AGOSTO 2019
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capo d’orlando

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In occasione del sessantesimo anniversario dell’assegnazione del Nobel a Salvatore Quasimodo, il Comitato organizzatore, costituito dalla Città Metropolitana di Messina, dall’Università, dal Teatro Vittorio Emanuele, dal Parco Letterario Quasimodo, dal Club Amici di Salvatore Quasimodo, dalla Fondazione
“Famiglia Piccolo di Calanovella”, dagli Istituti Superiori Jaci e Quasimodo e dal Conservatorio A.Corelli, , ha previsto una serie di iniziative che prenderanno il via venerdì 5 luglio, alle ore 19,00 con una manifestazione che si terrà nella magica cornice di Villa Piccolo. Dopo i saluti di Vanni Ronsisvalle, Presidente Emerito della Fondazione “Famiglia Piccolo di Calanovella”, dell’ avv. Andea Pruiti Ciarello, Presidente della Fondazione
e della Dirigente della V Direzione della Città Metropolitana di Messina , avv. Anna Maria Tripodo, il giornalista Alberto Samonà intervisterà il prof. Vincenzo Fera, ordinario di Letteratura italiana dell’Università di Messina sul tema: “Salvatore Quasimodo e Lucio Piccolo. Due poeti a confronto” Un omaggio, dunque, non solo a Salvatore Quasimodo nella ricorrenza dell’assegnazione del Nobel ma anche a Lucio Piccolo nel cinquantesimo della
scomparsa, in un luogo a lui assai caro, che ispirò la sua poesia e dove ospitò il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Seguirà un intermezzo musicale con il Marea Saxophone Quartet a cura del Conservatorio “Corelli” con Claudio Raneri ( sax soprano), Simone Impellizzeri ( sax contralto), Giuseppe Zisa ( sax tenore), Alessandra Vancheri ( sax baritono).
Saranno eseguite musiche di E.Bozzà, J.Rivier e P. Iturralde.
Il programma prevede, quindi la proiezione del documentario “ L’Universale del Verso” realizzato, per conto della Città Metropolitana di Messina, dal regista Diego Ronsisvalle , autore anche del docufilm “Il Meridiano della solitudine” sul mondo dei Piccolo di Calanovella , proposto da Rai Cultura nel 2015.
“L’Universale del Verso” racconta i momenti più salienti della vita di Salvatore Quasimodo con materiale iconografico e documentario tratto in gran parte dall’Archivio Quasimodo, di proprietà della Città Metropolitana di Messina e da filmati storici donati all’Ente dalle Famiglia Davoli, Di Giacomo e dal regista Vittorio Sindoni. Tra i filmati anche stralci della cerimonia di assegnazione del Premio Nobel a Stoccolma, e l’arrivo di Quasimodo, acclamato da una grande folla,
a Messina e a Tindari, nel 1960, subito dopo il Nobel, in occasione dell’assegnazione della cittadinanza onoraria.
L’ingresso alla manifestazione è gratuito.

La locandina

La locandina

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Capo D’Orlando (Me) –  Si è svolta martedì 14 marzo la IV edizione del Premio “Mondo Donna” in un Teatro Rosso di San Secondo gremito di gente.

La manifestazione, ideata da Salvatore Monastra e Paolo Stervaggi e voluta dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Capo d’Orlando, è stata realizzata in collaborazione con l’Accademia della Musica e l’Associazione AST, per rendere omaggio alle donne del territorio che si sono distinte nei loro ambiti per dedizione, impegno e successo.

Ad Oriana Civile è stato assegnato il premio “Mondo Donna” per la musica leggera. Salvatore Monastra spiega: “Ho visto Oriana crescere. Oltre che da bambina farsi donna, ho seguito i suoi progressi professionali e la sua evoluzione artistica; dalla musica leggera è passata alla musica impegnata e col suo lavoro valorizza la nostra Cultura e tocca temi sociali importanti. Inoltre ha scritto uno spettacolo dal forte impatto come “Canto di una vita qualunque” e, a coronamento di ciò, l’apertura del concerto di Noa ha consacrato Oriana come un’artista dalle eccellenti qualità, in grado di calcare palcoscenici importanti.

A consegnare la targa ad Oriana Civile è stato Nino Letizia, presidente dell’Associazione culturale-musicale Crossroad che da sempre si spende per la cultura a Capo d’Orlando e dintorni e che da ben 23 anni organizza uno dei Festival Blues più longevi d’Italia. Nino Letizia ha avuto parole di grande stima nei confronti di Oriana definendola, oltre che una grande studiosa, una grande artista dietro la quale c’è una grande e bella persona.

Le altre donne ad essere premiate in questa edizione sono:

Chiara Sciortino, orafa artigiana che plasma la materia e la rende Arte; Graziella Lo Vano, eclettica scrittrice di poesie e racconti; Loretta Galvan, grafica e artista visiva che da oltre trent’anni dedica la sua vita alla creatività; Ornella Trovato, sindaco di San Piero Patti che da dieci anni guida la comunità con dedizione e senso di responsabilità; Cristina Correnti, pluridecorata cestista azzurra; Marinella Ricciardello, caparbia imprenditrice nel settore del turismo; Sofia Ingrillì, giovane e tenace ballerina che insegue i suoi sogni con determinazione; Maria Grazia Giorgianni, presidente dell’Associazione Pink Project che opera attivamente sul territorio per promuovere la libertà e le pari opportunità per le donne, anche con l’istituzione di un centro anti-violenza importantissimo per la comunità; Adelaide Librizzi, giovanissima pianista classica che frequenta la terza media e che ha sbalordito la platea con l’esecuzione del Rondò alla Turca di Mozart; Silvana Polizzi, giornalista Rai e prima donna a ricoprire l’incarico di capo redattore della Tgr Rai Sicilia.

Il “premio alla memoria” è stato assegnato, tra la commozione di tutta la sala, ai familiari di Lorena Mangano, la 23enne orlandina travolta e uccisa in pieno centro storico a Messina da una delle due auto che la sera del 25 giugno dello scorso anno gareggiavano in Via Garibaldi ad oltre 150 km/h. Il 16 marzo Lorena avrebbe compiuto 24 anni.

La serata è stata condotta dal giornalista Sergio Granata e dalla cantante Alessandra Di Bello, con la collaborazione di Matilde Caserta.

L’appuntamento è per il prossimo anno con altre splendide donne. Perché il mondo è pieno di splendide donne che andrebbero premiate ogni giorno.

La consegna del premio a Oriana Civile

La consegna del premio a Oriana Civile (Foto di Pino Lo Bello – da sinistra: Alessandra Lo Bello, Nino Letizia, Oriana Civile, Sergio Granata)

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La dura piaga della pedofilia nel nuovo romanzo di Ismete Selmanaj, la scrittrice albanese di Messina. Il romanzo sull’atroce piaga della pedofilia nelle librerie il 18 aprile per Bonfirraro. A Capo d'Orlando (ME) la prima presentazione prevista per il prossimo 30 aprile

È in uscita (Il 18 Aprile) per Bonfirraro editore “I bambini non hanno mai colpe” il nuovo romanzo dalle tinte fosche della scrittrice di origini albanesi Ismete Selmanaj, in Sicilia da più di venti anni.

Al centro del thriller la pedofilia, una delle piaghe più grette dell’umanità, attorno alla quale ruotano le esistenze di quattro uomini, legati da un inesorabile e, forse, indissolubile destino.

Un’opera letteraria che trova le sue radici sociologiche nell’Albania post comunista, dove si assiste a un rigurgito di un antico codice comportamentale, il Kanun, ma il testo si erge a messaggio universale, perlustrando l’animo umano nei suoi recessi più oscuri, scoprendo risvolti inconfessabili, costringendo l’emersione di fatti delittuosi gravi e intollerabili.

 Il 30 Aprile la prima presentazione a Capo D’Orlando

Ma cosa ha scatenato la fantasia della scrittrice che alza con forza la sua voce da Rocca di Caprileone, un piccolo paesino del messinese?

Ismete Selmanaj è nata a Durazzo ed è lì che sin da bambina coltiva la passione per la letteratura, che le ha fatto vincere medaglie e numerosi premi. Nel 1991 si laurea, però, in Ingegneria Edile all’Università di Tirana. Una scelta che non fu la sua, così come racconta spesso ai ragazzi che non si stanca di incontrare, perché: «la mancanza di libertà insita in una dittatura è solamente questo: ti si impone dall’alto una piccola costrizione e non si ha la possibilità di accorgersene. Da quel momento non sei più padrona della tua vita». Poco dopo, vivrà sulla sua pelle la crisi politica albanese: nel 1992, infatti, decide come tanti suoi connazionali di trasferirsi in Italia. In Sicilia, vissuta come una terra promessa, rinascerà quell’amore per la scrittura che non l’ha mai abbandonata.

È fatto di questo, dunque, il suo immaginario letterario popolato di personaggi e situazioni molto diversi culturalmente da quelli che un normale lettore è abituato a conoscere: se Verginità rapite, il suo libro d’esordio in lingua italiana è incentrato sulle violenze subite dalle donne albanesi durante il periodo del totalitarismo, questa volta la Semanaj ci regala uno scorcio di paese ancora più crudo, attraverso un racconto asciutto, dove però non manca il pathos. Nonostante non si soffermi molto sugli aspetti più atroci e pruriginosi della maggiore aberrazione umana, mette comunque in risalto la peggiore delle trappole, il teatro triste di un rituale imposto da una rete, che ormai scorrazza libera sul web, protetta da nickname e dal segreto del travestimento; l’altra faccia della pedofilia, subdola e silenziosa… L’inchiesta del commissario di polizia Andi riuscirà mai a far saltare gli equilibri?

La prefazione al volume è curata da Matteo Mandalà, professore e studioso di “Lingua e Cultura Albanese” titolare della cattedra all’Università degli Studi di Palermo che ha adottato il primo testo della Selmanaj per il corso.

La pubblicazione si inserisce nel solco della linea editoriale di Bonfirraro, volta a sollevare il velo dell’omertà, scegliendo sempre di stare dalla parte delle vittime di abusi che invocano giustizia. Di questo argomento anche Mio figlio e il parroco di Chiara, edito nel 2012.

La copertina

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