Giovedì 21 maggio si festeggeranno i due lustri di attività del CPIA Catania 2, diretto dalla dott.ssa Rita Vitaliti, a lei ci siamo rivolti con la seguente intervista, per far conoscere una realtà, che sul territorio contrasta l’emarginazione culturale.
A cura del giornalista dott. Domenico Interdonato
Dott.ssa Vitaliti, dapprima c’era il Centro Territoriale Permanente, nel 2015 nasce con la sua Direzione, il CPIA Catania2 di Giarre. Se guarda indietro a questi 10 anni, è orgogliosa dei risultati raggiunti?
Guardando al decennio del CPIA Catania 2, provo profonda commozione e orgoglio per essere riuscita, insieme a tutto il personale scolastico, a trasformare i Centri Territoriali, ex CTP, in una struttura solida. La soddisfazione più grande è l’aver creato, grazie a docenti e ATA, un vero ecosistema di apprendimento: non semplici corsi, ma percorsi personalizzati, innovazione didattica e inclusione. Parallelamente, abbiamo lottato uniti per consolidare le sedi sul territorio: ogni spazio conquistato con la squadra è un presidio di legalità. Abbiamo piantato una bandiera contro l’emarginazione culturale, offrendo una vera “casa” e una seconda possibilità a chiunque cerchi il riscatto.
Com’è cambiato il CPIA in questo decennio? Ci sono state delle tappe fondamentali per l’evoluzione della sua direzione?
In un decennio il CPIA è diventato il fulcro dell’apprendimento permanente evolvendo attraverso tappe chiave. La fase pionieristica ha unificato gli ex CTP, avviando i patti formativi e i riconoscimenti dei crediti. Il consolidamento ha strutturato l’autonomia organica, focalizzandosi su inclusione, carceri, Reti territoriali e intese con le Prefetture. Lo spartiacque digitale (2020-2022) ha capitalizzato la FAD strutturale, trasformandola da rimedio emergenziale a risorsa flessibile. Infine, la frontiera PNRR (2023-2026) proietta il Cpia verso investimenti tecnologici e il contrasto alla dispersione scolastica. Oggi si aprono riforme decisive per l’erogazione diretta dei serali, allineando i CPIA agli standard europei di Lifelong Learning.
Il CPIA, oltre che una Istituzione scolastica, è un ente di legalità ma soprattutto di inclusione. Come si è rapportata la vostra scuola con le Istituzioni ed il tessuto sociale locale?
Per il CPIA Catania 2, aprirsi al territorio ha significato collaborare con tutti per portare legalità e accoglienza. Abbiamo lavorato a stretto contatto con i Comuni per trovare aule sicure e dignitose per i nostri studenti. Insieme alle carceri, alle associazioni e ai centri di accoglienza, abbiamo aiutato chi era rimasto indietro a ricominciare da capo. La nostra scuola è diventata così un punto di riferimento concreto, dove imparare la lingua e un mestiere significa diventare cittadini attivi e trovare il proprio posto nella società.
L’istruzione per adulti ha una metodologia diversa e più specifica rispetto all’istruzione per i giovani alunni. Come si è evoluta l’offerta formativa in direzione di studenti per lo più formati da lavoratori, stranieri e persone in cerca di riscatto?
L’offerta formativa si è evoluta superando la rigidità della scuola tradizionale per abbracciare l’andragogia, basata sulla personalizzazione e la flessibilità oraria. Attraverso il Patto Formativo Individuale e il riconoscimento dei crediti, valorizziamo le esperienze pregresse di lavoratori e adulti, riducendo i tempi di studio. Per gli studenti stranieri, i corsi si sono concentrati sull’alfabetizzazione linguistica (L2) e civica, chiavi d’accesso fondamentali per una reale integrazione. Abbiamo poi introdotto metodologie didattiche innovative e laboratoriali che mettono al centro le competenze concrete anziché i meri contenuti. Questa flessibilità ha trasformato i percorsi in concrete opportunità di riscatto per chi vuole reinserirsi nel lavoro o nella società.
L’integrazione è un punto di forza del suo CPIA. Qual è l’aspetto fondamentale che vi ha fatto diventare una sorta di “ponte” tra culture diverse?
L’aspetto fondamentale che ci ha resi un vero ponte tra culture diverse è l’aver superato la logica della semplice “accoglienza” per investire sulla corresponsabilità e sul riconoscimento del valore dell’altro. Attraverso il Patto Formativo Individuale, non abbiamo solo insegnato la lingua italiana, ma abbiamo validato le competenze e le storie di vita dei migranti, restituendo loro dignità sociale. Fondamentale è stata la sinergia strategica della Rete Territoriale-Prefetture, centri di accoglienza-terzo settore…In questo modo, il CPIA è diventato un luogo sicuro di scambio bidirezionale, dove la diversità non è un ostacolo da gestire, ma la materia prima per costruire cittadinanza e legalità.
Lei è la Dirigente di un Istituto con oltre 20 plessi. Quali sono state le maggiori difficoltà che ha affrontato in questi 10 anni?
Coordinare ventuno sedi così frammentate sul territorio è stata una sfida logistica notevole, in cui la difficoltà maggiore ha riguardato la continua contrattazione con gli Enti Locali per ottenere spazi stabili, dignitosi e sicuri. In questo contesto così complesso, la collaborazione con le sedi carcerarie è diventata una delle nostre esperienze più feconde, capace di superare ogni barriera burocratica e trasformare il diritto allo studio in un potente strumento di riscatto e dignità. Ma la vera vittoria di questo decennio è stata la capacità di amalgamare l’intero corpo docente: grazie a una visione condivisa e al coordinamento continuo, siamo riusciti ad annullare le distanze geografiche, trasformando ventuno realtà isolate in una comunità educante unita, coesa e appassionata.
Ha nuovi progetti? Se dovesse esprimere un desiderio personale per la direzione dei prossimi 10 anni, cosa si aspetta?
Per i prossimi anni, il mio desiderio più grande è consolidare questa “seconda possibilità”, ottenendo finalmente sedi autonome, moderne e definitive per sradicare ogni forma di precarietà logistica. Sul piano formativo, punterò a potenziare i laboratori digitali e i percorsi di orientamento professionale, per rispondere in modo ancora più mirato alle richieste del mercato del lavoro. Desidero che il CPIA sia riconosciuto non più come un servizio marginale, ma come il motore trainante dello sviluppo culturale e sociale del territorio. Continueremo a rafforzare la rete con le istituzioni e le imprese per creare legami sempre più solidi verso l’inclusione sociale e lavorativa. La sfida futura sarà mantenere viva questa straordinaria passione educativa, continuando a innovare la didattica per non lasciare mai nessuno indietro.
Dott. Domenico Interdonato

