto che nell’area del costituendo Parco sono visibili le testimonianze delle varie vicende storiche ed urbanistiche della città, dal periodo arcaico sino alla sua distruzione avvenuta nel 403 a.C. , ad opera di Dionigi I di Siracusa; avuto riguardo altresì delle varie aree sacre (Temene) che, dislocate ai margini dell’area urbana, ci testimoniano la vita religiosa della colonia,dominata dal culto di Apollo e Dioniso, quest’ultimo documentato dalle molte centinaia di antefisse a maschera silenica, esposte in buon numero accanto a terrecotte architettoniche di rivestimento dei tetti di edifici sacri, all’interno del Museo che accoglie una larga scelta di materiali provenienti da scavi del sito effettuati nell’arco di oltre un cinquantennio (1953 – 2006).”

L’art. 1 del decreto recita:Per i motivi esposti in narrativa, è istituito ai sensi dell’art. 20 della L. R. 20/00, il Parco Archeologico di “Naxos”, ricadente nel Comune di Giardini Naxos, Provincia di Messina, in quanto Naxos rappresenta un osservatorio privilegiato per la conoscenza della storia più antica dell’urbanistica dell’Occidente greco, per la sua alta antichità, nonché per la sua storia breve concentrata in un arco di poco più di 300 anni.”

 Con lo stesso decreto venne nominata Direttore del Parco la dott.ssa Maria Costanza Lentini già  direttrice dell’Area Archeologica e dell’attiguo museo. Alla stessa vennero conferite le funzioni di commissario ad acta al fine di porre in essere tutti gli adempimenti necessari per assicurare l’avvio del funzionamento della nuova struttura.

Nel 2013, alla presenza dell’assessore ai Beni Culturali dell’epoca Maria Rita Sgarlata  viene inaugurato  il nuovo percorso pedonale che circoscrive l’antico arsenale navale di Naxos (I Neoria) ubicato sulla “collina Larunchi”

Il resto è storia recente di questi giorni con il nuovo decreto firmato dall’attuale assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Antonio Purpura.

In primo piano durante una visita al Parco archeologico  (da sinistra)  Maria Costanza Lentini, l'ex assessore ai beni culturali Maria Rita Sgarlata e il sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco

In primo piano nel corso dell’inaugurazione del sito dell’antico arsenale navale di Naxos (da sinistra) Maria Costanza Lentini, l’ex assessore ai beni culturali Maria Rita Sgarlata e il sindaco di Giardini Naxos Pancrazio Lo Turco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA STORIA del Parco di Naxos

 La storia della città di Naxos si conclude nel 403 a.c. Alleata di Atene nella guerra del Peloponneso fu distrutta da Dionisio di Siracusa  alleato di Cartagine e Sparta . La tragica fine di Naxos non rimase sepolta tra i suoi ruderi né venne mai dimenticata. Col  passare degli anni, dei secoli, la terra aveva ricoperto i suoi resti, tanto da far perdere le tracce della sua ubicazione.  Le sua poderosa mura, e quel poco che rimaneva dopo la distruzione, erano stati ricoperti col tempo da madre terra quasi a voler proteggere le ultime spoglie rimaste della misera e sfortunata città.  In effetti, malgrado il mito di Naxos non  fu mai dimenticato del tutto, di esso si erano perse le tracce perché intanto abbondanti strati di terra avevano coperto gran parte dei resti dei fabbricati e delle mura. Si erano perse le tracce del sito in cui si trovava Naxos. La città era sepolta sotto floridi agrumeti e piante di olivo che non facevano certo immaginare quali preziosità vi fossero sotto le radici di quelle piante.

Una svolta importante sugli studi di Naxos e sulla sua presunta ubicazione si hanno a partire  dal 1500 quando lo studioso Tommaso Fazello  visitando la zona della baia di Naxos, ritenne di avere individuato i ruderi dell’antica città. A lui dunque il merito e l’intuizione di avere scoperto per primo in contrada strages l’ipotetico sito dei Naxii.  Col trascorrere dei secoli altri illustri personaggi transitarono per questi luoghi. Visitavano Taormina  scrutando dalle pendici del monte Tauro l’orizzonte verso capo Schisò immaginando di individuare l’area in cui un tempo doveva sorgere la “città sacra”. Diversi studiosi, archeologi e scrittori come  Goethe, Guy de Mauppassant o J.H. von Riedesel e tanti altri visitarono i luoghi indicati dal Fazzello descrivendo nelle loro memorie  quanto avevano visto in quest’area ricca di bellezze naturali e di storia.

Soltanto intorno la metà del 1800 si hanno però le prime notizie certe di importanti ritrovamenti che comprovavano le tesi del Fazzello e cioè che l’area di Schisò fosse stata il luogo dove sorgeva l’antica città di Naxos.

Probabilmente al ritrovamento delle preziose testimonianze contribuì l’intensificarsi dell’agricoltura la quale attraverso la piantagione di vigneti ed agrumeti e quindi il rimescolamento della terra, proprio nell’area di Schisò, aveva provocato la scoperta dei primi preziosi reperti.

Non è difficile immaginare che gli agricoltori del luogo, il quale nel frattempo da piccolo villaggio  era diventato  nel 1847 il “Comune di Giardini”,  lavorando la terra, i trovavano spesso sparsi sottoterra  terracotte,  cocci di vasetti e chissà quante altri preziosi reperti. La piantumazione di nuovi agrumeti e viti contribuì ad accentuare gli interessi di studiosi nell’area di Naxos con i preziosi reperti che di volta in volta venivano trovati.

Purtroppo però, delle prime scoperte ad opera di agricoltori, viandanti e mercanti senza scrupoli non abbiamo molte testimonianze, tuttavia alcuni preziosi documenti del secolo scorso ben conservati presso l’Istituto Germanico di Roma” testimoniano il ritrovamento di alcuni preziosi reperti che sicuramente diedero una svolta alle ricerche su Naxos, suscitando un incremento di interesse su studiosi ed archeologi anche di fama internazionale.

I documenti conservati nell’istituto, si riferiscono in particolare a due importanti ritrovamenti: un ripostiglio di circa 2000 monete d’argento del V secolo scoperto nel 1851 ed un gruppo di sculture ritrovate nello stesso periodo.

Quel ritrovamento costituì un prezioso punto di partenza per l’individuazione della città sepolta. Le notizie dei ritrovamenti cominciano a circolare per l’Europa e molti sono gli studiosi che si recano sul luogo, tra questi J. Houel, F. Ferrara, F.S. Cavallari, E. Freeman, A. Evans e H. Sayce, A Holm. Quest’ultimo che tra il 1870 ed il 1871 visita la Sicilia fu tra i più convinti sostenitori che l’antica colonia doveva sorgere proprio nell’area di Schisò.

Si concretizzano in questo modo i primi studi sul territorio che a partire dal ritrovamento delle monete, caratterizzeranno le tappe più importanti delle ricerche sull’antica Naxos.

La prima descrizione accurata delle rovine ed in particolare delle mura di fortificazione, si deve a  E. Freeman nella sua opera intitolata History of Sicily del 1891. Questi visitò i luoghi assieme ad un altro studioso, A. Evans il quale anch’egli diede un prezioso contributo diffondendo la notizia del ritrovamento del piccolo tesoro scoperto nel 1851 in contrada Sciarudda.

Nel 1893  lo studioso, T. Homolle  nel  Bull. Corr. Hell. sottolinea l’importanza della cinta muraria di Naxos.

Nel 1894 abbiamo un altro prezioso contributo che è dato dalla monografia pubblicata dall’avvocato taorminese  Pietro Rizzo, allievo del grande archeologo Paolo Orsi, dal titolo Naxos Siceliota, nella quale lo studioso fa una descrizione approfondita della storia di Naxos fino alla sua distruzione ed alle vicende degli esuli.

 Tra le tappe più importanti segnate dai vari studiosi vi è senza dubbio l’opera del grande archeologo Paolo Orsi che tanto si prodigò affinché l’area di Naxos fosse oggetto di finanziamenti per iniziare le prime campagne di scavo.  A lui va il merito di di essersi battuto affinché si iniziassero le prime campagne di scavo nell’area della penisola di Schisò. L’aver ostinatamente creduto che lì si trovasse l’impianto della città contribuì a sgombrare il campo  da dubbi e teorie controverse come quelle di parte della letteratura del 1600 e del 1700 che riteneva che Naxos fosse ubicata a circa 5 Km a sud nel territorio dell’odierna cittadina di Fiumefreddo. Ciò perché in quel luogo erano stati trovati tracce di resti dell’età romanica e soprattutto una grande tomba monumentale a due piani detta Torre rossa, tutt’ora esistente.

Paolo Orsi iniziò i primi sopralluoghi sull’area un secolo fa nell’aprile del 1893.

Pare che l’illustre archeologo iniziò le sue ricerche partendo dallo studio del muro sud-occidentale che costeggiava il torrente S.  Venera.

Fù proprio dalla scoperta di quel muro costruito con la tecnica cosiddetta “ciclopica” che  contribuì a dare vita ai primi scavi a Naxos.

Intuendo che quei primi preziosi reperti fossero la prova concreta che sotto quegli agrumeti si trovasse l’antica città  sacra di Naxos, Paolo Orsi subito dopo questa prima visita sui luoghi, si premurò a segnalare al Ministro della Pubblica Istruzione di avere fatto una straordinaria scoperta, “un importantissimo avanzo murario”, chiedendo di conseguenza alcuni fondi straordinari per effettuare alcuni sondaggi. Il Ministero però non accolse la richiesta probabilmente per la presenza di colture pregiate e per ragioni economiche poiché l’occupazione dei terreni sarebbe stata alquanto dispendiosa.

Pare che  lo studioso continuò a fare qualche saggio a sue spese pur di trovare altre tracce significativa che comprovassero le sue tesi e cioè che li si trova la città sepolta.  Malgrado questi successi il finanziamento richiesto dall’Orsi per intraprendere degli scavi lungo le mura occidentali, non arrivò. Nel 1914 la giurisdizione per i beni culturali sulla provincia di Messina, da Palermo passò a Siracusa, ma la situazione non cambiò. Paolo Orsi continuò a cercare fondi e nel 1929 propose persino di rivolgersi ad un grande istituto americano. Le sue numerose richieste però non ebbero molto successo.  Malgrado però la scarsezza di fondi, il prof. Orsi continuò le sue ricerche con ostinazione. Non potendo effettuare ulteriori scavi per mancanza di soldi, rivolse la sua attenzione ad altre fonti, come ad esempio i materiali provenienti da Naxos facenti parte di collezioni private o acquistate nei mercati di antiquariato taorminesi.Intuendo che quei primi preziosi reperti fossero la prova concreta che sotto quegli agrumeti si trovasse l’antica città  sacra di Naxos, Paolo Orsi subito dopo questa prima visita sui luoghi, si premurò a segnalare al Ministro della Pubblica Istruzione di avere fatto una straordinaria scoperta, “un importantissimo avanzo murario”, chiedendo di conseguenza alcuni fondi straordinari per effettuare alcuni sondaggi. Il Ministero però non accolse la richiesta probabilmente per la presenza di colture pregiate e per ragioni economiche poiché l’occupazione dei terreni sarebbe stata alquanto dispendiosa.

Di quest’esperienza si dice che quando non poteva averli in dono o non poteva acquistarli per il museo di Siracusa, del quale egli era il direttore, allora si divertiva a fare degli schizzi per conservarne memoria. Tentava in tutti i modi di salvare dalla dispersione un patrimonio già seriamente  deturpato.

Paolo Orsi ebbe il grande merito di avere dato un impulso all’avvio delle ricerche sull’antica città. Ma non fu solo questo il suo merito, bisogna dire infatti che ebbe la grande intuizione di approfondire gli studi anche su Taormina la quale in un certo qual modo era legata alla storia di Naxos.

Purtroppo ad un certo punto Paolo Orsi lascia la Sicilia  e da li in avanti vi sarà una battuta d’arresto fino all’inizio dei primi veri scavi nel 1953. Di lui rimangono le numerose testimonianze scritte e gli appunti che scriveva con frequenza e puntigliosità. Appunti preziosi che in futuro contribuirono alla scoperta di reperti scomparsi nei mercati degli antiquari. Tra questi eclatanti esempi basta citare l’Arula di Heidelberg. Si tratta di una sfinge in terracotta finita nel museo dell’omonima città dopo essere stata acquistata all’inizio del secolo da un collezionista. La prova di questa provenienza c’è la dà P. Orsi il quale nella primavera del 1901 scrive sul suo taccuino di avere visto a Taormina una piccola “arula con due sfingi che stanno una di fronte all’altra ed un fiore in mezzo” . Evidentemente poi l’arula venne spezzata in due cosicché un frammento fu nel tempo venduto al museo di Heidelberg mentre l’altro fu rinvenuto nel 1972 sull’area di Schisò in occasione di lavori agricoli. Dopo anni di vicissitudini e richieste, i due pezzi della stessa arula furono ricongiunto nel 1990 nel museo di Naxos in occasione di una mostra organizzata in suo onore. A partire da quella data iniziarono i tentativi per poter avere in permuta dal museo di Heidelberg il pezzo mancante al fine di ricongiungerlo a quello trovato a Naxos. Se non ci fossero stati quegli appunti forse oggi non avremmo saputo che quei frammenti facevano parte della stessa opera.

Le prime campagne di scavo nel 1953 dirette dal Prof. Gentili:

Parecchi anni dopo e precisamente nel 1953, il sogno tanto agognato da Paolo Orsi finalmente si avvera. La soprintendenza archeologica di Siracusa sotto la direzione del Prof. Gentili tra il 1953 ed il 1956  avvia finalmente i primi scavi a Naxos utilizzando fondi regionali. Durante quelle campagne di scavo fu definito il perimetro delle mura urbane dislocate lungo la costa della penisola di Schisò e lungo il torrente Santa Venera. Furono anche individuati i resti di un tempio che secondo il prof. Gentili sarebbe stato il tempio di Afrodite. Vengono scoperti anche i primi resti di una abitazione della fine dell’VIII secolo a.c.. Furono trovati anche strati risalenti a epoche diverse che provavano la presenza di insediamenti sovrapposti che andavano dal neolitico all’età del bronzo fino ai resti di Naxos.

Vista l’importanza delle scoperte effettuate in quelle prime campagne di scavo, che rappresentavano prove inconfutabili sull’ubicazione dell’antica città, nel 1954 una vasta area della penisola di Schisò fu sottoposta per la prima volta a vincolo archeologico. Iniziano in questa occasione i primi provvedimenti della pubblica amministrazione per salvaguardare l’area archeologica.

Questi primi interventi ebbero un grande successo che fece accrescere il desiderio di continuare gli scavi. Intanto sull’esempio di Naxos altri studiosi, motivati da un improvviso interesse verso le antiche colonie greche di Sicilia, intrapresero scavi in altre aree, tra queste quelli di  Megara Hiblea e Lentini.

Le campagne di scavo a partire dagli anni 60 sotto la direzione dell’archeologa Paola Pelagatti:

All’inizio degli anni 60 arriva a Naxos una giovane studiosa bolognese, Paola Pelagatti, da poco in servizio presso la Soprintendenza alle antichità della Sicilia Orientale di Siracusa.

Sembrava avere le carte in regola per continuare gli  scavi nell’area di Naxos, benché ancora giovane vantava già l’acquisizione di  importanti titoli ed esperienze nel campo dell’archeologia tanto da indurre il Soprintendente Luigi Bernabò Brea ad affidarle all’inizio degli anni 60 la direzione delle prime ricerche su aree importanti come Siracusa, Camarina e naturalmente Naxos.

La Pelagatti si rivelò ben presto  la carta vincente per le ricerche su Naxos. Il suo impegno tenace, la sua totale dedizione agli studi ed agli scavi della città contribuirono a dare un forte impulso agli scavi archeologici sulla città. E’ stata la protagonista degli scavi su Naxos che a partire dagli anni sessanta guidò fino al 1979. Al suo impegno si deve anche la costruzione del Museo di Naxos inaugurato il 1° aprile 1979 dall’allora Presidente della Regione Piersanti Mattarella.

Il contributo della Pelagatti è stato tale per la città di Giardini Naxos che in occasione del gemellaggio con la Naxos cicladica, il sindaco dell’epoca Salvatore Giglio, il 30 ottobre 2000 le ha conferito la cittadinanza onoraria.

 

Paola Pelagatti in una conferenza negli anni 60' del 900

Paola Pelagatti in una conferenza negli anni 60′ del 900

 

 

 

 

 

 

 

L'archeologa Paola Pelagatti a Giardini negli anni 60 del 900

L’archeologa Paola Pelagatti a Giardini negli anni 60 del 900

 

 

Paola Pelagatti al Museo di Naxos nel 2000

Paola Pelagatti al Museo di Naxos nel 2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le campagne di scavo negli anni 80 e 90 sotto la direzione della dott.ssa Maria Costanza Lentini

 

Maria Costanza Lentini e Paola Pelagatti

Maria Costanza Lentini e Paola Pelagatti

Con l’inizio degli anni 80  si volta pagina. A sostituire la Pelagatti, viene mandata una altra giovane studiosa, l’archeologa Maria Costanza Lentini, la quale nominata direttrice del Museo di Naxos continua le ricerche sull’area dell’antica colonia greca.

Nel 1980, a nord della città in prossimità dell’area portuale, viene fatta un’altra importante scoperta che è quella della necropoli più antica della colonia greca, rimasta invita probabilmente fino al VI secolo.  Le nuove ricerche sotto la direzione della Lentini, si concentrano soprattutto su quei livelli della città risalenti al V° secolo  a.c., quindi all’età classica. In primo luogo viene esplorata la Platea B che era uno dei più importanti assi stradali.  Successivamente a partire dal 1983 nel corso di diverse campagne di scavo viene riportata alla luce una larga parte di uno degli isolati urbani (settore settentrionale della città) ubicati lungo la platea C.

Si tratta di importanti scoperte perché illustrano com’era l’architettura domestica delle case dell’età classica. Nel 1985 venne rinvenuto un piccolo tesoro formato da 22 tetadrammi d’argento, probabilmente coniate in Sicilia nella seconda metà del V sec. a.c. a seguire viene rinvenuta l’ubicazione dell’arsenale della città e quindi del porto (Neoria). Si tratta  di resti di un antica struttura del V° secolo a.c. che richiama quella di un arsenale navale. Fu trovata in prossimità della parte orientale della collina Larunchi vicino dove oggi è stata costruita l’omonima via.  Questa scoperta fa supporre che se li vi era l’arsenale dove venivano ricoverate le navi e le imbarcazioni per eventuali riparazioni, altri interventi o semplicemente come riparo dalle mareggiate, il porto doveva essere situato proprio in prossimità dello specchio di mare sottostante  il castello di Schisò.

In questa stessa area (all’incrocio tra la platea C e lo stenopos 6, è stato rinvenuto uno  spazio ampio in terra battuta senza la presenza di costruzioni sulla quale è appoggiata una base quadrangolare (m. 3,70 x 3,50). Le caratteristiche del luogo e del basamento ritrovato, la sua ubicazione, vicino al porto, hanno fatto supporre che quello poteva essere il luogo dove sorgeva la famosa agorà, l’altare dedicato ad Apollo Archegete.

Intanto le ricerche continuano e si spostano sul territorio ad ovest del torrente Santa Venera. E’ sempre l’area sacra ad essere oggetto di nuovi saggi. Ed i risultati non tardano a venire visto che vengono scoperti altri due tempietti risalenti al VI secolo a.c. e due lunghi muri di contenimento. Nel contesto vengono trovate una notevole quantità di terracotte  decorate.

Intanto con l’avvento degli anni novanta altre importanti tappe segnano il tortuoso cammino delle ricerche su Naxos. Il museo e l’area  archeologica vengono sempre più pubblicizzati ed inseriti nei principali circuiti turistici dell’isola. Nel 1990 poi l’intera area della penisola di Schisò viene demanializzata, comprende circa 25 ettari.

Il 1995 che segna un’altra tappa importante della storia degli scavi di Naxos. Il 5 giugno 1995 viene aperta al pubblico l’intera area demaniale dove viene inaugurato un lungo percorso che attraversando i resti dell’antica città consente al visitatore di arrivare fino alle mura del versante occidentale in prossimità del torrente Santa Venera.

L’apertura al pubblico dell’area demaniale è stata un primo passo per meglio valorizzare e far conoscere al mondo l’esistenza di un area così importante.

  Altri preziosi contributi sono arrivate anche dagli amministratori di Giardini Naxos i quali nel corso degli anni novanta hanno programmato ed ottenuto una serie di finanziamenti dalla Comunità Europea per valorizzare l’area in prossimità del torrente Santa Venera. Tra questi interventi basta ricordare i circa cinque miliardi spesi per la costruzione della piazza intitolata ad Apollo Archegeta, di un isola pedonale che costeggia una parte dell’area archeologica, un percorso lastricato che costeggia il torrente Santa Venera fino al mare lungo le antiche mura di Naxos.

Nel 2007  l’intera area è stata trasformata con un decreto assessoriale regionale in Parco Archeologico e, qualche giorno fà, è arrivata anche la sua autonomia gestionale.  

 

I Neoria - lArsenale navale di Naxos

I Neoria – lArsenale navale di Naxos

Campagna di scavi nell'area dei Neoria

Campagna di scavi nell’area dei Neoria

Il Parco Archeologico di Naxos

Il Parco Archeologico di Naxos

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