GIUGNO 2019
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Catania

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Iniziati i preparativi della 15ma edizione del FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA di FRONTIERA che si svolgerà dal 20 al 26 luglio 2015 a Marzamemi (Sicilia) nell’antico borgo marinaro .

Il 18 ed il 19 giugno Catania ospita un “Anteprima” della rassegna del cinema di Marzameni a Villa San Saverio in collaborazione con la Scuola Superiore di Catania.

Programma:
Giovedì 18 giugno: alle ore 17 nell’aula magna dell’Università IL PRIMO APPUNTAMENTO CON “Sud: Rito e Magia- la Lucania di Levi e De Martino” sul documentarismo etnografico. Introducono Lina Scalisi e Sebastiano Gesù. Alle ore 18,30 omaggio a Manoel de Oliveira con Livio Marchese e Sebastiano Pennisi. Ore 20,30 Cinema e Cibo, quando l’Italia Mangiava in bianco e nero, filmati luce. Sicilianima: il gusto di Nello Correale. A seguire “anticipazioni di gusto” con vini delle cantine Paternò, pani di grani antichi dei fratelli Vescera e pomodorino di Pachino dop. Alle ore 21,40 “Las Patronas” di Javier Garcia e subito dopo discorsi su Cinema, Cibo e Territorio con Nello Correale, Carmelo Chiaramonte, Roberto Bruno.
Venerdì 19 giugno: alle ore 17, in ricordo di Pierpaolo Pasolini per i 40 anni della sua scomparsa. “La ricotta” con Orson Welles, “Pasolini e l’Etna”. Introducono Luciano Granozzi e Stefania Rimini. Ore 18,40 il cinedocumentario di Leonardo Sciascia, “Gela antica e nuova” di Giuseppe Ferrara (1964). “Radiografia della Miseria” di Piero Nelli (1967). Relatori Antonio Di Grado e Alessandro De Filippo. Alle ore 20,30Silcilanima: “ritratti siciliani di Nello Correale. Alle ore 21,30: “Ecuba” di Giuliana Berlinguer e Irene Papas. A seguire i discorsi sul Dramma antico di Sicilia con Moni Ovadia, Mario Incudine, Giuseppe Di Pasquale e Sebastiano Gesù (moderatore).

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“Città delle Emozioni”: venerdì 12 giugno apre il sindaco Bianco con Franco Battiato e Carmen Consoli

CATANIA. Venerdì 12 giugno, alle 9,30, nel Salone Bellini di Palazzo degli Elefanti il convegno internazionale “Catania Città di emozioni”. Il via alla due giorni, che vedrà la nostra città al centro di un dibattito di altissimo livello per introdurre innovazioni a Catania e farne innalzare il livello di qualità della vita, sarà dato dal sindaco Enzo Bianco che parlerà sul tema “Le emozioni come risorsa per il territorio“. Seguiranno gli interventi di Franco Battiato e Carmen Consoli con le loro testimonianze su come si lavora con le Emozioni; di Calogero Firetto neo sindaco di Agrigento e di Michelangelo Giansiracusa, giovane primo cittadino di Ferla in provincia di Siracusa, che con le loro esperienze contribuiranno a ragionare sullo spazio urbano della città partendo dalle Emozioni; di Amergio Restucci, rettore dello Iuav di Venezia e di Giandomenico Amendola ordinario di Sociologia Urbana.
Nel pomeriggio i lavori proseguiranno nell’Aula Magna del Rettorato in piazza Università e saranno aperti alle 15 dal rettore Giacomo Pignataro. Seguiranno gli interventi di Dennis Frenchman docente di Pianificazione urbanistica al Mit di Cambridge nel Massachusetts (Stati Uniti), Carlo Olmo ordinario di Storia dell’Architettura al Politecnico di Torino, Cristiana Mazzoni ordinario di Progetto architettonico e urbano alla Ensas di Strasburgo, Carlo Colloca docente di Analisi sociologica all’Università di Catania. In conclusione ci sarà una testimonianza dello chef stellato Pino Cuttaia. Il convegno continuerà anche nell’intera giornata di sabato 13 giugno.

Il Convegno servirà ad individuare e mettere in atto un metodo che consenta alle emozioni prodotte dalla città di tradursi in fatti concreti che possano contribuire ad innalzare il livello di qualità della vita di ciscun catanese

Venerdì 12 giugno. Palazzo della Cultura: in mostra i “Cunti” dell’Accademia di Belle Arti

“Cunti” è il titolo della mostra degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania che sarà aperta domani, venerdì 12 giugno alle ore 18, nel Palazzo della Cultura. L’esposizione, a cura di Giovanna Lizzio, Marilisa Yolanda Spironello e Viviana Tarascio, si basa su un progetto di relazione tra luogo, memoria e immaginazione.
Gli orari di apertura sono: da lunedì a sabato dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, domenica dalle 9 alle 13. L’ingresso è libero.

Venerdi 12 giugno. Palazzo della Cultura: incontro con gli artisti di “Eterogenesi della forma

Venerdì 12 giugno alle ore 19.30, nel Palazzo della Cultura, è in programma l’Aperitivo con gli artisti di “Eterogenesi della forma. Esperienze di pittura e scultura all’inizio del XXI secolo”.

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Il Museo Egizio di Torino ha rifatto il look confermandosi uno dei musei più prestigiosi al mondo, secondo solo a quello del Cairo, per importanza e numero di reperti provenienti dall’Egitto. Torino consolida così il suo primato di culla della cultura egiziana. Il Museo egizio, considerato una meraviglia mondiale, ha riaperto i battenti con un nuovo allestimento museale ricco di sorprese che proiettano il visitatore in un esperienza culturale di grande suggestione. Per realizzare gli interventi, molto di più di un semplice restyling, sono stati necessari quasi cinque anni di lavori (scanditi da una grande clessidra, alta tre metri, posizionata in Piazza San Carlo) ed un budget di 50 milioni di euro. Nel corso dei lavori, il museo è rimasto sempre aperto, nonostante ospitasse uno tra i cantieri più grandi d’Europa. Una grande sfida vinta con grande successo.
L’inaugurazione è avvenuta il primo aprile, strategicamente un mese prima dell’Expò di Milano, alla presenza del Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini il quale ha definito il Museo “uno strepitoso successo mondiale con allestimenti moderni che interpretano magnificamente la nuova filosofia di concepire i musei i quali devono essere realizzati con ampi spazi in grado di permettere un ottima fruizione delle opere esposte dove venga valorizzata anche la parte didattica con dettagliate spiegazioni riguardanti i reperti”.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Museo

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita al Museo

Giovedì 15 maggio è stato un giorno speciale per il Museo Egizio. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato l’Egizio esprimendo grande compiacimento per il restailing realizzato.

             

                Il nuovo percorso museale, realizzato sul progetto scientifico elaborato dal Direttore del Museo Christian Greco e da otto curatori con differenti specializzazioni, si sviluppa cronologicamente su un area, quasi raddoppiata, di 10.000 mq. e si articola in quattro piani collegati da un sistema di scale mobili che nell’idea dello scenografo Dante Ferretti dovrebbero richiamare un ideale percorso di risalita lungo il Nilo. Sono 3300 i reperti esposti che coprono un arco di tempo che va dal 4000 a.c. al 700 d.c.
Tra le molte novità vi è da segnalare un’area tematica di grande impatto, la Galleria dei Sarcofagi, che ospita al secondo piano alcuni fra i più bei sarcofagi del Terzo Periodo Intermedio e dell’epoca tarda (1100 – 600 a. C) molti dei quali restaurati presso il Centro di Restauro della Venaria Reale con il contributo de Gli Scarabei, associazione dei sostenitori del Museo Egizio. Questo allestimento si giova dei risultati raggiunti dal Vatican Coffin Project, un sofisticato protocollo di indagine applicato per la prima volta su sarcofagi dell’antico Egitto. Al progetto, coordinato dal Reparto Antichità Egizie dei Musei Vaticani, in collaborazione con il Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Restauro dei Musei Vaticani, partecipano il Museo Egizio, il Rijksmuseum van Oudhen, il Museo del Louvre, e il Centre de Recherche et de Restauration des Musées de France.
Per il pubblico che visita il museo è come vivere un viaggio nel tempo che si conclude al piano terra fra le statue monumentali, nelle sale allestite dallo scenografo Dante Ferretti, in quella che Champollion, il noto studioso decifratore dei geroglifici, definì “una meravigliosa assemblea di re e divinità”. Dante Ferretti è inoltre autore de l “Percorso Nilotico” che accompagna il pubblico nella salita, con le scale mobili, alle sale espositive dal primo al terzo piano.
I visitatori dell’Egizio possono  fruire di ricostruzioni virtuali di alcuni contesti archeologici realizzate nell’ambito della collaborazione scientifica fra Museo Egizio e Istituto IBAM del CNR. E’ possibile vivere l’esperienza della scoperta grazie a video 3D che, basandosi su preziosi documenti di scavo e fotografie d’epoca, ridanno vita alla tomba di Kha, alla tomba di Nefertari e alla cappella di Maia, tutte e tre scoperte da Ernesto Schiaparelli, tra i primi direttori di questo Museo, agli inizi del ‘900.
Ogni sala, è stata concepita per instaurare un dialogo costante con il mondo esterno, in particolare con un pubblico eterogeneo e con la comunità scientifica internazionale, ponendosi come un punto di riferimento per la ricerca. A testimoniare l’attenzione verso di loro le sei lingue, numero destinato a crescere, le videoguide e i testi di sala tradotti non solo in inglese ma anche in arabo per sottolineare lo stretto legame con la terra da cui le collezioni dell’Egizio provengono.
La collezione
Il Museo Egizio di Torino è, come quello del Cairo, dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino».
Numerose sono le collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche. Il criterio attuale prevede invece che i reperti rimangano all’Egitto

2 XY Sarcofagi neri
La Biblioteca
Costituita sul nucleo originario di un fondo librario formato presso il Museo a partire dal 1824, anno di nascita, la Biblioteca Museo Egizio, fortemente specializzata in testi di argomento egittologico, ha oggi pochi eguali a livello internazionale ed è divenuta nel corso del tempo un punto di riferimento per gli studiosi di tutto il mondo. Il patrimonio librario conservato e disponibile per la consultazione comprende: 7400 volumi monografici, 2100volumi di periodici, 171 opuscoli, 182 tesi di laurea, microfilm e il fondo bibliografico della Biblioteca Botti (circa 500 volumi tra monografie e periodici). La Biblioteca costituisce un supporto all’attività di ricerca scientifica del Museo Egizio ma la consultazione è aperta a tutti.
Non è previsto alcun tipo di prestito esterno dei volumi, consultabili unicamente in loco.
Fatte salve le leggi vigenti e le esigenze di conservazione, gli utenti possono, inoltre, ottenere riproduzioni dei documenti in formato sia cartaceo sia digitale, secondo tariffe stabilite. E’, infine, a disposizione del pubblico un PC da cui accedere gratuitamente al sito OEB ( Online Egyptological Bibliography).

X Sala museo_egizio

Il Restauro
Il restauro dei reperti è sponsorizzato da Gli Scarabei, Associazione dei Soci Sostenitori del Museo Egizio di Torino. In meno di tre anni di attività Gli Scarabei hanno sponsorizzato importanti interventi di restauro per un importo di 80.000 euro focalizzati in particolare sulla Tomba di Kha, uno dei capolavori del Museo Egizio, e consistenti in operazioni delicatissime come la rimozione di vecchi interventi, il consolidamento e la stabilizzazione dei tessuti e la pulizia dei reperti.
L’attività degli Scarabei si estende a numerosi altri tesori a rischio come la preziosa maschera di cui si mostrano alcuni scatti prima e dopo l’intervento di restauro.
XY STATUARIO

La Storia
Il Museo delle Antichità Egizie venne fondato nel 1824 dal re Carlo Felice con l’acquisizione di una collezione di 5628 reperti egizi riunita da Bernardino Drovetti. La sede del Museo è da allora nel palazzo che nel XVII secolo l’architetto Michelangelo Garove aveva costruito come scuola dei Gesuiti, noto come “Collegio dei Nobili”, e che nel XVIII secolo era diventato sede dell’Accademia delle Scienze. Il 6 ottobre 2004 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha conferito in uso per trent’anni i beni del Museo alla Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, presieduta da Evelina Christillin di cui fanno parte la Regione Piemonte, la Provincia di Torino, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT. L’egizio di Torino è’ annoverato tra i primi 10 musei più visitati d’Italia e tra i primi 100 al mondo. Nel 2014 sono passati per le sale del palazzo di via Accademia delle scienze oltre 567mila visitatori.
Il primo oggetto giunto a Torino è la Mensa Isiaca, una tavola d’altare in stile egizittizzante, realizzata probabilmente a Roma nel I secolo d.C. per un tempio di Iside e acquistata da Carlo Emanuele I di Savoia nel 1630. Nel 1724 Vittorio Amedeo II di Savoia fonda il Museo della Regia Università di Torino, presso il palazzo dell’Università in Via Po, cui dona una piccola collezione di antichità provenienti dal Piemonte. Nel 1757, Carlo Emanuele III di Savoia, per arricchire il Museo dell’Università, incarica Vitaliano Donati, professore di botanica, di compiere un viaggio in Oriente e di acquistare in Egitto oggetti antichi, mummie e manoscritti che potessero illustrare il significato della tavola stessa. Gli oggetti raccolti dal Donati, tra cui tre grandi statue, giungono a Torino nel 1759 e sono esposti nel Museo della Regia Università, dove dal 1755 è collocata anche la Mensa Isiaca.
Nel 1824 re Carlo Felice acquista una collezione di 5628 reperti egizi di Bernardino Drovetti. Questi, di origini piemontesi, aveva seguito Napoleone Bonaparte durante alcune delle sue campagne militari e per i suoi meriti l’Imperatore lo aveva nominato Console di Francia in Egitto. Drovetti, grazie alla sua amicizia con il viceré d’Egitto, Mohamed Alì, riuscì a trasportare in Europa gli oggetti raccolti. La collezione venduta dal Drovetti al sovrano Carlo Felice è costituita da 5.268 oggetti (100 statue, 170 papiri, stele, sarcofagi, mummie, bronzi, amuleti e oggetti della vita quotidiana). Giunta a Torino, è depositata presso il palazzo dell’Accademia delle Scienze (dove si trova tuttora) progettato nel XVII secolo dall’architetto Guarino Guarini come scuola gesuita.
Mentre la Collezione Drovetti è disimballata, Champollion arriva a Torino e nell’arco di qualche mese di febbrile attività ne produce un catalogo, nonostante i disaccordi circa la conservazione dei reperti con il primo direttore, Giulio Cordero di San Quintino. Nel 1832, le collezioni raccolte presso il Museo dell’Università sono trasferite nel palazzo dell’Accademia delle Scienze. Alla guida del Museo si succedono Francesco Barucchi e Pier Camillo Orcurti. Dal 1871 al 1893 il direttore è Ariodante Fabretti che, coadiuvato da Francesco Rossi e Ridolfo Vittorio Lanzone, elabora il catalogo delle opere allora conservate. Nel 1894 la guida del Museo passa a Ernesto Schiaparelli che organizza scavi in numerosi siti egiziani, tra cui Eliopoli, Giza, la Valle delle Regine a Tebe, Qau el-Kebir, Asiut, Hammamija, Ermopoli, Deir el-Medina e Gebelein, dove le missioni sono proseguite dal suo successore, Giulio Farina. L’ultima acquisizione importante del Museo è il tempietto di Ellesija, donato all’Italia dalla Repubblica Araba d’Egitto nel 1970, per il significativo supporto tecnico e scientifico fornito durante la campagna di salvataggio dei monumenti nubiani, minacciati dalla costruzione della grande diga di Assuan.
Nelle sale del Museo delle Antichità Egizie sono oggi esposti circa 3.300 oggetti. Più di 26.000 reperti sono depositati nei magazzini, in alcuni casi per necessità conservative, in altri perché rivestono un interesse unicamente scientifico (vasellame, statue frammentarie, ceste, stele, papiri) e sono oggetto di studi i cui esiti sono regolarmente pubblicati.

                                       ROSARIO MESSINA

 

Drovetti

Bernardino Drovetti

3XY SARCOFAGO4 XY LEONE

 

 

 

 

 

 

Foto di Michela Perrone e della pagina di Face Book del Museo Egizio

 

 

MUSEI: EGIZIO TORINO, NUOVO ALLESTIMENTO SCAVI SCHIAPPARELLI      XY I Sarcofagi    XY Piramide (foto Michela Perrone)

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Sabato 13 Giugno ore 18:00

AMORE E FOLLIA
DI ORLANDO
Copione elaborato da Alessandro e Fiorenzo Napoli
sulla base dell’Orlando Furioso e dei canovacci di tradizione

nell’ambito della Rassegna di Opera dei Pupi di scuola catanese 2015

presso

TEATRO MUSEO MARIONETTISTICA F.LLI NAPOLI
Centro Commerciale PORTE DI CATANIA
Stradale Gelso Bianco (CT)

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Info: 347/0954526; 347/3034600; 095/7513076

SINOSSI
Ben note sono le vicende di Orlando che diventa pazzo e furioso per amore di Angelica e del coraggiosissimo Astolfo che a cavallo dell’Ippogrifo si reca sulla luna per recuperare il senno perduto dal cugino. Nella tradizione catanese dell’Opera dei Pupi, il legame che univa strettamente le sorti dei due cugini veniva fatto risalire indietro ad un’avventura che essi avevano vissuto da giovinetti. Astolfo era stato rapito nell’incanto della voluttuosa maga Voltiera. Orlando riusciva a liberare il cugino dall’incanto, rimproverandolo di aver trascurato per amore i suoi doveri di cavaliere. Alla maga Voltiera, che si vedeva privata del suo bell’Astolfo, non restava che proferire una terribile profezia e operare un incantesimo: “Orlando, tu che tanto disprezzi l’amore di donna, un giorno t’innamorerai, andrai ramingo per il mondo e pazzo sarai per una donna saracena! A te, o Astolfo, tolgo la forza e ti resta il coraggio!”. La vicenda ariostesca di Orlando ed Astolfo diventava all’Opra catanese lo sviluppo di quell’episodio della loro giovinezza. Nel copione che abbiamo elaborato con Fiorenzo Napoli, intendiamo recuperare questo gioco di corrispondenze incrociate. Rispetto all’originale trama ariostesca, l’altra grande differenza che l’Opera dei Pupi catanese proponeva era la seguente: Orlando non impazziva all’improvviso quando vedeva incisi sui tronchi degli alberi i segni palesi dell’amore di Angelica e Medoro, ma già da prima dava intermittenti segni di squilibrio, scambiando l’identità di cose e persone e immaginando ancora vivi e presenti cavalieri da lui precedentemente uccisi. Accompagnava il paladino il famiglio Peppininu, la maschera tradizionale dell’Opra catanese, che come Sancio Panza con Don Chisciotte cercava di far ragionare Orlando o ne mitigava i pericolosi furori. Proprio nel contrappunto di un Orlando sublimemente folle per amore e di un Peppininu umanissimo affezionato al suo “principale” consiste la poesia della rappresentazione della pazzia di Orlando all’Opra catanese, che tutta intera vogliamo riproporre al pubblico di oggi. Dopo che Astolfo recupera sulla luna il senno di Orlando, solo grazie a Peppininu i paladini trovano il modo di far annusare l’ampolla al furiosissimo conte. Peppininu escogita la giusta maniera di immobilizzare Orlando e si mette d’accordo con Rinaldo, che i pupari catanesi, a differenza del poema ariostesco, vollero presente al momento del rinsavimento. Lo spettacolo recupera gli spunti di riflessione e le complessità scenotecniche della messinscena tradizionale, suggerendo per bocca di Peppininu il dubbio che trapela dalle ottave di Ariosto: ma la furia guerriera di Orlando non è forse una follia più pericolosa di quella d’amore? (Alessandro Napoli)

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       Catania.Sapienza e conoscenza tra Oriente ed Occidente” è il titolo dell’incontro culturale svoltosi presso il Centro “Herbolarium Museum” di Catania. L’incontro è stato condotto dialetticamente dai due relatori, la prof.ssa Pia Vacante e Leandro Gullino, ed è stato arricchito dalle immagini artistiche curate da Vincenzo Bonaccorso e dalla musica di Marco Scandurra, musicista dell’orchestra giovanile nazionale. Nel corso della serata è stata analizzata la visione filosofica arcaica in Oriente ed in Occidente allo scopo di evidenziarne i punti di contatto.
Secondo un certo filone di studi, la matrice linguistica e culturale indoeuropea si diversificò in base ai diversi stanziamenti territoriali delle popolazioni ariane, fondendosi appunto con le lingue e le tradizioni locali.
Soffermiamoci su India e Grecia.
       Nel 2200 a. C. circa, gli indoeuropei penetrarono nell’India del nord dando origine ad una produzione filosofico – mistica che trovò espressione nei Veda, summa del pensiero induista arcaico e nel Vedanta (ultima parte dei Veda), le cosiddette Upanishad, che fiorirono tra il 700 e il 300 a. C. Nel 2000 a.C. circa cominciò la migrazione anche nella penisola balcanica, dove di lì a poco ebbe inizio la cosiddetta età del mito. Nel 600 a.C. in Grecia nasceva la Filosofia con i Presocratici, il cui Pensiero verrà poi sistematizzato ed amplificato da Platone, massimo interprete e sintetizzatore dell’antica cultura indoeuropea. Entrambe le realtà culturali, la greca e l’induista, pur nell’apparente diversità, conservano una medesima visione della realtà: la struttura cosmogonica, il problema dell’Uno e del Molteplice, il tema della Conoscenza, il mito della Biga Alata, che viene formulato da Platone ma si ritrova identico nella Katha Upanishad, la Reincarnazione, la simbologia del Cuore e del Sole. L’argomento trattato, ha sicuramente ampliato le conoscenze “comuni”, infatti difficilmente viene sottolineata questa interdipendenza culturale nello studio della filosofia antica effettuato nei licei. La particolare conoscenza della prof. ssa Vacante è dovuta anche dal fatto che, da parecchi anni, si dedica alla traduzione di testi antichi scritti in sanscrito, l’antica lingua degli indoariani, può così comparare gli scritti dei filosofi greci e quelli filosofici (upanishad) delle tradizioni indiane dal punto di vista filologico e simbolico. Al confronto dialettico tra i due relatori è seguito un intenso dibattito col pubblico presente in sala.

                 Liliana Cosentino

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La Base Aerea ospita alcuni assetti stranieri per le attività di Triton legate ai flussi migratori

        Base Aerea di Sigonella (Ct).   Mercoledì 27 maggio 2015, il Direttore della Commissione Europea per la Migrazione e la Protezione, Mr. Laurent Muschel, è stato in visita all’Aeroporto e al 41° Stormo Antisom dell’Aeronautica Militare di Sigonella, nell’ambito della propria visita istituzionale in Italia per conoscere da vicino tutte quelle attività dell’Agenzia dell’Unione Europea “Frontex” e “Triton” legate alle operazioni di pattugliamento e alla gestione dei flussi migratori verso l’Europa.
“Frontex”, operativa dal 03/10/2005, ha lo scopo di coordinare il pattugliamento delle frontiere degli Stati membri e di favorire gli accordi per rimpatriare i migranti respinti. Le proprie operazioni attive nel Mediterraneo sono “Hermes” e “Aeneas” alle quali si sono aggiunte, dal 02/12/2013, “Eurosur” e, dal 01/11/2014, “Frontex Plus” o “Triton”. Quest’ultima, potendo contare su maggiori risorse tecniche ed umane oltre a un più elevato numero di Stati partecipanti, di fatto ha rimpiazzato e potenziato “Hermes” e Aeneas” a seguito della richiesta da parte dell’Italia perché l’Unione Europea si mobilitasse in suo aiuto per contenere lo straordinario flusso migratorio e – nel frattempo – il budget mensile impiegato nell’operazione “Mare Nostrum”.
Mr. Muschel, con il proprio seguito, all’arrivo è stato ricevuto dal Comandante della Base Aerea Siciliana, Colonnello Pilota Vincenzo Sicuso, che ha illustrato agli ospiti il ruolo e le attività del 41° Stormo. Nel corso della visita, sono state affrontate ed approfondite le questioni connesse con la presenza di assetti stranieri sull’Aeroporto ed impiegati nelle operazioni congiunte di pattugliamento marittimo sotto l’egidia Frontex. A seguire, sono state visitate alcune infrastrutture della Base compreso l’assetto Islandese rischierato a Sigonella per le operazioni Triton e sul quale relativo velivolo Mr. Muschel si è imbarcato per una dimostrazione pratica dell’attività svolta nel Mediterraneo.
Prima di lasciare Sigonella, il Mr. Muschel ha firmato l’albo d’onore del 41° Stormo dove – a futura memoria – ha lasciato note di apprezzamento e ringraziamento per le attività di concorso e supporto fornite da tutta l’Aeronautica Militare nell’ambito dei flussi migratori.
Dal mese di settembre 2013 in modo continuativo e prima ancora in modo saltuario, la Base Aerea di Sigonella ha fornito e continua a fornire il proprio supporto ai diversi assetti stranieri che si sono avvicendati nell’ambito delle attività Frontex. Dopo il supporto e l’ospitalità forniti, generalmente con cadenza mensile, ad assetti provenienti tra gli altri da Grecia, Portogallo, Islanda, Spagna, Svezia e Olanda, attualmente a Sigonella – oltre al rischieramento Islandese – è dislocato quello composto da personale e da tre elicotteri della Royal Navy Britannica che integrano l’unità navale inglese dislocata nel mediterraneo nelle operazioni Triton.
Il 41° Stormo Antisom di Sigonella è dotato di velivoli “Breguet 1150 Atlantic” con i quali garantisce la propria missione primaria consistente nel contrastare la minaccia subacquea e navale e nel fornire il servizio di ricerca e soccorso in mare a lungo raggio mantenendo sotto controllo, a protezione delle principali vie marittime, le unità navali subacquee e di superficie potenzialmente ostili. Inoltre, assicura il controllo del traffico mercantile, nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo internazionale, ed il supporto alle attività volte al controllo dei flussi d’immigrazione clandestina dai quadranti meridionali del mediterraneo, garantendo giornalmente – a mezzo del “Atlantic” che è in grado di condurre autonomamente ricerche sistematiche su tutto il Mediterraneo – la copertura delle ampie zone di mare d’interesse, consentendo la tempestiva localizzazione dei profughi in mare e l’allertamento degli organi preposti e garantendo al contempo un costante e pronto intervento SAR (search and rescue: ricerca e soccorso) in caso di sinistro marittimo e naufragio degli stessi.

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                E’ tornata ad essere fruibile un area del centro storico di Catania scenario di un antica leggenda catanese che ha come protagonista Gammazita, una fanciulla vissuta nel periodo della dominazione angioina che sacrificò la propria vita gettandosi dentro un pozzo, che da allora prese il suo nome, piuttosto che cedere alle voglie di un soldato francese. Questo racconto che non è mai stato storicamente provato, rappresenta il dramma delle donne predate da un invasore, dal ratto delle Sabine operato dagli uomini della Roma nascente, al grido di “mamma! Li Turchi!” delle invasioni arabe che lasciano nella nostra cultura, segni come le teste – cachepot, tanto frequenti nelle ville che rappresentano il moro e la donna di pelle chiara. O la festa dei giganti Mata e Grifone (il moro) a Messina.
              Il pozzo di Gammazita si trova nel centro storico di Catania, nei pressi di piazza Federico di Svevia, su via S. Calogero: ai piedi di una scala vi è un lavatoio secentesco che riceve acqua da uno dei rivoli del fiume Amenano, il tutto appoggiato ad una parte delle “Mura di Carlo V °. Questo luogo abitato da sempre, è circondato da palazzi di fine ottocento. Era il centro commerciale della città. Abbandonato dagli abitanti negli ultimi cinquanta anni, come la maggior parte dei centri storici delle città italiane, ha subito un degrado socioculturale che ha rischiato di far perdere per sempre memorie storiche e luoghi di grande suggestione.
Ad opera di “Italia nostra” negli anni ottanta il sito fu liberato da cumuli di spazzatura gettata lì come in una discarica ed un abitante del cortile (adesso deceduto), mise a sue spese un cancello che impediva a malintenzionati di servirsi in modo improprio del luogo, assumendosi l’onere di fare da guida.
Nel tempo, il ritorno dei cittadini che apprezzano questi luoghi, i ricordi dei padri, dei nonni, i sapori di cucine casalinghe, hanno generato un’inversione di tendenza: riprendersi ciò che appartiene alle nostre radici, accettare il concetto che senza radici, non cresce alcuna pianta o progetto nel futuro.
All’inizio del 2000, un giovanissimo architetto: Michele Capobianco, acquistò un appartamento in uno dei palazzi storici costruito su botteghe del settecento. Divenne da subito capo condomino e direttore dei lavori per quanto riguarda gli interventi di messa in sicurezza e ripristino delle parti pericolanti, avvalendosi dei ricordi dell’ultima erede del proprietario originario del palazzo. Questi lavori, eseguiti negli anni 2006 ed ancora nel 2015, hanno ridato dignità e fruibilità al sito. La sua vena creativa e visionaria, gli ha fatto mettere in atto un progetto al quale lavorava da tempo: utilizzare una porzione del palazzo che possiede due ingressi, uno dei quali adiacente al pozzo, come galleria d’arte, luogo di incontri culturali di vario genere, rivolto ad un’utenza colta e rispettosa dei luoghi.
Nasce così il progetto che ha fatto rivivere il luogo dell’antica leggenda, denominato “GammaZ Officina del riciclo”, caratterizzato da un susseguirsi di mostre pittoriche, fotografiche, di installazioni a tema, di artisti già quotati sul territorio, con il concorso di un gruppo di amici, artisti – sostenitori, che hanno creduto nel progetto di una rivalorizzazione e riqualificazione del posto. Come volontari, inoltre, hanno ripulito con pale e scope il pozzo ed il lavatoio antico da almeno 150 chili di scorie che si erano accumulate negli anni. Così, anche quel rivolo del fiume Amenano, ha ricominciato a scorrere.
L’evento più esaltante è stato quello del tre maggio scorso, in occasione della manifestazione “Castello liberato” organizzata dalle associazioni che si occupano del centro storico.
E’ stata una domenica piena di sole, in cui, piazza Federico di Svevia e le strade limitrofe sono diventate zona pedonale ed i siti aperti: anche il “pozzo di Gammazita”. Michele Capobianco ed il suo gruppo, hanno organizzato una mostra all’aperto: sessanta metri fra pittura e fotografia ed all’interno della “bottega” installazioni e sculture. I cittadini hanno percorso la via S. Calogero addobbata con teli colorati ed opere d’arte, entravano dal civico 29, visitavano le suggestive stanze con l’affaccio sul pozzo ed uscivano dalla porta in cortile Gammazita n°14 per scendere le scale antiche poggiate sulle mura di Carlo V°. Complessivamente sono transitate circa quattromila persone (considerando che l’intero evento ne ha richiamato circa quindicimila) dalle 10 del mattino alla mezzanotte. Tra i visitatori anche il Sindaco Bianco e l’Assessore alla Cultura che hanno espresso complimenti per l’impegno profuso e l’originalità della “messa in scena” così suggestiva.
Hanno promesso che si sarebbero subito attivati per far sì che questo luogo così particolare, venga dichiarato sito storico e così essere gestito dal Comune di Catania.
Gli artisti che hanno esposto sono stati:
Fotografia: Antonio Aiello, Francesca Consoli, Rosaria Forcisi, Lucio Lanza,Tony Leone, Annalisa Mancuso, Maria Rossella Maugeri, Liborio Pellitteri, GianLuigi Primaverile, Renato Ventura
Pittura: Caterina Aidala, Davide Aricò, Cristiana Cardillo, Francesco Caristia, Dora Crisafulli, Fabio Nicola Grosso, Hypnos, Giovanni Lombardo, Giovanna Mancuso, Enzo Platania, Dabora Pluchino , Ornella Rapisardi , Maria Sarafianos, Alice Valenti
Installazioni e sculture: Michele Capobianco (installazioni), Antonio Corselli (cyberbugs), Giovanni Gugliotta (art design), Filippo Monaco (assemblaggio scultoreo), Antonio Moschetto (scultura).

                              Liliana Cosentino

Il Pozzo Gammazita in un disegni del Desprez

Il Pozzo Gammazita in un disegni del Desprez

1XX  Cancello Pozzo di Gammazita

Il cancello per l’acceeo al pozzo

 

Lapide apposta da Italia Nostra

Lapide apposta da Italia Nostra

2 Accesso al Pozzo

Le scale che portano al pozzo

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Determinante il supporto dei Controllori dell’Aeroporto Militare di Sigonella al traffico aereo civile di Fontanarossa durante l’ultima eruzione dell’etna

Spettacolare Eruzione dell'Etna

Spettacolare Eruzione dell’Etna

            “….uno straordinario senso di squadra che è condizione essenziale per sviluppare quella energia che consente ad un sistema di decollare….”. Con queste parole il Sindaco di Catania Enzo Bianco ha lodato fortemente il ruolo insostituibile dell’Aeronautica Militare sottolineandone lo spirito con cui opera giornalmente il proprio personale. Il plauso è avvenuto il 18 maggio 2015, durante un seminario organizzato nella città etnea dalla società che gestisce l’aeroporto catanese. Proseguendo nel discorso, il Sindaco ha anche ringraziato pubblicamente il Colonnello Pilota Vincenzo Sicuso, Comandante della Base Aerea di Sigonella, e tutto il proprio personale dipendente per la quotidiana fornitura alle Istituzioni e alla Collettività tutta del servizio di controllo del traffico aereo.
Le parole del Sindaco Bianco scaturiscono dal fatto che, nel periodo dalla serata del 12 alla mattinata del 15 maggio 2015, la normale attività di volo dell’aeroporto civile di Catania Fontanarossa ha rischiato di essere seriamente compromessa per la chiusura di alcuni settori dello spazio aereo della Sicilia Orientale a causa dell’emissione nell’atmosfera di cenere vulcanica dell’etna.
Nella fattispecie, il personale dell’Aeronautica Militare di Sigonella, responsabile della fornitura dei servizi del traffico aereo all’interno della zona di controllo denominata “Catania CTR”, ha continuato a gestire tutti i traffici – sia civili che militari – dell’area di responsabilità e ha evitato grossi disagi ai passeggeri e disservizi alle compagnie aeree ivi operanti, scongiurando che la situazione si aggravasse con ritardi e possibili diversioni di aeromobili verso gli aeroporti alternati. Il tutto con la limitazione dei settori chiusi e nel pieno rispetto delle procedure per assicurare il massimo livello di sicurezza del volo.
Il Comando Aeroporto/41° Stormo Antisom dell’Aeronautica Militare di Sigonella, oltre a fornire il supporto tecnico-logistico-amministrativo-operativo agli Enti ivi rischierati ed in transito (compresi i servizi necessari per il sicuro ed efficace svolgimento delle attività di volo), è istituzionalmente responsabile della fornitura dei servizi del traffico aereo all’interno della zona di controllo denominata “Catania CTR”, che comprende i cieli della Sicilia orientale e dei mari adiacenti, ivi compresi gli Aeroporti civili di Catania-Fontanarossa e Comiso e quello militare di Sigonella. Nello specifico, i controllori militari del traffico aereo (Air Traffic Controllers – ATC) prevengono i rischi di collisione e rendono spedito ed ordinato il flusso del traffico aereo, sia attraverso l’applicazione di opportune procedure che tramite l’utilizzo di sistemi di comunicazione e di radar. In particolare, viene gestito – a vista – il traffico sull’area di manovra dell’Aeroporto di Sigonella e gli aeromobili in volo nelle immediate vicinanze ad esso, mentre – mediante l’utilizzo del sistema radar – vengono guidati gli aeromobili dalla fase di navigazione fino all’ultima fase dell’avvicinamento e – subito dopo la partenza – sino a quando gli stessi non si sono stabilizzati in aerovia.
La Categoria ATC si acquisisce in Aeronautica Militare a seguito di selezioni effettuate nelle fasi iniziali del percorso professionale degli ufficiali e sottufficiali (durante, cioè, i corsi di formazione che seguono il reclutamento); a queste, seguono i corsi di qualifica e specializzazione presso il Reparto Addestrativo Controllo Spazio Aereo di Pratica di Mare e gli iter addestrativi presso i Reparti Operativi per il conseguimento delle abilitazioni richieste negli Enti di assegnazione.

Radar e l'Etna in lontananza

Radar e l’Etna in lontananza

Cenere vulcanica durante l'eruzione dell'Etna

Cenere vulcanica durante l’eruzione dell’Etna

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WESAK 2015

Festa Universale di Luce e Benedizione.
Lunedì 4 Maggio ore 19.00 presso La Terra di Bo’

 Via Garibaldi 298,    Viagrande (CT)
INGRESSO LIBERO

Il Wesak è una festività orientale molto antica che appartiene alla tradizione Buddhista, da alcuni anni si sta diffondendo anche in occidente ed ha acquisito una nota universale, proprio perché i tempi sono maturi
per cercare di unificare Oriente e Occidente, Buddha con Cristo, cuore e mente, superando tutte le barriere culturali, etniche, religiose e filosofiche. Perciò riguarda l’intera umanità ! Vi aspettiamo per
celebrare, in unità e amore fraterno, un rito antichissimo per la Nuova Era dell’Acquarius. Costruiremo il Mandala del Pentagramma di Luce.
Danzeremo con il gruppo della Sorellanza dell’Arcobaleno Rotante e verranno onorati i quattro elementi di base della vita: Fuoco, Acqua, Aria e Terra. Faremo la meditazione del Plenilunio di Riconciliazione e di
Fraternità Mondiale. Riceveremo la Benedizione dei Maestri Ascesi e ci purificheremo con il rito dell’Acqua Consacrata. Reciteremo canti, preghiere e mantra universali.

NOI  SIAMO  NEL  TUTTO  E  IL TUTTO E’ ’ IN  NOI

Si suggerisce di vestire con qualcosa di bianco (o molto chiaro) e di portare con sé una bottiglietta d’acqua ed anche un solo fiore, preferibilmente un iris viola, o qualunque tipo di fiore purché sia privo
di spine.
Al termine della cerimonia, ciascuno dei partecipanti prenderà un fiore a caso. Ognuno riceverà l’energia d’amore che un altro essere ha ri-posto proprio in quel fiore e la porterà con sé nella propria casa dove esso emanerà per lungo tempo (fino al Wesak successivo) la sua effusione di luce. Terminata la cerimonia sacra condivideremo insieme del cibo, che ciascun partecipante deciderà di portare.

Organizzatori dell’’evento:
Gruppo della Sorellanza dell’Arcobaleno Rotante e Giovanni Aloisi del
Centro D.K. della Società Teosofica

Info: gioaloisi@tiscali.it

1 Wesak

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