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A Giardini Naxos convegno per la riscoperta dell’identità a cura dell’Associazione “Tradizione, Ambiente e Turismo”

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Peppino Russo e Aldo Di Blasi

Peppino Russo e Aldo Di Blasi

Giardini Naxos (Me) – Giardini Naxos, dall’antichità alla riscoperta dell’identità civica. Prospettive di conurbazione e servizi comprensoriali è il titolo del convegno che si è tenuto  a Giardini Naxos sabato 22 agosto 2020 presso la sede della Delegazione di Chianchitta del Salone della Banca della Memoria del Comune. L’evento, realizzato, col contributo della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana ed il patrocino del Comune di Giardini Naxos,  è stato organizzato dalla locale associazione “Tradizione, Ambiente e Turismo” presieduta da Giuseppe Russo coadiuvata dall’esperto culturale Aldo Di Blasi.

Al convegno sono intervenuti oltre a Giuseppe Russo e all’esperto culturale Aldo Di Blasi, anche il Sindaco di Giardini Naxos Nello Lo Turco, Carmelo Micalizzi e Daniele Macris della Comunità Ellenica dello Stretto, Nino Buda Direttore del Gruppo Folk Naxos, Antonino Orlando Russo Sindaco di Castelmola. Alquanto partecipato, nel rispetto della normativa anticovid, l’evento che ha visto la presenza di esponenti della cultura e della politica locale, tra questi, il candidato Sindaco Antonio Veroux dell’Aggregazione Civica “Ritorna in superficie-Giardini Naxos”, la presidente dell’associazione scientifico culturale “Mea Lux”, Angela Lombardo.

Ad introdurre il Convegno è stato il presidente dell’Associazione “Tradizione, Ambiente e Turismo” Giuseppe Russo, il quale dopo i saluti di rito e la presentazione dei relatori, ha illustrato le attività del sodalizio che presiede il quale ha sempre privilegiato iniziative e progettualità per promuovere l’identità e la storia del territorio cittadino che, va preservata e fatta conoscere soprattutto alle nuove generazioni. “Dobbiamo essere custodi della nostra identità e tramandarla alle future generazioni. Se non conosciamo la nostra storia ha detto Russole nostre tradizioni cadranno nell’oblio e noi con loro. I nostri giovani devono conoscere da dove proveniamo e chi siamo. Abbiamo una nostra identità che ha origini lontane. Il nostro territorio trasuda di storia e di una tradizione che fa di questo luogo la prima colonia greca di Sicilia. Per questo iniziative come quella di oggi sono importanti, perché dobbiamo avere sempre presente la storia millenaria di questi luoghi. Oggi Giardini vanta un Parco archeologico di grande valore storico e culturale e non è cosa da poco.”

Dopo l’introduzione di Russo, ha preso la parola il Sindaco di Giardini Naxos il quale dopo i saluti istituzionali ha spiegato come il Comune ha sempre contribuito con varie iniziative a tenere viva la memoria delle tradizioni e della storia della città. A tal proposito, ha ricordato le varie iniziative editoriali realizzate dal Comune, tra queste la pubblicazione di due libri e stampe d’epoca con foto storiche su Giardini Naxos (“Immagini d’altri tempi”), la ristampa dello storico libro di Pietro Rizzo “Naxos Siceliota”, la pubblicazione di libri sulla storia di Naxos come quello di Gerardo Talio dedicato alla vita dei pescatori, fino al recente libro di Nino Buda intitolato “Giardini nel Grand Tour”. Ha poi ricordato i gemellaggi con Kalkis e Naxos delle Cicladi  e, le manifestazioni di qualche anno fa con le quali è stato ricordato il soggiorno a Giardini di Giuseppe Garibaldi ed il suo Stato Maggiore da dove partì per Melito Porto Salvo in Calabria. Di seguito ha illustrato tre progetti promossi per mantenere viva l’identità della città:  “Si tratta di tre obiettivi raggiunti” ha detto il Sindaco “ di cui andare orgogliosi. La prima cosa da ricordare è la battaglia vinta per ottenere l’autonomia economica del Parco di Naxos. Grazie a questa autonomia, è stato possibile acquistare il Castello Paladino. Il secondo obiettivo raggiunto è lo studio fatto con l’Università di Messina per cercare di risalire al ceppo originario del vitigno che si coltivava sulle colline di Mastrissa al tempo dei greci. Giardini ha nel gonfalone un grappolo d’uva. Da studi fatti è stato assodato che la prima pianta di vite oltre a quelle spontanee, venne piantata dai greci sulle nostre colline di Mastrissa. Già Plinio il Vecchio in un suo scritto dove parlava dei vino storici che c’erano in Sicilia, citava il Tauromenitanum che era il vino che si produceva in questa zona.  La prima colonia greca di Sicilia produceva del vino prodotto con uva “eugenia”, un moscato leggero, importata dai greci. Per recuperare tale vitigno abbiamo contattato anche il Sindaco di Naxos delle Cicladi. Alla fine ci siamo affidati all’Istituto Regionale della Vite e del Vino che sta facendo una serie di studi sulle viti che ci sono nella Valle dell’Alcantara per cercare di riportare in vita il vitigno di questo vino storico. Il terzo obiettivo che ci permette di conservare e tramandare una memoria storica della nostra identità è questo luogo in cui ci troviamo, la Banca della Memoria realizzata grazie al lavoro ed alla collaborazione dell’amico Nino Vadalà e, a quanti con le loro donazioni hanno contribuito ad arricchire questo archivio storico.” Il sindaco ha poi accennato ad un progetto in fase di realizzazione nell’area di Recanati riguardante un “Parco tematico” dove riprodurre giochi e attività ludiche della colonia greca. Si è poi soffermato sull’altro tema del convegno ovvero il comprensorio ed i servizi comprensoriali, sottolineando come l territorio di Giardini Naxos è saturo e come sia fondamentale e strategico promuovere una politica comprensoriale per una migliore razionalizzazione dei servizi che possono essere ridistribuiti tra i comuni facenti parte dello stesso territorio. Occorre programmare nel territorio una serie di progettualità che possano coinvolgere i comuni limitrofi, tra queste, a suo giudizio sarebbe strategico ad esempio il progetto al quale si sta lavorando da anni della riattivazione del trenino che da Giardini attraversa i comuni della Valle dell’Alcantara. “D’ora in avanti” ha concluso il Sindacodobbiamo ragionare in termini comprensoriali e dislogare diversi servizi nell’entroterra. Questo è il nostro futuro”.

Giuseppe Russo

Giuseppe Russo

L'intervento del Sindaco di Castelmola Antonio Orlando Russo

L’intervento del Sindaco di Castelmola Antonio Orlando Russo

A seguire anche un breve intervento del Sindaco di Castelmola Orlando Russo il quale si è detto favorevole ad una politica comprensoriale che favorisca una migliore distribuzione di servizi e risorse su tutto il territorio. Anche Orlando ritiene che d’ora in avanti occorre ragionare sempre più in termini comprensoriali perché la sinergia e la promozione di progetti e servizi comuni è la strategia vincente per risollevare le sorti economiche di tutto il territorio comprensoriale.

Subito dopo hanno preso la parola Carmelo Micalizzi e Daniele Macris della Comunità Ellenica dello Stretto, i quali hanno parlato delle tante iniziative promosse nel tempo tra la nostra comunità e quella greca per il legame che ci lega da oltre duemila anni. In particolare Micalizzi ha parlato dei gemellaggi realizzati da Giardini Naxos, quella del 1966 con la città di Kalkis che egli considera il gemellaggio principe e, quello del 2000 con la città di Naxos delle Isole Cicladi.

Il Convegno è entrato nel vivo con l’intervento di Aldo Di Blasi che ha fatto un lungo ed articolato excursus storico sulla storia della prima colonia greca di Sicilia e le vicende che seguirono dopo la sua distruzione da parte di Siracusa. A concludere il convegno è stato l’intervento di Nino Buda che ha parlato del suo libro sul Grand Tour a Giardini.

Il tavolo dei relatori: Sindaco di Giardini Naxos, Aldo Di Blasi, Giuseppe Russo e Nino Buda

Il tavolo dei relatori: Sindaco di Giardini Naxos, Aldo Di Blasi, Giuseppe Russo e Nino Buda

Daniele Macris

Daniele Macris

Carmelo Micalizzi

Carmelo Micalizzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVENTO  ALDO DI BLASI

 

 

Russo e Di Blasi

Russo e Di Blasi

Non esiste nella tradizione pervenuta una trattazione unitaria delle vicende storico-politiche di Naxos, la prima colonia greca di Sicilia .   Sarebbe importante, e di grande soddisfazione, riuscire  a riunire gli spunti provenienti da tutte le fonti storiche, antiche e meno antiche, per realizzare una pubblicazione quanto più possibile approfondita su Giardini-Naxos”  ha esordito Aldo Di Blasi il quale ha proseguito il suo excursus storico raccontando le tappe più importanti della storia di Giardini.

Di Blasi ha iniziato il suo intervento spiegando che, i più antichi contatti tra l’Occidente italico e i Greci sono avvenuti nella zona etrusco-laziale, con l’arrivo dei primi Calcidesi, volti alla incetta dei metalli (soprattutto del ferro, ma anche oro, argento, bronzo) nel basso Tirreno tra il IX e l’VIII secolo , sulla rotta fenicio-africana  verso la Libia, il Tirreno, l’Etruria, la Spagna. La via più breve, attraverso lo Stretto, fu una conquista ulteriore dei Calcidesi, che fondarono Naxos. La particolare  posizione geografica di Naxos, sorta in un punto chiave per le rotte marittime antiche, in un sito legato al mare e, importan­tissimo per quella funzione di crocevia   sullo Stretto e, per quegli scambi   delle merci provenienti dalle due aree, occidentale ed orientale, del Mediterraneo,  fu certamente la ragione fondamentale (piuttosto che la pressione demografica della madre patria)  della costituzione della colonia (scambio di oggetti ar­tistici con i metalli etruschi; importazione di schiavi e di materiale greggio),  e la fonte principale della sua prosperità economica. Successivamente Naxos fonda delle subcolonie (tra costa ed entroterra) quali Catana e, cinque anni dopo,  Leontini (Lentini). A Naxos viene addebitata anche la fondazione di Kallipolis che, per alcuni studiosi si tratterebbe del primo nucleo dell’odierna Francavilla per altri di Gallodoro. Le subcolonie vengono fondate proprio per assicurare una base anche agricola ad un insediamento che era sorto da esigenze di dominio viario , senza per­dere per questo l’ originario carattere di base di com­mercio, che andò gradualmente accre­scendosi,   come indica la trasformazione del primo scalo di Zankle in una vera colonia, e la successiva fonda­zione di Rhegion.

La rigogliosa fioritura economica è attestata anche dalla sua splendida monetazione arcaica, difforme dalle serie di Calcide,  Eubea ed Attica e delle altre città greche di ata anche ladi mercato non in­terno, ma interstatale.

 Per quanto riguarda la fondazione in età arcaica di Naxos, nel breve cenno di Tucidide, i Calcidesi, partiti dall’Eubea sotto la guida di Thukles (o Teocle), fondarono Naxos, in un sito naturalmente favorevole agli approdi, ove co­struirono, fra l’altro, l’altare di Apollo Archegeta.

Secondo un’altra tesi diffusa tra gli storici, i coloni che fondarono Naxos, erano soprattutto abitanti di Calcide e abitanti dell’isola greca di Naxos, che certamente furono una parte quantitativamente notevole dei co­lonizzatori, dato  il nome dato alla nuova colonia. L’influenza della tradizione nassia nella nuova polis coloniale è confermata dalla produzione artistica di tipo ionico , dalla tipologia monetale  nella quale Dionisio e i simboli dio­nisiaci occupano un posto fondamentale e prioritario, dai caratteri di scrittura arcaica, e dal culto della dea Enyò.  La popolazione era dedita all’agricoltura, alla pesca, al commercio con la madrepatria e le altre città dell’isola, ma soprattutto alla produzione di finissime ceramiche. Tale dato è testimoniato dall’ingente quantità di vasi in terracotta emersi durante gli scavi e dalla presenza di numerose fornaci all’interno delle mura urbane.

L’esatta ubicazione del porto di Naxos, è rimasta a lungo sconosciuta a causa del significativo cambio della linea di costa antica. Importante è stata la recente scoperta dell‘arsenale navale (neoria) di età classica.

Tucidide afferma che Naxos ebbe quindi sempre una preminenza religiosa rispetto alle altre colonia greche di Sicilia, di gran lunga più importanti dal punto di vista economico e politico.   I teoroi, che si recavano a interrogare l’oracolo di Delo, sacrificavano, prima di partire dalla Sicilia, sull’altare di Apollo Archegeta, divinità protettrice della nazione greca in Sicilia.

Anche nelle attività sportive Naxos ebbe rinomanza. A tal proposito Di Blasi ha ricordato il pugile naxiota  Tysandros  vincitore di ben 4 Olimpiadi consecutive nell’arte della “pigmachia” (Pugilato), esattamente negli anni  572; 568; 564; 560 a.C.

La fiorente vita economica di Naxos e degli altri centri calcidesi si concluse nel V secolo a.c.. L’espansione militare di Ippocrate di Gela, volto alla conquista di sbocchi sul Tirreno, culminò nella conqui­sta di Naxos (intorno al 495 a. C.) e delle sue colonie Kallipolis , Leontini e certamente Catana e si estese su Zankle.  Anche nel periodo di Gelone di Siracusa, Naxos non potè sottrarsi alla ingerenza della polis dorica , che raggiungeva il ruolo di grande po­tenza nell’isola.     L’assoggettamento politico della Sicilia calcidese comporta anche l’eliminazione del suo pecu­liare sistema ponderale, e – con ciò – l’unificazione mo­netaria dell’isola.

Al successore Gerone di Siracusa, Naxos continuava   ad apparire    scomoda, se non minacciosa, per la forza intrinseca che le veniva dalla sua posizione strategica. Da tale timore trae origine   l’implaca­bile processo di decalcidizzazione della città, da luì pro­mosso con tutti i mezzi : Gerone espulse nel 476 e. a. C. da Naxos i suoi abitanti, deportandoli , assieme a quelli di Catana, a Leontini.

Ma poco tempo dopo, nel 403, Dionisio I, riprendendo la via intrapresa dai Dinomenidi, si prefisse di soggio­gare per sempre o distruggere le tre città calcidesi della Sicilia orientale, il cui possesso si configurava sempre più indispensabile perché Siracusa potesse svolgere una politica di egemonia verso l’Italia. La politica italica, e soprattutto adriatica di Dionisio non si poteva realizzare senza il possesso di Naxos. Dopo un primo tentativo, andato a vuoto, contro Leontini, Dionisio mosse dapprima contro Catana, poi contro Naxos. Le due città furono conquistate per la corruzione dei loro capi. Il comandante di Naxos si chiamava Prokles. Egli soltanto, con i suoi familiari, rimase escluso dalla catastrofe. Tutti i Nassii furono fatti schiavi, il bottino lasciato ai soldati, le mura e le case demolite, il territorio donato ai Siculi confinanti.

Così Naxos moriva per le stesse ragioni per cui era sorta: la sua centralità, nel Mediterraneo, in un punto ideale per il dominio delle rotte verso lo Ionio e l’Adria­tico, e verso lo Stretto e il Tirreno.

La distruzione operata da Dionisio nel 403 fu definiti­va : sul territorio di Naxos non fu più ricostruita una città degna di tale nome. Tuttavia la tradizione della cit­tà continuò a vivere in quei cittadini che erano riusciti a sfuggire alla schiavitù, alcuni risalendo la vallata (odierna Castiglione ?), altri a Naso sul versante tirrenico (Naxida o Nasida). Altri, rifu­giatisi  a Reggio e a Kroton, trovarono poi stanza a Mylai, donde poi sarebbero partiti per disperdersi in varie comunità sicule e greche.

Successivamente dorizzazione di Naxos e di Catana sotto Gerone, che conglobò insieme le chorai delle due città per dar vita al nuovo centro di Aitna, forte di ben 10.000 Dori, a cui  fu assicurato il riconoscimento giuridico-sociale di neo-politai, e quindi il diritto all’assegnazione di terre e di case.   Nassii e Catanei, rimasti privi delle loro città e trasferiti insieme nel ter­ritorio di Leontini (la più importante subcolonia di Naxos), ricevettero, con apposita legge, l’ingiunzione di abitare la città e la chora di Leontini « in comune » con i Leontinesi,vicinissimi a Siracusa che poteva così meglio control­larli.

Per circa mezzo secolo i Nassii rimasero privi di fissa dimora.

nel 358, allorché si allentò, sotto il governo di Dionisio II, la morsa del dispotismo siracusano, Andro­maco, padre dello storico Timeo, raccolse i Nassii soprav­vissuti alla catastrofe, e i loro discendenti, per ricondurli nella loro patria, non nei pressi del mare, bensì nella città di Tauromenio, costruita dai Siculi nel 396, sul monte Tauro .

L’area dell’antica Naxos, si ridusse ad essere per i secoli successivi un piccolo approdo e borgo di pescatori. Fu  una “mansio” romana, un posto di cambio di cavalli (III-IV sec.d.C.). Il sito dell’arsenale fu riutilizzato per la sepoltura nel IV secolo a.C.  Sono presenti notevoli resti di occupazione romana dal III al VII / VIII secolo d.C. , fra cui una fornace. Le fonti riportano notizie assai frammentarie, tranne  per lo scontro navale tra Ottaviano e Sesto Pompeo nel 36 a. C.

In età bizantina si sviluppò un abitato intorno alla baia e sulle rovine della greca Naxos; in età medievale patì un lungo periodo di decadenza, in cui il ruolo territoriale venne relegato alla mera funzione portuale, di marina di Taormina, con presenza abitativa e religiosa .

Della dominazione araba, a parte l’introduzione degli agrumi, restano le denominazioni  del Capo (Al Qusùs, oggi Schisò, toponimo, che, come ampiamente dimostrato, è una corruzione del nome Naxos) e del fiume (Al Kantara). Cacciati i Saraceni, nel 1105 la chiesa di S.Pantaleo fu aggregata al Monastero di S.Maria di Galata, sito in Messina, e ai monaci la Contessa Adelasia, vedova del normanno Gran Conte Ruggero, fece particolari concessioni circa l’abitazione e la libera pesca con barca nella marina. La chiesetta di oggi, è di edificazione molto posteriore e trovasi nell’ambito del Castello già De Spuches, fortino ricostruito intorno al 1600 (Vito Amico).

Nei secoli della dominazione spagnola vi trovava luogo l’iniziativa della coltivazione e della trasformazione della Canna da zucchero (cannameli).Lo sviluppo insediativo nell’area “delli giardini” veniva originato dalla fortuna industriale di fine sc. XVI – inizi XVII, per proseguire lentamente nei secoli successivi. Pesca, coltivazione di agrumi, di ortaggi, qualche piccola at­tività artigianale, modesta navigazione commerciale con barcac­ce a vela, erano le componenti della vita economica e sociale di Giardini, agli inizi del secolo XVIII.  Unita a Taormina, senza dubbio centro di vita religiosa e culturale.

Solo a partire dalla metà dell’Ottocento vi è stata la rinascita del paese, che, grazie  all’opera dell’Abate Salvatore Cacciola, si emancipa da Taormina e costituisce un comune autonomo dal primo gennaio 1847, con decreto del Re Ferdinando II n.9998 del 23 febbraio 1846.  L’Abate Cacciola partecipò alla tentata cospirazione antiborbonica di Luigi Pellegrino.

 Nel 1859 , il 17 agosto, venne a Giardini Francesco Crispi, sotto la falsa veste di un frate, col nome di Emanuel Pareda, per studiare il paese dal punto di vista topografico e per prendere contatti con personalità del luogo e dei paesi vicini, in previsione dell’impresa garibaldina. Non si incontrò però col Cacciola, certamente per motivi di sicurezza.  Nel 1861, Giardini ospita Garibaldi nell’ultima tappa siciliana sino alla partenza per la conquista dell’intera Penisola. Il palazzo Platania-Carrozza ospitò lo Stato maggiore e il Comune, nel 1960, vi fece collocare una lapide con iscrizione commemorativa. La famiglia Buda conserva una lettera dell’Aiutante del Gen. Bixio, che ringrazia don Vincenzo Buda per l’aiuto dato ai garibaldini e per le duecento piastre date ai marinai giardinesi per l’opera prestata durante l’imbarco della truppa.   Giardini Naxos, denominata dal compianto prof. Santi Correnti anche “la Quarto della Sicilia” è entrata a pieno titolo nella storia dei Mille perché quello di Garibaldi  da questi luoghi, non fu un semplice passaggio, ma una tappa strategica che ebbe successo poiché il Generale ed il suo stato maggiore,  riuscirono ad arrivare incolumi a Melito Porto Salvo.  Nel 1962, dopo la morte di Garibaldi, Giardini gli eresse un monumento, nell’omonima piazzetta.

E’  proprio in questi anni che comincia a svilupparsi la notorietà di Naxos e Taormina quali mete obbligate del Grand Tour. Personaggi illustri, imperatori e celebrità iniziano a popolare la baia, facendo esplodere una nuova economia: quella turistica.

Durante la seconda guerra mondiale,vittima di pesanti bombardamenti, in tutto il paese, e  nella zona della Stazione ferroviaria, e devastata da un’alluvione, Giardini Naxos assume le caratteristiche che oggi possiamo apprezzare solo dal secondo dopoguerra in poi.

Il tracollo dell’economia rurale e soprattutto del prezzo degli agrumi, obbliga i cittadini a puntare sul turismo. Il boom economico degli anni Sessanta porta così benessere e sviluppa l’abitato con nuovi quartieri ed imponenti strutture ricettive.

 Su proposta della Pro Loco, recepita dal consiglio comunale, con legge regionale n. 13 del 1978 si aggiunse “Naxos” per ricordare la sede dell’antica colonia greca, e quindi il nome divenne Giardini-Naxos . “Oggi”, ha concluso Di Blasi, “Fa parte della Città Metropolitana di Messina”.

Evoluzione fonetica del toponimo Schiso

Evoluzione fonetica del toponimo Schiso a cura di Aldo Di Blasi

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVENTO DI NINO BUDA

Il Sindaco Pancrazio Lo Turco ed il maestro Nino Buda

Il Sindaco Pancrazio Lo Turco ed il maestro Nino Buda

“Mi ha incuriosito molto scoprire che La Sicilia veniva  definita dai viaggiatori del ‘700/’800  terra ricca di tradizioni e folklore come nessun altro posto ha esordito Nino Buda    “Da questo è partita la ricerca che ci fa  capire che furono gli stranieri a scoprire la vocazione turistica del piccolo “Borgo delli Giardini”.

Dopo una breve analisi sulle motivazioni che lo hanno indotto a scrivere il libro, Buda ha fatto una breve sintesi di quelle che erano le condizioni di strade e

IL VIAGGIO Arrivare in Sicilia nel XVIII era un’ardua impresa. Per evitare il pericolo dei briganti preferivano bypassare la Calabria Così salpavano da Napoli alla volta di Palermo o Messina sfidando tanto i marosi quanto i corsari che infestavano il Tirreno : Bisognava costeggiare ma il viaggio durava circa 4 giorni, in più, a causa del colera di turno si era costretti a rimanere in quarantena una settimana segregati nei Lazzaretti.

 LE STRADE erano inesistenti, nel migliore dei casi esistevano i tratturi o le trazzere (fango d’inverno e polvere d’estate). La rete viaria era quella che rimaneva dell’impero romano.  Quando si incontrava un fiume per mancanza di ponti bisognava passarli a guado. spesso ci rimettevano la vita i poveri muli sovraccaricati.

GLI ALLOGGI erano così fatiscenti: Il problema veniva vissuto in maniera tragica e pittoresca.                                                                                                                                   E’ logico che i  viaggiatori dopo le fatiche e le peripezie del loro lungo e duro viaggio erano quasi costretti a riposarsi almeno un giorno. Bisogna dire che allora in tutta la Sicilia  era difficile trovare una adeguata sistemazione. Ci sono testimonianze di quasi tutti i viaggiatori che si lamentano per non avere trovato un alloggio decente soprattutto dal punto di vista igienico. Da Palermo, Selinunte, Siracusa, Catania, Messina e persino Taormina che era stata abbandonata (Sisma 1693)  Calo demografico (6000 a 3000).                                                                                                                                     

Giardini dal canto suo godeva di una posizione strategica rispetto alla viabilità del tempo. Un capolinea “Terminal”. Era definita dai viaggiatori francesi “gare-auberge-rue”=Luogo di transito e di sosta, un Motel dei nostri tempi.  (Invece delle auto c’erano le carrozze).                                                                                                                                                                   

 William Hanry Bartlett ottimo incisore e scrittore londinese alloggiò a Giardini nel 1852 durante la festa della Raccomandata e nel suo ultimo libro di viaggi (suggerito dall’attento studioso Giuseppe Mercurio)  scrive: …Coloro che hanno intenzione di visitare Taormina sono obbligati a prendere alloggio a Giardini

CONCLUSIONI FINALI

A trarre le conclusioni finali e dare i saluti agli intervenuti è stato l’avvocato Antonio Russo dell’associazione “Tradizione, Ambiente e Turismo” il quale ha detto: “Siamo lieti di aver contribuito a far conoscere altri elementi culturali del nostro passato. Speriamo che queste iniziative possono essere ripetute anche da altre associazioni per mantenere viva la nostra storia e le nostre tradizioni e farle conoscere alle nuove generazioni. Come ha sottolineato il Sindaco di Castelmola Orlando Russo oggi sempre più per conoscere il nostro passato dobbiamo attingere a quelle che sono i ricordi di tanti nostri migranti specie quelli che vivono in Sudamerica e negli Stati Uniti che per fortuna ancora conservano e tramandano le nostre tradizioni. Purtroppo invece da noi questa parte di cultura del nostro passato si sta sempre più assottigliando e rischia di cadere nell’oblio. Ben vengano dunque iniziative come questa che mantengono vive le nostre radici che sono il fondamento della nostra comunità”.

       ROSARIO MESSINA

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

 

 

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