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Testimoni di un formidabile destino: la sesta edizione di Salvalarte Naxos consegna un messaggio al G7

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Resti di Naxos

Resti di Naxos

 

“… Alle navi correan precipitosi
Con fremito guerrier. Sotto i lor piedi
S’alza la polve, e al ciel si volve oscura.
I navigli allestir, lanciarli in mare,
Espurgarne le fosse, ed i puntelli
Sottrarre alle carene era di tutti
La faccenda e la gara…”

Omero, Iliade, II, vv. 197-203, trad. di Vincenzo Monti

Giardini Naxos (Me) – Un destino dettato dalla devozione alla bellezza delle antiche popolazioni ioniche di cultura ateniese che giunsero fin qui approfittando di un promontorio naturale (analogo a quello di Siracusa) per stabilire un network di relazioni commerciali, civili e religiose nel mediterraneo. Uno degli asset archeologici scoperti di recente dell’antica Naxos è la vasta area civile ovest-settentrionale della città costituita dall’Arsenale navale e dall’Agorà. Ne ha parlato sabato 13 maggio la dott.ssa Maria Costanza Lentini, direttrice del Polo regionale di Catania per i siti culturali, introducendo i lavori della sesta edizione di Salvalarte Naxos-Taormina-Alcantara dal titolo: “Naxos: un porto di 2800 anni. Da network dell’antichità a scenario dell’olocausto contemporaneo” e incontrando, nel primo pomeriggio, i numerosi intervenuti proprio all’Arsenale navale (Neoria), luogo delle ultime ricerche, in cui ha mostrato ai presenti, dal vivo, i confini perimetrali del sito, la connessione con il reticolato urbano della città (lungo lo stenopos 6) e la collocazione delle mura della città, delineando ormai compiutamente i confini urbanistici dell’antica Naxos. La sua chiarissima relazione è poi proseguita al Museo Archeologico dove si è soffermata sullo stato dell’arte delle ricerche in corso che aprono prospettive assai interessanti mai raggiunte prima, e cioè la scoperta di un polo militare, il Neoria appunto,  a fianco di un polo civile costituito dall’Agorà. Si tratta di strutture legate al potere, pensiamo agli arsenali di Atene, il cui orgoglio era basato proprio sulla flotta navale. Scoperto nel 1982 da Paola Pelegatti, gli scavi sono iniziati nel 2001 sotto la sua direzione e sono poi proseguiti insieme a David Blackman e a Jari Pakkinen. Si pensi che nonostante Naxos avesse un monumentale altare dedicato ad Apollo Archegetes, rintracciato poco più avanti (lungo l’asse settentrionale ovest della città) ma ancora da scavare, la prima cosa che si vedeva era l’Arsenale, alto dieci metri. Installato al margine settentrionale della città era lungo 42 metri e largo 28 metri ca. con mura a struttura poligonale. Il suo rinvenimento ci consente di ricostruire una pianta della città del V secolo a.C. con una Agorà vicina al Neoria, secondo un modello che si riscontra solo a  Corfù e a Thassos. Grande come il Tempio B della nostra area sacra, il suo muro di fondo è arcaico del VI secolo (tardoantico) a fianco dello Stenopos 6. La unicità di questo Neoria è che è dotato di rampe di terra, ne esiste uno analogo scoperto solo a Cipro dal prof. Sourisseau. Il nostro ha solo quattro corsie eppure sufficienti per una città di medie dimensioni. Le rampe erano in comunicazione tra di loro per mezzo di porte. In primo piano si vedono le rampe di sabbia: interessanti quelle curvilinee delle corsie 3 e 4 che assecondavano l’andamento di poppa delle triremi con muri curvilinei, mentre nelle rampe 1 e 2 i muri sono rettilinei. Al suo interno abbiamo evidenze dei pigmenti utilizzati per le navi (soprattutto blu e rosso), uniche evidenze di coppe con graffiti legate ai Simposia, altre legate alla proprietà ma interessante è il ritrovamento di due Ostraka più altri due uguali (il che fa dedurre che si tratta decisamente di Ostraka) di cultura calcidese quindi ateniese, legati alla pratica dell’ostracismo, davvero rari in Sicilia. Del periodo arcaico rimane ancora la linea dei fuochi. Nel periodo successivo alla tirannide di Siracusa, nel 462 a.C. i calcidesi tornano a Naxos e restaurano l’Arsenale con copertura a tegole e antefisse di modello siciliano. Con la distruzione di Naxos nel 403 a.C. ad opera di Dionigi I di Siracusa, di cui lo storico Diodoro ci fornisce i dettagli, termina pure l’attività dell’Arsenale. Tuttavia, le fornaci continuarono la loro produzione e ciò suggerisce che il distretto industriale rimase a Naxos a fianco del distretto agricolo della valle dell’Akesines (da cui la sub-colonia Kallipolis), mentre da quel momento in poi il distretto politico venne trasferito a Tauromenion.

Modellino in scala dei Neoria di Naxos

Modellino in scala dei Neoria di Naxos

Il prof. Jean-Christophe Sourisseau, archeologo marittimo dell’Università di Aix-Marseille ed attuale coordinatore degli scavi di Megara Ibla, è poi intervenuto sull’analogo Arsenale navale di Kition (l’attuale Larnaca, Cipro) individuandone i tratti comuni e cioè facente parte di una vasta area pubblica costituita da Arsenale, Agorà e Santuario, con tre fasi architettoniche distinte: la prima con un tetto a struttura leggera di legno color rosso; la seconda con tetto in tegole e la terza con decorazioni (forse risalente all’età di Tolomeo I). L’impianto era largo 45 metri, lungo 38 metri e dotato di sei rampe larghe circa sei metri, sufficienti per l’alaggio a mano, collocate perpendicolarmente alla linea di costa, proprio come quello di Naxos.

Infine, il prof. Enrico Felici Limenes, docente di Topografia antica all’Università di Catania, ha parlato dell’evoluzione delle strutture portuali nel Mediterraneo antico indicandone le caratteristiche comuni nelle colonie greche orientali (Naxos, Megara Ibla, Leontini, Siracusa), mentre i porti fenici avevano caratteristiche differenti (le coste venivano talora modificate per scavare insenature-ricovero connesse coi bacini interni più bassi). Da Naxos, poi, ogni anno i rappresentanti di tutte le città siceliote, dopo aver sacrificato sull’altare di Apollo Archegetes, protettore delle colonie, partivano alla volta di Delfi per partecipare alle feste panelleniche, una sorta di G7 dell’antichità che rendeva Naxos il centro del network siceliota.

A seguire, gli intervenuti si sono spostati al molo del porto dove è stata inaugurata, alla presenza di Antonio Presti (presidente di Fiumara d’Arte) e di Gianfranco Zanna (presidente di Legambiente Sicilia), l’opera di Boris Hoppek “Bimbo” che ci ricorda il paradosso dei nostri tempi: il mar mediterraneo teatro di una tragedia dalle cifre impressionanti, un vero e proprio olocausto a cui assistiamo sgomenti senza prendere posizione, e che ci interroga sulla nostra umanità. Sembra che il tema sia nell’agenda dei lavori del G7 di Taormina e speriamo davvero si individuino soluzioni e modalità di intervento definitive per fermare questo stillicidio di vite umane. Antonio Presti si è poi soffermato sul significato del termine “integrazione” oggi, una parola ormai sbiadita ed ambigua, un termine dietro il quale spesso si celano interessi economici di varia natura e che non realizza alcuna integrazione reale.

Nella seconda parte della manifestazione, nel tardo pomeriggio, l’appuntamento è stato dato all’hotel Palladio. I lavori qui sono stati introdotti da Caterina Valentino, già presidente del Circolo Legambiente Naxos-Taormina-Alcantara ed organizzatrice insieme ad Annamaria Nossing di questa sesta edizione di Salvalarte Sicilia 2017, a proposito delle visioni del futuro del porto di Naxos e del progetto di ricostruzione del porto presentato dalla TECNIS SpA. Subito dopo è intervenuto il prof. Vincenzo Piccione, geobotanico dell’Università di Catania, che si è soffermato sulla Valutazione di Impatto Ambientale e sulla Valutazione di Impatto Specifico. In sostanza, il suo intervento ha fornito alcuni “spunti” di riflessione e, speriamo, di discussione che possiamo, così, sintetizzare: 1) il progetto della TECNIS SpA potrebbe impattare su una vasta area su cui insiste la necessità delle ricerca ancora in corso, per le supreme ragioni della conoscenza; 2) il progetto appare piuttosto invasivo sulla baia e ciò potrebbe alterarne l’equilibrio naturale, neanche i fenici che erano soliti scavare nei porti per creare insenature-ricovero avrebbero fatto altrettanto; 3) non occorre un mega centro commerciale, occorre invece creare sviluppo diffuso perché le nostre attività imprenditoriali sono “diffuse” in quanto legate al turismo, all’artigianato, alla gastronomia, ai beni culturali, allo sport ecc.; 4) si tratterebbe di un “sistema chiuso” focalizzato solo sul centro commerciale e non di un sistema aperto in relazione con le varie attività imprenditoriali, culturali e sportive diffuse, appunto.

A seguire è stata offerta ai partecipanti una degustazione di prodotti biologici di Libera Terra, provenienti dalle terre confiscate alla mafia, ed in serata il bel concerto dei Ciauda, una band che ha fatto del retaggio musicale autoctono la sua cifra artistica. E sulle onde della loro “Un fantastico destino” ce ne torniamo a casa con un mare di suggestioni ricordando che la “cura” del territorio rappresenta un bene ed una speranza da offrire alle nuove generazioni e, sorridendo, ripensiamo alle parole della dott.ssa Lentini mentre ci dice che, al di là di opere megagalattiche, è urgente provvedere ad una qualche copertura per l’Arsenale navale onde evitare ulteriori deterioramenti causati dagli agenti atmosferici.

Sergio Denaro  

Rosario Messina (foto)

 

Schema Neoria di Naxos

Schema Neoria di Naxos

Sezione Neoria di Naxos

Sezione Neoria di Naxos

Le rampe di alaggio nell'area archeologica dei Neoria di Naxos

Le rampe di alaggio nell’area archeologica dei Neoria di Naxos (Foto Rosario Messina)

Maria Costanza Lentini e Paola Pelagatti

Maria Costanza Lentini e Paola Pelagatti (Foto Rosario Messina)

L'archeologa  Paola Pelagatti  (foto Rosario Messina)

L’archeologa Paola Pelagatti (foto Rosario Messina) Nel 2000 le venne conferita la cittadinanza onoraria per essere stata la prima direttrice del Parco Archelogico di Naxos negli anni 60 e 70. A lei si devono importanti scoperte archeologiche e la realizzazione del Museo di Naxos

Da sin. Antonio Presti, Caterina Valentino, Pavone, Nossing, Zanna

Da sin. Antonio Presti, Caterina Valentino, Pavone, Annamaria Nossing, Gianfranco Zanna

Murale di Boris Hoppek

Murale di Boris Hoppek

Il Parco Archeologico di Naxos

Il Parco Archeologico di Naxos

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